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I piccoli angeli di Matany

Lettera di Sr. Marianna Santin dall'Uganda

Carissimi Amici

sono passati ormai diversi mesi da quando ci siamo salutati, ma vi sento vicini, vi porto nel cuore e nella preghiera. Vi scrivo con tanta gioia e affetto da Matany, nel Karamoya, una regione molto povera nel Nord dell'Uganda che vive di pastorizia e una scarsa agricultura di sussistenza e dove la mortalità materna e infantile fanno rabbrividire. Come Comunità Comboniana (Sorelle, Fratelli e Padri) aiutiamo soprattutto nell'ospedale, costruito poco a poco grazie alla cooperazione internazionale. Ora ha i reparti essenziali: pediatria, maternità, medicina interna, chirurgia e tubercolosi. E' una gioia grande essere medico e sorella. Di fronte a tante morti puoi sentirti impotente e lo sei, ma c'è una gioia e forza segreta nel buio della notte: c'è il Grande Dottore a cui mi affido e a cui tutti affido che si prende cura con tenerezza di tutte le sue creature (Salmo144).

Uganda

 

Sento che l'Avvento è un grande invito a farci piccoli e a imparare dai piccoli... “Ti ringrazio Signore del cielo e della terra perchè hai tenute nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”(Mt 11,25)  e scopro con commozione la verità di queste parole: “ Tutto ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a me” (Mt 25,40). Davvero l'Emmanuele è in mezzo a noi! La notte di Natale ascolteremo: “Questo per voi il segno: troverete un bimbo avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12).

Lasciatemi allora cercare di raccontarvi dei piccoli angeli che ho incontrato...

 

Il cuore di Richard

Il sole scende rapido come sempre qui ai tropici. Ci arriva un bimbo visibilmente agitato e sofferente, ha sette anni, si chiama Richard, lo accompagna la mamma. Richard è agitatissimo, suda profusamente, non trova posa, grida: 'Mamma, sto morendo'. Il suo cuore batte velocissimo, presto scopriamo che ha una cardiomegalia importante, forse una cardiopatia congenita e ora ha una tachicardia che tentiamo in vano di controllare farmacologicamente... Il suo cuore si esaurisce e Richard ci lascia poche ore dopo... Restano le grida disperate della mamma: era il più piccolo e l'unico sopravvissuto dei suoi sei figli. Ascolto ancora oggi quelle grida, sento ancora tra le mani il suo corpicino che trema e odo ancora, nella silenziosa notte africana, il suo cuore battere forte per tutti noi, a ricordarci la fragilità e la preziosità della vita...

 

Gli occhi di Mudong

Mudong è una ragazzina di 13 anni ma pesa appena 18 chili. Arriva da noi per una gastroenterite, mentre è già in trattamento per la tubercolosi (che non risparmia i piccoli malnutriti). Piano piano sembra recuperarsi, riusciamo a fare ogni giorno una piccola passeggiata nel patio dell'ospedale. Dentro di me credo ce la faccia ma lei mostrandomi le braccine mi dice preoccupatissima: 'Sister, non ho sangue'. Cerco di rassicurarla...'Piano piano ce la faremo...' Dopo circa un mese di paziente lento trattamento e l'illusione di una ripresa, ecco di nuovo una diarrea irrefrenabile. Mudong sta male, non risponde alla terapia, noi siamo preccupatissimi ma lei ha un'immensa voglia di vivere: sogna di tornare a scuola e di avere un paio di scarpe! La notte torno a salutarla, invano la chiamo, vorrei sentire ancora una volta la sua vocina ma ormai Mudong non ha più parole, troppo debole, solo due grandi occhi neri, in un volto magrissimo, che guardano lontano, dove io non posso vedere, già con LUI... Non posso dimenticare questi immensi occhi neri, crocifissi, risorti che mettono a nudo ogni nostra pretesa, arroganza, vanità...ci ricordano l'unica verità: apparteniamo a LUI nella vita e nella morte!

 

Il sorriso di Paulo

Paulo, 15 anni, orfano, ci arriva portato da un padre comboniano dal nord Karamoja, è debolissimo, altissimo come tutti karimojong ma gravemente malnutrito. Non riesce più a camminare, non riesce a parlare, beve qualche goccia a fatica ma ha un grandissimo sorriso. Le mosche continuano a posarsi sul suo volto. Le cacciamo via ma si ostinano a tornare. Iniziamo le indagini e il trattamento di supporto...non capiamo...ma lui ci sorride grande. 'Toperajok (dormi bene), ci vediamo domani! ' lo saluto la sera, cercando conferma nel suo grande sorriso. Ho capito presto che nessuno ci lascia improvvisamente, ma sembra quasi che sentiamo quando è arrivato il momento di tornare a Casa. Il sorriso di Paulo mi conforta per qualche sera ma l'ultima notte Paulo non ha forza per sorridere... ripeto la stessa domanda, aspetto invano il suo sorriso, non vorrei ma capisco che Paulo sta già tornando a Casa...la notte alle 3 arriva a CASA. Ma ci ha lasciato impresso nel cuore la forza del suo grande sorriso.

 

Moses

Mamma Elisabeth è in attesa del terzo figlio....arrivano i dolori del parto ma le contrazioni sembrano più forti e dolorose...il piccolo nasce ma mamma Elisabeth sta male...manca il medico nel vicino centro di salute, inizia allora la corsa verso l'ospedale di Matany...la pioggia torrenziale ha trasformato un pezzo di strada in un fiume invalicabile nemmeno con la jeep...la mamma viene portata a spalle attraverso la corrente d'acqua fino all'altra sponda e anche il piccolo viene portato sopra le acque dal dott James corso incontro da Matany. L'ambulanza inizia a correre, la strada è dissestata, mamma Elisabeth geme dal dolore e quasi inconsciente arriva all'osp. Grazie a Dio è con noi una ginecologa tedesca bravissima in pensione... dopo 5 ore di intervento riesce a salvare mamma Elisabeth, che presentava rottura d'utero e lacerazioni vescicali... Il piccolo, battezzato all'unanimità Moses, sta bene!

 

Il corpicino di John

John nasce con un parto cesareo, ha bisogno di rianimazione, subito attira l'attenzione di medici, infermieri, anestesista per i suoi tratti fisici anormali...mentre c'è chi lo diagnostica con una parola difficile 'acondroplasico'( ossia nano) i suoi genitori lo vedono bellissimo, contemplano il suo dolce sorriso e gli riversano un commovente affetto. I polmoncini e il cuoricino presto si esauriscono...John, il piccolo angelo dal dolce sorriso, il terzo giorno torna a Casa e da lì sento continua a benedirci.


Justine, il nome nuovo

14 anni, lunghissimo, gravemente malnutrito, letteralmente solo ossa, febbre altissima, dolori persistenti, incapace di stare in piedi, si chiama Doktor, un nome che mette a nudo tutta la nostra impotenza di medici, incapaci di fare diagnosi (probabilmente un tumore oltre alla TB ma i mezzi diagnostici per questi casi qui sono limitati e tentare a Kampala è improponibile per i costi). Mi colpiva la sua serietà e il suo portare il dolore con estrema pazienza. Ma un giorno Doktor è completamente diverso, radioso, nonostante la febbre e le poche forze mi prende la mano e con voce fioca ma felice mi racconta che il giorno prima ha ricevuto il battesimo, ha un nome nuovo, si chiama Justine! Non posso dirvi la gioia di questa creatura! Justine sta ancora lottando, stamattina bagnato dal sudore, ormai incontinente, privo di forza mi ha detto: “I'm very very happy, God loves me, you and mum!”

Ecco, loro sono alcuni dei tanti Piccoli Angeli che ci visitano e poi tornano in cielo. Sento che ci proteggono e ci benedicono, mi affido e vi affido a loro.

E vi abbraccio e vi auguro di cuore Buon Natale, con il cuore e gli occhi aperti per riconoscere e accogliere i Piccoli Gesù che ci visitano...

Maria, che ha fatto spazio al Piccolo nel suo grembo, ci sia sorella e madre! 

Nel Signore, 

sister Marianna

Matany, 8 dicembre 2011

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