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Essere artefici della propria storia e trasformatori della realtà

Lettera di padre Daniele Zarantonello - Colombia

01 novembre 2011 - Tumaco - Colombia

Un pensiero per mia nonna: 

“Cara nonna, tempo fa, quando eri ancora lucida, mi chiedesti di celebrare il tuo funerale. Ti dissi che l'avrei fatto volentieri, se fossi stato ancora in Italia.

Mi sono ricordato di quelle parole l'ultima volta che ti ho visto in ospedale e non davi cenni di risposta. Sapevo che era l'ultima volta che ti vedevo, perchè la data di partenza per la Colombia si avvicinava. Sono partito inviato da tante persone, e mi sono sentito inviato anche da te che hai sempre seguito la mia vocazione e mi hai sempre spronato ad andare avanti con passione. Non ti sono stato fisicamente tanto vicino, la mia vita con le sue scelte mi ha portato ad essere da altre parti, ma siamo rimasti in contatto, e la tua presenza spirituale io l'ho sentita, e mi ha sempre ricordato la responsabilità che c'è in ognuna della scelte che faccio, e il dono della fedeltà alla scelta missionaria. Questo è stato il mio modo di esserti vicino: rimanendo fedele al progetto di Dio su di me e non tirandomi indietro mai, anche a nome tuo.

Ed oggi sento di continuare a fare lo stesso, in questa terra colombiana ancora così sconosciuta. Andrò avanti, con forza, con gioia, vivrò a testa alta tutti gli incontri che Dio mi farà fare, sceglierò quotidianamente la laboriosità, la semplicità, la fedeltà a Dio e ai poveri. Lo farò! L'unica cosa certa che so, guardando al futuro, è che ce la metterò tutta. Anche a nome tuo.

Custodisci tutta la tua famiglia, veglia su ognuno di loro, intercedi perchè nelle tante prove che stanno passando rimangano fedeli al Dio della Vita, con speranza e resistenza.

Salutami Tina, Giannina, Adriano, Piero, Rino, Mario .... bevive 'na ombra insieme, alla salute di quanti rimaniamo qui a portare avanti il Sogno di un mondo più bello ed evangelico. Continuiamo a camminare insieme.” 

 

 

La giornata è cominciata con un filmato che mi hanno consigliato ancora in Italia alcuni amici, proiettato al festival di Internazionale a Ferrara a fine settembre: Impunity, di Juan Lozano e Hollan Morris. Lo consiglio davvero a tutti, scaricabile da internet all'indirizzo http://vimeo.com/27211869. Colombia, anno 2000: in seguito alla smobilizzazione di più di 30.000 paramilitari accusati dell'assassinio di migliaia di colombiani si inizia un processo giudiziario con alcuni dei comandanti delle operazioni. Questo filmato è una testimonianza molto forte che presenta l'incontro tra vittime e vittimari nelle sale giudiziarie e descrive l'appoggio di settori politici, militari ed economici nel finaziamento della guerra paramilitare. È un grido per la giustizia, a nome delle vittime, e un percorso tra i passi e le difficoltà che si presentano nel cammino che la Colombia deve fare per la pace e la giustizia. Diciamo un inizio giornata non proprio light. 

Nel pomeriggio sono stato a Altos del Cazuca, una zona alla periferia sud della città, insieme a p. Rafael. La fine dell'asfalto ci ha avvisato che stavamo per arrivare. Cambia radicalmente il panorama della città, c'è molta polvere, le case sono povere e precarie, c'è il mercato per la strada, è pieno di bambini che giocano e cani tranquilli. Abbiamo incontrato alcuni giovani della pastorale afro. Un incontro semplice di programmazione di alcune attività che hanno come gruppo, in vista di un loro cammino formativo regolare e di alcune attività da realizzare a Natale. 

In questo quartiere, come anche in altre zone che spero di visitare i prossimi giorni, è attiva la Iniciativa Educativa colectiva Afrocolombiana (Ieca). È una iniziativa che coinvolge donne e uomini (religiosi e laici), le quali, insieme ad alcune comunità afro presenti a Bogotà, vogliono agire affinchè queste siano le artefici della loro storia e trasformatrici della realtà, a partire dalla loro cultura, spiritualità e dei doni che hanno ricevuto. La Ieca cerca di favorire attraverso l'educazione e dei progetti produttivi, la rigenerazione della realtà a partire dagli afrocolombiani. Si stanno portando avanti dei corsi per arrivare al diploma medio e superiore, e per offrire strumenti per un migliore sviluppo delle comunità attraverso un processo etno-educativo. Ovvero, educare a partire dalla cultura afrocolombiana. In questo processo ci sono gruppi di professori che, a partire da una scelta di fede e di solidarietà, accompagnano queste persone. Sono loro che attraverso i corsi, facilitano il processo di riscoperta della cultura, della pari dignità e della responsabilità personale e comunitaria per la costruzione e la trasformazione della realtà, per renderla più umana. Il processo educativo non è solamente trasmissione di nozioni, ma un costruire insieme, una condivisione di saperi, un rendersi responsabili della realtà e situazione nella quale si vive. Per questo il processo educativo non finisce una volta che si ha diploma in mano, anzi l'obiettivo è la crescita integrale della persona, la costruzione di comunità afro solidali con la società, la rivendicazione dei diritti negati, il miglioramento della qualità di vita, il vivere la proprio cultura dentro il contesto della città. 

In questa iniziativa partecipano distinti attori. Il gruppo centrale della Ieca: ha la responsabilità di accompagnare le iniziativa e di coordinare il tutto. Il gruppo dei professori e professoresse: collaborano attraverso i corsi accademici. Le comunità afro: sono soggetti attivi nel processo ricevendo la formazione e, spesso, apportando le loro conoscenza culturali e le loro esperienze di vita. Il gruppo degli alleati: (istituti religiosi, fondazioni educative, organizzazioni afro, la Pastoral Afro di Bogotà, e altri ancora): apportano a partire dalle loro competenze e possibilità. La Ieca cerca anche di realizzare alcuni progetti produttivi con una duplice finalità: migliorare la qualità della vita e rafforzare il processo organizzativo delle persone e delle comunità afro.
Uno dei giovani che ho incontrato oggi si chiama Benkos. È per me un nome nuovo e ne chiedo l'origine. Benkos Biohó fu un leader di schiavi cimarrones in Colombia durante il secolo XVII. Originario della Guinea Bissau, deportato schiavo in Colombia, riuscì a scappare ed organizzò una comunità negra libera (palenque), successivamente chiamata di san Basilio, a sud di Cartagena.
È una storia per me nuova, che non solo desidero conoscere, ma che voglio fare mia. Piano piano ... Finisco la giornata con queste poche righe, per raccontare la bellezza di poter guardare, ascoltare, assaporare come un bambino tutta questa novità.
di: padre Daniele Zarantonello

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