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Alma de Campesino (anima di contadino)

Lettera dal Venezuela d Giovanna Ferrari

Queridos, come state?

Rieccomi finalmente a scrivervi dopo un silenzio dovuto a problemi tecnici che mi hanno tenuta in questi mesi un po in sospeso con le comunicazioni. Da meta novembre mi sono definitivamente trasferita a Las Amazonas con Sergio, il mio compagno di avventura arrivato il 1 di novembre. Piano piano stiamo entrando nella comunità, ricevendo il benvenuto dei vicini e conoscendo il barrio. Le giornate si susseguono intense, con l’anno nuovo si riniziano le attivita dopo aver vissuto il Natale in semplicità e con un po’ di nostalgia. Si ricomincia con entusiasmo, tante sono le idee in cantiere per il 2012 e  tanta è la voglia delle persone di ripartire, di condividere, di credere che è possibile costruire  una vita migliore, di sperare, di creare rete per continuare a camminare insieme.

Mi rendo conto che a volte è difficile capire quello che realmente “faccio”, anche se nel concreto è molto poco, cosi prima di raccontarvi un pò più nello specifico provo a spiegare nella maniera più comprensibile e breve un pò di più sul contesto in cui sto vivendo e su cosa consiste il mio essere volontaria qui. Lo Svi -Servizio volontario internazionale- è un ong piccola che mira ad appoggiare le comunità affinchè si organizzino per affrontare i problemi cercando insieme le soluzioni. Invece di costruire edifici o fare grandi investimenti si punta alla partecipazione, alla coscientizzazione, all’organizzazione, al lavoro in rete tra i vari gruppi che si formano in risposta ai vari problemi individuati dalla comunità. Si cerca quindi che il cambiamento per migliorare le condizioni di vita passi attraverso l’impegno di tutta la collettività, che le persone stesse siano protagoniste di questo cambio, che dall’esterno puó sembrare un processo molto lento o con piccoli risultati ma che rispetta i tempi della gente. Per le problematiche che purtroppo caratterizzano il Venezuela il lavoro si concentra soprattutto in ambito sanitario, ambientale e socio-produttivo.

 Lo Svi è presente in Venezuela, qui a Ciudad Guayana ormai da 25 anni. Ciudad Guayana, che sorge alla confluenza del Caroni con l’Orinoco, è una citta indutriale con imprese soprattutto di ferro e acciao, índice della ricchezza mineraria di questo paese. E nata dall’unione dei due nuclei di San Felix, il polo piu storico, e Puerto Ordaz, quello piu moderno dove sono presenti le industrie. Finora i volontari dello Svi hanno lavorato sempre in vari barrios, quartieri piu popolari e con condizioni di vita piu precarie, della parte di San Felix, da qualche anno si è deciso di aprire anche un altro progetto nella citta e cosi e` inziata l’esperienza a Las Amazonas, dove mi trovo io adesso, che si trova praticamente alla fine della citta nella parte di Puerto Ordaz. Da questo lato del fiume i barrios hanno meno anni di vita e a parte alcuni che sono stati pianificati e dotati di servizi come Las Amazonas; la maggioranza sono invasiones, quartieri abusivi con case di lamiera e mancanza dei servizi di base, nati appunto per invasione di chi, sperando di trovare lavoro nelle grandi fabbriche, è arrivato in citta da molte zone del paese. Il lavoro dei volontari, che si turnano ogni tre anni, è di animazione comunitaria, cioe` di accompagnamento dei gruppi, appoggio nelle varie attivita, promozione di nuove, etc.. Si cerca di lavorare dal basso, cammimando con le persone, creando relazioni, ascoltando, sperando. Tutto questo si porta avanti in collaborazione con delle organizzazioni locali, principalmente con due:

1. Sapagua –Salud para Guayana- che si occupa di salute, coscientizzando con corsi sull’alimentazione sana, primo soccorso, piante medicinali, produzione di prodotti tipo erboristeria, etc e creando gruppi nei vari barrios che diventano punto di riferimento per la comunita in materia di salute e soprattutto sono piu attenti alle condizioni igienico sanitarie dell’ambiente in cui vivono. Di questa organizzazione la nostra referente è Rosa Herrera, di origini messicane, l’anno che c’era stata la proposta di candidare 1000 donne del mondo per il premio nobel per la pace lei era stata candidata tra le 6 che rappresentassero il Venezuela per l’impegno sociale che da sempre porta avanti.

2. CFG –Centro de Formacion Guayana-, associazione che in generale dà formazione e appoggio alle organizzazioni degli operai, ai consejos comunales (sorta di consigli di quartiere, sorti con l’ultima costituzione con l’intento di favorire la partecipazione dal basso, sono organizzati in vari comitati e possono chiedere finanziamenti al governo per fare migliorie nella comunita` di appartenenza) e che ci appoggia proprio nel lavoro con i gruppi. Noi lavoriamo soprattutto con Hendrick Torres e Pedro Valdovinos, cileno, esperto in orti biologici arrivato in Venezuela per fuggire dalla dittatura militare di Pinochet.

Con tutti questi collaboratori ci riuniamo, progettiamo e valutiamo il lavoro, organizziamo dei momenti di formazione e soprattutto condividiamo la vita, che considerando il calibro di persone con cui ho il privilegio di camminare non è da poco!Questo e tanto altro ci sarebbe da dire, per questa volta mi fermo qui!

Arrivando a parlare di Las Amazonas il progetto che stiamo seguendo è focalizzato soprattutto in ambito ambientale, settore di intervento fatto emergere dalla comunità come il più urgente al momento di individuare i problemi da affrontare. Ci si è concentrati principalmente sulla questione dei rifiuti, in particolare quelli organici, con l’attivazione di esperienze di compostaggio poi sfociate nella creazione di orti biologici. Ovviamente poi tutto ciò che riguarda l’ ambiente è ampliamente collegato con la salute, l’educazione etc. Al momento le nostre attività interessano nello specifico soprattutto due gruppi: uno di donne che si occupa di salute e uno che riunisce varie persone all’interno di una scuola dove si appoggia l’iniziativa dell’orto scolastico.

Il gruppo di donne si chiama, per loro stessa scelta, La Cayena (nome di una pianta che dà un bellissimo fiore rosso di cui però non ho ancora  trovato il corrispettivo in italiano), è nato più o meno quattro anni fa sotto l’impulso di Sapagua e si riunisce tutti i mercoledì mattina sotto i rami di un grande albero nell’orto comunitario di un’invasione denominata Porvenir, alle porte di Las Amazonas. Ogni donna ha la sua storia, in quasi tutti i casi purtroppo segnata anche da grandi sofferenze, il suo sguardo, la sua peculiarietà che porta  all’interno del gruppo che da tutte ormai è considerato una seconda famiglia. Tutte hanno ricevuto l’usuale formazione in ambito di salute che promuove Sapagua e si rimane a bocca aperta quando loro stesse raccontano dei cambiamenti che tutto questo ha portato nella loro vita, non solo a livello per esempio di un’alimentazione più sana o dell’orto che hanno creato anche nella loro stessa casa (cambiamenti che sono comunque delle vere rivoluzioni), ma della dignità che hanno acquisito come persone. Ê questo il compito più difficile e più importante del nostro stare qui: valorizzare la persona, ogni persona. Ora si sta cercando di indipendizzare sempre di più il gruppo, puntando che le stesse donne si facciano promotrici della creazione di altri gruppi di salute nei barrios vicini e con i primi incontri di salute promossi da loro stesse si stanno sperimentando sul parlare in pubblico e sul rendersi conto di tutte le conoscenze che hanno acquisito con la formazione ricevuta ma che soprattutto avevano giá. Oltre a questo continuano con le loro usuali attività di vendita di alcuni prodotti elaborati dal gruppo come il vaporub o saponi con estratti di piante medicinali, alcuni momenti di formazione e tutta l’attività di coltivazione e di raccolta nell’orto. E non mancano mai i momenti di compartir, cioè di condividere, il trovarsi solo per stare insieme, ciascuno portandoqualcosa da mangiare o preparandolo assieme. E tra questi l’appuntamento sicuramente più commovente è quando ci si riunisce per festeggiare il compleanno di una delle componenti del gruppo, si tocca con mano l’affetto che ormai si è consolidato tra le donne e per molte è anche l’unico momento in cui qualcuno celebra la loro vita. Oltre agli incontri di riunione all’orto, durante la settimana o nei periodi di vacanza dove non ci riunisce, si va a far visita alle donne nella loro casa, che in quasi tutti i casi purtroppo è fatta di lamina ma si riceve sempre e comunque un’accoglienza di una semplicità e di una generosità disarmante. Quindi più che a fare si è chiamati a stare e l’umanità ti viene davvero tirata fuori.

L’altra esperienza che accompagniamo è all’interno della scuola elementare Ezequiel Zamora, in un barrio vicino a Las Amazonas che segna la fine della città, dopo ci sono solo arbusti e terra e ci vuole almeno un’ora di macchina per arrivare al prossimo centro abitato. Nonostante sia un pò isolata dal centro della città la storia di questa scuola ha davvero qualcosa di straordinario, ancora di più per la scarsità di strutture scolastiche che c’è in tutto il paese. La scuola ha appena due anni di vita ma è nata con il grande sforzo di alcuni insegnanti che hanno lavorato un anno intero senza ricevere lo stipendio. L’ esempio di questa scuola, oltre per la missione che davvero hanno assunto le maestre, è nella piena collaborazione e nella relazione paritaria di tutti i membri della scuola: direttrice, insegnanti, obreros (più o meno corrispettivo dei nostri bidelli), genitori (c’è anche un gruppo di mamme che lavora nella cucina della scuola per preparare i pasti) e alunni hanno pari dignità e ciascuna attività si porta avanti con l’apporto di tutti. E così sono previste le elezioni dei rappresentanti degli studenti, i genitori collaborano nelle attività scolastiche, gli obreros fanno parte dell’equipe educativa, gli insegnanti si fanno carico dei bambini più in difficoltà o lavorano extraorario e si può incontrare la direttrice a servire i pasti o a mettere in ordine l’orto senza minimamente perdere la sua autorevolezza, anzi.

La collaborazione con questa realtà è nata con l’adesione della E. Zamora al programma che il governo sta impulsando in tutte le scuole di “Todas las manos a la siembra -Tutte le mani alla semina”. Questo piano prevede la promozione a livello scolastico di iniziative per incentivare sempre di più la produzione di alimenti nell’ottica di assicurare la piena sicurezza e sovranità alimentare del paese. Il Venezuela, infatti, importa quasi tutto il cibo e, problema ancora più grave, anche tutte le sementi condizionando così tutta la produzione ai giochi di imprese estere.  All’interno della scuola si è cominciato con la creazione di un sistema per fare il compost per raccogliere gli scarti della cucina e poi poco a poco è nato l’orto scolastico. Intorno a questa esperienza si è formato un gruppo di studenti, alcuni insegnanti, gli obreros e alcuni genitori e da quest’anno si è cercato di coinvolgere la scuola nel suo complesso affidando ad ogni classe la coltivazione di una parcella.  Per l’efficienza del lavoro che si sta portando avanti, la scuola è stata scelta per il secondo anno consecutivo come modello per tutti gli altri istituti dell’intera regione, e così offre anche appoggio e formazione ad insegnanti e alunni di altre scuole.

Non bisogna pensare a chissà quanti chili di produzione o a ettari di terra coltivata, sono solo poche parcelle, costruite in molti casi con materiale di riciclo (alcune piante ad esempio crescono in vecchi copertoni d’auto dismessi) ma quest’orto scolastico è proprio l’esempio di come non sia importante la quantità ma la qualità del processo che ci sta dietro. Tutto questo ha impulsato un lavoro di coscientizzazione sull’ambiente, sulla gestione dei rifiuti, sull’agricoltura biologica, sull’alimentazione sana e ha creato ancora più coesione tra tutte le persone della scuola coinvolte. È impressionante ascoltare gli stessi bambini che ti spiegano come seminare, ti mostrano come sta crescendo la lattuga che hanno piantato, si animano nel sottolineare quanto sia importante “cuidar el ambiente” e trasmettere tutto quello che stanno apprendendo agli altri. Sono davvero portavoce di questo messaggio e la scuola sta diventando solo un polo di partenza da cui si irradia questa esperienza all’intera comunità. I bambini diventano maestri per gli insegnanti e i genitori: da qualche settimana abbiamo iniziato a portare alcune piantine nelle case di alcune famiglie degli studenti della scuola per dare inizio agli orti famigliari. Mi sento anche io una studente, nel senso che sto davvero imparando molto e davvero è molto piccolo l’apporto che noi volontari portiamo, chi cammina è la gente,noi ci mettiamo a fianco per condividere i passi del camino e appunto per apprendere insieme. Come si puo facilmente intuire il lavoro che portiamo avanti è soprattutto legato alla terra. Per me cresciuta in centro citta è davvero molto affascinante se non commovente.. è poter sperimentare qualcosa che da sempre mi ha attratto o, come dice Pedro, è riscoprire la propria alma de campesino (anima di contadino) perchè sicuramente tutti abbiamo un antenato agricoltore! È davvero un’emozione seminare con i bambini come con le donne della Cayena, sporcarsi le mani nella terra, piantare insieme alle persone, aspettare che i germogli inizino a spuntare, che arrivi il tempo della raccolta..e ogni volta si raccoglie ben di più che solo melanzane, lattuga o pomodori, si raccoglie la voglia di crescere delle persone, la gioia di aver raggiunto un obiettivo insieme, il desiderio di continuare ad impegnarsi per ottenere un raccolto migliore!

Questo tipo di iniziative rappresentano in molti casi una novità per il fatto che si sta promuovendo l’agricoltura urbana e a livello comunitario. Dietro all’importanza del seminare e dell’aver cura della terra si possono rintracciare moltissime motivazioni: il rispetto dell’ ambiente, alimentarsi in maniera sana, il rapporto con la natura, la rivendicazione del cibo come un diritto e non come una merce, il problema delle sementi transgeniche e dei monopoli delle sementi e quindi la promozione dell’autoproduzione, dell’agricoltura biológica, del recupero delle diverse varietà, la questione della crisi alimentare mondiale, la garanzia della sicurezza e della sovranità alimentare, e chissà quanti altri mille motivi. In questo continente si vive forte il legame con la terra come pacha mama, il non essere padroni della natura ma essere e sentirsi parte di essa. Stando cosi tanto a contatto con la terra si riscopre anche la propia umanità, ci si sente più parte del mondo e mettendosi in ascolto e osservando i tempi della terra si colgono di più i tempi della vita, con le sue stagioni, le sue semine, le sue attese e i suoi raccolti.

Qui la terra arriva ad assumere un colore rosso intenso e sorprende quanto sia fertile: ti può cadere involontariamente una semilla – seme di papaya in giardino e dopo poco tempo cresce la piantina.  Per il clima con temperature elevate lungo tutto l’arco dell’anno e per la forte insolazione gran parte delle piantine non si seminano direttamente nel terreno ma occorre prima farle crescere nei semilleros (si dice semenzai in italiano?!?) perchè si fortifichino prima di trapiantarle nella terra. Il semillero, perchè sia terreno buono per ricevere la semilla e questa possa germinare, deve essere preparato con diversi tipi di terra: con terra nera, argilla o arena e concime per dare nutrimento.

La terra è davvero come un grembo che riceve la vita e la riceve con umiltá.. l’umiltà di chi sa amare veramente ed è capace di accogliere anche un seme così piccolo e fragile.  Il momento della semina richiede un’attenzione particolare: la preparazione della terra, bagnarla, preparare i buchini dove mettere i semi ma non troppo profondi perchè non bisogna interrare troppo i semi altrimenti non hanno la forza sufficiente per uscire dalla terra.  Ogni volta che i semi iniziano a germinare è davvero come un piccolo miracolo, vedere spuntare i germogli che come due mani giunte rompono la terra e si aprono. È impressionante quanta vita sia contenuta in un seme così piccolo!

Una delle cose che più mi sorprende è come i semi e le piante crescano un po “in sordina”, come di nascosto. Quando il seme inizia a germinare non si vede, è custodito dentro l’oscurità della terra e poi quando una pianta cresce lo fa in apparente silenzio.. sembra quasi ci sia custodita la sapienza della terra nell’ascoltare la melodía di una pianta che cresce. I semi, come ogni forma di vita, come i bambini, necessitano di cure per crescere e anche il compito di cuidar las plantas richiede un impegno giornaliero per irrigare, togliere le erbacce, stare attenti che le piante non siano attaccate da parassiti etc..

Non bisogna per forza pensare che se i semi non germinano non siano buoni, dipende anche dalle condizioni della terra, dalla cura che hanno ricevuto e soprattutto bisogna rispettare i tempi di ogni seme! Ogni seme ha la sua forma, i suoi tempi di germinazione, i suoi tempi di crescita.. quindi ci sono diversi tempi di attesa! Per me è il tempo dell’attesa è quello più ricco, per i bambini è quello più difficile tanto che con quelli di prima elementare si è scelto di seminare le verdure con il tempo di raccolta più corto per non frenare il loro entusiasmo.

C’è davvero da imparare molto dalla terra e un’altra occasione importante è stata a fine ottobre quando con alcuni insegnanti della scuola siamo andati alla Feria de la semilla campesina-fiera delle sementi contadine a Sanare, piccolo paese con solo una via, a piedi nella cordigliera delle Ande nella parte occidentale del paese. In questo posto così piccolo e lontano dai grandi centri è nata la proposta del programma “Todas la manos a la siembra” e da allora annualmente si organizza questa fiera dove si rivendica l’importanza della semilla, del rispetto della terra, del recupero delle coltivazioni locali, dell’autoproduzione. Oltre a conoscere altre esperienze, scoprire moltissime varietà di mais, legumi e altre verdure il momento più emozionante è stato sicuramente quello del trueque – baratto di semillas, in cui ci si è scambiati sementi per sementi senza l’uso del denaro, proprio per sottolineare quanto le sementi come il cibo non possono sottostare alle leggi del mercato e custodiscono un valore inestimabile per il futuro della terra. I semi sono quindi anche culla di sogni, sogni di un mondo diverso e più umano che si comincia a costruire proprio seminando e seminando prima di tutto la speranza. A Sanare ho scoperto qualcosa in più anche sulla produzione dei semi e soprattutto quanto sia delicato il processo di conservazione delle sementi: occorrono determinate condizioni di temperatura, umidità e ogni tipo di seme può essere coservato solo per una certa durata di tempo (da qualche mese a un certo numero di anni), dopo non dà più frutto quindi… “Hay que sembrar! Bisogna seminare!” come ha concluso Alex, obrero della E. Zamora al termine dell’intervista che abbiamo realizzato per il video che raccoglie tutta l’esperienza che ha visto nascere l’orto nella scuola.

E così vi saluto anche io per il momento! Siamo terra, siamo semi, siamo piante chiamate a dare frutti che portano dentro nuovi semi!

Gracias a Papa Dios que nos ama por demas, gracias a la Madre Tierra que nos cuida y gracias a la Vida que nos da tanto.

Un abrazo con mucho carino

Giovanna, o Johana o Yoana o italianita o i tanti nomi con cui vengo battezzata ogni giorno!

 

di: giovanna ferrari - edit Luca Tubiana

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