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Grato per la sua missione urbana, p. Davide ci racconta i primi incontri con l'umanità sofferente a Nampula che testimonia la presenza di Gesù nella storia

Con gratitudine

P. Davide dal Mozambico

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Con gratitudine
Cari amici\che, e’ da pochi giorni che ci siamo salutati e sento ancora vivo il vostro abbraccio di affetto e di buon viaggio e buona missione. Il vostro esserci nella mia vita lo porto nel cuore ogni giorno incontrando il caro popolo mozambicano.
Ritornare in Mozambico dopo sei anni in Italia dove ho avuto la gioia di incontrarvi, soprattutto voi cari giovani del Gim, ascoltare le vostre storie, stare accanto a voi e camminando assieme, sento che tutto questo e’ stata una grazia che vive dentro di me (come ci diceva padre Alex: “Diventiamo le persone incontrate”). Voi mi avete donato la consapevolezza di non sentirmi solo nell’affrontare ogni giorno realta’ e situazioni che umanamente mettono in ginocchio. Poi la certezza che c’e’ Lui che ci precede, ci chiama e cammina accanto, mi dona serenita’ e posso dire di essere felice.
La missione che mi hanno affidato qui in Mozambico e’ tutta nuova per me. Se prima ero abituato a viaggiare e incontrare il popolo nei villaggi dispersi lungo la savana, ora invece mi trovo a vivere in una citta’, dove tutto e’ piu’ ristretto e dove la gente (a volte 10 persone) vive spesso ammassata in una o due stanze.
Appena arrivato mi ha stupito vedere tanti muri di recinzione che prima non c’erano. Infatti, chi há la possibilita’ di costruire una casa, soprattutto i pochi che stanno bene, la loro prima preoccupazione e’ di mettere un recinto con muri alti, come a dire: “Dobbiamo proteggerci perche’ i poveri, gli emarginalizzati, cioe’ coloro che cercano di sopravvivere, sono potenzialemente persone pericolose”. Sembra proprio vero che qui esiste il vocabolario del “diminuire” e non del “rubare” (come a dire che togliere a chi há tanto non e’ rubare, ma diminuire). Ma il male peggiore e’ che i piu’ esposti a perdere il poco che hanno sono coloro che gia’ sono in difficolta’.
Oggi stesso sono uscito per riparare una ruota della macchina e mi sono accorto che mi mancava un fanale, ... sanno fare veramente bene tutto senza rumore. Poi dopo un po’ di arrabbiatura mi son detto: “Meglio che sia successo a me che a un povero, speriamo almeno che l’abbia fatto perche’ aveva fame, allora anche un malanno fa parte del gioco della vita”.
In questi primi giorni ho incontrato tanta gente, chi per salutarmi e darmi il benvenuto, chi per osservare chi sono e da che parte sta il mio cuore. I bambini poi mi corrono sempre incontro per ricevere un saluto, una carezza e un sorriso. La cosa piu’ bella, pero’, l’ho vista dalle sorelle di Madre Teresa dove i tanti piccoli bambini orfani, mi sono corsi incontro, aprendo le loro braccine, per essere presi in braccio e ricevere affetto.
I pochi vecchietti che ho incontrato mi hanno detto che sono felici di avermi tra loro e i giovani sperano che io rimanga accanto a loro per condividere i loro sogni. Mi ha dato gioia incontrare una ragazza che avevamo aiutato dieci anni fa per studiare. Ora e’ dottoressa, mi e’ venuta a cercare e abbracciandomi si e’ messa a piangere dalla commozione. Questi gesti sono il sigillo che il buon Dio ha fatto germogliare nei giovani quel seme gettato tanti anni fa. Tanti poi sono i poveri che mi incontrano per affidarmi le loro preoccupazioni e sofferenze di ogni genere, con la speranza di non essere lasciati soli.
Sto iniziando un bel lavoro con le tante vedove della comunita’ che lavorano per visitare, sostenere e condividere il poco che si há con i piu’ bisognosi. Queste povere donne cristiane, senza il marito, con sulle spalle 6-7 figli o piu’, trovano il tempo per prendersi cura di chi sta peggio di loro. Se le ascolti personalmente capisci che loro stesse avrebbero bisogno di tante attenzioni, non sanno infatti come andra’ a finire l’anno e come potranno iscrivere i loro piccoli a scuola e come potranno sostenerli, ma il loro cuore e’ grande e sanno mantenere uno sguardo sereno e gioiso consapevoli che la vita e’ dura ma che il Signore cammina accanto a loro.
Oggi stesso ha bussato alla porta della nostra casa, una povera donna, magríssima, di nome Fatima, con il corpo tutto avvolto di macchie. Mi ha raccontato di non aver piu’ nulla a casa, di essere ammalata di Aids e di essere rimasta vedova con un bimbo di 8 anni, ammalato anche lui della stessa malattia. Stava tornando dall’ospedale con le medicine, ma non aveva nulla da mangiare, cosi che i medicinali se non sono sostenuti da un cibo sufficiente non servono a nulla. Ho suggerito a Fatima di venire in parrocchia il giorno della settimana in cui un gruppo di volontari forniscono aiuti e assistenza, ma non potevo lasciarla andare via senza nulla. Lei mi ringrazia con un cuore umile, cosa che sanno fare solo loro. In questo ci sono maestri di vita.
Qui e’ importante agire assieme alla comunita’, con le nostre donne della carita’ che visitano e vedono le situazioni. Anch’io vado con loro quando posso e non vi dico quello che trovo. Questo periodo dell’anno poi, per molti, e’ tempo anche di fame e mancanza di acqua, ma il popolo sa affrontare tutto con grande coraggio e dignita’. In questo mi sento fortunato di imparare a vivere senza le consuete troppe lamentele che noi siamo abituati a esprimere.
Questo pero’ non ci toglie il nostro impegno a salvaguardare il Creato, affinche’ il nostro pianeta non si surriscaldi per il continuo inquinamento. I poveri, infatti, in queste terre calde, sono i primi a soffrirne le conseguenze.
I nostri cristiani ogni giorno in gran numero si alzano presto per pregare prima di andare a lavorare. Molti alle 5 di mattino si ritrovano per iniziare con una preghiera assieme nel loro território, un esempio per tutti noi. Alla sera poi in chiesa parrocchiale mi trovo sempre dalle 60-80 persone che partecipano all’eucarestia com un buon numero di giovani, che desiderano nutrirsi della parola di Dio e della sua presenza. Poi in questo mese missionário c’e’ la tradizione del rosário missionário, molti vengono tutti i giorni a invocare la Madre di Dio e Madre nostra.


La realta’ sociale e’ complicata. Il nostro caro sindaco della citta’, persona retta e con idee chiare, il giorno dell’accordo di pace, 4 ottobre, gli hanno tolto la vita. Un martire della democrazia e del bene comune. Era anche un bravo catechista e amico della famiglia comboniana.
Lo scorso Natale lo aveva trascorso con le nostre sorelle comboniane che accolgono 56 bambine in situazioni difficili che pero’, piano piano, con la tenerezza dell’amore, stanno fiorendo e risorgendo. Il suo martírio ha scosso la citta’. Lo abbiamo ricordato in vari modi, invitando i cittadini a credere nelle parole di Gesu’ e di Óscar Romero che diceva: “Se mi uccideranno risorgero’ in mezzo al popolo”.
L’ultimo incontro che vorrei raccontarvi e’ quello con Omar, un povero uomo che mi hanno presentato in parrocchia nel giorno in cui si dialoga per conoscere la realta’ di chi há bisogno di una mano amica. Omar, muratore e responabile di un gruppo di operai, aveva costruito con loro una casa nel 2007. Il padrone, dopo aver dato un piccolo acconto, ha smesso di pagarlo. I suoi lavoratori gli chiedevano i soldi del lavoro fatto per sostenere le loro povere famiglie, ma nonostante i tanti tentativi Omar non riusciva a ricevere la somma che gli spettava. Cosi’ e’ andato dalla polizia per denunciare il tutto, ma il padrone della casa, un uomo di potere, si e’ arrabbiato e per non pagare e
vendicarsi ha inventato una storia falsa, dicendo che il povero Omar aveva abusato di sua figlia. Cosi’ e’ riuscito nel suo intento e lo ha mandato in carcere con una pena di 12 anni. Nel frattempo il povero Omar aveva la moglie incinta del terzo figlio, che fino ad ora non há mai conosciuto. La moglie, rimasta sola a sostenere i figli, per sopravvivere ha dovuto vendere la propria casa. Successivamente si e’ ammalata ed e’ mancata. Omar dopo anni di cárcere, di lavoro forzato e di buona condotta e’ uscito il mese scorso e si e’ presentato da noi. E’ stato riconosciuto da alcuni dei nostri cristiani, che hanno confermato che quello che raccontava era tutto vero. In prigione Omar ha conosciuto Gesu’, si e’ sentito da Lui cercato e amato e cosi’ ha desiderato di essere battezzato. Con Lui ha sentito rifiorire la speranza, il coraggio e la forza di lottare per uscire e cercare i propri figli che non vedeva piu’ da 10 anni. Le sue parole nel raccontare uscivano senza rabbia e rancore, desiderava solo un piccolo aiuto per ritornare nella sua terra natale, comprarsi una zappa, trovare un lavoretto per poi andare a cercare i propri figli e proporgli di ritornare a vivere insieme. Gli abbiamo dato un Vangelo e un aiuto (grazie anche a quello che voi mi avete dato) per ricominciare una nuova vita. Omar, mi ha colpito per la sua determinazione, capacita’ di non
abbattersi davanti a ostacoli duri e umilianti, per la sua forte e vera fede e per l’amore immenso che ha per i suoi figli. Aveva, infatti, perso la liberta’ e sua moglie, aveva sperimentato la lontananza dei figli, vissuto umiliazioni di ogni genere ed e’ stato vittima di una condanna ingiusta, ma Gesu’ lo ha cercato proprio nel suo abisso umano ed
ora gli e’ accanto nel suo cammino di Resurrezione. Credo di essere fortunato a trovarmi qui in mezzo a tante storie di santita’, di vita amata nonostante tutto, dove chi ha poco sa donarti quello che il nostro cuore cerca.
Un grazie a tutti voi carissimi\e in questo mese missionario e non dimenticatevi che la messe e’ molta e gli operai sono pochi…
Coraggio... Se vuoi la felicita’ per te e per chi ami, Lui ti dice che la strada c’e’… Sono certo che anche il tuo SI’ dove il Signore ti chiama, permettera’ a Lui di compiere i miracoli dell’amore.
Un abbraccio e una preghiara a voi tutti che mi accompagnate e mi fate sentire parte di voi.
Davide

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