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Buon Natale ai nonni dell'Equador

Lettera da laica fidei donum di Thiene

Cari amici,  

è già trascorso un mese dal mio arrivo in Equador e  mi sembra di essere arrivata solo ieri. Siamo in avvento, tempo di riflessione e preghiera.  Quando si parla di missione  si sente sempre parlare di bambini abbandonati, maltrattati, ammalati, è vero, ce ne sono tanti, ma in tanti anni di attività missionaria non ho mai sentito parlare dei vecchi. Sarà che io sono in quella fascia, sarà che qui le persone con cui ho contatti hanno tutti una certa età, ma mi sento di dover affrontare con voi anche questo argomento. In queste settimane, prima con le signore di caritas e poi con i ministri della comunione  sono entrata in diverse case, alcune belle con figli e nipoti che accudiscono ai nonni  nella loro casa e li vedi sorridenti che ti raccontano dei loro acciacchi con serenità. Poi entri in una casa che puoi chiamarla così solo perchè è fatta di mattoni, ma ha per pavimento una gettata di cemento e il tetto è così basso che don Saverio appena ci sta. Il letto addossato al muro in un angolo della stanza è una cosa informe ricoperto da coperte a pezzi e nella stanza c'è di tutto tranne mobili eccettuato una sedia e un divano sgangherato ingombro di vestiario. La signora è molto gentile, ci fa accomodare e racconta la sua storia,  il marito ha un'altra donna, i figli vivono in centro e lei è sola ad accudire un fratello ammalato che al momento si trova in ospedale. Un'altra signora rannicchiata su se stessa da sembrare una bambina, continua a piangere e lamentarsi, ci sono una figlia e dei nipoti ma la povertà che regna la dentro è una cosa che stringe il cuore. Alle 3 di notte chiamano don Saverio perchè una signora stà male, è poco lontana da casa nostra, viene chiamata un'ambulanza ma il medico non la ricovera perchè non è ammalata, stà morendo di fame. Ieri sera questa signora, accompagnata dalla sorella, tutte e due pelle e ossa che a malapena si reggono, suonano alla nostra porta per informarci sull'esito delle visite fatte all'ospedale, le diamo una fetta di pane e  una banana e un bicchiere di "colada" che mangia e beve avidamente. Mi offro di accompagnarle a casa perchè con il pacco di roba da mangiare che le diamo, non ce la farebbero. La casa, assi di legno inchiodate e tetto di lamiera, non c'è pavimento e per terra mucchi di roba, le lascio promettendo di tornare. Al mercoledì mattina, nella chiesetta di Moran alle 8 c'è la messa per gli anziani, è sempre gremita con oltre cento persone e gli effluvi in quella ora di preghiera sono dei più vari. Dopo la colazione che viene offerta dalla caritas molti vengono al ropero, vendita di vestiario usato, ogni capo costa 50centesimi di dollaro e spendono al massimo 1-2-dollari e anche qui ti raccontano la loro solitudine con tanta tristezza e rassegnazione cercando di giustificare i figli che li lasciano soli e senza sostentamento.

Mi danno pena soprattutto le donne che dopo una vita di stenti per tirare su la famiglia si trovano sole, senza sostegno economico ma con tanta dignità e fiducia nella provvidenza. E' difficile spiegare i sentimenti che si provano incontrando queste persone, per primo riconoscenza al Signore  per avermi dato una bella famiglia che mi sostiene in questa scelta di vita, un grazie grande per avermi condotta qui e, nonostante il senso di impotenza e pochezza, la gioia di condividere la vita con chi è stato meno fortunato di me. Ieri sera abbiamo cominciato la novena di Natele in un barrio molto lontano, dovevamo incontrarci nella casa comunale ma non hanno dato il permesso cosi siamo rimasti in strada sotto un lampione per poter leggere la novena, dopo il primo malumore ci siamo detti che anche Maria e Giuseppe non sono stati accolti e Gesù è nato quasi per strada.
Gesù è nato povero, ha vissuto per i poveri ed è morto e risorto per tutti chiedendoci di fare come Lui.
A tutti tanti auguri di un Santo Natale
                                                           Luigina  

 

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