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Il nuovo nome dell'Evangelizzazione

Padre Christian Carlassare - Sud Sudan

 

Il nuovo nome dell'Evangelizzazione  (2Cor 5,17-19)

 

Una volta posta fine all'Apartheid, il Sudafrica ha scelto di percorrere il difficile cammino della riconciliazione nell'impegno di non chiudere un capitolo della storia e aprirne un altro come se niente fosse successo. È stata quindi formata una commissione chiamata Verità e Riconciliazione. Aveva il compito di riunire le persone che erano state nemiche durante l'Apartheid, dare loro voce e chiedere l'ascolto rispettoso e, per la prima volta, compassionavole di tutte le parti. Fare verità puó sembrare un esercizio atroce quando la memoria è marcata da tanta ingiustizia e violenza. Si preferirebbe la menzogna o, per lo meno, il silenzio nel tentativo di seppellire ció che ferisce nel buio del passato piuttosto che portarlo alla luce del presente. Ma solo la verità è medicina che guarisce.

Sull'esempio del Sudafrica, il governo del Sud Sudan si è impegnato a promuovere un processo di riconciliazione nazionale. Con l'indipendenza il Sud Sudan ha ereditato un vasto e ricco paese popolato da persone di molte tribù, lingue e culture. È necessario che tutte imparino a convivere insieme pacificamente, non senza aver rimarginato le ferite del passato marcato da tanta violenza e sopprusi commessi da una tribú contro le altre vicine. Nell'euforia dell'indipendenza le differenze sembrano superate, ma la memoria e il rancore rimangono in agguato. Nell'ultimo anno ci sono state delle esplosioni di violenza fra alcune tribú che condividono vicende di difficile convivenza: Belanda e Dinka in Wau, Dinka e Jur nella regione dei Laghi, Nuer e Dinka fra Warrap e Bentiu, Nuer, Murle e Dinka nella regione del Jongley, Dinka e Scilluk in Malakal, Mundari e Bari nell'Equatoria senza dimenticare i pastori Toposa sempre in difficoltà con i vicini agricoltori. Sembra che non si sia imparato a convivere pacificamente. Il presidente ha dato così il via al processo di riconciliazione dando l'incarico a Riek Maciar, il vicepresidente del paese e membro del partito al governo. Successivamente si è reso conto che le forze politiche non sono le piú indicate a promuovere la riconciliazione del paese. Ha quindi preferito affidare l'intero processo ad alcuni rappresentanti delle chiese, episcopale e cattolica in prima fila. È certamente una grande sfida per la Chiesa ma anche una chiamata a servire questo paese proclamando il Vangelo della Riconciliazione. Diventano così vere le parole di papa Benedetto XVI a conclusione del sinodo africano: Oggi l'Evangelizzazione prende il nome di Riconciliazione” (Africae Munus, n.174).

Monsignor Desmond Tutu è stato il grande animatore della commissione in Sudafrica. “Come possiamo eliminare per sempre l'ascia della guerra invece di sotterrarla e tenerla pronta per altre occasioni future? Dopo un litigio in famiglia, marito e moglie non possono nascondersi le ragioni della lite altrimenti dopo qualche giorno sono nuovamente tra ferro e fuoco, e piú violentemente di prima”. Desmond Tutu continua: “La vera riconciliazione si fonda sul perdono. Il perdono si fonda su una vera confessione. E la confessione si fonda sul ravvedimento e sul dolore per ció che è successo. Come in famiglia così anche in una nazione occorre che qualcuno cominci questo processo dicendo: «Ho sbagliato: mi dispiace» e ci sia un'altro che sia disponibile a perdonare”. E conclude: “Dio ci ha creati uno diverso dall'altro (non per farci la guerra ma) per farci comprendere che abbiamo bisogno gli uni degli altri”.

Il Sud Sudan ha il suo Desmond Tutu nel vescovo emerito di Torit, monsignor Paride Taban. Ordinato prete nel 1964, l'anno dell'espulsione di tutti i missionari dal Sud Sudan, e vescovo nel 1980, ha vissuto il suo ministero in tempi funesti per tenere viva la speranza della gente. Questa era l'unica preziosa risorsa della gente: la speranza che un giorno la pace possa prendere stabile dimora in Sud Sudan. Nell'anno del Giubileo si è prodigato a fondare un villaggio della Pace (Kuron Peace Village) dove Sud Sudanesi di diverse tribù possono vivere insieme pacificamente. Dal 2004, anno in cui ha lasciato l'impegno della diocesi, vive in questo stesso villaggio come un testimone credibile della pace.

 Vi lascio con queste frasi di Pier Paolo Pasolini dette a conclusione dei suoi appunti per una Orestiade Africana che sembrano parlare proprio del Sud Sudan.

Il nuovo mondo è instaurato.

Il potere di decidere il proprio destino è nelle mani del popolo.

Le antiche divinità primordiali coesistono con il nuovo mondo della ragione e della libertà.

Una nuova nazione è nata.

I suoi problemi sono infiniti, ma i problemi non si risolvono: si vivono.

La vita è lenta: il procedere verso il futuro non ha soluzioni di continuità.

Il lavoro di un popolo non conosce né retorica né indugi.

Il suo futuro è nella sua ansia di futuro; e la sua ansia è una grande pazienza.

 

Un ricordo nella preghiera

Padre Christian Carlassare

Old Fangak

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