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AL DI LÀ DELLA MORTE

Lettre di Padre Diego dall' Egitto

Carissimi amici e amiche in Italia e dintorni!

Un abbraccio forte prima di celebrare la Pasqua. Qui in Egitto la situazione è un po' calda, visto che ormai ogni giorno si sente parlare di piccoli attentati a negozi e attività. Il clima del Medio Oriente, poi, si sta scaldando, con navi da guerra occidentali che hanno già passato il Suez, senza che nessuno ne parlasse... Tutti i nostri paesi confinanti sono in fermento, eppure – paradossalmente – la vita qui al Cairo continua “normale”.

Una delle cose che mi ha sempre colpito del Diario di Anna Frank è vedere come anche in tempo di guerra la gente facesse feste di compleanno, passeggiate, andasse al lavoro. Verrebbe da dire “vita nonostante la morte”. Di solito pensiamo che la guerra sia un continuo bombardamento dalla mattina alla sera, con tutti gli edifici distrutti. Purtroppo per molti è così: quando è così per una persona, è già troppo. Ma la realtà – e lo dico senza voler essere cinico – è che la maggioranza della gente "continua a vivere".

Forse le guerre accadono e ce ne accorgiamo solo dopo (magari, se ce ne accorgessimo prima, le eviteremmo... ma anche su questo ho seri dubbi: la storia è una maestra orfana di alunni). E così in Medio Oriente ci stiamo “abituando” alle cose più strane. Me lo diceva un'amica italiana, prima di tornare in Italia dopo aver speso qualche anno qui al Cairo: la cosa più pazzesca è che ci siamo abituati alle bombe. Le senti, ringrazi il cielo che anche stavolta non è toccata a te (in una città di 20 milioni di abitanti, le bombe ammazzano uno o due alla volta.... non è cinismo se insisto che il traffico è ancora più pericoloso del terrorismo, qui al Cairo), e tiri avanti.

Appunto. Tirare avanti. Tirare dritto.Come il sacerdote e il levita che ignorarono il povero malcapitato sulla strada da Gerusalemme a Gerico (Lc 10).

La pasqua che celebriamo è un'altra cosa. È vivere dopo la morte, al di là della morte: non “nonostante”, ma “oltre”. Vuol dire accogliere la sofferenza e la morte, abbriacciarle – senza troppi giudizi, e andare avanti portandosela in braccio, magari anche con il sorriso sulle labbra: non un sorriso paternalista e sdolcinato, ma di serena contentezza. Anche il Signore passa, ma lui non passa col muso indifferente di chi non ha tempo per gli altri. Passa, ci raccoglie, e ci porta.

Un versetto che ho sempre trovato strano e che ci accompanga in questo tempo di preparazione alla pasqua dice “se il chicco di grano caduto in terra non muore, RIMANE SOLO”. Cosa vuol dire di un chicco rimanere solo? Che si annoia, che si intristisce? O forse che non porta frutto?

La morte è vivere soli. L'indifferenza, il “me ne frego” è la soglia della morte. Buona Pasqua di resurrezione. Che riusciamo a seppellire la nostra necrofilica voglia di stare soli, di aggrapparci al... niente. E che ci apriamo alla vita che germoglia, anche lì dove la sofferenza si fa sentire, e dove tirano venti di guerra.

Un grazie a tutti per il supporto spirituale e materiale che ci mandate sempre: ringrazio i gruppi missionari di Cogollo e di Piovene, l'AVIS di Piovene, ma con loro e attraverso di loro le intere comunità e le tante singole persone che non mancano di essere solidali.

Che il Signore ricompensi la vostra generosità! Io sto concludendo il master in pedagogia, quindi fra qualche mese potrei - in sha Allah - cominciare qualche nuovo tipo di servizio, ma per ora finiamo questa tappa: ad ogni giorno basta la sua pena. Vi terrò aggiornato di eventuali novità (sul fronte Sudan, tutto tace...).

Vorrei abbracciare ognuno, con l'affetto e la stima di sempre

Diego

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