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Due volte a Tumaco

Un'esperienza che ti tocca il cuore

Due volte a Tumaco: un'esperienza che ti tocca il cuore

Negli anni 2010 e 2012 ho avuto la fortuna di trascorrere le mie vacanze estive in Colombia e in particolare a Tumaco, vivendo nella comunità dei Comboniani e venendo a contatto con una cultura e una realtà molto diverse dalla mia. Sono la sorella di un Comboniano, fratel Claudio Parotti, perciò io seguivo lui un po' in tutte le sue attività.

 

A Tumaco c'è una comunità composta da quattro padri e un fratello. Ognuno di loro ha diversi impegni: per esempio hanno una parrocchia da seguire, hanno aperto un centro giovanile, cercano di andare a visitare villaggi dove non si vede un prete da anni e che magari sono raggiungibili solo con una canoa (Tumaco si trova sull'oceano Pacifico, nel sud occidente della Colombia, molto vicino all'Ecuador) e tengono trasmissioni radio, così da poter raggiungere il maggior numero di persone e famiglie con la Parola di Dio, oppure con una riflessione o un pensiero di conforto agli ammalati. Loro sono il chiaro esempio di come ci si può dedicare interamente e costantemente agli altri, senza riserve e lottando insieme a chi ha più bisogno, in nome di Dio. Ti stupisce sentirli parlare e vederli in azione perchè ti rendi conto del loro amore, gratuito per queste terre, con tutto quello che contengono, persone, natura ecc. oserei dire devastate da troppe ingiustizie.

Per me sono state due esperienze che hanno segnato la mia vita e in due modi diversi. Premetto che il tipo di accoglienza che ho ricevuto mi ha meravigliato molto, sono stati tutti molto disponibili con me e molto gentili, benchè io non facessi altro che sorridere e cercare di capire quel che mi dicevano, in spagnolo. Tutto questo mi ha sorpreso piacevolmente ma soprattutto ho capito subito che queste persone mi avrebbero insegnato tanto con il loro esempio.

La prima volta sono stata enormemente colpita dalla fede delle persone che ho conosciuto. Ne ho incontrate tante ed erano soprattutto persone che vivono alla giornata, magari madri di famiglia senza un padre presente, persone che lavorano saltuariamente, famiglie che vivono in palafitte di legno su acque sporche, malati che vengono accuditi alcune volte in maniera amorevole ma altre volte lasciati un po' troppo soli, madri a cui hanno ucciso uno o più figli; se poi in una famiglia c'è un padre spesso è solo una figura negativa. Insomma io da buona milanese quale sono mi sono trovata catapultata in una realtà così lontana dalla mia che ho provato pena per molte di queste persone.

Solo all'inizio però, perchè poi incontrandole più volte ho capito che c'è ben altro dietro a quello che può colpire a prima vista.

Ho pregato insieme a loro molte volte e sempre le loro preghiere erano di ringraziamento per il dono della vita, per la giornata trascorsa, per l'amore che Dio ha nei loro confronti. Spesso pregavano per gli altri, per la violenza della città, non per la propria situazione precaria.

Mio fratello a volte mi raccontava le vicissitudini di alcune di queste persone ma io oggi non potrei riportare tutto perchè sono vite troppo complicate ma soprattutto sentirle ringraziare e pregare in questo modo Dio, ti può solo toccare il profondo del cuore.

Perfino la Messa è così una festa che io ancor oggi sento risuonare i loro canti e i loro ritmi. Sono celebrazioni molto belle ai miei occhi perchè sono quasi tutti indios o persone di discendenza africana, quindi hanno un modo colorito e molto allegro e sentito di accompagnare la Parola di Dio. Insomma per me è stata come una nuova conversione. Mi sono commossa e ho percepito la Sua presenza più volte, penso che queste persone riescano ad andare avanti proprio grazie al fatto che si sentano amate e non abbandonate da Dio. E' stata per me una grande lezione di vita. Ringrazio sempre per questa esperienza del 2010 perchè ha segnato un cambiamento e un passo avanti notevole nel mio percorso di fede.

L'anno scorso invece ho avuto un'esperienza fisicamente più dura. E' mancata per due settimane la corrente elettrica e nella prima di queste anche l'erogazione dell'acqua.

Una delle cose che più mi hanno sconvolta è stata l'assenza dello Stato, non si preoccupava nessuno in Colombia del fatto che un'intera città stava in queste condizioni. Molti non potevano lavorare senza corrente, molti uomini sono pescatori ed era molto difficile pescare e poi vendere il pesce senza un'adeguata refrigerazione, i bambini non sono andati a scuola per diversi giorni, c'erano i camion dei vigili del fuoco che portavano acqua nelle zone dove le case sono di legno e senza taniche per la scorta dell'acqua, perchè di solito stanno sul tetto delle case in muratura.

Io mi sono sentita proprio tra gli ultimi del mondo, tra quella moltitudine di persone di cui non parla mai nessuno e la sensazione era di essere proprio una di loro, perchè io stavo vivendo lì in quei giorni, con loro.

Ecco allora che quando vivi realtà così precarie e tocchi con mano le difficoltà che molti, troppi, vivono ogni giorno della loro vita, non puoi non essere toccato di nuovo nel profondo del cuore. Io pensavo di riassaporare quella fede forte, solida avvertita così chiaramente due anni prima, in realtà oltre a ciò ho vissuto anche tutto questo.

Ora ho un motivo in più per ringraziare il Signore, che mi ha dato l'opportunità di aprire gli occhi su certe realtà e di essere oggi una persona più completa, più consapevole e le scelte che compio ogni giorno per la mia vita o per il lavoro sono il frutto anche di queste importanti e forti esperienze di vita e di fede.

Un particolare ringraziamento va anche a mio fratello coi Comboniani tutti perchè mi hanno sempre fatto sentire come a casa e alla gente di Tumaco così accogliente nei miei confronti.

 Arianna Parotti

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