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Luce nelle tenebre e fiducia nella paura

di p.Jorge dal Sudan

Luce nelle tenebre e fiducia nella paura

di p.Jorge dal Sudan

Carissimi,

Faccio una fermata nella mia strada per scrivervi.
É stata una grazia molto grande potere tornare in Sudan.
Veramente la vocazione missionaria è un dono prezioso che Dio mi ha dato.
Oggi vorrei raccontarvi la storia di Gordon. Gordon Bee Ladila lasciò la sua casa a Mayom, al Sud del Sudan, dodici anni fa. I suoi genitori lo mandarono da bambino con lo zio a Omdurman, al Nord, durante gli anni più violenti della seconda guerra civile che oppose l'esercito del governo islamista on quello del sud. In questo modo, Gordon diventò uno in più dei quattro milioni di sudisti dalle diverse tribù nere che lasciarono la loro terra durante le due guerre civili che hanno avuto luogo al sud del Sudan (1955-1972 e 1983-2005). Gordon fu così separato dalla sua famiglia e dai paessaggi dalla sua infanzia per potere salvare la sua vita ed avere accesso a una scuola.
Lottò per adattarsi alla cultura e la lingua araba e al clima desertico del nord, tanto diverso dalle lussureggianti giungle che lo videro nascere. Ma fallì. Lasciò la scuola ed diventò un vagabondo che solo trovava conforto nella “marisa”, l’alcool locale che si vende nel mercato nero, e nei piccoli momenti in cui si inginocchiava sull’ultima panchina della chiesa, come senza osare alzare gli occhi verso il Dio al quale rivolgeva le sue preghiere.
Pochi giorni fa è venuto nel mio ufficio poichè la ruota di una macchina era passata sul suo braccio mentre dormiva sdraiato in strada. Ho cercato di aiutarlo a capire che non poteva continuare con questo stile di vita e gli ho offerto sostegno per tornare alla sua casa nel sud con i suoi fratelli e suo padre, per iniziare una nuova vita e recuperarsi dai problemi di salute che le loro fortune gli avevano causato. Ho parlato con due persone della sua tribù “Nuer” che viaggiavano a Mayom e chiese loro di prendersi cura di Gordon e di accompagnarlo a casa sua.
In questi giorni che precedono il referendum del 9 gennaio per l'indipendenza del sud, migliaia i sudisti ritornano alla loro terra. L'accordo di pace segnato nel 2005 tra il governo islamico del nord e l’esercito del sud includeva un periodo di transizione che concluderebbe con il menzionato referendum. L’ora tanto attesa della decisione è arrivata. Ma per molti, non è tanto facile decidere come lo fu per Gordon, se rimanere al Nord, dove si è riuscito ad aprirsi una strada con tanto sudore dopo essere partiti dallo zero come rifugiati nelle periferie desertiche di Khartoum ed Omdurman, oppure se ritornare alla terra degli antenati. Il sud non può fornire lavoro alle migliaia di persone che ritornano. Venti mila persone sono arrivati a Unity State, mille persone alla piccola città di  Malakal, dieci milla alla regione di Abiey... Inoltre ancora scattano ogni tanto i conflitti intertribali e l’esercito del Nord ha bombardato nelle ultime settimane posizioni al Sud con la escusa di cercare ribelli dell’Darfur nascosti al sud; la corruzione è diffusa nella varie istituzioni statali e le structure educative e mediche sono ancora minime. D'altra parte, la terra attira e si mitifica con la distanza.
Tanti ritornano pure perché hanno paura dalla possibile reazione aggressiva del governo islamico in relazione alla minoranza cristiana dopo la proclamazione dell’indipendenza, infatti prima di ieri il presidente ha annunciato la radicalizzazione della legge islamica e la costituzione se il Sud sceglie l'indipendenza. La prima conseguenza di questo esodo è che molti meridionali diventeranno profughi nella loro terra, dipendenti di nuovo dall'aiuto delle varie organizzazioni umanitarie internazionali. Soltanto alcuni potranno ottenere un buon lavoro nei primi mesi. E lo sanno, ma pensano che se sono riusciti ad andare avanti incominciando dallo zero quando erano al Nord, sarà loro più facile spiccare nel loro habitat naturale.
Ci sono pure coloro che sono rimasti con noi al Nord: gli studenti universitari che vogliono concludere i loro studi o quelli che hanno trovato lavoro e sono proprietari di una casa. Costoro pregano perchè la loro libertà e i loro diritti siano rispettati. È l'ora della paura per quelli che restano e dei sogni e l’incertezza per coloro che partono.
Gordon ha messo quattro giorni per tornare a casa. É quello che rimane per la nascita del Salvatore, luce nelle tenebre e fiducia nella paura. Che Lui ci riempia con la sua Pace!

Jorge
di: di p.Jorge dal Sudan

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