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Lettera di Padre Daniele da Tumaco

15 gennaio 2012


15 gennaio 2012

A tutti/e gli/le amici/che del Gim2!


¡Hola!


 Con questa mania delle mail ho perso l’abitudine delle lettere, ma grazie a Dio non ci sono computer nelle vicinanze e questa volta vi scrivo a mano.

Vi penso, vi sento vicini/e e vi accompagno con tutto l’affetto che posso. Spero di cuore che stiate camminando bene e che questo Gim2 vi metta “patas arriba”, secondo le più sane abitudini di Dio.

Sto facendo gli Esercizi Spirituali ed ho tempo per pensarvi più intensamente: prego per voi e, sinceramente, mi mancate.

Questi giorni di silenzio mi riportano al cuore della mia vocazione, della mia scelta, e scopro più che parole VOLTI di persone concrete. Padre Enrique, che guida gli Esercizi, parlava del comboniano come colui che non mette radici, e io dentro di me ridevo pensando alla profondità, alla forza, alla bellezza delle mie radici, e di quanto sia ORGOGLIOSO di aver messo radici, sia in Perù che in Italia. Meglio essere strappati via, disarcionati, piuttosto che non amare alla follia le persone e i luoghi che Dio ha pensato per noi e per la nostra gioia.

Nel mio caso però, ripensando a questa partenza, non sento strappi; amo la natura e tra tutti gli alberi la quercia è il mio preferito, mi riporta a Montesole, a Piana degli Albanesi (PA), a Mottola (TA), a S. Agata Feltria, e per impostazione fisica, caratteriale, mi sento un po’ una quercia (anche se so che riderete, metteteci un po’ di umiltà in queste mie parole, sapete che sono orgoglioso, ma senza esagerare!!!) e le mie radici le immagino come quelle di un albero forte e bello.

Però sono ripartito dall’Italia come piccolo seme, come una piccola ghianda. Sono ripartito con quello che sono. Quell’albero forte e bello non sono io, siamo NOI, sono i cammini fatti insieme, esperienze e sogni condivisi, quell’albero con quelle radici è quello che Dio ha fatto, e per creare tanta bellezza ha voluto il mio SI. Ne sono onorato. Io sono ripartito come piccolo seme, però con MEMORIA (“hanno memoria le querce hanno memoria”), FRAGILITA’ e FECONDITA’.


Oggi sento la gratitudine e la responsabilità di camminare a nome di tutte le persone che amo, oggi sento la fragilità di storie in una terra che sto conoscendo appena e che è irrigata da acqua e sangue, oggi sento la fecondità che c’è nel sapere e volere dire sì al progetto di Dio.


Sono passati poco più di due mesi.

Terminati gli Esercizi Spirituali e la Programmazione annuale che faremo come Delegazione di Colombia, tornerò a TUMACO.

Mi trasferisco dalla casa di Franco e Jose Luis alla casa dove vivono Claudio e Michele. Michele andrà per tre mesi a casa per un po’ di vacanze, per cui fino ad aprile sarò con fr. Claudio.

La casa si trova nel quartiere ‘Buenos Aires’, però di aria buona proprio non se ne respira: è una delle zone più violente della città, l’ultimo omicidio è avvenuto proprio davanti a casa nostra. È un centro di spaccio importante dove nessuno entra senza “autorizzazione”. Non ho mai avuto paura di camminare per di là in questi due mesi, e la gente già mi conosce perché approfitto qualsiasi occasione per camminare, conoscere, salutare, essere riconoscibile.

Sono piuttosto i militari che non mi riconoscono dato che ogni giorno li cambiano: vengo perquisito quasi quotidianamente e comincio ad annoiarmi.

Sento il bisogno di “radicarmi” ed imparare a STARE in questa realtà come presenza evangelica, ma il piccolo seme sembra abbia tempi più lunghi della mia frenesia interiore.

Fino ad aprile mi dedicherò a portare avanti le attività di p. Michele, soprattutto la formazione e accompagnamento delle piccole Comunità ecclesiali di base. Mi metterò in ascolto, per conoscere questa realtà e servirla.


Prima di Natale sono stato in una “vereda” a un’ora di canoa da Tumaco e sono rimasto praticamente stregato dalla bellezza della natura, della comunità, della cultura tradizionale del posto: camminando per quelle spiagge visitando le case e le differenti comunità limitrofe, sentivo il cuore TREPIDANTE di gioia, come se fosse un richiamo, uno stimolo interiore da ascoltare seriamente. Mi ha preso anche un senso di tristezza nel vedere l’abbandono di quelle comunità, la non-presenza ecclesiale oltre che politica dell’amministrazione di Tumaco.

Faccio tesoro e farò presente alla comunità quello che sento… ma conoscendomi credo che fra qualche mese sarò in canoa spesso e volentieri.

Da febbraio darò una mano a p. Jose Luis con la PASTORALE GIOVANILE, facendo in equipe con lui la formazione nelle scuole sui temi “nostri” per suscitare piccole comunità di giovani che pensino alternative ai gruppi armati paramilitari o all’esercito.

Datemi vostre notizie, ditemi come state camminando, coltiviamo lo stesso Spirito Planetario missionario comboniano!


Un saluto speciale alla mitica equipe GIM, sicuramente starete camminando bene insieme perché siete persone proprio belle. Spero sia andata bene la convivenza dell’enneagramma e non diate troppo i “numeri” (spero ci sia qualche 7 altrimenti sai che noia….). E a Thiene com’è andata? E la messa in stazione a Padova? E a Mestre?

Ho saputo che siete andati alle Piagge passando poi per Barbiana… Che bello e che nostalgia.

Un saluto ai postulanti e alla comunità dei comboniani e delle comboniane: vivete meglio che potete.

 


Vi porto nel cuore, nelle mani, nei piedi. Vi abbraccio in ogni abbraccio che do alle persone che incontro.

Buon anno 2012 e buone scelte di vita.


Scegliete bene e per favore ESAGERATE.

Adelante,

Un abrazo negro de PAZ,


Daniele Zarantonello




PS: Se volete passarla al computer e a Giovaniemissione, fate pure. Grazie!

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