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Trasmettere la passione per Cristo... in punta di piedi

Lettera di fr. Simone Bauce a un mese dai suoi voti perpetui

Carissimi amici,

da 3 anni vivo a Guayaquil (Equador), nel centro afroecuadoregno. Siamo 4 comboniani che cerchiamo di portare avanti il sogno di Comboni in un contesto davvero stimolante.

Non si scoraggi e sfiduci; pensi che l’Opera per cui lavora è tutta di Dio, ed io e lei non siamo che pulcinelli inetti, che senza la divina assistenza faremmo mille volte piú spropositi (D. Comboni). Molte volte crediamo che la missione è nelle nostre mani, che siamo noi a “portare” qualcosa a quelli che non hanno, non sanno, non possono,… Ed è sempre in quei momenti quando ci accorgiamo della nostra fragilità; c’è sempre qualcosa che ci obbliga all’umiltà. La missione non è nostra, è di Dio che, alle volte, se lo lasciamo fare, opera in noi. Perció coraggio e avanti, anche se siamo spesso strumenti inadeguati, che facciamo sciocchezze….se ci affidiamo a Lui, riusciremo a limitare i danni.

Queste genti hanno molto buon senso, mostrano criterio e riflessione e molto accoglimento.

Come missionari è sempre forte la tentazione di trasmettere la verità, perchè crediamo che sappiamo sempre ció che è giusto e meglio per la gente alla quale siamo destinati. Che gran sorpresa quando ci danno una lezione di umanità, di accoglienza, di servizio, di donazione….ma allora ci chiediamo, cosa siamo venuti a fare qui? Forse solamente ad accompagnare nella fede, a trasmettere la passione per Cristo e il suo vangelo, in punta di piedi, per chi è interessato.

È con Dio specialmente che va trattato ogni piccolo e grande affare della missione: perció importa moltissimo che tra i suoi membri domini patentemente la misericordia e lo spirito di preghiera.

I “piccoli e grandi affari della missione” sono soggettivi, ma c’è qualcosa che li unisce: sono sempre comunitari. Tutto si decide in comunità, dalle piccole alle grandi cose della vita comboniana. Non sempre è facile arrivare ad un consenso, ma il cammino tracciato dal nostro fondatore è chiaro: con amore e preghiera si costruisce la comunità, centro e fulcro dal quale deve irradiarsi lo spirito della missione. La nostra missione comboniana o è comunitaria, o non è. La epoca dei progetti personali, nella spiritualità missionaria comboniana, non trova piú spazio.

Certamente anche nella relazione con gli altri, con i fratelli e le sorelle che troviamo nel nostro servizio quotidiano, abbiamo bisogno di alimentarci reciprocamente nella preghiera, e sempre trattarli con tenerezza, accoglierli e voler loro bene, soprattutto quando ci fanno soffrire, nei momenti piú duri.

È cosí, tra sfide e grandi soddisfazioni, che portiamo avanti l’attività apostolica che ruota attorno alla nostra comunità. Il lavoro a 360 gradi con la pastorale afro, indirizzata a un gruppo ancora troppo discriminato nella società ecuadoregna; l’attenzione alle problematiche sociali, sollevate dalla violazione dei diritti umani e l’animazione missionaria della chiesa locale, a volte chiusa nel piccolo mondo parrocchiale.

Insomma è un’esistenza vissuta in pieno, spesa davvero per qualcosa di grande, bello, significativo che rappresenta il nostro orizzonte e la nostra speranza, senza dimenticare la fatica del cammino. Come scrive il nostro fondatore: la nostra vita, la vita del missionario è un misto di dolore e godimenti, di affanni e speranze, di patimenti e conforti: si lavora colle mani e colla testa, si viaggia coi piedi e colle piroghe, si studia, si soffre, si gode: ecco quello che da noi vuole la Provvidenza.

Un caro saluto e abbraccio di pace, in Cristo fratello ed amico

Simone

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