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PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI

Da una pedagogia a un'educazione liberante


PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI
Da una pedagogia a un'educazione liberante


  • LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI. L'opera.
  • PAULO FREIRE CON NOI OGGI. Una rilettura dell'opera.

 

LA PEDAGOGIA DEGLI OPPRESSI
L’obiettivo dell’educazione è «emancipare gli uomini»: ciò significa dare loro il diritto e il potere della parola e formarli nella liberazione e per la libertà. Questo deve avvenire soprattutto per gli «oppressi», che vanno risvegliati, col metodo «Freire», alla «coscientizzazione», alla presa di coscienza e alla presa di parola, collettivamente gestita. Infatti il metodo Freire è un metodo di socializzazione, di dialogo, di risveglio delle classi più povere, in modo da farle entrare operativamente, costruttivamente nella cultura: nell’uso della cultura e nella sua produzione. In questi soggetti umili e deboli e nelle società che essi abitano bisogna cancellare la «paura della libertà» e dar vita a soggetti radicali, che sono impegnati nella «liberazione degli uomini» e che vogliono trasformare la realtà sociale dell’ oppressione; che stanno vicino al popolo, tramite un «dialogo con lui», «si impegnano» con gli oppressi per «lottare con loro».
In tale percorso pedagogico si contrappongono umanizzazione e disumanizzazione, si dispiega il valore del dialogo, e si afferma il metodo della «coscientizzazione», in modo da realizzare quella «liberazione nella comunione» che rende l’educazione «problematizzante», intesa a formare l’uomo come soggetto aperto, rivolto alla sua «permanente ricerca di “essere di più”». Allora proprio la dialogicità contrassegna l’educazione, deve contrassegnarla, e pone al centro la «collaborazione», l’«unire per liberare», l’«organizzazione», la «sintesi culturale».
La pedagogia degli oppressi esprime una forte «fede negli uomini» e «nella creazione di un mondo dove sia meno difficile amare». Liberazione e utopia qui si saldano strettamente e operativamente.
                                                 (Franco Cambi, Le pedagogie del Novecento. Laterza, Roma 2005)

PAULO FREIRE CON NOI OGGI
Rilettura della “Pedagogia degli Oppressi”
per un cammino di liberazione
“La pedagogia degli oppressi” viene pubblicata per la prima volta in Brasile nel 1968 (l’edizione italiana è del 1971). Il lavoro pedagogico di Freire si sviluppa in un Brasile  dove si sta scatenando la lotta dei contadini per la terra e dove l’analfabetizzazione, che mantiene le masse popolari schiacciate dall’ignoranza, permette alla classe dirigente uno status quo che sembra immodificabile. La realtà brasiliana di quegli anni è ben diversa dall’odierna situazione italiana. “Sono passati  più di trent’anni, incalzati da cambiamenti epocali: globalizzazione finanziaria e nuove fasce di esclusione, la comunicazione invasa dalle tecnologie informatiche, il “divario digitale” e soprattutto il disincanto. C’è ancora spazio per il pensiero e il metodo di Paulo Freire nel senso di affrontare la sfida di oggi?” (L. Bimbi in Freire 2002). Perché parlare ancora di Paulo Freire? Perché continuare ad avvicinarsi alla sua visione dell’educazione? Chi sono gli oppressi che oggi popolano le nostre città? E noi siamo consapevoli delle situazioni di oppressione, delle nostre azioni da oppressori?
Quest’opuscolo nasce dal desiderio di provare a dare qualche risposta, o anche solo di mantenere viva una prospettiva critica che si chiede il perché delle situazioni. Abbiamo fatto nostra la modalità di avvio della ricerca pedagogica di Freire: “Gli uomini scoprono di sapere poco di sé, del proprio posto nell’universo, e sono inquieti perché vogliono sapere di più. Del resto, una delle ragioni di questa ricerca è esattamente la coscienza di sapere troppo poco di sé. Quando si riconoscono in questa tragica ignoranza, si pongono come problema a se stessi, indagano, rispondono, e le loro risposte li portano a nuove domande”.

In occasione dell’apertura del Centro di Documentazione “Paulo Freire” con i Missionari Comboniani di Padova abbiamo deciso, dunque, di dare avvio ad un’attività di ricerca e di riflessione. Presentiamo questo lavoro nel corso di una giornata di studio dedicata a Freire, con la volontà di contribuire, nel nostro piccolo, alla promozione della conoscenza della sua figura e del suo operato. Per la sua realizzazione ci siamo serviti soprattutto del materiale in consultazione presso il Centro.
E’ un libretto scritto a più mani, in cui sono confluiti spunti di riflessione, osservazioni, domande, risposte, nate dal confronto, dalla curiosità e dalle esperienze  non di esperti pedagoghi, ma di persone che hanno preso a cuore il progetto educativo e umanizzante di Freire.
“La pedagogia degli oppressi” è stata per noi una lente d’ingrandimento, una chiave di lettura, di rilettura critica, della realtà socio-politica italiana e in generale delle condizioni politico-economiche mondiali.
Il testo è suddiviso in tre parti che riprendono alcune parole chiave della Pedagogia degli Oppressi e che seguono lo sviluppo del suo pensiero.
La prima parte tratta di ciò che l’autore chiama UMANIZZAZIONE; fin dalle prime pagine Freire mette in luce lo scopo di fondo dell’educazione: indurre gli uomini “ad essere di più”, cioè a sviluppare pienamente le proprie potenzialità allo scopo di non essere più vittime passive del sistema, bensì esseri pensanti tesi a produrre dei cambiamenti.
Ciò è reso possibile solo attraverso un processo di COSCIENTIZZAZIONE, che comporta la presa di consapevolezza di ogni individuo rispetto alla propria condizione personale e collettiva.
Queste sono condizioni indispensabili, ma non sufficienti, per provocare il cambiamento che necessita di un’azione concreta: la PRASSI.


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