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La testimonianza su Marielle Franco di Valdenia Aparecida Moreira, attivista per i diritti umani di San Paolo, e di P. Dario Bossi, attuale provinciale del Brasile.

Marielle Franco

Il racconto di una vita di lotte accanto ai più poveri e agli esclusi.

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Marielle, donna nera, è cresciuta nella periferia. Di fronte a tanta violenza perpetrata dallo stato, cercò nello spazio dei movimenti sociali di lottare per i diritti della gente delle favelas, gente discriminata, umiliata, assassinata da agenti dello stato.

Non si è mai fermata. Andò a studiare per migliorare i suoi strumenti di lotta. Operò nei movimenti di diritti umani, dei diritti della donna, dei neri, dei poveri. Denunciò con coraggio gli abusi delle forze di sicurezza.

Si elesse consigliera comunale della seconda città del Brasile con la quinta maggior votazione, quasi 50 mila voti. Mise in questione l’intervento militare in corso a Rio, la sua città.

Non si fermò mai. Fino a mercoledì 14 di marzo, quando il suo corpo fu trivellato di pallottole.

La somiglianza delle nostre traiettorie di vita e di lotta mi ha fatto sentire la sua morte nel mio corpo. Questo corpo è stato così spesso minacciato e violato a causa della difesa incondizionata dei diritti umani, in particolare delle denunce delle violenze della polizia contro i nostri fratelli e sorelle che vivono nelle favelas.

Ho incontrato Marielle in un evento dell’organizzazione “Giustizia Globale” a Rio de Janeiro, dove abbiamo parlato delle sfide che le donne difensore dei diritti umani devono affrontare in una società violenta e maschilista. A quel tempo eravamo la voce di tante altre donne delle baraccopoli che avevano i loro figli giustiziati da poliziotti che avrebbero dovuto proteggere i cittadini. Davamo voce ai corpi violati delle ragazze che quotidianamente nelle periferie sono soggette a ogni tipo di violenza. Davamo voce all’indignazione delle famiglie contro l'indifferenza del sistema giudiziario che agisce con selettività nei casi di violenza, investigando e punendo solo quando le vittime sono bianche e ricche.

La violenza in Brasile ha portato la Chiesa cattolica a lanciare la Campagna della Fraternità durante la quaresima di quest’anno con il tema "Superare la violenza: siamo tutti fratelli". La campagna denuncia gli oltre 30.000 giovani assassinati all'anno in Brasile, 83 al giorno, 75% dei quali sono neri e poveri. La campagna ci consente di riflettere sulla funzionalità della violenza per i profitti dei produttori di armi, delle imprese di sicurezza privata e dell'industria farmaceutica. Profitti che finanziano campagne politiche e la vita lussuosa di molte autorità pubbliche.

La morte di Marielle ha molti autori. Sono necessari molti anni e molta dedizione per formare una leader comunitaria e attivista sociale como Marielle. Questo è il motivo per cui affermiamo che ogni volta che viene assassinato un difensore dei diritti umani viene uccisa una parte importante di una comunità.

Per noi cristiani è doveroso vedere nel corpo della donna violata, del giovane nero della favela, dell'immigrante che arriva al nostro paese, nel corpo di Marielle, la motivazione a continuare a lottare, perché è una lotta vera, lotta contro un sistema di morte imposta dal capitale e molto ben gestita dagli agenti politici ed economici di turno.

Impariamo da Papa Francesco la testimonianza radicale del Vangelo, la difesa della vita dei più poveri.

La morte di Marielle non ci farà tacere, non ci farà desistere dalla lotta per ciò per cui lei ha dato la vita. Dalla sua morte sorgeranno tante altre “Marielle” per unirsi alla costruzione di un mondo più umano e giusto possibile.

Marielle, presente! Marielle vive, oggi e sempre!  

Photocredits: Jornal O Globo.

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