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Diario di Pasqua

Lettera di Padre Filippo Ivardi dal Ciad

Partiamo verso sud con Bernard, giovane comboniano congolese in formazione alle 8 di mercoledì 1 aprile. E già il paesaggio e il clima cambiano, più alberi, meno deserto e un po’ più fresco. Arriviamo a Goz Beida a 220 Km da Abéché verso mezzogiorno e io m’installo nella biblioteca della comunità cristiana. Sarà la mia casa di Pasqua. Anche se, a dire il vero, sarò sempre fuori…anche a dormire visto il caldo. Sempre sulla stuoia. Al mio fianco il grande uomo Nazzer, responsabile della comunità. Ad ogni istante Denonodji, sua moglie, ci porta da mangiare manghi, polenta e pesce. Anche le sue figlie si prendono cura di me. Portano acqua da bere e il secchio per lavarmi al mattino e alla sera. Batel, di 19 anni, si avvicina una sera per parlarmi e mi racconta il suo sogno di diventare suora…la incoraggio, le parlo a lungo, anche e soprattutto delle difficoltà…poi le regalo una Bibbia. Che sia la sua guida nella ricerca di Dio…

Al mattino preparo a lungo le letture e le celebrazioni del triduo pasquale…poi passo a visitare il pastore protestante Thomas, l’imam Abdoulaye, il prefetto e il governatore. Contatti e incontri importanti per la missione senza frontiere. Parliamo a lungo e scambiamo idee. Con Nazzer trattiamo in profondità un problema della comunità che dura da ormai 5 anni: un ex-prete, a cui la comunità aveva affidato dei soldi, è partito e non ha restituito. Solo dietro le insistenze della comunità rimette qualcosa. Lo chiamo al telefono e mi dice che tra una settimana comincerà a restituire quello che manca. Sarà vero? Quel fratello Giuda che è dentro di noi vive ancora…

Lavo i piedi il giovedì santo alle donne, alle bambine…sempre le più vulnerabili…piedi pieni di sabbia, quella del deserto. Ad ogni piede lavato sorrido e loro ricambiano…chissà se sono riuscito a trasmettere l’amore di Gesù…ma di certo dove non arrivo io arriva Lui! All’omelia parlo alla gente di Oscar Romero che su invito del papa a lasciare il Salvador a causa delle minacce di morte risponde: “Resto qui. E’ qui che devo restare fino alla fine. Se mi uccidono è in mezzo al mio popolo che risusciterò”. Un uomo fattosi popolo! E papa Francesco lo beatificherà il 24 maggio…una tappa importante, decisiva per il rinnovamento radicale dei seguaci del Galileo. La notte del giovedì santo ci arriva la notizia di un assassinio in città: due giovani amici in preda ad alcool e droga si sono azzuffato e uno ha tirato fuori il coltello ammazzando il compagno. E’ fuggito ma poi si è consegnato. Siccome il giovane è di origini sudiste si temevano rappresaglie in città contro sudisti e cristiani. Il venerdì c’era coprifuoco a Goz Beida…davvero un segno di morte, Gesù ucciso ancora… e poi la notizia del massacro dei cristiani in Kenya. La nostra preghiera incessante attorno alla croce è per tutti i crocifissi della storia.

Il sabato mattina scorre via veloce tra preparazione delle celebrazionidi sabato e domenica…poi la visita alla famiglia di Mondor, un caro amico cos nociuto a Guereda e sua moglie Therese. Mangiamo un ottimo pesce e ci beviamo una birra come anticipo della festa.

Poi la veglia pasquale: tutti attorno al fuoco per far tornare a bruciare il cuore dei tiepidi e il cuore dell’umanità ferita…due giovani ragazze diventano cristiane la notte della resurrezione: Agnes e Therese. I balli e le danze non finiscono più! La gioia della resurrezione si tocca con mano ad ogni angolo della bellissima chiesetta di Goz Beida. Finiamo stanchissimi per l’intensità dei momenti vissuti e andiamo a dormire sulla solita stuoia. Al mattino di domenica ancora in moto per il giorno di Pasqua: un matrimonio e 5 cresime. Ancora festa a non finire…il cuore della comunità palpita. Ci sono anche protestanti e musulmani venuti a festeggiare con noi. La festa continua a casa di Salomon et Lartedé, gli sposi. Poi a casa di Therese, battezzata il sabato santo. Mi ritrovo come al sud: sotto al grande albero una folla enorme di perone che cantano e danzano. Mangiamo assieme e poi via verso Koukou.

Raggiungo Bernard la sera tardi. MI sparo 50 chilometri in due ore su una macchina che fa scalo con i passeggeri e le merci. Siamo tre davanti e 4 dietro chiusi come sardine! Sopra di noi almeni 20 persone con i piedi che penzolano al fianco delle nostre teste. Ai 20 all’ora con ruote che non so come facciano ci mettiamo in marcia. Il tempo per pregare al tramonto e poi via di nuovo.

A Koukou mi aspettano Bernard con Desiré e Angeline i due sposi..mangiamo un buon pollo assieme, prepariamo la festa del giorno dopo e poi via a letto per riposare.

Il lunedì di pasqua quasi 100 persone riempiono la piccola chiesette di Koukou interamente costruita con gli sforzi della comunità. Una festa popolare molto bella e partecipata. Gli sposi pieni di gioia danzano assieme al loro piccolo Gautier che ho battezzato qualche minuto prima. Il tempo di mangiare kissar (tipica specialità araba) e capretto e poi via ai saluti e di nuovo in strada per rientrare.

Se Pasqua vuol dire passaggio il nostro è stato davvero un passaggio dentro la vita, le emozioni, il cuore di una piccola porzione di popolo di Dio al nord-est del Ciad, quel piccolo germe chiamato ad essere sale della terra e luce del mondo…una grande speranza per la nostra umanità in declino.

P. Filippo Ivardi, Ciad.

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