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Annaelena e Maria Teresa ripercorrono i momenti più belli del weekend del GIM Nazionale che si è tenuto dal 18 al 20 maggio 2018 a Limone sul Garda.

GIM Nazionale 2018: il racconto

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Il weekend del GIM Nazionale

Durante lo scorso mese di maggio, nel fine settimana dal 18 al 20, si è tenuto a Limone l’annuale incontro GIM Nazionale. Per me è stata la prima volta! Sono partita incuriosita e sono ritornata contenta. L’appuntamento si è articolato in diversi momenti, gestiti da gruppi GIM locali differenti, ma tutti accomunati dal desiderio di condivisione e di crescita umana e spirituale.

Il GIM di Bari ha curato i momenti di presentazione e conoscenza reciproca, i ragazzi di Padova ci hanno aiutato a ripercorrere le tappe della vita di Comboni e ci hanno stimolato con i laboratori di approfondimento sugli impegni concreti ai quali siamo tutti chiamati. I partecipanti al viaggio in Guatemala e El Salvador ci hanno fatto pregare ricordando i martiri del Centro America e lasciandoci guidare dalla resistenza e dalla vitalità dei popoli latino-americani.

Poche righe per ciascuno dei momenti vissuti non rende l’intensità e la gioia dello stare insieme. Gioia che traspariva a tavola, tra un piatto servito e un altro, durante i canti, nelle chiacchiere notturne e negli abbracci improvvisati durante la celebrazione della domenica. Ognuno di noi era giunto sulle sponde di quel lago rinunciando ad uno spazio per sé stesso e lasciando indietro un impegno a casa, nello studio, con un familiare o nel lavoro, ma sono convinta che ognuno è tornato alle fatiche della quotidianità settimanale contento del sacrificio e arricchito dall’esperienza.

Per me è stato sicuramente così. Tanti chilometri di viaggio e poche ore di sonno in un fine settimana che avrebbe richiesto la mia presenza anche altrove per impegni lavorativi e non solo, eppure prima di partire sapevo che non me ne sarei pentita. È stato piacevole conoscere i luoghi dove Daniele Comboni è vissuto nei suoi primi anni e approfondire alcuni aspetti della sua vita per apprezzarne di più lo slancio, il coraggio e l’impegno. Sono tornata a Napoli arricchita dal calore di un’intera famiglia comboniana e dall’esperienza di altri giovani che, come me, sono alla ricerca di un senso più profondo della loro vita. Sono tornata incoraggiata dall’esempio di cade e si rialza, sono tornata entusiasmata dall’ incontro con volti autentici e meravigliosamente simpatici. La famiglia comboniana sicuramente ha ancora tanta strada da percorrere davanti a sé, siamo tutti migliorabili e fallibili, ma ho riconosciuto in molti uno stile autentico di vita impegnata e alla ricerca della giustizia per tutti.

Questo ricordo e questa verità mi ispirano, mi sorreggono, mi rinfrancano, mi fanno sperare. Grazie a chi sceglie ogni giorno di non essere indifferente davanti all’ingiustizia, in ognuna delle sue molteplici forme.

Annaelena Troiano

 

La veglia

La veglia della sera del sabato è stata pensata dal gruppo di persone che nel 2017 hanno partecipato al campo di conoscenza missionaria in Guatemala ed El Salvador, come una modalità per restituire l’essenziale di quel viaggio alle compagne e ai compagni del GIM. In questo senso abbiamo voluto affermare la necessità di vivere questo tipo di esperienze non come un’avventura magari intensa ma effimera ma come un incontro che trasforma lo sguardo sulla realtà e la vita.

Il desiderio di valorizzare la spiritualità dei popoli indigeni, che nonostante 500 anni di genocidio e discriminazione ancora oggi costituiscono la maggioranza della popolazione in Guatemala, ci ha spinti a iniziare la veglia con una preghiera maya, ovviamente rivisitata e riformulata a partire dalla nostra sensibilità. Quindi abbiamo ripercorso l’esperienza del campo, attraverso tre parole chiave che ne condensano il significato più profondo: sangre, resistencia e vida. Per ciascuna parola abbiamo proposto una breve testimonianza, un canto, un gesto e una preghiera.

La parola sangre esprime la realtà di martirio, ingiustizia e sofferenza con cui ci siamo costantemente confrontati durante il campo. Per comunicarla ci siamo affidati alle parole di Rufina Amaya, l’unica sopravvissuta al massacro del Mozote (El Salvador), durante il quale l’esercito regolare torturò e sterminò barbaramente 1000 civili, donne, bambini, bambine, uomini, anziani, anziane, accusati di essere guerriglieri. Le parole sobrie e commosse di Rufina, che ha visto morire i suoi figli e le sue compagne senza poter fare nulla ma già convinta dell’importanza di essere testimone, ci hanno permesso di fare memoria dei tanti e tante martiri e desaparecidos spesso sconosciuti che in Guatemala e Salvador sono stati perseguitati e uccisi a causa della giustizia.

La parola resistencia ci ha condotto nella periferia di San Salvador, in mezzo alle comunità ecclesiali di base della parrocchia San Daniele Comboni, che vivono la fedeltà al Vangelo costruendo legami di solidarietà in un contesto profondamente segnato dalla violenza delle maras – bande criminali composte soprattutto da giovani, frutto della disintegrazione familiare e delle diseguaglianze sociali. Il video-messaggio che ci hanno mandato è stato un invito a saper riconoscere le espressioni di resistenza che sono vive anche nel nostro contesto e ad impegnarci in prima persona a resistere alle molteplici forme in cui il male e l’ingiustizia si rivelano oggi.

Con l’ultima parola abbiamo voluto celebrare la vida, in tutte le espressioni in cui si è manifestata durante il campo: nei legami di amicizia dei ragazzi e delle ragazze di strada del MOJOCA, nel loro desiderio di riscatto, nella determinazione di tanti figli e figlie centroamericani che sopportano l’assenza delle loro madri emigrate negli Stati Uniti alla ricerca di un futuro più degno, nelle mani sapienti delle donne queqchi che impastano quotidianamente fatica e tortillas, nelle lussureggianti foreste tropicali del Petén. La gratitudine, la lotta e l’amore per la vita è ciò che di più intenso abbiamo imparato da questo viaggio. Per questo abbiamo concluso la veglia ascoltando Gracias a la vida cantata dalla voce d’America, Mercedes Sosa, e pregando insieme ad Oscar Romero che ci sprona ad essere profeti di un futuro che non ci appartiene.

Mariateresa Muraca

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