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NOI, il nuovo nome della missione

Lettera agli Amici Natale 2010

NOI, il nuovo nome della missione

Lettera agli amici Natale 2010 - Fr. Paolo Rizzetto (dal Kenya)

Carissimi, un saluto ed un sorriso dal Kenya

Il tempo scorre veloce. Ed è difficile organizzarlo per condividerlo in maniera significativa con gli amici che vivono lontano. E forse anche con quelli che vivono vicino.
Vediamo un po’ dove eravamo rimasti. La situazione in Kenya è stata segnata da eventi importanti come la proclamazione di una nuova Costituzione il cui processo di stesura ha richiesto quasi vent’anni e che era tanto attesa, soprattutto dopo i tragici eventi delle violenze post-elettorali degli inizi del 2008. Recentemente, sei eminenti personalità politiche (tre dei quali hanno ricoperto cariche di Ministro e l’allora capo della Polizia) sono state segnalate dal Procuratore della Corte Penale Internazionale, Giudice Moreno Ocampo, come sospetti sobillatori delle violenze.
 Per I Comboniani in Kenya c’è stato il passaggio di consegne dal precedente Superiore Provinciale, p. Mariano al neoeletto p. Joseph Maina, il primo sacerdote comboniano del Kenya, ora Superiore Provinciale. Nella Comunità del Comboni Brothers’ Centre (Centro Internazionale
Fratelli) abbiamo accolto nuovi e “vecchi” Confratelli. Frat. Gilbert si è unito a noi a Luglio con l’impegno assunto di coordinare la Comunità e formare gli studenti mentre ad Agosto sono arrivati due nuovi fratelli neo-professi: Peter dal Togo e Patrick dal Congo (D.R.C). Ad agosto è
ritornato P. Francesco, dopo un anno di convalescenza a seguito di un intervento. La Comunità è internazionale: tre diversi Continenti (Africa, Europa ed America Latina).
Ho concluso lo studio di Apostolato Sociale al Tangaza College, almeno per quanto riguarda la frequenza ai corsi. Ora rimane l’ultima fatica della tesi. Sarà probabilmente sull’organizzazione di un progetto di Home Based Care con Sieropositività in un ambiente di marginalizzazione.
A Korogocho, nel contesto del nostro Progetto Sanitario, abbiamo concluso l’anno un semplice party Natalizio assieme ai Community Health Workers. È stata l’occasione per distribuire loro un semplice manualino di Home Based Care dove abbiamo cercato di riportare i valori che inspirano il Progettto (Liberazione, Sviluppo ed Organizzazione) e la metodologia comune che vorremmo seguire nel nostro ministero di cura.
Durante l’anno abbiamo cercato di rinvigorire l’attività di “Terapia Naturale” basata su un certo mix si sostanze nutritive. Per noi è una valida alternativa ai farmaci anti-retrovirali che sono certamente considerati un aspetto importante del trattamento del’infezione da HIV e sono un diritto umano, ma non sono accessibili a tutti. Per quelle persone che non possono o non vogliono iniziare questo trattamento, la terapia naturale permette di dilazionare quanto più possibile l’utilizzo dei farmaci (con i relativi effetti collaterali a lungo termine) e di sostenere la persona nel mantenimento della salute. Circa una trentina di nuovi pazienti ha deciso di seguire questo tipo di terapia.
Quest’anno sono stato più coinvolto nelle visite a domicilio. Forse sono l’aspetto del nostro servizio che mi appassiona di più. Ci danno la possibilità di incontrare la nostra Gente in maniera molto familiare. Per me è anche un occasione per camminare con qualcuno dei nostri infermieri, lavorare fianco a fianco con loro e imparare a conoscerli più a fondo. Sono sempre più convinto che il nuovo nome della Missione sia un NOI sincero. È finito il tempo in cui il missionario “faceva tutto”. Oggi più che mai siamo chiamati a lavorare in rete, in collaborazione. Lo sento molto nell’ambiente dove lavoro. Anche perché non sono in grado di comunicare nella lingua locale. La presenza dello staff e dei Community Health Workers mi aiuta molto. In più mi piace l’idea di camminare come una piccola comunità itinerante per i viottoli di Korogocho.

Porto nel cuore i volti di Peninna, Jenevieve, Agnes, Irene, le infermiere che sono state le mie guide ed il mio ponte con la Gente e con i Community Health Workers. Sono grato per Rosemary e James i due Counsellors (accompagnamento psicologico) del Progetto: con la loro attitudine e pazienza aiutano le persone ad affrontare la propria verità e le emozioni, talvolta molto forti che la scoperta delle sieropositività porta con sé. Un grazie a Justus, il nostro Clinical Officer, responsabile della Clinica Anti-retrovirale. Mi piace la sua attitudine con i malati. È il nostro referente anche per la collaborazione con l’ospedale Nazareth. Ricordo anche George, Pauline, Jane e glia altri insegnati del programma per formare giovani agenti di salute: i bambini gli adolescenti che la vita chiama a diventare adulti prima del tempo perché a casa ci sono malati che hanno bisogno di attenzione e di cure che non si possono trovare in ospedale. Ricordo Maureen, Social Worker ( in Italia sarebbe un Assistente Sociale), che ha il mandato di provvedere dove è possibile ai bisogni materiali dei bambini e delle loro famiglie. Ricordo Mary-Lucy, insegnate dei bambini con difficoltà uditive ed i apprendimento e che ci ha insegnato a “cantare con le mani”.essendo il linguaggio dei segni il modo che ha per comunicare, anche quando si tratta di  lodare Dio. Con lei ricordo Fergona, Evelyne, Pamela e Mary e le altre persone coinvolte nel progetto di Fisioterapia, mani di Dio che aiutano il piccolo debole Dio a muoversi, camminare e parlare. Quest’anno mi è servito per conoscere di più il nostro staff. Il ritiro che abbiamo vissuto a Namugongo (Uganda) in Ottobre, è stato un’occasione per condividere, per riflettere e per far venire fuori le nostre motivazione e condividere la nostra Fede. Ho scoperto una profondità che non immaginavo. Ci siamo ripromessi di condividere più spesso momenti di riflessione. Per farci conoscere dove siamo e dove vogliamo andare. Per supportarci a vicenda nel cammino.  Camminare ed incontrare. Persone, Volti, Storie. Ricordo con grande affetto il volto di Winnie, una ragazzina fragile, talvolta debole, spesso “testona” (più volte l’ho chiamata così) ma dolcissima.  È difficile sganciare la malattia da quel certo alone di condanna che l’accompagna, “perché è una malattia del vizio, del cattivo comportamento…” Per la persona stessa, scoprire la propria sieropositività è una verità dura. Per Winnie questo è sempre stato un peso molto grande. Per noi è stato difficile farle capire che non ci interessa come l’abbia presa (e chi può giudicare, dopo tutto?) ma che il nostro desiderio è aiutarla a prendersi cura di sé stessa. Ripenso al Volto di Faith, dodicenne probabilmente, ammalatasi durante la gravidanza della mamma. Ora è orfana e ha trovato un opportunità di inserirsi nel progetto Bomas Rescue, per ragazzi e ragazze a rischio. È stata affidata a noi per le cure mediche e ho mostrato da subito grande fiducia e pazienza. Penso che tutto lo staff le si sia affezionato. Non passa settimana che non chiediamo l’un l’altro informazioni sul suo stato di salute, sul perché non sia venuta all’appuntamento e se abbia problemi con le medicine…  Ho in mente il sorriso di Martin, uno dei nostri Community Health Workers. Un uomo pacifico, disponibile e zelante. In un contesto apparentemente così duro come è quello di chi vive nello slum. Martin è per me l’immagine della Beatitudine dei Miti, di color che hanno la Pace nel Cuore. Il segno di questo è che i bambini lo accolgono senza paura, senza nascondersi dietro le gonne della mamma. Martin parla con loro con dolcezza, con il sorriso. E li ascolta.
Non posso dimenticare Lucy, la sua storia travagliata ed il bisogno di trovare una situazione ad un problema di violenza l’aveva segnata nel profondo e che superava le nostre capacità. Abbiamo riconosciuto che Lucy aveva bisogno di uno spazio di ascolto. Ma aveva bisogno anche di un accompagnamento specializzato che non potevamo offrire. L’abbiamo trovato nella comunità delle Suore del Buon Pastore, che si sono fate carco dell’accoglienza di Lucy e dell’accompagnamento psicologico. Lucy ha trovato la sua strada. Ora frequenta un corso per Parrucchiere e Cosmetica. Soprattutto ha trovato sé stessa, ha scoperto che è amata e che nonostante tutto è in grado di fronteggiare anche le brutture della vita perché ha una luce interiore che nessuno le può togliere.
Molte gioie sono venute anche al di fuori dell’ambiente di Apostolato. Amicizie importanti e significative, che mi hanno supportato (talvolta “sopportato”), in quest’anno, diventando, forse senza saperlo luoghi di rifugio, piccole importanti Betania dove riposare in un atmosfera di amicizia a comprensione: Flora, Maureeen, Rebecca, Jacek, Diego, Maria… e tutti voi che leggete queste righe. A voi miei familiari e d amici posso solo dire GRAZIE per il bene che la vostra presenza mi ha fatto. Vi ringrazio di cuore. Grazie anche a chi tra voi ha contribuito al nostro servizio, nella carità e nella condivisone.  Vi chiedo di continuare a pregare per me e per la Gente del Kenya e per la Gente di molti paesi Africani, come il Sudan che a Gennaio affronterà un importante Referendum per l’autodeterminazione del Sud. Ricordiamo i vari Sud del Mondo, non sempre esattamene Sud geografici. Sfortunatamente su d è ora una parola che è sinonimo di marginalità, di diffidenza e quindi un parola che richiama ostilità. Sono un po’ preoccupato di ciò che sento succedere in Italia dove il sentimento intollerante sta spadroneggiando. Natale è un Bambino che ci chiede di fargli spazio, di fargli posto. Dio per creare l’universo si è dovuto fare più piccolo, per fare posto a noi. Dove prima c’era solo Dio, uno spazio si è dovuto creare perché ci fosse posto per la Creazione per l’uomo. Probabilmente, perché il Big-Bang potesse accadere, Dio ha semplicemente fatto posto alla materia e all’energia perché potessero essere e
svilupparsi nell‘universo che conosciamo.  Nell’Incarnazione Dio ancora una volta si fa più piccolo, si fa bambino. Per fare posto all’umanità.
 Forse farsi più piccolo per fare posto è l’attitudine di Dio. È così che rende Giustizia: facendosi oppresso come sono gli oppressi. È così che è Misericordioso: diventando semplice perché chi vive nell’’angoscia possa toccarlo. Non sarà che siamo chiamati a farci più piccoli per fare posto a Dio?
Con questo vi porgo i più sinceri

AUGURI DI UN BUON NATALE E UN NUOVO ANNO 2011, PIENO DI VITA

Vi abbraccio con grandissimo affetto. In cammino!

Fratello Paolo Rizzetto, MCCJ.
di: Paolo Rizzetto

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