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Raul Follereau

 RAOUL FOLLERAU

torna alla pagina "i testimoni della carità"

"Che fare ? La rivoluzione. Dove? In se stessi. Come? Con la carità !"

- Nato a Nevers nel 1903, Raoul ha soltanto 17 anni quando esce il suo primo libro: “Libro d’amore”.

Molto giovane inizia una carriera di scrittore-poeta che si annunciava piena di successo. Nel 1936 il direttore di un quotidiano argentino gli chiede di andare nel Sahara sulle orme di Padre De Foucauld di cui si è sul punto di celebrare il 20^ anniversario della morte.

È durante uno di questi viaggi che Raoul Follerau scopre i malati di lebbra. Durante i 10 anni seguenti percorre il mondo tenendo 1200 conferenze coi frutti delle quali venne costruita Adzopé, la città dei malati di lebbra. Adzopé è oggi l’”Istituto Nazionale del Trattamento della lebbra R. Follerau”.  

 

Ma per Follerau bisognava fare di più. Egli vuole far uscire i lebbrosi dalla loro segregazione e per fare questo vuole conoscerli e portare loro la sua amicizia. Per raggiungere questo scopo, questo uomo che non può camminare senza bastone a causa dei reumatismi, compie trenta volte il giro del mondo.

  R. Follerau moltiplica le sue iniziative:

  • Con tutti i mezzi di cui dispone diffonde le informazioni dell’O.M.S.: la lebbra non è più contagiosa di altre malattie; è guaribile con i sulfoni; non è ereditaria.

  • Nel 1952 interviene presso le Nazioni Unite.

  • Nel 1953 sottopone al Presidente della Repubblica Francese una proposta di legge avente come scopo la liberazione giuridica dei lebbrosi.

  • Nel 1954 per sensibilizzare l’opinione pubblica, lancia la prima Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra. Oggi circa 150 nazioni partecipano a questa Giornata.

  • Altro gesto spettacolare nell’anno 1954: R. Follerau scrive al Presidente degli Stati Uniti ed a quello dell’Unione Sovietica per chiedere, invano, un aereo da bombardamento ciascuno: “Con il prezzo di due di questi aerei potremo curare tutti i lebbrosi del mondo…”.

  • Nel 1964 scrisse al Segretario Generale dell’O.N.U. per chiedere che tutte le nazioni prelevino dal loro bilancio la spesa di una giornata di armamento e la mettano in comune per lottare contro la carestia, i tuguri e le malattie che decimano l’umanità. Dopo un’intera vita spesa a rendere giustizia ai malati di lebbra, Raoul Follerau si spegne il 6 dicembre 1977 a Parigi.

  Un testo di Raoul Follereau

Nomino Erede Universale... 

Giovani di tutto il mondo, o la guerra o la pace sono per voi. Scrivevo, venticinque anni fa: “O gli uomini impareranno ad amarsi o, infine, l’uomo vivrà per l’uomo, o gli uomini moriranno.

Tutti e tutti insieme.

Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire.

Bisogna scegliere. Subito. E per sempre.

Ieri, l’allarme.

Domani, l’inferno.

I Grandi – questi giganti che hanno cessato di essere uomini – possiedono, nelle loro turpi collezioni di morte, 20.000 bombe all’idrogeno, di cui una sola è sufficiente a trasformare un’intera Metropoli in un immenso cimitero. Ed essi continuano la loro mostruosa industria producendo tre bombe ogni 24 ore.

L’Apocalisse è all’angolo della strada.

Ragazzi, Ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire “NO” al suicidio dell’umanità.

“Signore, vorrei tanto aiutare gli altri a vivere”. Questa fu la mia preghiera di adolescente.

Credo di esserne rimasto, per tutta la mia vita, fedele…

Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta.

Il Tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me.

Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare.

Questa è l’ultima ambizione della mia vita, e l’oggetto di questo “testamento”.

 

 

*   *   *

  

Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo. Tutta la gioventù del mondo: di destra, di sinistra, di centro, estremista: che mi importa!

Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo.

*   *   *

 Più sento avvicinarsi la fine della mia vita, più sento la necessità di ripetervi: è amando che noi salveremo l’umanità.

E di ripetervi: la più grande disgrazia che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente.

Amarsi o scomparire.

Ma non è sufficiente inneggiare a: “la pace, la pace”, perché la Pace cessi di disertare la terra.

Occorre agire. A forza di amore. A colpi di amore.

I pacifisti con il manganello sono dei falsi combattenti. Tentando di conquistare, disertano. Il Cristo ha ripudiato la violenza, accettando la Croce.

Allontanatevi dai mascalzoni dell’intelligenza, come dai venditori di fumo: vi condurranno su strade senza fiori e che terminano nel nulla.

Diffidate di queste “tecniche divinizzate” che già San Paolo denunciava.

Sappiate distinguere ciò che serve da ciò che sottomette.

Rinunciate alle parole che sono tanto più vuote quanto sonore.

Non guarirete il mondo con dei punti esclamativi.

Ciò che occorre è liberarlo da certi “progressi” e dalle loro malattie, dal denaro e dalla sua maledizione.

Allontanatevi da coloro per i quali tutto si risolve, si spiega e si apprezza in rapporto ai biglietti di banca.

Anche se sono intelligenti essi sono i più stupidi di tutti gli uomini.

Non si fa un trampolino con una cassaforte.

Bisognerà che dominiate il potere del denaro, altrimenti quasi nulla di umano è possibile, ma con il quale tutto marcisce.

Esso, Corruttore, diventi Servitore.

Siate ricchi della felicità degli altri.

Rimanete voi stessi. E non un altro. Non importa chi. Fuggite le facili vigliaccherie dell’anonimato.

Ogni essere umano ha un suo destino. Realizzate il vostro, con gli occhi aperti, esigenti e leali.

Niente diminuisce mai la dimensione dell’uomo. Se vi manca qualcosa nella vita è perché non avete guardato abbastanza in alto.

Tutti simili? No.

Ma tutti uguali e tutti insieme!

Allora sarete degli uomini. Degli uomini liberi.

Ma attenzione!

La libertà non è una cameriera tuttofare che si può sfruttare impunemente. Né un paravento sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fetide ambizioni.

La libertà è il patrimonio comune di tutta l’Umanità. Chi è incapace di trasmetterla agli altri è indegno di possederla.

Non trasformate il vostro cuore in un ripostiglio; diventerebbe presto una pattumiera.

Lavorate. Una delle disgrazie del nostro tempo è che si considera il lavoro come una maledizione. Mentre è redenzione.

Meritate la felicità di amare il vostro dovere.

E poi, credete nella bontà, nell’umile e sublime bontà.

Nel cuore di ogni uomo ci sono tesori d’amore.

Spetta a voi, scoprirli.

La sola verità è amarsi.

Amarsi gli uni con gli altri, amarsi tutti. Non a orari fissi, ma per tutta la vita.

Amare la povera gente, amare le persone infelici (che molto spesso sono dei poveri esseri), amare lo sconosciuto, amare il prossimo che è ai margini della società, amare lo straniero che vive vicino a voi.

Amare.

Voi pacificherete gli uomini solamente arricchendo il loro cuore.

 

*   *   *

 

Testimoni troppo spesso legati al deterioramento di questo secolo (che fu per poco tempo così bello), spaventati da questa gigantesca corsa verso la morte di coloro che confiscano i nostri destini, asfissiati da un “progresso” folgorante, divoratore ma paralizzante, con il cuore frantumato da questo grido “ho fame!” che si alza incessante dai due terzi del mondo, rimane solo questo supremo e sublime rimedio: ESSERE VERAMENTE FRATELLI.

Allora… domani?

Domani, siete voi.

                                                                                                                        

                                                                                                                      Raoul Follerau

 

 

 

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