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LA PAROLA CERCA UN VARCO

lettera di Filippo Ivardi dal Ciad

LA PAROLA CERCA UN VARCO

La Parola si fece carne e venne a mettere la sua tenda in mezzo a noi” (Gv 1,14).

La nostra sola ambizione missionaria in un paese musulmano, come in
tutti gli altri paesi è di tessere con un popolo dei legami tali che
Dio possa quando vuole e come vuole, far passare il suo Spirito

 (Pierre Claverie, vescovo di Orano, ucciso il 1 Agosto 1996).

       Abdoulaye è un giovane meccanico camerunese musulmano fuggito dalla guerra del Centrafrica. Terrorizzato dalla furia vendicatrice dei presunti cristiani trova rifugio al nord del Ciad a casa di Abel. Lo incontro al nostro arrivo nella comunità di Kalayt. Mi accoglie con un gran sorriso e si dice felice di aver trovato una casa. Abel è un cristiano impegnato della comunità cristiana di Kalayt e ha aperto la sua porta… ma allora non tutti i cristiani lo vogliono far fuori… forse che non tutti i cristiani sono uguali?… ci sono quelli che servono il Vangelo e altri che se ne servono… come non tutti i musulmani sono gli stessi… chi serve Dio (come il nome Aboulaye suggerisce) e chi si serve di Dio per fare altro… ”Questo non è Islam !” hanno gridato tanti imam nigeriani contro Boko Haram e il terrore che imperversa in Nigeria… mi viene da rispondere che “Questo non è cristianesimo !” contro le guerre dei potenti della terra dalle impensabili radici cristiane (ma quali??) in Libia, Irak, Siria… Abdoulaye ripara la nostra macchina e lavora la notte... gli tengo la torcia per vedere dove mettere mani e bulloni mentre il freddo del deserto comincia a pungere. Lavora per tre ore e alla fine non vuole niente… insisto e gli infilo nella camicia un biglietto. Lo affido al Dio che cerca di mettere la sua tenda… non perché diventi cristiano ma perché continui ad essere il buon musulmano che ho incontrato.

       Nel frattempo a Kalayt anche i musulmani cercano le nostre agende biblico-liturgiche del 2015…cosa se ne faranno? Lo Spirito cerca un varco… per un dialogo possibile al quotidiano. Quello dell’amicizia con l’imam Adoum Moussa che viene alla nostra celebrazione di Tine, assiste a tutta la messa e dopo la mia omelia mi mette in piedi e chiede la parola.. gli dico di attendere un attimo… poi mi pento perché al momento della consacrazione si alza (e penso che voglia venire a consacrare con me… pretendo troppo??) e se ne va… penso che se la sia presa… Invece esce perché sente la voce del muezzin che invita alla preghiera… bello no? Noi con l’Eucarestia e lui a fianco pregando verso la Mecca… altro che dialogo interreligioso… poi rientra e quando gli diamo la parola dice che è veramente contento di aver ascoltato la mia omelia... aggiunge altre parole... di pace, di dialogo, di accoglienza, di ascolto… la Parola cerca un varco. Alla fine della Messa mangiamo insieme dall’unico piattone il kissar (piatto tipico arabo) con carne di agnello. Ride dicendo che coloro che non vogliono mangiare con i cristiani non hanno capito nulla dell’Islam. Poi mi invita a conoscere la sua scuola coranica dove i giovani ragazzi recitano a memoria il Corano senza interruzioni. Prendiamo un the insieme e insiste perché mi fermi a dormire da lui… la “sua tenda” in mezzo a noi.

       Hissen, giovane musulmano scappato dalla Nigeria e dal terrore di Boko Haram (il movimento terrorista che imperversa nel paese vicino) arriva a Fada al nord del Ciad, nel deserto, e trova rifugio presso la nostra comunità cristiana... strano no? In mezzo a tutti i musulmani trova riparo dai cristiani… che Dio si stia burlando di noi? Ma quale Dio? Quello del Gesù in croce dei cristiani o quello dell’Issa dei musulmani che non muore in croce? Hissen partecipa agli incontri della comunità, viene alla Messa senza che nessuno lo abbia invitato a fare un passo che per l’Islam non è previsto… ma lui viene e nessuno gli chiude la porta… lo Spirito sorprende e vuol passare…

        Chouloupi amico e falegname musulmano l’anno scorso mi ha chiamato per gli auguri di Natale. Lo farà ancora quest’anno? Nel frattempo ci ha prestato la sua saldatrice per i lavori del capannone per quattro mesi e non ha voluto una lira… anche questo è dialogo al quotidiano. Come quello con Ousmane, giovane musulmano che coordina il nostro centro culturale Foyer del Jeunes… agli inizi dei nostri incontri sempre facciamo un momento di silenzio nel quale ognuno prega il suo Dio… rispetto e preghiera simultanea attorno allo stesso tavolo… quello della mensa del Regno dove un giorno ci trovremo tutti assieme a festeggiare... ”molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli” (Mt 8,11)

        Ramadam nostro vicino cuoce la carne fino a sera e a volte mi fermo da lui per gustare il “laham” la carne di agnello… ora siamo amici e quando mi vede passare mi invita e mi offre gratis... così fa anche Adoum che vende il the sulla strada a due passi da casa… mi siedo parlo con lui e con la gente e sempre vogliono offrirmi. Ormai siamo amici e l’amicizia sorpassa tutto. Lo avevo capito anni fa sulle Ande peruviane e oggi trovo conferma ad altre latitudini: l’evangelizzazione comincia e passa dall’amicizia… dalla relazione diretta con le persone… da rispettare e amare per quello che sono…musulmane o cristiane, della religione tradizionale, di qualunque etnia… l’amicizia che sorprende, coinvolge, rispetta, accoglie, apre un varco…

       Il sabato prima di Natale la nostra cellula Caritas prenderà in esame alcuni progetti di sviluppo: un associazione di donne musulmane con handicap e un'altra di vedove musulmane. Cercano attività generatrici di reddito per sfamare i loro bambini… con Souade e Hajje, le due predidenti, siamo diventati amici: ho visitato le loro case e abbiamo mangiato insieme… un altro progetto riguarda l’alfabetizzazione dei bambini di strada costretti all’elemosina dai loro marabouts (maestri del Corano)… vedremo ma intanto lo Spirito cerca un varco…

       Mentre scrivo sento sullo sfondo i canti dei bambini della nostra scuola che preparano la festa del Natale… sono cristiani e musulmani insieme che crescono sui banchi, uno accanto all’altro… non fanno storie se si tratta di preparare la festa di un'altra religione… festa imposta? No! La scuola è cattolica e propone questa iniziativa... chi non vuole è libero di rinunciare… ma famiglie e bamabini qui non vogliono perdersi l’avvenimento…

        Così mentre il mondo si polarizza tra presunto islam e occidente malauguratamente etichettato “cristiano” (ma sarebbe molto meglio dire tra interessi geopolitici diversi) qui al nord-est del Ciad stiamo provando a tessere legami con il popolo perché Dio passa passare con il suo Spirito che soffia come e dove vuole… senza controlli, etichette, lasciapassare, passaporto o carte di battesimo… qui al nord-est del Ciad con tutti i nostri problemi e contraddizioni (ce ne sono tantissimi! Se solo cominciassi… ma voglio vedere e provare speranza) la Parola prova a mettere la sua tenda in mezzo a noi… e allora sarà Natale ancora, quello essenziale… quello senza il quale il sale perde il sapore, senza il quale essere cristiani sulla carta o per abitudine o per tradizione non serve più a nulla: “Voi siete il sale della terra ; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente” (Mt 5,13).

Che la Parola trovi un varco in te… per un Natale essenziale.
Tuo amico e fratello nel cammino
Filo

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