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I CATECHISTI, MESSAGGERI DELLA BUONA NUOVA

Riflessione-testimonianza sul Natale di Maurizio Balbucci

“Quanto sono belli sui monti i piedi di colui che annuncia una buona nuova, che proclama la pace, che porta felicità e annuncia la salvezza e dice a Sion: Regna il tuo Dio!” A questo pensavo il 14 di Dicembre mentre il vescovo Giuseppe dava il mandato ai catechisti che finivano 3 anni di duro cammino con noi.
Che immagine ardita, quella di Isaia! Soltanto un poeta o un veggente saprebbe soffermarsi sui “piedi” che nell’immaginario comune sono associati al sudicio e anche al puzzo. E invece no, lui ci vedeva il profumo di Buona Nuova a cui anche il santo d’Assisi amava accostare il Vangelo. Profumo di freschezza e di novità.

 

Quante volte ho ripetuto ai catechisti che come servi della Parola e dalla liturgia dobbiamo essere assolutamente fedeli alla tradizione che la Chiesa ci ha tramandato nei secoli; non c’è spazio nella nostra missione per l’improvvisazione, la sciatteria e il pressappochismo. Ma allo stesso tempo dobbiamo assolutamente rendere ogni celebrazione, ogni predicazione della Parola… nuova, mai sentita, profumata colla fragranza del pane appena sfornato. Guai, dicevo loro, quando i vostri cristiani diranno: che noia, questa l’abbiamo già sentita mille volte, che barba! Beai voi, invece quando la gente penderà dalle vostre labbra e dai vostri gesti pieni di significato, come fosse la prima volta, come si addice ad ogni custode fedele della casa della Parola e della liturgia, tirandone fuori ogni giorno cose nuove e cose antiche (mai vecchie, però!)
A dir la verità profumate erano anche le biciclette che sono il mezzo privilegiato con cui il catechista, messaggero di Dio, si muove per visitare il suo gregge e che il vescovo ha benedetto solennemente. Quanto sono belle tra le paludi di Lira le mupire, le ruote di chi annuncia…
Il mandato dei catechisti ovviamente aveva un significato grandissimo anche per me e anticipava di qualche giorno la preparazione prossima al “mio” Natale.
Dalla Domenica precedente le mogli dei catechisti assieme all’ultimo nato e un baby sitter si erano affiancati a noi al centro. I gentili consorti avevano lasciato i loro dormitori alle loro dolci metà (c’era anche un marito a dire la verità..) e si erano trasferiti al catecumenato della missione. Che bell’atmosfera di sana confusione regnava al Centro Catechistico. Anche se con tutte le cose che c’erano da preparare un po’ di calma non sarebbe certo guastata. Per le dolci signore avevamo preparato un corso accelerato di vita matrimoniale, di procreazione responsabile (di cui le donne sono più o meno convinte mentre i cari maschietti, o machi…), di ciò che comporta anche per il partner la vita del catechista che è una vocazione a due etc. Era interessante vedere queste signore ancora giovani ma che hanno lasciato la scuola chissà quando sudare con penne e quaderni cercando di seguire la lezione.
Il giorno del mandato prima che il vescovo arrivasse eravamo già tutti in fila per due: i catechisti con indosso una maglietta col logo del Centro e col motto che loro stessi avevano scelto: “be salt of the earth” e le mogli con il loro svolazzante e solenne gomes arancione e avvolte ai fianchi con un lucente nastro dorato. Loro stesse e il marito di Beatrice, una delle due donne catechiste, portavano il camice bianco che avrebbero poi indossato durante la celebrazione. Fu la responsabilità del Direttore del Centro, che poi sarebbe il sottoscritto, di chiamare ad uno ad uno i catechisti che si alzavano in piedi esclamando: An a en; eccomi!
Il vescovo fu molto bravo a perdonarmi i pasticci che combinavo con la sua Mitra, ma soprattutto ad offrirci una celebrazione davvero nuova e… meaningful. Associò in modo molto bello il Vangelo dell’invio dei 72 laici (come i nostri catechisti) alla situazione odierna. Interessante vedere come qualche catechista scribacchiasse nel suo quaderno. Avevo infatti detto loro di non dimenticare le parole che il vescovo avrebbe detto PER LUI!.
Il vescovo mi chiese se veramente ciascuno dei 43 fosse degno di questa vocazione ed io risposi di si. Altri purtroppo si erano già persi per strada, ma questi 43 avevano fatto davvero un gran cammino. Allora i catechisti fecero le loro promesse affidandosi all’intercessione prosa dei due martiri catechisti Jildo e Daudi.
E poi vennero i segni… Il vescovo benedisse i camici e i crocifissi che avrebbero accompagnato il loro ministero e le mogli li aiutarono ad indossarli. Poi la Parola che è solennemente intronizzata in alto ad una colonna venne data al vescovo che la affidò come tesoro prezioso a ciascuno di loro mentre si presentavano davanti a lui. Questa Parola che durante le mie classi di Scrittura chiedevo ai catechisti di salutare con affetto prima di… usarla, perché fosse lei ad usarci e non viceversa.
Poi il catechista alla moglie e viceversa dette un pizzico di sale con l’invito ad essere sale del mondo.
Infine ci fu l’unzione visto che nelle culture tradizionali l’olio riveste ancora un’importanza fondamentale. Col vescovo avevamo avuto al bella idea che non avremmo unto le mani (che richiama troppo l’ordinazione presbiterale), bensì la bocca di colui che avrebbe speso al vita proclamando. E così alcuni catechisti più anziani unsero in silenzio la bocca dei neo catechisti.
Tre coppie di catechisti accompagnarono nella danza frenetica dei langi le offerte all’altare, come avevano fatto anche per il libro della Parola all’inizio della celebrazione.
Alla fine della Messa approfittammo del tempo dato al vescovo per svestirsi immaginate la sudata!) per dare alcune foto e poi di nuovo in fila verso il Centro per la benedizione delle bici e per il pranzo.
La maggior parte di loro avrebbe infatti approfittato di un passaggio da parte dei loro parroci per tornare a casa la notte, mentre pochi avrebbero iniziato  a pedalare (alcuni anche per più di cento Km al mattino dopo). Così, anche se siamo in Africa anche i catechisti avevano una certa fretta. Ma il pranzo era già pronto e tutto filò liscio fino a che tutti se ne andarono gioiosi con le loro bici e le loro cose nelle fiammanti valige di lamiera verniciata che il Centro aveva comperato per loro.
La mattina di Natale, mentre come da copione entravo in chiesa, quest’anno a Witim, danzando mostrando il piccolo Aaron (che era il nostro Piccolo Gesù di turno, con tanto di pipì fattami in braccio…) alla gente mi veniva alla mente il mandato dei catechisti e illuminava per me la celebrazione stessa del Natale. Pensavo ai miei piedi (non sono un ballerino eccellente) ma anche ai piedi profumati e freschi (con tutta questa polvere!) dei catechisti quel giorno, sicuro che avrebbero portato alla loro gente la freschezza di una visita nuova da parte del Signore. Guai se il Natale non fosse nuovo. Meglio non celebrarlo allora. E dicevo alla gente che nella liturgia Gesù nasceva proprio a Witim, quest’anno, bello abbronzato come un lango. Uno di noi davvero, con due occhi e un naso, in caso qualcuno pensasse ancora che Gesù, fisicamente, fosse una specie di ibrido..
E la novità più bella fu per quei 45 ragazzi che ricevettero il battesimo e l’Eucarestia in quel giorno. Giù acqua in abbondanza sulla testa che si rendessero conto di quello che succedeva (che poi con tutto ‘sto caldo andava anche bene). E poi li unsi con crisma spiegando loro cosa significa essere sacerdoti, re e profeti. E poi dissi loro che il Crisma è profumato come profumata deve essere la nostra vita. E a chi non ci credeva lo invitai ad annusarlo al che gridavano: Kur!, profuma! Eh già, la liturgia è fatta di tanti segni belli, se non si aiuta la gente a capirli a cosa servono.
Ed anche l’Eucarestia che detti loro nelle due specie sarà loro apparsa come davvero dolce e saporita. Oltre ad essere profumato Gesù è anche dolce.ma tanto! Nella speranza che mai si sarebbero dimenticati questo giorno.
E quanto sarebbe bello se anche noi, abituati purtroppo alla ricchezza della parola e della Liturgia, potessimo sempre viverle come nuove, fragranti, croccanti e saporite, senza mai uno sbadiglio!
Con l’augurio che anche i nostri piedi, magari con qualche callo e con un po’ d’artrite possano essere ancora per molto tempo profumati e beati. Non sprechiamo i nostri piedi e neanche il resto dei doni che lui c’ha dato.


Opwoyo Yesu Kristo

Fr Maurizio Obanga tye kedwa

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