giovaniemissione.it

Erica e Susanna del GIM di Venegono Superiore (VA) ci raccontano il weekend del GIM nazionale che si è tenuto a Limone sul Garda (BS) il 19 e il 20 maggio 2018.

Insieme restiamo umani: il coraggio della giustizia

weekend-gim-nazionale-limone_maggio2018.jpeg

La sveglia di domenica mattina suona presto e subito scambio qualche parola con la mia compagna di stanza ed entrambe concordiamo che il panorama è davvero di una bellezza unica e sorprendente: la luce che entra dal balcone insieme al blu del lago sono il primo vero regalo della giornata.

A colazione tra una fetta biscottata con la marmellata e una tazza di caffè, ancora con gli occhi stropicciati dal sonno, condividiamo lo stupore della cornice naturale in cui siamo inseriti, la terra natia e la casa di Daniele Comboni. La serenità e l'allegria che trasmettono le persone attorno a me, che provengono da Bari, Napoli, Verona e Padova mi contagia e mi fa capire meglio la motivazione della mia presenza in quel posto.

Infatti, ora che sono arrivata qui, voglio scavare più in profondità dentro me stessa, ricercando un particolare contatto con quella presenza che ci sostiene con forza nella vita, Gesù Cristo.

Questo momento di incontro con Lui mi viene regalato con la preghiera mattutina, grazie a un sole che si rispecchia sul lago, che ci permette di contemplare e apprezzare meglio la natura attorno a noi. E proprio davanti a quel lago preghiamo insieme, ricordando le numerose vittime del mare e delle guerre, cantando oro my mayo: un vento leggero, le barche a vela, un falco che vola alto e libero nel cielo, mi ricordano il mistero e la bellezza della vita, attraverso una parola spontanea pronunciata da ognuno di noi.

Penso che chi abiti sul lago senta istintivamente il desiderio di incontrare chi abita sull'altra riva e penso anche che Gesù Cristo faceva continuamente attraversare qualcosa ai discepoli, per abituarli, forse ad attraversare le avversità e difficoltà della vita, grazie ai suoi insegnamenti.

Tutti insieme torniamo in cappellina e ci mettiamo in ascolto delle parole di fratel Antonio: “insieme restiamo umani, il coraggio della giustizia”.

Insieme come comunità occorre che ognuno di noi rimanga umano, ricordandosi dei fratelli e sorelle più invisibili, considerati esseri microscopici dalla società.

È importante capire cosa mettere al centro della nostra vita, o meglio su chi giorno dopo giorno, teniamo gli occhi fissi, costruendo relazioni di giustizia e fraternità, Gesù Cristo il figlio di Dio.

Solo attraverso il coraggio e la volontà di mettersi in cammino, dentro e fuori di noi, è possibile trasformare il Verbo annunciato al tempo presente, tramite l'esempio delle beatitudini: “Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”.

Finito questo momento prezioso di messa all'ascolto, in silenzio e raccoglimento, ognuno di noi ha scelto uno spazio suo, dentro o fuori dai luoghi comuni della casa, per poter vivere un momento di vero deserto, sempre abbracciati e guidati dai raggi del sole e accompagnati dal blu cristallino del lago.

Ecco, proprio in questa pausa di preghiera personale mi sono chiesta quale sia il mio progetto di vita e se questo potesse coincidere magari con quello delle persone sconosciute da prima e poi facce amiche che hanno camminato con me in questi giorni. Il silenzio a volte può essere difficile da gestire e da sostenere, soprattutto se dentro di noi siamo abituati a dare spazio solamente al rumore, non ricordandosi che c'è un tempo per ogni cosa. Ma allora quanto siamo disposti a perderci?

Ho ringraziato per questo momento unico, solo mio di silenzio e ascolto di cosa sento e vivo nella quotidianità, dei miei angoli e delle mie risorse, insomma uno spazio dove al centro c'è stato solo Lui, ritrovato successivamente nella celebrazione della messa itinerante. È proprio durante il camminare ciò che risuona in me in modo marcato è la fede che si rafforza condividendola e non tenendosela solo per sé, perché Dio si fida di noi e dei nostri fratelli. E noi ci fidiamo di Lui?

Possiamo vivere la vita con le braccia conserte oppure aprire le braccia, come ha fatto Gesù Cristo sulla croce, accogliendo nell'incontro l'altro che è diverso da me. Ciò che è davvero importante è annunciare, non smettere mai di testimoniare il Vangelo che è proclamato non a tutti in modo uguale, ma a ciascuno nel segreto del proprio cuore, in modo personale ed unico.

Il legame che si è creata tra di noi è stata frutto anche dai canti coinvolgenti ed emozionanti, cantati con il cuore vivo, come per lo scambio della pace tra un abbraccio stretto ma sincero ed un sorriso timido. A due a due abbiamo ricevuto l'Eucarestia e ci siamo unti con l'olio, simbolo della forza necessaria per annunciare senza paura, oltre noi stessi e la povertà umana, la Parola che ci ricorda chi siamo realmente senza maschere.

Penso allora che la missione sia proprio questa gioia di condividere, che non si riesce a trattenere dentro di sé e lo si percepisce negli occhi amici di chi ci sta accanto e nelle testimonianze ed esperienze di vita che ho ascoltato in questi giorni: una gioia che ti impedisce di stare fermo quando la musica suona e ti fa venire voglia solo di muovere i piedi e battere la mani a tempo, metterti in cammino e ballare la tua vita.

In queste parole è racchiuso quello che abbiamo avuto la fortuna e specialmente l'occasione di vivere domenica, una domenica un po' diversa da quelle a cui siamo abituate, che però ci fanno ricordare casa, lasciandoci immergere e accompagnare da una strana ma piacevole sensazione di familiarità e di vicinanza con le persone incontrate e la natura incontaminata.

Con la speranza che questa breve ma significativa esperienza di vita comunitaria, non sia solo un punto d'arrivo, ma l'inizio di qualcosa di nuovo, vissuto giorno dopo giorno rafforzato dai sorrisi e dai cuori nuovi incontrati e dalla luce di chi ci guida sempre e comunque, ricordandoci che non siamo mai soli, ma siamo tutti uniti da un legame indissolubile solo se siamo pronti a metterci davvero in cammino.

Erica Turvano e Susanna Veglia

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter