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Lettera di p. Davide De Guidi dal Mozambico.

“Cercando il suo volto Signore,...”

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Cari/e amici/che, un caro saluto dal Mozambico, con nel cuore il desiderio che ciascuno di voi stia bene e possa vivere questo tempo santo, con un cuore appassionato di vita, come Gesù ci ha tracciato con la sua donazione senza limiti.

Ieri Domenica delle Palme, una moltitudine di bambini, giovani e adulti erano presenti per iniziare insieme la Settimana Santa. Credo che sia la domenica dove le chiese qui in Mozambico si riempiono di più. Mi chiedo spesso il perché. E l’unica risposta che trovo è nel riconoscere la loro capacità di sentire che quella passione di Dio vissuta in Gesú 2.000 anni fa, li riguarda, li consola, gli dà la certezza che Dio cammina e soffre con loro e continua a vivere la sua Passione in tante realtà e situazioni che vivono. I tanti bambini presenti alla S. Messa, li vedevo impegnati a costruire con i loro rami di palme delle croci in onore a Gesù che sembravano piccoli capolavori. Sono dei piccoli artisti.

In questo ultimo mese qui in Mozambico, il 14 marzo un ciclone ha devastato una grande parte del centro del Paese. Circa 600 persone accertate hanno perso la vita, ma molte ancora non sono state trovate. Le correnti dei due Oceani che si incontrano creano questi cicloni, ma quest’anno hanno avuto una forza travolgente, spazzando via e danneggiando ogni realtà incontrata (cambiamenti climatici?). I tetti e le finestre delle case, scuole, ospedali,... sono quasi tutti volati via, gli alberi, anche i più robusti, abbattuti, le acque hanno invaso i villaggi e la città di Beira, così come i campi con i raccolti quasi maturi, sono andati completamente perduti. Un milione e mezzo di persone vivono tuttora con gli aiuti umanitari, sebbene, tra poco il loro ritorno a “casa” sarà duro per non trovare più la propria costruzione e i propri beni, ma la sofferenza maggiore è certamente la perdita dei propri cari.

Una povera mamma con 5 bambini, ha tentato di salvarli dall’alluvione ponendoli sopra gli alberi, ma il vento forte li ha fatti cadere e tutti se ne sono andati. La povera madre dopo averne seppellito 4, cerca ancora il suo quinto bambino per dargli una degna sepoltura. Davanti a tutto ciò ci si chiede: “Dov’è  Colui che consola e che ci dà la vita? Perché queste tragedie? Perché queste povere vittime innocenti?”.

Spesso non si ha una risposta, ma la passione di Dio vissuta con Gesù ci indica che il volto di Dio, è un volto fragile, soggetto a soffrire e morire alle forze della natura e alla violenza umana, ma allo stesso tempo quella vita terrena spezzata, non è l’ultima parola: in Lui scopriamo una vita che va oltre questi nostri orizzonti umani. In quella povera mamma rimasta senza i suoi piccoli, si vedeva in volto, non tanto la disperazione comprensibile, ma una forza d’animo e una speranza, che credo, non viene solo dalle nostre capacità e risorse umane. Molti bambini sono rimasti sopra gli alberi per 3-4 giorni senza mangiare, aspettando che arrivassero i soccorsi e ce l’hanno fatta; una povera donna incinta ha partorito sull’albero e ha dato il nome di “Dio provvede” al suo piccolo. Un orfanatrofio con 170 piccoli nella città di Beira devastata, è forse l’unico edificio rimasto illeso e i piccoli tutti vivi.

Buzi, un grande villaggio, la mia prima missione, in molte parti è rimasto sott’acqua per quasi un mese. Lì, proprio nella notte del ciclone Idai, un bimbo è nato all’ospedale senza il tetto per le raffiche di vento quasi a 200 km all’ora, con l’acqua che entrava da tutte le parti, e la mamma ha dato il nome di Idai al proprio bambino. Un piccolo segno che la vita alla fine sebbene debba lottare e soffrire, vince per la forza dell’amore che è presente nel cuore di chi la ama. Sento nel cuore questo popolo, un popolo coraggioso e mite, con cui ho potuto condividere i miei primi cinque anni di missione.

Qui al nord dove sono ora, abbiamo cercato di muoverci con iniziative locali, i poveri sanno essere generosi, sanno donare spesso il poco che hanno, per chi è stato colpito dal ciclone e dalle inondazioni. In questo, loro ci insegnano a vivere il Vangelo della Moltiplicazione dei Pani, o meglio, del Pane Benedetto dall’Amore di Dio che apre il cuore dell’uomo a una condivisione, perché tutti possano saziarsi e diventare loro stessi dono per altri.

Se mi soffermo a guardare e rimanere negli aspetti problematici della vita che scorre qui, ci viene da mettersi le mani nei capelli, ma la nostra missione è credere che la presenza di Dio in Gesù continua a far rifiorire la vita e donarci spazi di vera umanità. Nella notte pasquale e la domenica di Pasqua, 120 adolescenti e giovani riceveranno il grande dono del battesimo. È da 4- 5 anni che si preparano. È bello vedere in loro il desiderio di entrare a far parte della famiglia di Dio nella comunità. Dopo il battesimo, ognuno è chiamato a svolgere un servizio nella comunità. Poi gli presenteremo le varie  vocazioni, cui saranno chiamati a scegliere pian piano e li porteremo nelle case dei ragazzi e giovani infermi e malati gravemente (sono parecchi) perché il loro battesimo possa immergersi nel dono di sé stessi, avendo in sé ricevuto il dono di poter amare e servire come Gesù.

Il Giovedì Santo andremo in carcere al mattino per celebrare l’Ultima Cena del Signore, un’esperienza che stiamo facendo ogni mese e che ci aiuta a comprendere che in loro c’è un desiderio forte di riscatto. Le loro richieste sono: una Bibbia, un cammino di catechesi, vivere il Sacramento del Perdono e dell’Eucarestia e un po’ di sapone. In uno spazio di circa 30 metri quadrati sono accalcati in 250-300, la maggior parte giovani e una buona parte di loro sono innocenti; ma per il fatto di essere stati presi assieme o vicino a colpevoli, vengono tutti posti in questo carcere preventivo in un’attesa di giudizio definitivo. Poi, per uscire spesso ci vogliono soldi e le famiglie devono a volte vendere tutto per riscattarli. “Ero in carcere e sei venuto a visitarmi”(Mt 25,36), una parola che ci richiama di riconoscere in loro il Suo volto.

Ma grazie a Dio nel cuore dei giovani, nonostante le tante insidie in cui possono cadere, c’è ancora il desiderio e la disponibilità di affidarsi al Signore o almeno di mettersi in gioco. Così, circa 15 giovani all’inizio dell’anno sono entrati nel nostro seminario missionario comboniano per iniziare il cammino. Un dono grande che ci dà consolazione e gioia. Una buona parte di loro sono poveri e senza i genitori, ma, come ci insegna Gesù, nel cuore del povero c’è una grande capacità di accogliere il suo invito vivendo le Beatitudini (“Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio” - Lc 6,20).

Mi piace salutarvi con un fatto che ho vissuto nell’ultimo Natale. Una povera ragazza era rimasta incinta e non voleva accogliere il bimbo, perché l’uomo l’aveva abbandonata e lei si sentiva sola e tradita. Decise cosí di interrompere la gravidanza prendendo delle medicine, ma nel frattempo una sorella di madre Teresa di Calcutta di nome Sr. Pedrina, le ha detto che il bambino che porta nel grembo è innocente ed è pur sempre un grande dono di Dio, da meritare la vita come tutti noi l’abbiamo ricevuta. L’ha invitata ad andare a vivere nella loro casa, dicendole che quando nascerà il bimbo, se non lo desidererà lo potrà lasciare con loro. Il tempo passa e il bimbo riesce a sopravvivere alle medicine prese e nasce una bellissima creatura.

Così, al mattino presto di Natale mi aspetta davanti alla Chiesa dicendomi com un bel sorriso: “Padre ecco il mio caro bambino, è nato bene”; lei era felicissima e fiera di averlo accolto, e già non voleva lasciarlo dalle sorelle, ma tenerlo con sé. Io ringrazio il buon Dio come il dono maggiore ricevuto in questo ultimo Natale. Poi le chiedo: “Che nome gli darai?”.  Lei mi risponde con orgoglio: “Pedrino si chiamerà, in onore della sorella Pedrina che ha lottato perché potesse essere accolto come un dono di Dio”. Cari amici la vita è cosí: piena di insidie,... ma alla fine solo chi la ama e si affida al suo Autore ne scopre la sua bellezza e il suo sorriso.

Vi auguro che possiate in questo tempo santo poter entrare nel cuore di Dio, in quella grande passione d’amore per tutti e per te personalmente carissimo/a. In Gesù Risorto, il Padre ci ha aperto gli occhi, non tanto per cercare di rendere eterna questa vita, ma perché apprendiamo che in Gesù già siamo entrati nell’eternità del suo amore e che la morte alla fine è permettere che questa esistenza terrena possa incontrare pienezza in Lui e tra di noi.

Un grazie a tutti coloro che ci sostengono con la preghiera e la solidarietà, perché la vita sia amata, protetta, sostenuta e accompagnata, soprattutto nelle realtà e situazioni piú delicate, fragili e difficili.

Buona e Santa Pasqua a tutti voi carissimi/e.

Grazie anche per il vostro amore per i piccoli, denutriti, orfani, ammalati, sostenendo l’associazione del “Salvadanaio Missionario del piccolo Jonathan”: è un dono immenso che dona vita e credo che faccia gioire anche il piccolo Jonathan.

Se volete sostenere il popolo mozambicano, le comboniane e anche noi ci stiamo muovendo. Per noi sarà un primo soccorso di cibo, prime necessità, sostegno a circa 250 famiglie che hanno perso la casa, e poi per una costruzione di una scuola e un centro giovanile per accogliere i ragazzi e giovani dove lavoriamo nella parrocchia di Beira con p. Lionello Bettini. Ciò che c’era in materiale locale è stato tutto distrutto. Per questo è necessario scrivere nel bonifico comboniano del mozambico: Per emergenza Ciclone Mozambico. Un grazie fin d’ora per chi la sostiene.

Uniti in Lui, fonte di ogni speranza e ogni bene.

P. Davide

15 aprile 2019

 

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