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C'era una volta...

C’era una volta, è l’espressione iniziale tipica delle favole, ma ciò che vi racconto è un pezzetto di vita, mia e di Marcella.

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C’era una volta, è l’espressione iniziale tipica delle favole, ma ciò che vi racconto è un pezzetto di vita, mia e di Marcella.

E’ il caso di dire, correva l’anno 1978, ero un giovane studente e sentivo in me la necessità di “fare qualche cosa”, non sapevo cosa però. La scuola richiedeva il suo impegno, il periodo era particolarmente acceso dal punto di vista politico. Come ricorderete l’assassinio di Aldo Moro del ’78. La scuola era frequentemente in occupazione e, il mio voler fare qualcosa, fu un impegno nel proseguire le lezioni in autogestione, con i compagni di classe, e qualche lavoretto estivo.

Il “fare qualche cosa” rimaneva in me sempre presente, ed il caso e le coincidenze, a volte solcano i cambiamenti della vita. Incontro per caso un amico, Lello, e mi racconta che da qualche tempo è impegnato nel gruppo “Amici delle Missioni”, un gruppo collegato all’esperienza del GIM, che si dedicava alla selezione delle medicine, e mi invita ad uno degli incontri.

Tutti i ragazzi mi accolgono con affetto, e subito mi assegnano una attività. Da un grande scatolone ricolmo di medicinali, con alcuni di loro devo selezionare quelli scaduti o in prossimità, e quelli di interesse per le missioni, da quelli necessari per curare le patologie del “benessere occidentale”. E via via vengo coinvolto, nella classificazione, collocazione negli scaffali, nella raccolta delle medicine “porta a porta”, nelle iniziative di raccolta fondi per specifici progetti di missione, e per far fronte agli esosi costi di spedizione.

A pensarci, fu incredibile l’incontro con Lello. Acquisisco consapevolezza dell’importanza di questa attività quando, tutti insieme leggiamo le lettere che riceviamo dalle missioni dopo mesi che si è inviato un pacco. Lettere davvero toccanti che rappresentavano la sofferenza e la povertà di persone e luoghi lontani e spesso in carestia o in guerra, dove la violenza e la sopravvivenza sono le parole ricorrenti, che tuttavia erano ricche della magia della speranza, e colme di gratitudine.

Durante il periodo natalizio, grazie ai locali resi disponibili dalla Casa Comboniana, organizzavamo inoltre un mercatino: riesumavamo tutti gli oggetti, e dopo averli risistemati erano posti in bella mostra, erano pronti per essere riutilizzati in cambio di un contributo, per finanziare un elenco di progetti delle missioni. Ci organizzavamo in turni, e le vacanze di Natale erano dedicate al mercatino ed ai pacchi.

Che cosa è successo al gruppo Amici delle Missioni? Intorno agli anni 2000, a seguito di alcune leggi sulla tracciabilità del farmaco, e con la razionalizzazione della sanità pubblica, sempre meno erano disponibili i farmaci per le missioni, e soprattutto quelli utili per le missioni. Né tantomeno si potevano acquistare, per inviarli, quindi si sospese completamente l’attività informando le missioni stesse, che trovarono canali alternativi.

Intanto giunge a Bari Padre Claudio Longhi, che con il suo operare coinvolgente e innovatore, chiama ad un incontro i ragazzi del GIM e ragazzi di altre Associazioni di volontariato locali. Lancia una sfida: portare il Commercio Equo e Solidale (CES) anche a Bari. Nessuno di noi ne aveva sentito parlare prima, ci propone la lettura di “Lettere ad un consumatore del Nord” di Gesualdi. Iniziamo ad approfondire il tema in successivi incontri acquisiamo sempre più consapevolezza, e ci avventuriamo in acquisti, in autofinanziamento, di prodotti, inizialmente da un Gruppo di Commercio Equo presente a Lecce. Avevamo necessità di verificare in prima persona come funzionava il circuito del CES, e quindi, ci rechiamo presso la sede CTM di Verona per intraprendere un percorso di conoscenza delle cooperative di lavoratori dei paesi produttori, del Commercio Equo. Il viaggio, in autofinanziamento, consentì di visitare la Casa Comboniana di Verona, che ci accolse e ospitò, con immensa nostra felicità. L’esperienza presso la CTM di Verona è stata l’occasione per confrontarci con altre realtà nazionali, di importazione, e per approfondire i progetti dei produttori e del CES, e come sviluppa l’idea di un commercio giusto, che elimina gli intermediari e favorisce i produttori, nel rispetto dell’ambiente e dei consumatori.

Era il 1988, i principi del CES veicolano una cultura di equa distribuzione delle ricchezze del mondo, per cercare di ridurre il divario fra il 20% dei ricchi del mondo che detengono, sfruttano, consumano oltre l’80% delle risorse del mondo, lasciando nella povertà, nello sfruttamento, nella ignoranza, nelle guerre, oltre l’80% della popolazione mondiale. Dagli anni ‘60 sono state portate alla attenzione di tutti noi queste ingiustizie, ed oggi, noi cittadini di paesi che ci definiamo “civili”, inconsapevolmente continuiamo a perpetrare ingiustizie, fomentiamo guerre, per vendere le armi, agevoliamo il traffico di droga e di persone, per alimentare i nostro benessere. E come tuteliamo questo benessere, che non ci appartiene, ma che rubiamo ad altri? Innalziamo muri, respingiamo immigrati, e costruiamo campi di concentramento immensi nei paesi poveri, in accordo con i governi corrotti. Ma anche noi siamo immigrati.  

 

Scusatemi per questa digressione, ma oggi come trent’anni fa mi rendo conto che l’uomo non ha fatto progressi in termini di umanità, anzi, nell’era dell’informazione, con quotidiani progressi della scienza, di fatto, si registra una involuzione dei sentimenti e della umanità, si accentuano i pregiudizi, e prevale l’ignoranza, con un sempre più pervasivo egoismo ed opportunismo, a discapito delle relazioni e dell’attenzione agli altri. Ecco l’importanza di mettersi in gioco e cercare, io, tu, ciascuno di noi, giorno per giorno, con i piccoli gesti, di contribuire al cambiamento, andando incontro all’altro, superando i conflitti, e cercando sempre di trovare l’armonia con l’altro. In ogni occasione, avere la consapevolezza che le scelte di ciascuno di noi possono cambiare e migliorare il mondo.

Con Padre Claudio, abbiamo quindi concretizzato il progetto di Commercio Equo e Solidale a Bari, con l’Associazione Un Solo Mondo, correva l’anno 1994. Veicolare e condividere l’idea e la speranza che un mondo più equo e dignitoso, che rispetta la persona e l’ambiente è possibile, furono fra i principali obiettivi. Tanti ragazzi si avvicinarono ed avvicendarono nell’Associazione e furono anni molto intensi, ricchi di incontri, alcuni anche con la partecipazione diretta dei produttori, di partecipazioni ad eventi pubblici nelle piazze. L’impegno dell’Associazione ha favorito la diffusione del CES, ed ha contribuito nel rendere consapevoli i consumatori che, le proprie scelte, consentono a centinaia di migliaia di persone nei paesi poveri di vivere dignitosamente e svilupparsi in autonomia con il proprio lavoro. Tuttavia, per sovvertire le logiche dello sfruttamento, si deve intervenire nella finanza oltre che nel commercio, e quindi sempre in quegli anni, 1996, dopo le molteplici piccole esperienze di finanza solidale e di micro credito, in autogestione con le MAG (Mutuo Auto Gestione), su sollecitazione di molteplici associazioni e movimenti di volontariato, e sulla esperienza della Grameen Bank, si avvia il percorso di una finanza etica giusta. Si avvia l’idea di una “banca etica” a livello nazionale, e parte il progetto della Cooperativa Verso la Banca Etica, a cui l’Associazione Un Solo Mondo ha partecipato attivamente.

Avvicinami al GIM è stata per me una grande opportunità di riflessione e cambiamento, la scintilla che ha illuminato un nuovo orizzonte verso il volontariato e la solidarietà. Le iniziative a cui ho partecipato con passione mi confortano, e mi rendono confidente in un futuro migliore sempre possibile, grazie ai piccoli gesti quotidiani di tutti. La vicinanza e l’amicizia con la famiglia Comboniana e con tutti gli amici del GIM si è andata sempre più consolidando ed in occasione del matrimonio con Marcella abbiamo festeggiato con allegria tutti insieme nel dicembre del 1995.

 

Marcella e Franco  

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