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Mbote! Lettera di professione religiosa

di Matteo Merletto dal Congo

Mbote!

di Matteo Merletto

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             TESTIMONI DELLA CARITA'                                                         PROVOCAZIONI DI P. ALEX


Carissimo amico/a,
da troppo tempo non mi faccio sentire, ma ti spiego subito la ragione di questo lungo silenzio: ero in stage pastorale in una parrocchia di Kinshasa durante gli ultimi due mesi e poi la settimana scorsa abbiamo avuto gli esercizi spirituali... ma ora eccomi di nuovo in scolasticato con la possibilità di riprendere i contatti con te ed altri numerosi amici e amiche che seguono questo piccolo giovane in cammino sulla terra africana.
Aspettando la tua risposta e il tuo racconto di vita su quanto stai vivendo in famiglia, al lavoro, con gli amici... ti racconto un po' di me.
Forse non ne sei al corrente ma mi preparo a vivere un anno decisivo per la mia vita: a novembre i voti perpetui, a gennaio l'ordinazione diaconale e poi, se Dio vuole, l'ordinazione sacerdotale a settembre dell'anno prossimo (sarò di ritorno in Italia per la fine di giugno, penso). Sono momenti importantissimi per me e ti chiedo di accompagnarmi con la tua preghiera perché sappia rendermi sempre più disponibile alla chiamata di Tata.
Ma lascia che ti racconti un poco come ho vissuto queste grandi vacanze allo stage, la gente incontrata, le avventure vissute... e lo faccio con questa lettera circolare che ho preparato per raccontare a te e a tanti amici questi due mesi di incredibile inserzione missionaria.
Scusami se per il momento non ho il tempo di scriverti personalmente, ma abbi fiducia, piano piano troverò il tempo di scrivere a ciascuno personalmente. Per ora buona lettura e... a risentirci presto!!!


     Kinshasa, 27-09-2002

Mbote ndeko na ngai!
Salve carissimo amico/a, fratello/sorella,
ho da poco finito due mesi intensissimi di esperienza nella parrocchia di San Gyavira (uno dei martiri dell'Uganda) che mi hanno aperto ancora di più alla condivisione con la gente semplice di questa mia giovane vita. Questi mesi mi hanno permesso di approfondire la conoscenza dei valori africani, della ricchezza di questo popolo congolese che purtroppo non puo' esprimere tutta la sua creatività a causa di una guerra infame che dura da cinque lunghissimi anni.
Ho fatto tanto di quel camminare in queste settimane, nel quartiere, nelle stradine sabbiose di Camp Munganga, nelle visite alle Comunità Ecclesiali Viventi di Base (CEVB), che alla fine non ho certo rimpianto le scampagnate in montagna che caratterizzavano le mie passate estati.
Per descriverti tutti i doni ricevuti mi ci verrebbero ancora un paio di mesi e tante di quelle mail... ma non vorrei abusare della tua pazienza. Vorrei trasmetterti il mio desiderio di "prendere il largo", di inabissarmi in questo mare che è l'Africa per capirne la filosofia, la cultura, la lingua, e amare questi occhi così neri che ti osservano con dignità anche nelle situazioni di assoluta miseria.
E allora ti lascio un'icona da contemplare, da rispettare e da capire... per dirti che quella che ho incontrata è :

l'Africa dei 'pagne' coloratissimi che avvolgono mamme robuste,
l'Africa dei mille bimbi che giocano su strade sabbiose e che al vederti ti porgono queste manine,
l'Africa del vento caldo e della pioggia che rinverdisce ogni cosa,
l'Africa di papà Kutaluka che mi accoglie in casa sua come se fossi il suo primogenito,
l'Africa di Tchico che ogni sabato notte veglia in chiesa con altre ottanta persone,
l'Africa dell'abbé Philemone che consola e prega 'con' la gente e non solo 'per' la gente,
l'Africa delle giovani ragazze che con coraggio si donano ai più piccoli durante le colonie parrocchiali,
l'Africa di Jean Marie, professore, che guadagna 25$ al mese e 15$ li spende per l'affitto,
l'Africa dei cellulari e degli spazi Nintendo sulle strade,
l'Africa della sabbia che ti entra dappertutto e dell'acqua che scarseggia,
l'Africa di Steve, 4 anni (e che guanciottone!), ragazzo di strada col quale ogni mattina ho pregato le lodi,
l'Africa di ma! mma Odito che divide sempre il su o pane con tutti gli affamati che vengono in parrocchia,
l'Africa della gente che ti dice in faccia di ritornartene in Europa,
l'Africa dei giovani che scherzano con me considerandomi come uno di loro,
l'Africa della prostituzione nascosta e di tante ragazzine di 15-16 anni incinte,
l'Africa dei preti con le amanti ma che fanno delle belle omelie la domenica,
l'Africa della miseria che azzera la dignità degli esseri umani,
l'Africa delle promesse di pace che servono solo a sedare gli animi,
l'Africa dei giovani che vogliono andarsene, scappare in Canada, Francia, Italia...
l'Africa dei missionari che arrivano dall'America e dall'Europa,
l'Africa delle preghiere a mani alzate quasi a tirar giù quel Dio che a volte sembra assente,
l'Africa delle danze intorno all'altare e delle danze intorno alla bara nelle 'matanga',
l'Africa del cantare con tutto il corpo che segue il ritmo dei tamburi,
l'Africa dei giovani che ascoltano il Rap americano ! ma che contestano gli americani, l'Africa che ascolta, riflette, si interroga e condivide con generosità.

Questa è l'Africa che ho conosciuto durante questi due mesi di stage e che mi invita ancora a lasciarmi amare con maggior libertà.
Se mi permetti vorrei inoltre raccontarti quattro momenti veramente speciali di quei giorni in cui ero a contatto con la gente 24 ore su 24.
Innanzitutto l'esperienza di preghiera che ho vissuto durante la novena all'Archangelo Michele che la parrocchia aveva organizzato in luglio. Tu pensa, per nove giorni, ogni sera alle 17 una folla immensa di gente (più o meno 1500-2000 persone) che si ritrovano in parrocchia per pregare, seguire della catechesi e lodare il Signore con una fede incredibile! Ho scoperto un modo africano di pregare con una religiosità che sembra quella europea degli anni trenta unita a vivacità, battiti di mani, 'milolo' rumorosissimi (il tipico canto della donna africana). Insomma, non solo una bella atmosfera ma una vera esperienza di liberazione per questa gente che portano nel loro cuore problemi e delusioni inimmaginabili . E poi dovevi vedere l' ultima sera in cui abbiamo celebrato una messa di più di 4 ore, che partecipazione e che generosità durante la 'mabonza' (offertorio). Ciascuno veniva col suo sacchetto di riso o di zucchero, con abiti e scarpe smesse... il tutto per i poveri... allora non capisci più nulla: ma come possono dei poveri dare ai poveri? Ero veramente commosso quella sera... E che 'omelia' hanno fatto questi amici. La fraternità è veramente l'unica soluzione alla povertà, mica tutti i Piani di Aggiustamento Strutturale di Banca Mondiale e 'compagnia bella '.
Secondo momento forte di quei messi è stato il tempo della colonia parrocchiale in cui abbiamo accolto 130 ragazzi in parrocchia, dalla mattina al pomeriggio. Con la collaborazione di 25 giovani li abbiamo fatti giocare, pregare e abbiamo dato da mangiare a tutta questa piccola folla.
Ma quello che più mi ha reso contento è il fatto di essere riuscito a fare un miracolo. Ogni giorno i bambini mangiavano solo 'poto-poto' (una specie di ! pappetta di semola) e un pezzo di pane. E il mio sogno era quello di dargli qualcosa di più sostanzioso almeno l'ultimo giorno. Allora sono andato a parlare col mio formatore, padre Gaetano, che ha capito e mi ha dato 15$. Ma certo con quella somma non avrei potuto fare un gran che. Allora, dato che i poveri mi hanno insegnato ad avere la faccia tosta di chiedere, beh, sono andato all'Ambasciata Italiana (non sapevo neanche dove fosse). Là sono stato accolto molto bene e alla fine mi hanno portato in parrocchia, come dono, un sacco di riso da 50kg. Ti lascio solo immaginare i volti di quei bimbi nel vedere la 'trasformazione' che abbiamo realizzato l'ultimo giorno: un bel piattone di riso e di fagioli per tutti.
Allora avevo pensato anche a te... Certo che se ci dai una mano, questi miracoli potranno essere anche più frequenti!
Subito dopo la colonia siamo partiti con 75 giovani in una parrocchia salesiana per fare un ritiro di quattro giorni. E' stato un po' duro adattarsi ai banchi che fungevano d! a letti ma in cambio ho ricevuto fiducia da molti giovani che mi hanno aperto il loro cuore raccontandomi le loro storie. Per esempio, ricordo ancora Stella, 17 anni, che grazie all'esperienza della novena mi domanda di essere battezzata perchè sente che gli manca qualche cosa per poter approfondire la conoscenza de 'Tata wa biso'.
O Gaby che è aspirante nel monastero dei benedettini e ha fatto un bel cammino di donazione. Ancora  Jorge, 23 anni, che ama molto bere e ubriacarsi con gli amici e che ha esperienze con donne di ogni tipo, che è stufo di questa vita e vuole cambiare e impegnarsi in parrocchia. E Pitchou che dopo un momento di allontanamento dalla chiesa, tenta il suicidio a causa della fidanzata che l'aveva lasciato... E non è finita, mette in cinta un'amica e insieme decidono per l'aborto. Quindi viene da me e mi chiede cosa deve fare per essere di nuovo in comunione con Dio. E non so cosa fare e cosa rispondere. Che situazioni, ragazzi!!!
Da ultimo vorrei renderti partecipe della mia gioia per le tre ultime settima ne trascorse a visitare i giovani delle 16 Comunità di Base (CEVB) della parrocchia. Cinque giorni alla settimana, parto alle otto di mattina e accompagnato da un 'moyangeli' (responsabile) cammino per le viuzze del quartiere. Ci fermiamo a incontrare i giovani a casa loro, per sapere come stanno e soprattutto incoraggiarli ad entrare nei gruppi di formazione che abbiamo a Gyavira. Più di 400 giovani contattati con i quali ho potuto condividere un po' del mio tempo. E a volte abbiamo finito solo alle due del pomeriggio, con le gambe a pezzi e lo stomaco piuttosto 'agitato'. Soprattutto verso la fine ho vissuto quello che dice San Paolo: "quando sono debole, è allora che sono forte". Ero veramente stanchissimo ma ho provato la forza che viene da un Altro. E anche i giovani mi hanno accolto non come un semplice 'mondele' (bianco) di nome Matteo, ma come un uomo di Dio che porta grazie a chi lo riceve con cuore. E quanto mi sono sentito indegno molte volte di tutte le attenzioni che mi rivolgevano. Ho scoperto che non sono poi cosi' importante ma che è essenziale Colui che porto alla gente.

Bene, mi accorgo di avere esagerato un po' ma avevo proprio bisogno di condividere questa esperienza/vita unica.
Mi congedo da te assicurandoti la mia vicinanza con la preghiera mia e di tutta la mia comunità.
Ricevi un abbraccio intenso da questa terra congolese, ndeko Matteo.



Merletto Matteo
MISSIONNAIRES COMBONIENS
B.P.724 - Limete - Kinshasa - R.D.CONGO
Tel/fax: (243)880.0928 - Celtel: (243)9818.8140
e-mail: <theokongo@yahoo.fr>

 

 

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