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Esperienza nella parrocchia di St. Gyavira

di Matteo Merletto dal Congo

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5 Oct 2001

Bandeko boboto...                         bondeko!

Bondeko...                         esengo!

Esengo...                        bolingo!

Bolingo...                         mosala!

 

Inizio così il mio saluto dopo una lunga pausa dovuta all'esperienza che ho vissuto nella parrocchia St. Gyavira, qui a Kinshasa. Questo è il saluto con cui si iniziano tutte le preghiere e incita alla pace, alla fraternità, alla gioia, all'amore e al lavoro (boboto, bondeko, esengo, bolingo, mosala).

Sono tornato in scolasticato lunedì 17 settembre dopo due mesi di attività pastorale veramente intensa e dopo qualche giorno di riposo eccomi qui a scriverti, fratello/sorella, per cercare di condividere almeno un po' della ricchezza che ho ricevuto.

Non ti nascondo la mia stanchezza fisica, dovuta al tanto camminare di queste settimane, e la fatica mentale, per praticare il lingala (la lingua locale) il più possibile. In effetti ho vissuto così tanti momenti stupendi e di Grazia che non saprei da dove cominciare... e allora ho pensato di raccontarti queste nove settimane straordinarie della mia vita attraverso i volti, le persone incontrate e conosciute. Sono stati giorni carichi di gioia (soprattutto con i giovani e i ragazzi che erano in vacanza), giorni di celebrazioni. Giorni anche in cui ho fatto esperienza del dolore di questo popolo, di questa gente... ormai, di questi amici. Quante mattinate trascorse a camminare per il quartiere polveroso per visitare i malati, pregare con loro... semplicemente 'restare'. E ancora la visita alle famiglie in lutto, i tanti funerali celebrati, le situazioni familiari incredibili e di vera sopravvivenza.

Ma lasciami raccontare quello che i miei occhi hanno visto e il mio cuore ha sentito attraverso queste icone, questi nomi, queste vite!!!

- La prima persona incontrata è stata mamma Veronique che si occupa di tutti i lavori alla curia di St. Cyprien. In effetti dormivo in questa parrocchia e 'scendevo' per lavorare a St. Gyavira. Due mondi molto diversi tra loro per lo stile di vita della gente. E ogni giorno mi facevo almeno due-tre volte avanti-e-indietro tra le parrocchie... solo venti minuti di cammino, ma che spaccano le caviglie per i viottoli e i fiumiciattoli maleodoranti che bisogna attraversare.

- Solo il giorno dopo ho incontrato l'abbé Massamba, il parroco di St. Gyavira che si è rivelato come un vero compagno di cordata. Bello cicciotto, dinamicissimo e infaticabile, prete da undici anni e amante del lavoro 'sur le terrain'. Mi ha iniziato all'incontro con la gente nelle loro situazioni di vita concreta e mi ha aiutato a scendere dalle mie belle idee di missione per spendere il mio tempo con gli uomini e le donne di Gyavira.

- Con Pichu Tchisubu (un giovane di 24 anni) è nata una bella amicizia durante la tre giorni di ritiro al Centro Don Bosco. La seconda sera siamo rimasti a parlare fino a tarda notte e che bello ascoltare le sue riflessioni, le sue innumerevoli domande sulla fede in Cristo. Mi sono accorto di come io faccia parte di una tradizione che a volte non è più capace di rendere ragione della gioia ricevuta attraverso il dono della fede. Le sue domande invece andavano al cuore del mistero cristiano, erano cariche di Senso e di Ricerca. E dopo tante delusioni provate di fronte a giovani superficiali e ingenui, che bellezza trovare questo amico!

Mi ha toccato anche l'analisi che lui fa del suo popolo, "un popolo - mi diceva - molto bravo a parlare, che moltiplica i dialoghi e le conferenze, ma incapace di lavorare, di mettere in pratica le tante parole dette..." In effetti quante parole usano i congolesi per esprimersi, e anche per pregare... tanto che all'inizio ne ero anche disgustato! Purtroppo però sono convinto che Mobutu (il vecchio dittatore) ha 'lavorato bene nel male', ha rapito l'anima di questo popolo, lo ha schiavizzato e reso inoffensivo, privo di dignità... non è colpa della gente che invece se avesse i mezzi sarebbe pronta a sporcarsi le mani per ricostruire il Congo!

- Clara, una bellissima ragazza, 'yaya' del gruppo Kizito-Anuarite, che mi ha affascinato per la sua vitalità e la gioia di servire i più piccoli.

- Le gioiosissime e scatenate bambine che ballano durante le messe domenicali: Olida, Samantha, Letizia, Amelia... quanto ridere che ho fatto con loro, tanti balli e bans, persino due giorni al Liceo Tobonghisa per la colonia del gruppo Kizito-Anuarite.

- Akim, presidente della commissione liturgia della parrocchia, col quale ho condiviso tantissimi momenti perché è lui che mi portava in giro per i gruppi e mi presentava a tutti. Mi ricorda molto mio cugino Simone, per il suo modo di fare e la sua grinta e mi sono trovato benissimo con questa giovane 'guida'. Pensa che prima doveva avere un bel sacco di soldi perchè commerciava derrate alimentari tra Goma e Kinshasa... poi la guerra nell'agosto '98 l'ha ridotto sul lastrico! Mi ha raccontato di quella notte a Goma, all'aeroporto, aspettando di rientrare, quando gli hanno detto che la ribellione era insorta e i rwandesi stavano entrando in Congo! Caspita, che esperienza... e da allora vive in un buco di casa in affitto e mangia pane e noccioline quasi tutti i giorni!

Lavora veramente tanto per la parrocchia ma il parroco non può certo permettersi di pagarlo... lui che come tutti i parroci di Kinshasa non riceve più un soldo dalla diocesi!

- Fa parte del gruppo vocazionale della parrocchia e un giorno mi chiede di parlare con me. Si chiama Christophe e ha 14 anni. Mi comincia a raccontare la sua storia e mi parla di un padre che ha sempre temuto e di una madre che subiva di tutto da questo 'signore'... Poi sua madre è morta e il rapporto con suo padre è cambiato. Lui si è fatto più vicino ai figli e insieme a loro prega spesso la sera e ha accolto come un dono la vocazione del figlio che ora incoraggia. Non so se un giorno Christophe sarà prete, ma sono sicuro che finalmente può pensare ad un Dio che è Padre, senza più avere paura.

- Una mattina dopo la messa sono andato con l'abbé Massamba a trovare una malata a casa sua... siamo entrati e tutto era vuoto, una stanza completamente vuota e questa donna che si trascina per i dolori al petto e alle gambe, si mette in ginocchio in mezzo a questa stanza da incubo e ci accoglie così. Poi ci danno due sedie e ci racconta la sua storia: suo figlio pazzo un giorno è venuto e si è portato via tutto... i muri vuoti fanno così impressione! Mamma Dada piange per il dolore fisico e il male che gli ha fatto il figlio... poi preghiamo lungamente con lei e alla fine ritroverà anche un filo di tranquillità, ma non il sorriso. Così l'abbiamo lasciata dopo più di un'ora!

L'ho rivista un'altra sera perché siamo stati da lei per darle l'unzione dei malati: era sdraiata per terra, sofferente per l'asma e i dolori al petto, niente corrente, solo una debole fiamma di candela che dipinge sul muro un'ombra, la sua sagoma così africana... abbiamo pregato e cantato, abbiamo comprato altre medicine... ma la situazione della famiglia non le permette di essere trasportata all'ospedale!

Dopo nove giorni... sono venuti a dirmi che mamma Dada è morta nella notte! E al funerale tanti parenti usciti da chissà dove... che però l'avevano abbandonata nel tempo della malattia.

- E poi lì vicino ho conosciuto un sabato, per la benedizione della loro casa, la famiglia che ho soprannominato dei 'Carbonari'. Tutto lì è nero carbone perché vendono all'ingrosso sacchi e sacchi di carbone. Anche i piccoli che vivono lì (una famiglia di otto figli!) sono sporchissimi e penso che non faccia un gran ché bene vivere sempre a contatto con questa materia prima. Il papà è ammalato da molti mesi per un problema alle gambe che si sono gonfiate all'inverosimile e nonostante le analisi non si sa ancora di quale malattia si tratti. Il più piccolo dei suoi figli avrà quattro anni e l'avevo conosciuto durante la colonia in parrocchia: danzava in continuazione... ma come mi fa male vederlo qui in mezzo a tutto questo sporco, triste e dolorante per una brutta caduta in cui ha picchiato seriamente l'anca. Prego il Papi che gli doni ancora di ballare con gioia!

- Altro ragazzino che ha colpito la mia attenzione e che dal giorno in cui gli ho regalato una banana non mi mollava più: uno 'sheguè' (ragazzo di strada). Mi hanno colpito soprattutto le sue mani, delle mani da vecchio, rugose e piene di segni, e una cicatrice sul petto che mi ha raccontato gli è stata fatta con una lametta Gillette. I suoi piedi scalzi erano un'insieme di piaghe... e mi sono indignato contro questa società che rende già vecchi i suoi figli, una società che marginalizza dei piccoli accusandoli di 'sorcellerie' (stregoneria, 'kindoki' in lingala). E così mi accorgo ancora di più della distanza culturale che vivo qui in mezzo a questo popolo. Per non arrivare a giudicarlo secondo il mio metro di morale devo entrare in profondità in questa cultura e a piedi scalzi, come davanti ad una rivelazione di Dio per me oggi!

- L'ultima settimana sono stato ogni giorno a visitare papà Masi, uno dei laici fondatori della parrocchia che lavora al liceo Tobonghisa. Il martedì passo per casa sua verso le nove di mattina e mi dicono che è ammalato. Entrato nella stanzetta lo trovo sdraiato sul divano, intontito e con una mandibola gonfissima, gli occhi spenti... tutta un'altra persona rispetto a quella che avevo conosciuto una sera partecipando alla sua CEVB (Comunità Ecclesiale Vivante di Base). Mi spiegano che un'infezione nasale è scoppiata letteralmente nella bocca ed è pieno di piaghe interne! E' proprio a terra (fa impressione vedere certi papà di famiglia ammalati)! I famigliari hanno pianto al vederlo così perché pensavano che non si sarebbe più rimesso... ma i miracoli esistono! Abbiamo pregato insieme ogni giorno e lunedì mattina l'ho lasciato che stava già meglio. Mi ha raccontato della sua famiglia e delle acrobazie che deve fare per vivere: dalla scuola riceve un salario di 4.000 franchi congoles i al mese (13$) e soltanto Amelia, la figlia che è al liceo, gli costa 6.000 franchi congolesi a trimestre (20$)!!! E qui tutte le mie idee di economia saltano, sballottate da queste cifre... eppure sopravvivono, anche se il Sistema non saprebbe spiegare il loro modo di sussistenza. E sono tanti quelli che sono al di fuori di questo Sistema globale di sfruttamento!!!

- Un ricordo particolare lo devo alle tante mamme della Legione di Maria incontrate tutti i mercoledì mattina e a volte anche il sabato! Donne splendide, autentici sostegni delle famiglie congolesi! Fanno orari assurdi e lavorano veramente tantissimo per amore dei loro! E non si riservano per il servizio alla Chiesa! Tanto di cappello a queste donne capaci di passare una notte all'aperto per vegliare il corpo di un defunto, capaci nonostante i loro problemi di visitare altre persone negli ospedali o alla prigione... e faccio esperienza della solidarietà di queste mamme che si sentono mamme e responsabili di tutto un popolo!

Un abbraccio, Matteo.

 

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