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Dal Peace Corner di Chicago al Kenya

Lettera di Padre Maurizio Binaghi

“Quando i Magi ripartirono, un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Erode sta cercando il bambino perché vuole ucciderlo. Per questo, alzati, prendi il bimbo e sua madre  e fuggi in Egitto, rimani là fino a quando ti dirò di ripartire. Giuseppe prese il bimbo e sua madre e fuggì durante la notte in Egitto dove rimase fino alla morte di Erode”.  (Mt. 1, 13-14)

Quando guardo indietro agli ormai 11 anni di vita del Peace Corner mi accorgo di come il nostro cammino – mio e di tanti, tantissimi giovani, sia stato davvero un cammino, meglio un pellegrinaggio di salvezza. Dopo tutti questi anni, posso davvero testimoniare come l’Angelo del Signore sia intervenuto in numerosissime occasioni a indicarci la via, a guidarci verso la salvezza, verso una vita nuova, difficile perché da ri-inventare e piena di incognite ed insidie, costellata dalla novità di nuove abitudini, nuovi costumi, nuovi stili di vita.

Penso al viaggio intrapreso con tanta paura e trepidazione da tanti dei giovani che sono passati dal Peace Corner: viaggio dagli agguati degli Erode del ghetto di Chicago, gli Erode della violenza cieca e senza senso, gli agguati della droga, le imboscate delle gangs, le illusioni della droga e del denaro facile. L’Angelo del Signore, il messaggero dell’amore è venuto, ha parlato ai cuori e alle menti di tanti giovani che la società qui aveva condannato ed emarginato, giovani senza futuro, uomini e donne senza sogni. 

L’Angelo dell’amore, guardiano della vita vera è intervenuto laddove non c’era speranza, l’angelo del Signore, lo stesso che ha portato l’annuncio a Maria del Dio che si fa uomo, ha portato a tanti giovani l’annuncio della speranza, la certezza che il Signore, Dio della vita e dell’amore, ha uno sguardo privilegiato per tutti questi “poveri Cristi” crocifissi dalla violenza e dall’indifferenza, emarginati dall’odio e dalla discriminazione per il colore della loro pelle.

Non smetterò mai di ringraziare il Dio della vita per la splendida Grazia di essere stato testimone, a volte un po’ ingombrante, del Suo immenso amore, testimone stupito mentre l’Angelo indicava la via della salvezza- diversa per ciascuno di questi ragazzi- a quanti la spirale della morte e dell’auto-distruzione ha cercato, con inaudita forza ma invano, di soffocare e reprimere, di uccidere e far scomparire. Erode qui nel ghetto ha la voce stridente e minacciosa dei colpi di pistola, lancia urla lancinanti come le ferite da risse e accoltellamenti, è convincente e seduttiva come il denaro facile e  la droga che brucia i sogni e distrugge le menti; è la non-vita del ghetto, sopravvivenza ad ogni costo.  

E’ davvero il miracolo della vita, il miracolo dell’amore che si ripete e che diventa’ realtà in tanti piccoli gesti quotidiani ma talvolta anche con momenti di grazia e di ri-nascita che mi fanno comprendere come il Dio che nasce a Betlemme,ci ama di una more indescrivibile ed eterno.

Ma proprio perché i miracoli succedono, e succedono di continuo qui al Peace Corner, è importante per me, missionario del Dio del cammino, rimanere in ascolto e pronto: “con la valigia in mano”. Ho cercato di ascoltare, ho cercato di seguire l’invito. L’invito per i missionari è di piantare il seme e non pretendere di raccogliere il frutto. L’invito del Dio che attraverso l’angelo ripete: “Va dove ti mostrerò, seguimi..non dimenticare la croce.. seguimi.” Per questo è con gioia, ma anche con un po’ di trepidazione e incertezza  che mi voglio fidare. Mi voglio fidare del Dio che chiama a lasciare “la terra, gli amici e gli affetti più cari” per seguirlo dove Lui mi indica, dove Lui mi chiama a servirlo. Continuerò il mio servizio di missionario dell’amore in Kenya, la terra che amo in modo speciale perché è lì che la mia vocazione missionaria è nata e si è sviluppata.  E‘ un po’ come tornare alle origini, all’inizio di tutto. Certo la fatica ed anche il dolore di lasciare Chicago e sopratutto i miei giovani è grande e soprattutto difficile da spiegare a parole. Ma lascio con la certezza che il Peace Corner è in buone mani: nelle mani di Sebastian e degli altri giovani e non che continueranno la missione del centro con lo stesso entusiasmo e con rinnovata passione.

Il dolore del lasciare è mitigato un po’ dal fatto che questa è la bellezza e l’essenza della vocazione missionaria: fidarsi di Lui, abbandonarsi a Lui, donargli tutto con la certezza di ricevere il centuplo: è già successo con il Peace Corner quando ho lasciato l’Italia.

Soprattutto però, il sentimento che mi accompagna in questi giorni è quello della gratitudine: sono davvero grato al Signore, e non smetterò mai di ringraziarlo, per il dono che mi ha fatto in questi 10 e più anni, il dono di questi giovani meravigliosi ed incredibili, giovani belli dentro. Il Signore mi ha fatto un regalo immenso, ma sono Suoi, ed è Lui che li ama in modo davvero Speciale e unico. Lui me li ha affidati per un po’ e adesso io glieli restituisco: li rimetto tutti nelle sue mani con la certezza che Lui adesso si prenderà cura di loro, nella maniera che solo Lui sa fare, con l’amore che solo Lui sa donare.

Grazie all’amore del Padre - ricevuto e donato attraverso tutti i miei ragazzi - ho sentito e sperimentato l’amore, ho ascoltato l’Angelo, ho incontrato anche nelle notti più buie e violente, il Dio della vita e dell’amore.

Adesso però è il momento di iniziare un nuovo pellegrinaggio: un pellegrinaggio sulle strade del Kenya. Ancora una volta vi chiedo la grazia e il favore di accompagnarmi per le vie che mi aspettano in Africa: insieme andremo in pellegrinaggio, insieme andremo incontro al Signore. Non so ancora di preciso cosa farò in Kenya, ma sarà certamente qualcosa al servizio dell’amore e dei più poveri ed abbandonati, nello stile dei missionari Comboniani. Cosa farò non è così importante: l’importante è seguire il Signore, servirlo negli ultimi, e ascoltare l’Angelo. Vi prego di continuare a camminare con me, laddove il Signore mi - ci- guida.

 

P. Maurizio Binaghi

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