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GRAZIE LELE

Lettera-testimonianza di sr. Elianna Baldi dalla Repubblica Centrafricana

Lettera-testimonianza che suor Elianna avrebbe dovuto leggere alla veglia per Lele Ramin (Padova, 15 luglio 2013), cui non ha potuto partecipare per motivi di salute.


GRAZIE LELE

 
Testimonianza dalla Repubblica Centrafricana di suor Elianna Baldi 


 

 

Mi chiamo Elianna, sono una missionaria Comboniana di ritorno da qualche giorno dalla Repubblica Centrafricana. Filippo mi ha chiesto di raccontare come Lele vive in me oggi.

Penso che Lele si arrabbierebbe un po’ per questa formulazione.... perché è Cristo che deve vivere in me, è a Cristo che cerco di lasciare sempre più spazio nel mio cuore. A Cristo e al popolo con cui cammino. Lele è amico e intercessore....

Se Lele mi ha parlato da subito è perché anch’io ho la passione di chi segue un sogno. E lo dico non per mettermi sugli altari con lui, ma perché siamo qui tra amici e così so di poter dire la verità in tutta semplicità. Una verità confermata da un cammino di “liberazione che sanguina dentro”, come amava dire lui.

Lo dico anche con gratitudine verso Dio che mi ha fatto questo dono: di avere un sogno e di seguirlo con passione. È importante conoscere quale sogno Dio ha messo nel tuo cuore, perché se è Dio che lo ha messo, ti darà anche le energie per essergli fedele.

Il sogno che Dio mi ha confidato è quello della fratellanza universale, di diventare una con il popolo con cui sono chiamata a vivere, di percorrere insieme cammini di liberazione.

Quando ho conosciuto Lele e la famiglia comboniana, pensavo di realizzare questo sogno nelle “lotte nonviolente” della chiesa e di un popolo latino-americano, come Lele.

Ma Dio e le comboniane avevano altri piani. E Dio non si è sbagliato.

Sono stata 4 anni in RDC (Repubblica Democratica del Congo) e da un anno e mezzo sono in un Paese sconosciuto e martoriato che si chiama Repubblica Centrafricana.

Il contesto socio-culturale dei due Paesi dove sono stata è pieno di ingiustizie, quelle che hanno radici nei Paesi ricchi e nei meccanismi che controllano l’economia globale, e ingiustizie che hanno radici interne, nel tribalismo, la stregoneria, la corruzione....

La risposta di questi popoli a tutte queste ingiustizie non ha niente a che vedere con la lotta dei popoli latino-americani.

Che cosa significa allora fare un cammino di liberazione a fianco del popolo?

Significa anzitutto imparare ad avere un atteggiamento paziente come chi sa che Dio ha già salvato il mondo, cercare di conoscere la cultura e la visione del mondo propria al popolo, di amare e lasciarsi amare, di lasciarsi trasformare per imparare a camminare allo stesso ritmo e guardando nella stessa direzione.

Quando si è finalmente arrivati là dove si trova il popolo, allora si può distinguere grano da zizzania e aiutare a far crescere i semi dei valori del Regno di Dio in una terra che è pronta a capirli e accoglierli, perché in realtà il coltivatore ha ora imparato a coltivare.

Per me, Elianna, si tratta di mettere del lievito nuovo nel sistema educativo, creando in Congo una scuola che funzioni al di fuori dei meccanismi di corruzione e nepotismo e che diventi un microsistema di cambiamento sociale, occupandomi in Centrafrica della formazione degli insegnanti. La scuola è un posto privilegiato dove formare le coscienze, in modo formale e informale, per costruire un mondo diverso e fraterno.

 

Ma vorrei venire ai testi proposti per questa veglia di preghiera, perché mi hanno toccato molto.

“Qui molta gente aveva terra, è stata venduta. Aveva casa, è stata distrutta. Aveva figli, sono stati uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato la mia risposta: un abbraccio!”

Molto forte, è una descrizione esatta di quello che è successo e sta succedendo in RCA, come è testimoniato anche dal discorso dei vescovi della nostra Conferenza Episcopale.

Dal 10 Dicembre 2012 qualche centinaia di ribelli, che adesso si conterebbero a circa 20.000, perché in realtà è difficile dire quanta gente e gentaglia si è aggiunta a quelli che c’erano all’inizio, sono avanzati a ritmo costante e senza incontrare nessuna resistenza, perché al loro avanzare, l’esercito regolare scappava e le autorità locali si davano alla macchia per evitare la loro già scritta condanna a morte.

Non esiste più nessun archivio amministrativo di alcun genere. Non esiste più alcuna unità di produzione fuori della capitale, e quelle in capitale hanno messo la maggior parte dei lavoratori in cassa integrazione. Molte delle ong hanno chiuso e se ne sono andate a causa dell’instabilità e della mancanza di sicurezza. Salari non pagati. Saccheggio sistematico di istituzioni e persone. Uccisioni e rapimenti.

Lo Stato è distrutto. La Chiesa spogliata. La gente umiliata e trattata come animali.

Non siamo ad una conferenza sulla RCA, dunque non mi dilungo.

“Io questa situazione non la vivo, né ci sto dentro come ergastolano. Ho la passione di chi segue un sogno.”

Presto mi sono stancata di ascoltare bollettini di morte quotidiani. Cominciavo a sentirmi come chi sta in una situazione da ergastolano... e non fa per me!

La passione del sogno spinge a cercare cammini di liberazione.

Come essere più concretamente vicini a la popolo, come abbracciare questi fratelli e sorelle umiliati, essendo noi miracolosamente risparmiate da questo stillicidio?

La Radio Diocesana informava noi tutti prigionieri della paura, del coprifuoco e dei muri, dei movimenti del nostro Vescovo che, scortato in forma simbolica, andava incontro agli umiliati e oppressi anche sotto i colpi d’arma da fuoco. E così ci siamo messe in questa scia.

Come comunità abbiamo aperto le riserve per i poveri e dato tutto alla Caritas Diocesana per soccorrere gli sfollati dei quartieri attaccati.

Le infermiere hanno dato una mano negli ospedali riempiti di malati e feriti d’arma da fuoco ma svuotati di personale medico.

Io sono entrata nel gruppo di crisi creato dal sistema dell’insegnamento privato cattolico che doveva osservare la situazione per prendere le decisioni sulla ripresa o meno delle scuole.

Poi ho formato un gruppo con colleghe e studenti del Centro di Formazione per Insegnanti per collaborare al progetto del Vescovo di riaprire le scuole nel quartiere attaccato sistematicamente dai ribelli, per aiutare bambini e maestri a uscire dalla pesante situazione psicologica di morte e odio, ideando insieme un percorso di educazione alla pace e all’amore per la patria.

Mi sono anche proposta di andare con una piccola delegazione a visitare le migliaia di rifugiati centrafricani in Congo, sull’altra riva del fiume Ubangui che fa da confine....

“Questa chiesa è organizzata e ha grinta; mi ci trovo bene.”

Fare le cose insieme alla chiesa, per il popolo........ “una gioia grande cavata fuori con una fatica tremenda”, la fatica e la gioia di affrontare e gestire la paura, di aprire cammini nuovi, di cambiare stile di vita, di camminare ad un ritmo più lento ma più di popolo, di mangiare terra ma di ascoltare la gente.

Avere uno sguardo positivo e di fiducia su questa chiesa che ha recentemente pagato caro il prezzo dell’infedeltà di alcuni pastori e che riceve ora la grazia della purificazione in questi eventi tristi. Sentire di trovarsi bene con questi fratelli e sorelle, di essere fieri di loro! Un tempo questo in cui l’amore e la comunione sono cresciuti.

“Io seguo la strada del missionario, ma questo non perché io abbia scelto Dio, ma perché Dio mi cerca e continuamente mi chiede se lo voglio seguire. Me lo chiede quando aiuto la gente...”. Diceva così Lele. E così mi aiutava a capire la mia strada 12 anni fa.

Oggi lo ripeto più convinta. E questa strada è davvero bella!

Lele è con me, la sua foto mi accompagna, il suo sguardo mi incoraggia nei momenti più difficili, è diventato per me un intercessore, lo prego perché anche grazie a lui Dio mi doni la saggezza e la fedeltà al sogno che mi ha confidato. E Lele ricorda a tutti noi, oggi, che Dio chiama ancora, che Dio ha ancora bisogno di sognatori!

Grazie Lele.

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