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Veniamo da là… dall’Africa

Maria Soave Buscemi, Combonifem, 14 giugno 2010

Veniamo da là… dall’Africa

Pubbichiamo l’articolo della nostra collaboratrice (www.combonifem.it) Maria Soave Buscemi, biblista e missionaria laica in Brasile, che vive in questi giorni l’inizio dei Mondiali di calcio in Sudafrica dal punto di vista degli afro-brasiliani.

Maria Soave Buscemi

Questi sono i giorni dal 10 all´11 di giugno. Forse in altri periodi della nostra vita questi giorni possono non avere un grande significato, o possono apparire con la sembianza di giorni qualunque...ma non qui a Bahia. La Coppa del mondo quest’anno è iniziata e si svolgerà per la prima volta nella storia in un Paese dell´Africa. Io sono qui, in questo pezzo di Africa di esilio e liberazione, questo “Paese inventato” che sta tatuato nella pelle, tessuto nell’anima, di questa gente negra dello Stato brasiliano.

Questi due giorni li ho passati letteralmente in strada. Sto aiutando nella formazione permanente e nel percorso di spiritualitá biblica gli agenti di pastorale, gli uomini e le donne, e, tra queste, un bel gruppo di giovani suore, le quali dedicano la loro vita in questa terra nella lotta contro il traffico di persone. Condivido la trasparenza della spiritualità con questi uomini e donne, gente che percorre i dolorosi cammini dell´anima e del corpo nell´esperienza della prostituzione. Un crogiuolo di gente, di colori e di strade, persone della chiesa cattolica,della congregazione battista, dello spiritismo e dei terreiros di candomblé, la religione afro-brasiliana.Gente unita dalla diversitá che non vuole essere diseguaglianza, gente con gli occhi del colore di una notte senza luna piena nella Bahia di tutti i santi.

Sono seduta in questo momento all’aperto, mentre i giovani in strada stanno danzando a passo di capoeira, la danza-lotta della resistenza della gente che porta sulle spalle la memoria dei lunghi tempi di schiavitú. Sono seduta in uno spiazzo che non tanto anticamente era il mercato degli schiavi che arrivavano dopo mesi di torture nelle stive delle navi per lavorare senza sosta nell´arricchimento di pochi in questa Bahia di tutti i santi.

Sono qui e la gente di strada, donne e uomini dalle mille invenzioni del corpo per la sopravvivenza si è fermata, come me, ieri e oggi per assistere in televisioni che spiamo abusivamente nella piazza della cattedrale, alla festa di inizio e alla partita inaugurale, dove gioca il Sudafrica. Maria, che ha il corpo letteralmente consumato da quanto è stata venduta e comprata, guarda con allegria il vescovo anglicano Desmond Tutu che fa il discorso di inizio del mondiale, e mentre il vescovo parla, scorrono le immagini di un altro profeta, Nelson Mandela.

Maria non sa chi è Mandela e neppure Tutu, ma la sua anima porta impressa nel corpo la ferita di uomini violenti, e riconosce che questi due vecchi di cui vediamo le immagini in televisione sono diversi. «E poi il vescovo si é vestito come noi qui in Bahia, di giallo e verde. Come la gente negra che è venuta qui in Brasile. Lui è africano, ma è anche brasiliano come noi!»

Esiste una magia che si produce, meravigliosamente, nella gente povera e massacrata della strada, in questi pomeriggi piovosamente afosi della Bahia al tempo della Coppa del mondo. Le donne che sono costrette a vendere i loro corpi si riposano e guardano la festa di apertura. Qualche soldo si guadagna ugualmente facendo bere birra agli uomini, e i corpi si riposano, con un pochino di pioggia e la faccia allegra ed accogliente del vescovo Tutu con la maglietta del Brasile (cosí Maria e la povera gente della strada leggono il giallo e verde).

Ma una magia ancora maggiore, oserei dire quasi “messianica” tra questa gente massacrata e impoverita dalla vita di strada, si è prodotta collettivamente, in congregazione, come un’esperienza di fede, quando in questo spiazzo dell´antico – purtroppo per alcuni versi ancora moderno – mercato degli schiavi di Salvador, la squadra del Sudafrica ha fatto gol controla squadra avversaria. Tutto e tutti si sono fermati, anche il respiro di questa gente negra si é paralizzato per un attimo...come se non ci credesse.

Qui siamo abituati a festeggiare con grandi schiamazzi i gol del Brasile, con molta gioia quando poi sono incassati da una squadra come l’Argentina. Ma questa volta il gol era della squadra sudafricana. Una folla di povera gente, con stampelle, barcollanti per il molto alcool, dai piedi e dalle mani sporche, dai corpi massacrati dal dover essere frontiera aperta ai molti soprusi, questa gente, negra come una notte senza luna ha urlato, guardando il mare, in quella direzione orientale che è la direzione della saudade, della nostalgia, dell´esilio dell´anima: Africa!

Io c’ero e di questa fede io rendo testimonianza. Di un grido che viene da quasi 500 anni di storia di massacri e schiavitú. Africa! Un grido che esprime la fede di corpi che si uniscono per sognare un paese inventato. Un altro mondo possibile. Dove sia possibile, a partire dalle ceneri, dal dolore, dalla schiavitú, ricostruire pace, ubuntu, axé, nuove relazioni ricreate e non piú fondate sulla violenza. Io c’ero e di questa fede rendo testimonianza: Africa!

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