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Annunciare la fraternità in Sud Sudan

Lettera di P. Christian Carlassare

ANNUNCIARE LA FRATERNITÀ IN SUD SUDAN


La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata.
PAPA FRANCESCO


Carissimi amici della missione,

Come avrete forse sentito dalle notizie dei telegiornali il Sud Sudan sta attraversando un momento di crisi molto grave. Meno di tre anni fa il Sud Sudan ha ottenuto l’Indipendenza dal Nord. E Il 15 Dicembre 2013 è scoppiato un conflitto che puó arrivare ai livelli di una Guerra civile.

Salva Kiir, il presidente in carica, ha preso una linea di governo dura dove non c’è spazio per l’opposizione e un governo democratico del paese. Ha cercato di eliminare tutti i possibili rivali. Riek Maciar, ex vice-presidente, non ha mai nascosto la sua ambizione di diventare il prossimo presidente. Oltre a questo ci sta anche l’elemento tribale. Salva Kiir è un Dinka mentre Riek Maciar è un Nuer. Due tribù simili, direi quasi sorelle, ma che non hanno mai avuto convivenza facile. Quando Salva Kiir ha cercato di disarmare alcune sezioni dell’esercito dove c’erano molti Nuer e ha poi tentato di arrestare Riek Maciar insieme ad altri politici, è scoppiata una violenta battaglia all’interno dello stesso esercito. E quando Riek Maciar è riuscito a scappare, c’è stato un battaglione Dinka (chiamato Tigre) che è andato nei quartieri popolati soprattutto da Nuer, è passato di casa in casa, ha ucciso chi trovava, rubato e bruciato. A questo punto il conflitto, che inizialmente era essenzialmente un problema politico, ha preso una tinta etnica. In risposta a tutto ció, alcuni battaglioni dell’esercito si sono uniti a Riek Maciar così come tutti i Nuer. Nelle aree popolate dai Nuer, i Nuer hanno riservato una cattiva sorte a tutti i Dinka che si trovavano da loro.
Il Natale è arrivato come una celebrazione mesta dove tante persone hanno ricordato i loro morti o i loro familiari che si trovano in difficoltà. La stampa dice che i morti siano intorno al migliaio, ma qui si pensa che in verità ce ne sono stati molti di più dall’inizio del conflitto fino a oggi. Alcuni dicono già dieci mila. Gli sfollati duecento mila. Solo in JUBA ci sono quaranta mila Nuer protetti nei campi dell’ONU che vivono in condizioni miserevoli perché hanno perso tutto. L’ONU ha deciso di rafforzare il suo contingente. Anche i paesi limitrofi come l’Uganda e il Kenya hanno mandato i loro soldati per sostenere il governo contro la ribellione. La diplomazia internazionale ha proposto degli accordi di pace fra le due parti. Ormai da venti giorni alcuni rappresentanti delle due parti sono ad Addis Abeba ma non riescono a trovare un compromesso. Il conflitto non si placa. Gli annunci di una tregua non vengono rispettati. Sia governo che ribelli vogliono conquistare il controllo di tre città chiave: Bor, Malakal e Bentiu. Malakal e Bentiu sono le capitali delle due regioni ricche di petrolio. Chi ha in mano queste due regioni ha in mano l’economia del paese.
Il primo giorno dell’anno è dedicato alla pace nel mondo. A Fangak così come in tutte le chiese del Sud Sudan abbiamo pregato per la pace in questo paese ferito da tanta violenza. Il costo da pagare a questo conflitto è troppo alto: la vita di tante persone, la miseria, l’ingiustizia. E questo per un posto al governo? O per altri interessi economici? Come possiamo accettare di vedere il fratello uccidere il fratello, come ai tempi di Caino e Abele. Molte persone hanno già abbandonato il paese, soprattutto stranieri, ma anche Sud Sudanesi che preferiscono cercare protezione nei paesi limitrofi. Noi missionari siamo rimasti accanto alla gente perché il messaggio di Gesù è sempre un messaggio di conversione e speranza. Anche dove sembra che non ci sia futuro, il cambiamento è ancora possibile. Ed è possibile solo quando si fa esperienza di fraternità. Papa Francesco ne ha parlato nella lettera in occasione della giornata mondiale della pace. Ha detto che la fraternità deve essere annunciata e testimoniata, e io dico che oggi va annunciata e testimoniata soprattutto in Sud Sudan. E la sola nostra speranza.
In questo momento anche la vostra  fraternità ci è molto preziosa. Per questo vi chiedo il ricordo nella preghiera e, dal canto mio, vi assicuro il ricordo durante la celebrazione dell’Eucaristia.

Con sentimenti di amicizia e affetto,
P. Christian Carlassare

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