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Alzati Africa e cammina!

sc. Filippo Ivardi (filo) da Moissala, Chad, 20 febbraio 2010

Moissala, 20 febbraio 2010

Alzati Africa e cammina!

Lettera agli amici dal Ciad...verso la Pasqua
Alzati, prendi il tuo letto e cammina” Mc 2,9

Carissimi amici e amiche eccoci dal Ciad con una lettera aperta a tutti/e, per tenerci in 

Per chi mi volesse scrivere:

Sc.Filippo Ivardi Ganapini

 MISSIONAIRES COMBONIENS
 MISSION CATHOLIQUE MOISSALA

B.P. 87 SARH

 CIAD
 tel: 00235 3397820
contatto, saperci insieme in questo tempo di sfide e di speranza grande, almeno qui la si respira forte.

Sono prime impressioni, poche, perché ancora predomina il silenzio e l'ascolto. Sono infatti solo tre mesi che sono qui e per capire qualcosa, entrare dentro la realtà, sono un niente.

  1. Il Ciad: tempo di riconciliazione, pace, giustizia

La prima parola che si impara in Mbay, la lingua che si parla a Moissala, è LAPIA, che vuol dire “Pace”. Qui c'è n'é un gran bisogno dopo una storia di guerre civili, conflitti continui, colpi di Stato. Oggi si respira un'aria abbastanza serena nel paese non fosse per gli allevatori Mbororo che scendono qui a sud con il bestiame e devastano i campi dei contadini, cioè tutto quello che hanno. Vecchie storie di ingiustizia che si trascinano.

Ma la voglia è di ripartire e di provare a costruire insieme, tutti i gruppi etnici e tra musulmani e cristiani, l'avvenire di un paese che comincia a rialzarsi.

La povertà è diffusissima, le scuole comunitarie nei villaggi sono un disastro, mancano infrastrutture, ma tutti dicono che è in corso una piccola trasformazione che da tempo non si vedeva. Qualche strada asfaltata, impensabile fino a due anni fa, qualche costruzione di scuole e ospedali in cemento sono i piccoli risultati dei proventi del petrolio che il governo, dove averne ben intascato la maggior parte insieme alle potenze occidentali, cerca ora di dedicare alle emergenze sociali.

Ma il punto più importante è la condizione perché lo sviluppo avvenga: la riconciliazione tra gruppi etnici così diversi (anche per le lingue che sono tantissime e difficili da imparare) che si sono battuti per anni. I Vescovi del Ciad nel messaggio di Natale hanno rilanciato l'esigenza di ricostruire l'avvenire del paese sulle basi della giustizia e del perdono, ricordando la profetica testimonianza di Nelson Mandela per il Sudafrica e per tutto il continente africano. L'11 febbraio abbiamo infatti celebrato i 20 anni della liberazione del primo presidente nero del Sudafrica, dopo 27 anni di carcere per aver lottato contro l'apartheid.

Non si sentono più per il momento attacchi di ribelli o situazioni gravi di disordini; sembra davvero il tempo di rialzarsi. E così facendo magari il paese può dare una testimonianza di pace al vicino Niger che, in piena crisi, è stato vittima da pochi giorni di un colpo di Stato. Non so quanto ne abbiano parlato in Europa, visto che dell'Africa ci si ricorda quando c'è da sfruttare (Il Niger è il terzo produttore mondiale di uranio) o quando c'è da fare elemosine tipo G8. Qui c'è bisogno di giustizia e basta.

E' vero che gli africani attraverso i loro leaders hanno gravi responsabilità nei processi di impoverimento di tanti paesi ma è altrettanto vero che i potenti del mondo sono sempre là per spartirsi la torta: tutti dicono che senza la Francia in Ciad non si va da nessuna parte. E noi qui nel 2010 dovremmo celebrare i 50 d'indipendenza? Da chi?

Quella Francia che “permise” un'indipendenza di facciata è la stessa che oggi con altri paesi come Usa e Cina, decidono le sorti del petrolio e delle elezioni.

  1. Il Ciad: tempo di resurrezione

Qui a sud ci stiamo preparando alla Pasqua, al tempo più importante per la vita di un cristiano che cammina alla costruzione del Regno di Dio, cioè un mondo di giustizia, pace e riconciliazione. La Chiesa qui in Africa si prepara proprio a lavorare per questo, a servizio del Regno di Dio. E' quanto hanno affermato i vescovi africani riuniti a Roma in ottobre per il secondo Sinodo sull'Africa. Se nel 1994 al primo Sinodo, quando è scoppiata la terribile guerra in Ruanda (dove i cristiani tra loro si sono massacrati!), l'immagine dell'Africa era quella dell'uomo caduto nelle mani dei banditi sulla strada per Gerico (Lc 10,25-37) oggi l'immagine è quella di un paralitico che è invitato da Gesù di Nazaret a prendere il proprio destino in mano e a rialzarsi! (Mc 2,1-12).

Nel cammino della Quaresima respiriamo già la resurrezione della Pasqua, anche se la marcia è lunga. Abbiamo comunità di base (CEBs) nei villaggi (più di 90!) che erano morte e stanno ricominciando a ritrovarsi, persone che avevano lasciato e che ritornano, CEBs che nel tempo di raccolta donano il miglio (l'alimento principale per cucinare la “boule”, la polenta di ogni giorno) per il funzionamento di tutta la comunità cristiana. Insomma c'è fermento e vitalità dentro alle contraddizioni e sfide che sono immense come l'AIDS, alcool e la prostituzione (rafforzati dalla presenza del petrolio), la corruzione a tutti i livelli, la difficoltà di accedere ai medicinali.

Ma la Pasqua si vive dentro la passione e la morte. Senza passaggio non c'è resurrezione.

Dentro questa realtà che ci sorpassa e che è molto più profonda e complicata di quanto io possa capire o riesca a scrivere, cerchiamo di restare, come missionari comboniani, fedeli al popolo che soffre, per rialzarci insieme. O almeno cercare di farlo visto che la fiamma e la voglia di pace sono ancora molto fragili e basta un niente per spegnerle. La speranza va anche costruita giorno per giorno nelle piccole vicende quotidiane a cominciare dai rapporti con la gente, che ascolta e condivide per ore e ore sotto gli alberi, al riparo dal sole che brucia davvero, prima di arrivare ad una decisione comune.

E' dentro questa realtà che mi sento chiamato a “stare” e condividere un tratto di strada insieme.

E' dentro questa realtà, qui appena accennata, che mi sento al mio posto, la dove Dio oggi mi vuole. Anche e soprattutto fragile, balbettando qualcosa della lingua locale, senza poter fare grandi cose o progetti. Ma più che tante cose forse oggi la Missione ci chiede proprio di rialzarci insieme all'Africa.

Forse quando Comboni sognava di “Liberare l'Africa con l'Africa” voleva proprio questo. E' un forse, non ho certezze, se non quella di sentirmi amato e inviato dal Padre a restare qui, a rialzare e a lasciarmi rialzare per camminare insieme.

E' con affetto che vi saluto e vi abbraccio, ricordando soprattutto chi mi scrive e vive momenti duri: rialziamoci insieme. Buon cammino di Pasqua!

Filo




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