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Tumaco, Tierra Querida

di Fratel Claudio Parotti

TUMACO TIERRA QUERIDA, ovvero TUMACO TERRA AMATA

Tumaco, inizio aprile 2008


Carissimi amici, amiche e parenti,
dopo alcuni mesi dal mio arrivo in Colombia mi faccio vivo compartiendo ciò che sto percependo senza l’arroganza di dare giudizi definitivi!!

Vivo nella comunità comboniana di Tumaco (estremo sud-occidente colombiano) costituita da “due ale”, io e p. Gordon (di origine sud-africana), mentre a 25 minuti a piedi da noi vivono altri due missionari comboniani (p. Franco originario della provincia di Varese e lo spagnolo p. Josè Luis); il rapporto tra di noi è trasparente e ciò aiuta molto nell’intesa e, di conseguenza, ne beneficia anche la testimonianza. Tutti i mercoledì ci ritroviamo tutti e 4 a pregare le letture bibliche della Messa della domenica successiva, per poi pranzare.

 

Io e p. Gordon viviamo in una casetta in affitto, in una delle due isolette super popolate di Tumaco. La quasi totalità della gente è afro-discendente, ovvero, discendente di africani ed africane trasportati qua con la violenza dal 1492 in poi; molti non accettano queste loro radici, anche perché a loro non è mai stata offerta la opportunità di recuperare tante ricchezze culturali dei loro avi, che potrebbero aiutarli nella complessità delle situazioni che ora sono costretti ad affrontare.
È una realtà abbastanza violenta (313 morti causate da armi da fuoco o da pugnali nell’anno precedente), dove è sempre più necessario camminare a fianco delle persone che più soffrono. Un numero elevato di famiglie (o frammenti di famiglie) vive (o ha vissuto recentemente) la realtà del
desplazamiento forzoso, ovvero, dello spostamento forzato; gruppi armati che obbligano le famiglie ad abbandonare territori dove vivevano da generazioni.
Per esempio, due giorni fa mentre partecipavamo alla messa (la cappella si trova 6-7 minuti a piedi dalla casa dove viviamo io e p. Gordon) hanno sparato 10 colpi a Juan, pescatore di 31 anni che vive dietro il nostro cortile. Sembra che collaborò nel furto di un motore di una canoa
a motore...
Assassinati come quello di Juan in Tumaco rimangono completamente impuniti, ciò fomenta una sfiducia nelle istituzioni ed una equivocata ricerca della verità attraverso la vendetta violenta.

Da 3 anni e mezzo i Missionari Comboniani si occupano nella diocesi di Tumaco della parrocchia della “Resurección” istituita proprio quando siamo giunti; quindi ci sono anche problematiche “tipiche” di una parrocchia appena eretta, come per esempio, la poca costanza della gente nel portare avanti impegni e servizi concreti.

Per comprendere sempre più la gente di Tumaco ho chiesto di poter visitare, quasi tutti i pomeriggi, le decine di ammalati che vivono qua (soprattutto donne con più di 50 anni), in modo da poter essere loro vicino ed incominciare ad entrare in tante case ed ascoltare anche molti parenti degli stessi ammalati. Nella comunità cristiana già c’era un gruppetto di donne che saltuariamente viveva questo servizio, in questi mesi è diventato molto più frequente, riuscendo a visitare anche alcune famiglie di despalazados. Per esempio, dopo due settimane di mia permanenza, visitando una coppia di anziani ho scoperto che erano i bisnonni del quindicenne ucciso a pugnalate la settimana precedente, quindi abbiamo condiviso preghiera anche con i parenti dei due anziani, tentando trasformare la sete di vendetta che sembrava generarsi.

Sono rientrato la settimana scorsa da Bajito Vaquerìa, il villaggio dove ho trascorso la settimana santa.
Si tratta di una sessantina di case in tutto, la gente vive di pesce e di
concha (una varietà di lumachine di mare). Ho visto come nessuno disponga di tanti soldi ma di come si possa vivere degnamente. Tutti gli adulti (uomini e donne) lavorano per guadagnare quanto sufficiente per una vita accettabile che possa definirsi umana. Sono visibili i benefici del fatto che nessuno abbia deciso di entrare nel circolo vizioso del soldo facile, attraverso la cocaina o il gioco!!

Sicuramente non è il Paradiso Terrestre!! Ci sono alcuni problemi di salute (alcuni bambini soffrono per esempio ai bronchi), il machismo (maschilismo) è presente ed ostacola la comunione nelle famiglie. Diversi papà sono irresponsabili e non si preoccupano dei propri figli. Per esempio, alcuni si sono sorpresi che io, pur essendo un uomo, mi sia messo ripetutamente ad attingere acqua dal pozzo, lavoro tipicamente femminile.

 

Come già scritto, con la gente di Bajito Vaquerìa ho potuto condividere la settimana santa. Lì, in questi anni, non siamo riusciti ad offrire un costante accompagnamento pastorale, ma solo in occasione della festa patronale Virgen de la Merced del 24 settembre. Così la mia permanenza per otto giorni aveva anche il fine di valutare la possibilità concreta di mantenere contatti molto più frequenti con una proposta pastorale graduale.
Non posso lamentarmi dell’accoglienza ricevuta, nessuno mi ha respinto e siamo giunti al punto che il giovedì santo mattino mi offrirono tre colazioni (una conservata e trasformata poi in pranzo).
I/le ragazzi/e ci hanno messo poco a c
onoscermi ed a coltivare un clima di fiducia, alcuni mi martellavano di domande mentre altri/e preferivano scrutarmi da lontano. Ho scoperto che l’incaricato della formazione dei ragazzi/e (catechista) è andato a vivere a Cali (14-15 ore di bus), quindi al momento c’è un ulteriore vuoto nella vita cristiana del villaggio.
Da un paio d’anni l’ex sindaco di Tumaco ha messo a disposizione una motor-canoa per gli adolescenti che desiderano studiare in Tumaco; certo costa sacrificio alzarsi tutte le mattine alle 4.30 per andare a scuola, però, c’è la possibilità concreta, anche quando piove!! Con un sano orgoglio alcuni mi raccontavano di essere tra i primi a poter studiare la VIIª.
Durante le mattinate passavo di casa in
casa salutando, presentandomi, offrendo la mia disponibilità all’ascolto ed invitando alla liturgia della Parola che celebravamo nel tardo pomeriggio.
Alcune donne e bambini/e partecipavano ai momenti di preghiera comunitari; ma dalla Via Crucis del venerdì santo mattino, anche gli uomini si sono aggregati alle celebrazioni.
Pur non essendoci la presenza di nessun sacerdote, abbiamo tentato di vivere in
profondità e condivisione i vari momenti della passione, morte e resurrezione di Gesù di Nazareth.
Giunta la Domenica della Palme in mattinata, per la prima volta in
Bajito Vaquerìa, abbiamo vissuto la celebrazione con la processione, tutti i presenti con i nostri rametti intrecciati impegnati come il popolo di Gerusalemme ad accogliere Gesù. Molta gente era sorpresa, perché mai si era vissuta questo tipo di celebrazione e, soprattutto, il fatto di non aver presente il prete dimostrava che potevano riunirsi e pregare insieme tutte le volte che ne sentissero il bisogno...
La lavanda dei piedi di giovedì santo è stato un momento intenso, poiché ci siamo lavati i piedi reciprocamente tra i presenti, in mezzo a qualche sorriso e a qualche smorfia di dissenso. Alla fine ho proposto un momento di condivisione in clima di preghiera; una mamma di 40 anni disse: “Compiere gesti d’amore come ci chiede
Gesù non è sempre facile o spontaneo, 5 minuti fa mio figlio minore mi ha lavato i piedi per la prima volta ed io li ho lavati ad un vicino di casa, cosa che mai avrei pensato di compiere”. Un adolescente ha aggiunto con voce forte: “Proprio come Gesù!!”. Altri hanno aggiunto: “Anche 2000 anni fa (come a noi oggi) nel secchio che usò Gesù alla fine rimase molta sporcizia?”, sicuramente avrebbe potuto scegliere un gesto d’amore più freddo e meno coinvolgente.
Aiutati da un testo preparato anteriormente, durante la Via Crucis abbiamo fatto un parallelo tra la violenza che si vive nel territorio della diocesi di Tumaco e la passione di Gesù di Nazareth, perché nasconderlo, ci sono stati momenti di commozione e di presa di coscienza.
Il clima creatosi ci ha aiutato, dal mercoledì sera nessuno ha trasmesso musica a tutto volume (prassi abbastanza comune) la gente ha smesso di pescare e così si ha condiviso molto di pi
ù nel villaggio.
Per la veglia pasquale quasi tutte le famiglie hanno contribuito al fuoco iniziale portando un pezzo di palo, ricavando così un ulteriore simbolo, poiché il cero pasquale (“Cristo Luce del mondo”) era stato acceso presso un “fuoco comunitario”.
Finita la veglia pasquale tutti siamo ritornati ancora attorno al “fuoco comunitario” per mangiare una scodella di riso+latte+cannella bollente, con l’alta temperatura umida che c’era mi è parso eccessivo, però, non ho detto nulla, anzi, ho gioito dentro di me nel vedere la gente che condivideva con semplicità ed allegria.
Ad ogni liturgia della Parola ho sempre lasciato un tempo per condividere preghiere d’intercessione, con un poco di fatica iniziale (prevista
, poiché non abituati ed educati a condividere nel clima di preghiera) sono apparse le varie problematiche e preoccupazioni che la gente serba in cuor suo: figli/e che vivono lontani, salute per i malati, liberazione dei sequestrati, conversione dei cuori dei corrotti e dei violenti, protezione per i/le bambini/e, ecc...
Momenti molto intensi di vita, che poi ritrovavo nella visita mattutina alle famiglie.

 

Rientrando in comunità ho condiviso abbastanza con p. Gordon, abbiamo deciso di preparare un progetto per dare un accompagnamento costante alla gente di Bajito Vaquerìa, io mi assumerei la responsabilità di vivere là un giorno e mezzo la settimana; però, una volta scritto il progettino, bisognerà confrontarsi con le persone del luogo e comprendere quanto sono interessate.
L’accompagnamento non sarà solamente spirituale, dovrà necessariamente tener conto delle varie problematiche e dei desideri profondi della gente.

 

Ringrazio di cuore il Dio della Vita per il regalo prezioso che mi fa di poter vivere in mezzo al Popolo Colombiano, certo è che questo regalo richiede risposte piene di disponibilità.

Come potrete intuire da quanto scritto, vivo in una terra dove la gente ti saluta e rispetta, però, si lascia poco coinvolgere, questa è la sfida principale: lasciare da parte la ricerca di successo e ripartire dal vissuto del Popolo, così come fece Gesù di Nazareth 2000 anni fa circa in Palestina.

 Rimaniamo in comunione in questo tempo Pasquale.
Un abbraccio carico di Vita.

Fratel Claudio P.
Email:
hermanoclaudio@gmail.com

di: fratel Claudio Parotti

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