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Rischiare la gioia

Catechesi GIM Padova - 11 Gennaio 2015 - Mc 10,17-27

RISCHIARE LA GIOIA

Catechesi GIM1 Padova 

Mc 10,17-27 

 

Il giovane ricco

17 Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò:

«Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?»

18 Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.

19 Tu sai i comandamenti: "Non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non frodare nessuno; onora tuo padre e tua madre"».

20 Ed egli rispose: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia gioventù».

21 Gesù, guardatolo, l'amò e gli disse: «Una cosa ti manca! Va', vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».

 

22 Ma egli, colpito da quella parola, se ne andò triste, perché aveva molti beni.

23 Gesù, guardatosi attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!»

24 I discepoli si stupirono di queste sue parole. E Gesù replicò loro: «Figlioli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!

25 È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

26 Ed essi sempre più stupiti dicevano tra di loro: «Chi dunque può essere salvato?» 27 Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini è impossibile, ma non a Dio; perché ogni cosa è possibile a Dio».

 

Riflessione 

Il racconto si divide in tre scene:

La prima (vv. 17-22) ci presenta un ricco, che oltre ad avere le buone intenzioni di entrare nel Regno, sembra avere tutti i requisiti.

Tranne però quello fondamentale, che è amare Dio e i fratelli sopra ogni cosa. L’incontro con Gesù gli renderà possibile l’impossibile, facendogli riconoscere il Signore e liberandolo dall’idolo che lo schiavizza?

Gesù cerca di metterlo su questa strada, dicendogli che Dio solo è buono, e che ora può lasciar tutto e decidersi a seguirlo.

Ma l’attaccamento ai suoi beni lo rende cieco. All’alternativa Dio/mammona, sceglie mammona. Alle fine invece della gioia di chi ha trovato il tesoro, ha la tristezza di chi si sa perduto. 


La seconda scena
(vv. 23-27) ci presenta le dichiarazioni di Gesù sull’impossibilità della salvezza, e lo stupore dei discepoli.

Tutti siamo troppo grandi per entrare nel Regno dei bambini: siamo cammelli che tentano,  in modo buffo, di passare per la cruna di un ago.

La terza scena (vv. 28-31) ci presenta la constatazione meravigliata di Pietro: come mai loro sono riusciti a seguire Gesù?

Compiendo quel passo che fa entrare nel Regno? La sua chiamata li ha resi poveri e piccoli, facendo loro scoprire il tesoro inestimabile per il quale si è capaci di lasciare tutto. 

  1. La prima scena quindi è sulla necessità.
  2. La seconda sull’impossibilità.
  3. La terza sulla possibilità della povertà che apre le porte alla vita.

Il discepolo è colui che nello sguardo di Gesù ha scoperto l’unico bene, il bene più grande, che dà senso a tutta la sua vita.

Il suo rapporto con le cose torna ad essere come era al principio, secondo il disegno di Dio: libero dall’idolatria, le vive come dono, ricevendole dal Padre e condividendole con i fratelli.

Ed ora rivediamo tutta la scena: Chi è questo giovane che corre incontro a Gesù e si inginocchia davanti a lui? Sembra che abbia le più belle disposizioni per seguire Gesù: la prontezza, l’entusiasmo, il riconoscere Gesù come maestro.

Tutte queste belle disposizioni possono convivere anche con tendenze contrarie, che restano nascoste fino al momento della decisione. Solo allora escono allo scoperto e scatenano una lotta interiore molto grande. Il risultato finale è la gioia o la tristezza, secondo che si vince o si è sconfitti.

“Maestro buono che devo fare per ereditare la vita eterna?”  

La necessità. Cosa manca a questo giovane? Di che cosa ha bisogno? Cosa c’è dietro le parole che rivolge a Gesù? 

Ha un problema:  cosa fare non è guidato dall’istinto, ma dal fine che si propone, più o meno liberamente.

Ha bisogno di trovare un senso alla sua vita, una meta, un fine verso cui orientare tutta la vita. Ha tutto ma gli manca qualcosa di molto vitale.

Vuole ereditare la vita eterna.

L’eredità a chi spetta?

Al figlio da parte del padre, ed è legata al suo vivere da fratello.

Ma cos’è quest’altra vita che lui cerca? E’ la vita non più legata alla morte, senza limiti di tempo, è quella vita eterna che dà senso a questa vita legata al tempo.

E’ quella felicità profonda che tutti noi cerchiamo, è il senso per cui viviamo, è come una sete insaziabile.

Molti cercano di soddisfarla nel piacere, nei soldi, nella droga e si trovano più vuoti che mai.

Ma cos’è questa ricerca di senso, di gioia piena che tutti cerchiamo?

Cos’è quella vita in abbondanza che Gesù promette con la sua venuta?

Cosa risponde Gesù al giovane?

“Perché mi dici buono? Nessuno è buono se non Dio solo.” 

Gesù lo invita a comprendere il mistero della bontà che ha intuito.

Se lo capisce ha trovato il tesoro. E’ un modo discreto per suggerirgli la propria identità, lasciandogli la gioia di scoprirla.

E’ come se dicesse: Se non sai chi sono, non chiamarmi buono perché solo Dio lo è.  Se sai chi sono, chiamami pure buono e cerca di trarne le conseguenze.

E poi: “Conosci i comandamenti …” “Tutto questo ho osservato fin dalla mia giovinezza …”

Una cosa è osservare i comandamenti, la legge.

Un’altra cosa è la riformulazione dei comandamenti fatta da Gesù:

“Amare Dio e amare il prossimo sopra ogni cosa.”

“Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.”

A quel punto succede qualcosa di incredibile: uno sguardo, uno sguardo d’amore, fino alle profondità del cuore, entra nella vita e nel bisogno di felicità di quel giovane, nella sua necessità, appunto. Quello sguardo d’amore è la risposta a tutto ciò che il giovane cerca. E’ il centro di questo bellissimo brano del Vangelo.

Lasciarsi avvolgere da questo amore è ritrovare se stessi, capire il senso della vita e vedere oltre.

E’ tutto bellissimo però Gesù aggiunge:

“Una sola cosa ti manca, va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri … e avrai un tesoro in cielo, poi vieni e seguimi.” 

Questa è la nuova formulazione del secondo comandamento: quello dell’amore al prossimo.

Al giovane manca proprio quello che possiede e non sa donare a chi ha bisogno.

Gesù in fondo chiede ciò che lui stesso ha fatto: ha dato tutto se stesso facendosi povero e piccolo per amore.

Chi vuol seguire Gesù deve essere come lui.

Il vero modo di tesorizzare davanti a Dio è quello di dare.

Uno non ha quanto ha accumulato, bensì quanto ha donato.

Le parole di Gesù lo mettono in una profonda crisi interiore, che si rispecchia sul volto. Nel suo cuore inizia la lotta.

Il desiderio di seguire Gesù ed aprirsi ad una nuova vita, intravista in quello sguardo, lo lacererà interiormente fino a quando non sarà strappato alla schiavitù del suo idolo.

Difatti se ne va triste. E’ un uomo fallito, incapace di amare Dio, se stesso e il prossimo. Questa tristezza dura finché dura l’attaccamento ai beni.

Anche a ciascuno di noi, che siamo qui in questo percorso GIM Gesù dice: Vieni e seguimi. Me lo dice personalmente.

Questa proposta è personale, perché ognuno di noi è UNICO.

Lui ci ama in modo tutto personale, anche se il cammino lo facciamo insieme. Per questo abbiamo un bisogno forte di questi momenti di deserto per stare soli con Lui. 

Ci chiama a seguirlo, ognuno in un modo diverso. Devo scoprire un po’ alla volta il mio modo di seguirlo. Perché sono UNICO, appunto.

Ma come si fa a seguirlo?

Frequentando ogni giorno la sua Parola, soprattutto il Vangelo, e mettendolo in relazione con la vita, si diventa discepoli.

Ogni giorno ci insegna qualcosa per trasformare la nostra mentalità egoistica e incentrata su noi stessi.

Ci fa avere occhi nuovi per vedere quello che altri non vedono (fratelli invisibili) e un cuore capace di commuoversi, di piangere …

E’ anche una questione di identità.

Il giovane ricco non ha un nome, come invece Pietro, Giacomo, Giovanni che hanno seguito Gesù.

Non ha realizzato la sua identità profonda.

Ma che cos’è questa identità profonda?

E’ il sogno di Dio per me. Il sogno di Dio sulla mia vita è infinitamente più bello e più grande di tutti i miei sogni.

Dio sogna qualcosa in  grande per me.

E mi ha creato con la mia personalità, in una maniera speciale perché possa realizzare quel sogno.

Per diventare me stesso profondamente devo “sognare con lui”.

 

Domande per il deserto 

  1. Cos’è questa ricerca di senso, di gioia pina e duratura  che tutti cerchiamo?

  2. Qual è il mio attaccamento più forte che mi schiavizza e impedisce di essere libero/a e di seguire Gesù?

  3. Cerco di raggiungere questa libertà interiore e di condividere con i miei fratelli più poveri quello che sono e quello che ho?

  4. Mi faccio aiutare in questo cammino di scoperta del sogno di Dio sulla mia vita? (accompagnamento spirirituale)

  5. Riesco a regalarmi ogni giorno un po’ di tempo per “vedere la mia vita, la mie necessità, le situazioni del

 

Preghiera

Sento che anche a me Signore,

oggi tu rivolgi il tuo sguardo d’amore.

Mi chiami a seguirti sulle strade del mondo.

Mi doni i tuoi occhi per vedere oltre.

Mi doni il tuo cuore per sentire compassione verso gli ultimi. 

Vengo a te con l’abito feriale della mia fatica

con il cuore aperto e gli occhi spalancati

per guardare e accogliere ogni fratello che incontro.

Vengo a te come cantore di speranza

fra una generazione senza domani.

Aiutami a lasciare ciò che mi impedisce di seguirti,

ad avere come guida la tua Parola.

Fa’ di me una persona libera, gioiosa,

piena di vita, la vita vera che tu vuoi donarmi.

Amen.

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