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Il Dolce della Pace

Lettera di fr. Rizzetto dal Sud Sudan

IL DOLCE DELLA PACE

Carissimi,
Un saluto ed un sorriso da Wau, Sud Sudan.
è diventato abituale, per me, cominciare questa lettera con una riga di scuse per il tempo che lascio passare tra una comunicazione e l’altra… dovuto certamente più alla mia disorganizzazione che alla mancanza di tempo. Infatti, più volte ho sentito dire che noi Europei abbiamo l’orologio ma qui, la nostra gente, ha il tempo. Credo che devo imparare ancora molto su questo.

Vi spero bene. Spero che alcuni di voi si stiano godendo un meritato periodo di vacanza. Ma, con un certo disagio nel dirlo, credo anche che questa lettera troverà molti a fare ancora i conti con la crisi economica e che forse le vacanze per molti… non ci saranno.
Quest’anno non è cominciato bene per il Sud Sudan. Anzi, come forse già sapevate la crisi politica che era iniziata a dicembre si è espansa e prolungata per la prima parte dell’anno. So che, marginalmente, la notizia è stata trasmessa anche dall’informazione italiana, se non altro per il fatto che alcuni concittadini si sono visti costretti a lasciare il paese, un po’ all’improvviso. C’è da dire che il conflitto non ha interessato tutte le regioni del Sud Sudan e, per esempio, Wau è sempre rimasta relativamente tranquilla.
Dopo molti mesi e un indicibile numero di vittime le due parti si sono sedute di fronte alla Comunità Internazionale e firmato un accordo di cessazione delle ostilità, lo scorso maggio. Ci sono state molte distruzioni, che non hanno risparmiato ospedali e scuole. Alcuni missionari operanti nelle regioni più colpite sono stati costretti a fuggire. La diocesi di Malakal ha chiuso le attività pastorali per 3 mesi. La stessa città di Malakal è stata presa dai ribelli e ripresa dai governativi almeno 9 o 10 volte. Il numero di profughi ha raggiunto le 800 mila unità. Tutti motivi che danno ragione alle parole dure usate dalla signora Hilde Johnson, rappresentante uscente della Missione ONU in Sud Sudan, nel sottolineare che la responsabilità della crisi sia da attribuire solo alla leadership politica ed alla lotta per il potere che le due fazioni createsi in essa hanno cominciato e sostenuto. L’undici luglio, il giorno del terzo anniversario dell’indipendenza, è stato infatti segnato da un atmosfera dai toni pacati e dal disincanto generale.
La tregua ha tenuto fino a non pochi giorni fa quando la fazione dell’ex vicepresidente ha attaccato una città della regione di Jonglei. Ancora una volta le parole di condanna sono venute, questa volta senza usare giochi di parole ma identificando chiaramente i responsabile dell’attacco.
Questa introduzione è sicuramente triste per tutti e per alcuni può sembrare preoccupante. È per questo che in questa lettera vorrei soffermarmi su un incontro che è stato organizzato per gli studenti del CHTI lo scorso fine settimana. La nostra cara Sr Cathy, P. Jim che sono membri del gruppo Pastorlae di Solidarity e due seminaristi della Società dei Mariknoll hanno animato un seminario sulla promozione della Pace per i nostri studenti e per alcuni studenti della scuola governativa di ostetricia, nostri vicini di casa, il cui Istituto si trova ad un centinaio di metri dal nostro.
Sarebbe inopportuno richiamare passo passo i temi trattati, ma mi è piaciuto molto l’approccio proposto, che lasciava spazio ai lavori di gruppo ed alla riflessione personale. Il primo giorno la provocazione lanciata era: trovare gli ingredienti della Pace. I gruppi hanno usato il brainstorming per trovare alcune parole chiave che hanno messo su cartelloni che potevano essere ammirati come se fosse una galleria di opere d’arte… ed infatti lo era.
La seconda sfida era identificare gli ostacoli alla Pace ed anche qui si è vista la creatività e la profondità della riflessione degli studenti. Un'altra galleria, questa volta dalle tinte più fosche, che però rivelava come gli studenti fossero informati sulla situazione del paese e abili nel dare un nome agli ostacoli che impediscono la convivenza rispettosa gli uni con gli altri.
La giornata di sabato sarebbe stata più una giornata di ritiro e di preghiera. Non era di per sé rivolta a tutti e  gli studenti potevano sentirsi liberi di partecipare o no. Devo dire che, con un certo stupore, ho visto che la partecipazione degli studenti fu la stessa del giorno precedente.
Ma c’è una cosa che mi ha colpito più di tutte. La sera del venerdì, due studentesse, Mess e Susan hanno pensato di preparare un dolce, il Dolce della Pace, partendo dall’idea degli “ingredienti” che si possono usare. Il dolce è stato presentato alla fine dell'Eucarestia conclusiva. Sembrerebbe una cosa molto semplice e piccola eppure il messaggio è stato grande e di effetto. Personalmente, ho sentito di essere particolarmente orgoglioso di Mess, che è una ragazza molto dolce e timida, facilmente invisibile nel gruppo. Vederla stare lì, in piedi, di fronte ad un sessantina di persone, spiegando, con il suo inglese un po’ stentato, le ragioni che l’avevano portata a preparare un dolce, per tutti… mi ha riempito di gioia e di ammirazione. Susan, aveva saputo proprio quel giorno che c’era stato un attacco ad Abiey, la sua città e nonostante fosse preoccupata per la sua famiglia, ha saputo trasformare in preghiera, questo piccolo, grande gesto di condivisione. Alcuni studenti, rappresentanti degli 11 stati del Sud Sudan, dei Monti Nuba e della Scuola di ostetricia sono stati chiamati di fronte, come primi “assaggiatori” Il dolce è stato poi diviso fra tutti, alla fine della Messa, mentre durante il canto finale ci eravamo mossi dalle sedie e ci tenevamo per mano in cerchio. Mess e Susan, con grande gioia, a voler descrivere i loro volti, passavano tra di noi, dando a ciascuno un pezzo di torta. Tutti l’abbiamo ricevuto: delizioso!
Ciò che ho condiviso è probabilmente una piccola cosa agli orecchi di molti, insignificante di fronte alle miserie che questa guerra civile ha portato, di recente nel paese ed anche di fronte alle notizie che ci giungono da altri paesi, come la Siria, l’Iraq, l’Ucraina e quel luogo di dolore infinito che chiamiamo Terra Santa, Israele e Striscia di Gaza. Davvero un dolce, che cosa e’ di fronte a tanto scempio di vite umane? Eppure sono questi piccoli segni che mi danno la speranza che qualcosa cambierà e che ci saranno persone che offriranno alla comunità gesti d’amore, gesti di pace e riconciliazione che ci rivelano la vera natura che Dio ha pensato per la sua famiglia umana. “Beati i costruttori di Pace, saranno chiamati Figli e Figlie di Dio.” (Matteo 5,9) Come Mess e Susan che sono operatrici di Pace, nel preparare un dolce. Come gli altri ragazzi e ragazze di queste foto. Anche quelli che sono giovani da più tempo… Come Ghandi che disse: No c’è una strada verso la Pace. La Pace è la strada!”
Un abbraccio sincero, cercando Pace. Augurandovela di tutto cuore.   
Camminando con ostinata speranza,


Frat. Paolo Rizzetto MCCJ (Sud Sudan)

 

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