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Perché non si parla del Centrafrica?

Lettera-comunicato di suor Elianna Baldi

Perché non si parla del Centrafrica?

 


 

 

Carissima\o amica\o di Giovaniemissione, 

sono sr Elianna, missionaria comboniana in Centrafrica e con gioia rispondo all’invito della redazione del sito per parlare un po’ della situazione del Paese da cui vengo.
La fonte permanente, coraggiosa e sicura che quotidianamente ci faceva sapere cosa stava succedendo, mentre il mondo stava in silenzio, è http://www.rjdh-rca.net/, ovvero il Réseau des Journalistes pour les Droits de l’Homme en Centrafrique. Insieme naturalmente alla nostra radio diocesana, Radio Notre Dame, che non ha mai smesso di andare a cercare e dare voce alle vittime dello stillicidio.
Se ti chiedessi di spiegarmi che cosa è successo in Centrafrica in questi mesi, è gia tanto se non mi risponderai chiedendomi: “in quale Paese esattamente?”. Già, perché la maggior parte degli italiani non sa nemmeno che esiste uno stato chiamato Centrafrica o Repubblica Centrafricana.
E i nostri mass-media sono naturalmente troppo occupati da Berlusconi e compagnia, per poter dare spazio ad una regione che va bene solo per procurare risorse a basso prezzo, ma non per creare domande alla coscienza di chi è dall’altra parte dello schermo.
Non ci sono bombe e armi di uccisione di massa, come in Siria o in Libano, che procurano immagini che fanno sopravvivere i nostri telegiornali in cerca di sangue. Ma dal 10 dicembre 2012 il popolo centrafricano è in ostaggio di una ribellione che è arrivata a controllare tutto il territorio nazionale, e quando dico tutto, intendo che nemmeno un piccolo villaggio è rimasto illeso, non visitato.
Dal 10 dicembre 2012 la memoria storica del paese è stata cancellata secondo una perversa strategia di guerra: all’arrivo ad ogni comune, piccolo o grande, tutti gli archivi dell’amministrazione pubblica sono stati distrutti. Prendete un istante di silenzio e provate a percorrere con la vostra immaginazione la superficie dell’Italia e pensare che tutta la storia sparisca da un giorno all’altro..... orribile, da restare senza fiato.
La Chiesa è l’unica che ha sempre cercato di denunciare con forza, e vorrei lasciare prestare questo spazio ai Vescovi del Centrafrica che, cinque mesi dopo la data prevista, sono finalmente riusciti a mettersi tutti in viaggio, uscire dalle Diocesi dove erano praticamente prigionieri a causa dell’insicurezza e per non lasciare sola la gente, per fare il loro incontro annuale. Il documento ufficiale che la Conferenza Episcopale nazionale ha pubblicato, è una sintesi efficace di quanto successo. Ascoltatela con il cuore, ma senza sentimentalismi. Non è una tragica fatalità, quello che è successo. È un'ingiustizia che deve indignare.

“Mai visto prima”: ecco le parole che esprimono il sentimento generalizzato del popolo davanti all'invasione dei ribelli della Seleka. Non si era mai conosciuto sulla nostra terra un conflitto così grave per la sua estensione e la sua durata. Mai, nessun disordine politico-militare si era esteso con tante violenze e conseguenze su tutto il territorio. Mai una ribellione ci ha riversato una così forte presenza di combattenti stranieri. Mai una crisi ci ha fatto correre un così grave rischio di conflitto religioso e di implosione del tessuto sociale.
Uno spettacolo di “mai visto prima” su tutti i piani.

1. Sul piano sociale
Sul piano sociale, non si è ancora finito di stabilire il bilancio in termine di perdite di vite umane, violenze sessuali, saccheggi, villaggi incendiati, distruzione di campi, violazione e spogliazione di case private, di famiglie illegalmente espropriate delle loro case che sono state occupate in modo inopportuno da un “uomo forte” o una banda armata. Il tessuto sociale è stato completamente strappato. I valori e i punti di riferimento sociali sono stati travestiti. Il popolo è stato sottomesso a un enorme traumatismo le cui conseguenze si manifestano nel caso di suicidi e depressioni.

2. Sul piano economico
Sul piano economico, mai una crisi aveva generato una distruzione così sistematica e programmata di quello che restava del fragile tessuto industriale e economico del Paese. Che eredità lasceremo alla futura generazione? Il desiderio di soddisfare degli interessi egoistici e meschini, non saprebbe giustificare l’irresponsabilità che dimostriamo nella gestione irrazionale delle nostre risorse.

3. Sul piano politico-amministrativo
Sul piano politico-amministrativo, mai il popolo ha compreso l’ostinazione con la quale i militari della coalizione Seleka hanno distrutto gli archivi dell’amministrazione pubblica e delle collettività locali. Che cosa si nasconde dietro questa volontà di distruzione e di annientamento della memoria nazionale? Mai il popolo ha compreso il loro accanimento contro i rappresentanti del governo e gli agenti dello Stato in missione nelle scuole, negli ospedali e nei diversi servizi amministrativi in tutto il territorio. Questi atti hanno minato l’esistenza stessa della nostra nazione. L’autorità dello Stato è messa in questione da gruppi armati che hanno stabilito un’amministrazione parallela nelle diverse località del Paese al di fuori della capitale.

4. Sul piano educativo e scolastico
Sul piano educativo e scolastico, il rischio di un « anno bianco » è reale. 
Nonostante i montaggi fatti dai tecnici del Ministero dell’Insegnamento e dei ripetuti appelli fatti dalle autorità competenti, la ripresa delle attività scolastiche si è realizzata molto timidamente in certe sedi dell’Insegnamento Cattolico Associato di Centrafrique (ECAC) a Bangui, Bangassou, 
Kaga-Bandoro, Bouar, Berbérati e in qualche altra scuola pubblica. Un programma di esami è appena stato comunicato dal servizio che si occupa di Esami e Concorsi. Che cosa si fa della maggior parte delle scuole saccheggiate e di quelle che restano ancora chiuse?

5. Sul piano della sicurezza e militare
Sul piano della sicurezza e militare, l’esercito nazionale e repubblicano, ha ceduto il passo a un aggregato di fazioni che faticano a stare insieme, mancano di etica e di deontologia professionali. Questi elementi continuano a comportarsi da ribelli. Sfidano qualsiasi gerarchia e restano fedeli solo al “loro capo militare”. Approfittano delle loro armi per imporre le loro leggi.
Nonostante i saccheggi e gli abusi commessi sulla popolazione, rifiutano di farsi disarmare. Inoltre i mercenari esigono ancora di essere pagati. Tale è il caso dei Sudanesi che occupano ancora la caserma dei Vigili del Fuoco.
Anche se è percettibile un inizio di ripristino della sicurezza a Bangui, non è lo stesso per il resto del Paese, dove il cantonamento degli elementi della Seleka diventa causa di sofferenza continua per la popolazione che è abbandonata in loro balia. Questi uomini, che sarebbero supposti assicurare la sicurezza delle persone, si trasformano invece nei loro boia.
Si arrogano il diritto di commettere tutti gli abusi immaginabili.
La vita del Centrafricano non ha ormai alcun prezzo.
Questi elementi della Seleka, la maggior parte Ciadiani e Sudanesi, possono impunemente uccidere, violentare, saccheggiare, incendiare case, granai, villaggi interi, come rappresaglia alla legittima difesa opposta dalle popolazioni.
Deploriamo il fatto che in tutto il Paese sono state disseminate armi di ogni tipo, cosa che aumenta il sentimento e le realtà d’insicurezza.
Mentre abbiamo appena celebrato domenica 19 giugno 2013 la Giornata del “Bambino Africano”, condanniamo la pratica dei bambini soldato che non crea per nulla un clima propizio al pieno sviluppo del bambino e della gioventù in Centrafrica.

6. Sul piano religioso e del culto
Sul piano religioso e del culto, l’ardore e la determinazione con le quali gli elementi della Seleka hanno profanato dei luoghi di culto cristiano e si sono accaniti di maniera mirata contro i beni dei cristiani, hanno scosso le basi della nostra coesione sociale.
L’unità del popolo centrafricano è così messa a dura prova, soprattutto di fronte ai comportamenti di complicità che noi deploriamo in alcuni dei nostri fratelli musulmani.
Questi atteggiamenti rispondono ad un’agenda nascosta come certi elementi ci lasciano presagire? Nonostante ciò, esortiamo le autorità politiche a fare tutto quello che è in loro potere per non esacerbare queste tensioni la cui implosione causerà molto male al nostro Paese.
Ripetiamo il nostro attaccamento al principio di laicità che ha forgiato il nostro Paese.
Inoltre ci sentiamo solidali con alcune comunità musulmane che sono state prese in ostaggio e devono la protezione dei loro beni a un sistema di omertà che consiste a versare, in anticipo, un riscatto agli elementi della Seleka, prima che questi ultimi entrino in una città.

“Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi.” 2 Cor 4,8-9
Così continua il messaggio, e ancora ricordo il grande applauso che è scrosciato alla lettura di questa frase nella cattedrale di Bangui…
È così, in mezzo a tutta questa volontà di distruzione, la volontà di vita e di pace del popolo restano un segno forte della presenza di Dio.
I vescovi chiamano tutti i cristiani, depositari della Buona Notizia della salvezza, ad essere Testimoni del Vangelo mettendosi in marcia verso un cammino di riconciliazione e ricostruzione sociale.
Di fronte a tanti sentimenti di odio e vendetta che purtroppo stanno crescendo, resta chiaro e forte il messaggio della Chiesa che, pur colpita in modo forte, non lascia morire la sua fede in un Dio che è Parola e invita ad un cammino di dialogo.
Il segno più forte di questo è la formazione di una “piattaforma” dei leader delle diverse religioni importanti in RCA: cattolici, protestanti, musulmani, insieme per mantenere un clima di convivenza armoniosa tra fratelli di fedi diverse contro il tentativo di trasformare una guerra che ha ragioni politico-economiche in guerra di religione.
Missione oggi più che mai è Dialogo. Ma non può esserci dialogo senza conoscersi e cercare insieme la verità! Non lasciamo schiacciare, abbandonare, uccidere la verità!

Sr. Elianna Baldi

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