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La missione nasce dalla simpatia

Al mattino non c'è bisogno di svegliare Cleto perchè alle prime luci dell'alba i bambini sono già tutti svegli dopo un bel sonno cominciato subito dopo il tramonto. Le zanzare sono molte e non c'è pace se non nella zanzariera. Nyaloi si alza e manda tutti i bambini al fiume perchè si lavino il viso e raccomanda la più piccina a Cleto perchè le lavi bene gli occhietti sempre molto sporchi al mattino. Mentre raccoglie le stuoie dove hanno dormito e piega le zanzariere appendendole poi al tetto di paglia della capanna pensa al marito Gatcang sempre lontano. "Se fosse qui forse avremmo un pó di soldi per cominciare la giornata con un tè", pensa fra sè. Al villaggio i bambini avevano del latte appena munto ogni giorno. Ma da quando sono a Fangak si devono abituare alle cose belle della vita cittadina come a quelle brutte.

 

Nel villaggio donne e bambini sono indaffarati ogni giorno nel lavoro della stalla, seguire le mucche, provvedere l'acqua e la legna per la cucina: non c'è molto tempo per altre cose che non siano legate alla stretta sopravvivenza. Nella cittadina la vita è più rilassata anche se bisogna ingegnarsi per trovare quel pó di soldi per comperare il companatico da accompagnare alla polenta. Fortunatamente il sorgo è provveduto dal marito, ma per le altre necessità ci deve pensare la mamma. Nel villaggio c'è abbondanza oltre che molta condivisione tra le famiglie; nella cittadina c'è ció che nel villaggio non si puó neanche sognare, ma c'è a caro prezzo e quindi bisogna sempre fare i conti con le proprie possibilità. Nel villaggio si puó vivere bene anche senza un soldo, ma in città non è cosí. Nyaloi non ha un lavoro fisso. Oltre ai lavori domestici in alcuni pomeriggi si dedica ad alcuni lavori occasionali che possano permetterle di portare a casa qualche soldo per offrire ai bambini qualcosa di più della semplice polenta. Anche Cleto si dà da fare. Nel pomeriggio passa delle ore al fiume e molte volte riesce a portare a casa qualche pesce. Nella cittadina c'è quello che nel villaggio non c'è. Oltre al mercato, c'è la clinica dove non manca un antimalarico quando i figli hanno la febbre. Ma ciò che ha spinto Nyaloi a trasferirsi a Fangak è la presenza della scuola cominciata da un gruppo di maestri volontari qualche anno fa sotto le piante della chiesa. " Svelto Cleto, metti la camicia e andiamo altrimenti facciamo tardi". La scuola dista solo un chilometro o poco più, ma nella stagione delle pioggie è un chilometro di fango che non si può percorrere di tutta fretta altrimenti si arriva con i vestiti sozzi. Nyaloi lascia la capanna con Cleto, affidando i due più piccoli, Giuliano e Sara, alla nonna Nyakuany intenta a spazzare il piccolo cortile davanti alla capanna. Il chilometro passa veloce allungato solo dai vari incontri lungo il cammino che arricchiscono la giornata ai quali al semplice saluto si aggiunge anche una breve conversazione. Cleto come al solito precede la mamma trattenuta da qualche conoscente lungo il sentiero, ma l'aspetta al cancello della chiesa. Entrano insieme. Salutano il direttore Peter Keak che aspetta gli studenti sotto il grande albero che sta di fronte ad alcune aule costruite in materiale semi-permanente (ed è lì che scatto la foto). Poi Nyaloi accompagna Cleto sotto la pianta della terza elementare raccomandandogli di rimanere attento alle lezioni. E poi si dirige verso la sua classe: la quarta elementare. La missione nasce dalla simpatia, mi aveva insegnato un missionario. Ed è proprio vero. Essere capaci di simpatia è davvero importante. Simpatia o anche empatia, che significa essere capaci di identificarci con le persone con cui entriamo in contatto fino a comprendere i loro sentimenti e desideri. Possiamo condividere i loro sentimenti perchè anche loro come noi hanno sentimenti e sogni per il futuro. Questa esperienza ci conduce a sentire quanto l'umanità intera sia un solo corpo dove ogni arto vive in solidarietà con l'altro. Gesù si è identificato con gli altri. Seguire Gesù oggi significa identificarci cosí totalmente con gli altri da essere capaci anche noi di dire come Gesù: "Tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatto a me" (Mt 25:40). La mia identità non è solo ciò che sono. La mia identità prende consistenza in quello che l'umanità è nel suo insieme. Come Gesù si è fatto uno con l'umanità intera cosí anche noi siamo uno con l'umanità, i suoi sogni e speranze.

Un ricordo pieno di simpatia

Padre Christian Carlassare Old Fangak

di: Christian - edit fmarchese

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