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A tavola! Pane per tutti!

Catechesi GIM Padova Dicembre 2014 - Mc 6, 30-44

 

 

«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano».

Oggi cercheremo di comprendere meglio il brano della cosiddetta “moltiplicazione” dei pani che ci presenta Marco 8,1-10.

Prima, però facciamo un passo indietro e andiamo a leggere Mc 6, 30-44; è importante partire da qui perché questo è un primo racconto sempre sul tema del pane. 

Dal Vangelo secondo Marco 6, 30-44

[quando proclamiamo la Parola i titoli NON si leggono] Prima moltiplicazione dei pani

[30]Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. [31]Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. [32]Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

[33]Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. [34]Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

[35]Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Questo luogo è solitario ed è ormai tardi; [36]congedali perciò, in modo che, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare». [37]Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». [38]Ma egli replicò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». E accertatisi, riferirono: «Cinque pani e due pesci».

[39]Allora ordinò loro di farli mettere tutti a sedere, a gruppi, sull’erba verde. [40]E sedettero tutti a gruppi e gruppetti di cento e di cinquanta. [41]Presi i cinque pani e i due pesci, levò gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai discepoli perché li distribuissero; e divise i due pesci fra tutti. [42]Tutti mangiarono e si sfamarono, [43]e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci. [44]Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

“Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”. Dove erano stati gli apostoli? A quali fatti si riferisce Marco?

In Mc 6, 7-13 Gesù aveva inviato i 12 in Missione, con l’ordine di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro, nella cintura … Ora sono di ritorno e vogliono raccontare a Gesù tutto ciò che hanno fatto e annunciato. Gesù li porta in un luogo solitario affinché si riposino un po’, ma la folla andava e veniva, arrivava da tutte le parti, sembravano “pecore senza pastore”.

Qualcuno dei discepoli, forse un po’ scocciato, suggerisce a Gesù di mandarli via, che ognuno mangi come può, forse comprando qualcosa in giro.

Gesù non si infastidisce per il fatto di non poter rimanere da solo con i discepoli, anzi, prova compassione per questa folla. Questa gente ha fame dell’insegnamento di Gesù e per questo dice Marco “si mise a insegnare loro molte cose”.

Qui non si sta ancora parlando di fame fisica, bensì di una fame ben più profonda.  La compassione è la qualità più profonda di Dio da cui scaturisce la vita, questa compassione è empatia, è relazione, è “I care”, è dire all’altro: “la vita tua m’interessa ed io mi prendo cura della tua ricerca di senso”. C’è una fame, una vita che viene meno, è l’esperienza della storia in cui ogni uomo è affamato, non riceve e non è capace di dare.

Gesù quindi risponde ai discepoli dandoli un’altra idea alternativa al mercato: «Voi stessi date loro da mangiare». È un invito a “com-patire” a “sentire-con-l’altro”. Chi non sente l’altro è spietato, rende impossibile la propria vita e quella dell’altro.

All’origine di ogni pane che sazia c’è la “compassione”, l’empatia. Le relazioni che non hanno questo spirito distruggono, finiscono nel potere, nella sopraffazione, nell’interesse meschino ed egoistico. Si può dare pane materiale ad un povero, ma se non c’è compassione nel cuore, la fame di quel povero sarà doppia e così quella di chi non sa “com-patire”.

Come narra Marco più volte, i discepoli non comprendevano, avevano il cuore “indurito”, fisicamente accompagnavano Gesù ovunque, ma interiormente non si lasciavano trasformare da Lui, non si fidavano della sua Parola. Infatti, i discepoli erano appena ritornati dalla missione e non avrebbero dovuto avere nulla: né pane, né denaro … eppure avevano 200 denari, 5 pani e 2 pesci.

Qui non c’è nessun “miracolo” come invece si suole dire, Gesù non fa miracoli, sarebbe troppo facile per noi, ci risolverebbe tutti problemi senza nemmeno la nostra partecipazione, e noi rimaniamo uguali.

Gesù fa segni forti, incisivi, inediti, profetici. Lui apre nuove possibilità per la mente e per il cuore, “chi ha orecchi per intendere intenda” ci dice. Lui sogna e attua alternative al sistema già prestabilito dove tutto si compra e vende, e se non hai soldi rimani solo e affamato. Gesù crea possibilità di ristoro per chi è stanco, per chi non ha “pastore”per chi cerca un senso nella sua vita e non lo trova, Lui accoglie questa fame e la nutre, e così vuole che facciamo anche noi.   

Con queste premesse possiamo ora affrontare Mc 8,1-10
- La seconda moltiplicazione dei pani –

[1]In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: [2]«Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. [3]Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano». [4]Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?».

[5]E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette». [6]Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. [7]Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli. [8]Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati. [9]Erano circa quattromila. E li congedò. [10]Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

Come mai Marco narra due volte questo fatto dei pani?

Si può pensare che ripetizione sia per errore, per mancata accuratezza o per dimenticanza. Qui la ripetizione è qualcosa d’importante, ha a che vedere con l’imparare a “ri-cordare” che significa riportare al cuore. Nel vangelo di Marco i discepoli stanno imparando, anche se spesso sono distratti, dimenticano, non capiscono.

Chi non sa “ri-cordare” è senza memoria, senza passato, senza presente e senza futuro, senza gratitudine per la vita, senza senso nell’esistenza.

La vita quotidiana, le relazioni si basano sulla memoria, si costruisce qualcosa che con il tempo matura, la vita feconda poco a poco, i fatti si ricordano, ogni parte della memoria è significativa. Per la sapienza della vita è importante ricordare il modo di fare più che il cosa si fa.

Il modo di fare di Gesù è la “compassione”, non è un sentimento mutevole, che si accende per l’occasione e poi si spegne, è l’unico modo che Dio ha per porsi in relazione con noi e darci vita, è accettazione incondizionata a priori.

Nel primo racconto “si faceva ormai tardi”  qui invece sono già “tre giorni” che la folla va dietro Gesù e senza mangiare. Nel primo racconto Gesù è mosso a compassione perché la folla è “come pecore senza pastore”, questa è la folla d’Israele.

Qui Gesù sente la stessa compassione per quelli che “vengono di lontano”, nel vangelo i lontani sono le folle pagane. Per i giudei i pagani non avevano nessuna considerazione, erano visti con disprezzo come persone da sottomettere, da annientare, Gesù qui ha lo stesso sentimento d’amore e compassione che ha mostrato per le folle d’Israele.

“Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano” Gesù ricorda che la soluzione dei discepoli era mandarli via, così questa volta li anticipala, ma evidentemente i discepoli non si ricordano di quell’altra volta e tornano ai loro calcoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?» Questa volta l’ostacolo non sono i soldi che non basterebbero per tutti, ma il deserto.

Torna la stessa domanda di prima «Quanti pani avete?», è come se Gesù volesse suggerirli la risposta, ma niente! Loro avevano già visto, ma hanno dimenticato, non hanno custodito nel cuore perché manca compassione.  Le nostre possibilità sono spesso quelle: c’è deserto, manca il pane, mancano soldi … pensiamo più all’insufficienza, custodiamo la paura dell’insufficienza, invece di “riportare al cuore” la memoria della grazia, del dono ricevuto, delle possibilità infinite che abbiamo. Il problema dell’uomo non è sommare, ma condividere, basta condividere ciò che c’è, se manca cibo è perché vogliamo sommare, accumulare per noi soltanto. 

Gesù non chiede se hanno pane, ma quanti ne hanno; Lui è sicuro che ce li hanno. Non importa la quantità, ma la modalità, l’attitudine del cuore, basta una briciola di compassione, di sentire la fame dell’altro, di partecipare al bisogno dell’altro ... e il “miracolo” avviene ancora oggi.

Nel primo racconto avevano 5 pani e due pesci, avanzano 12 ceste e mangiano 5000 uomini.

Nel secondo racconto ci sono 7 pani e pochi pesciolini, avanzano 7 sporte e mangiano 4000.

Il numero 7 indica la perfezione.

Le 12 ceste rappresentano le 12 tribù d’Israele. Mentre con le 7 sporte si  rappresentano tutti i popoli, la totalità dell’umanità.

Nella prima comunità cristiana erano 5000.

Qui 4000 è mille per i 4 punti cardinali, cioè tutto il mondo.

Questo pane ci introduce nel 7 giorno, nel giorno di Dio, naturalmente è un cenno all’eucaristia, a Gesù stesso che spezzerà la sua vita con tutti i popoli. Gesù benedice e tutti mangiano e si saziano.

C’è pane e pane. Perché il pane che abbiamo spesso non ci sazia? Forse perché ci manca la relazione che è dono, prendere e rendere grazie, non riguarda la cosa, ma la persona che lo ha donato. Gesù prende il pane e benedice, dice bene del Padre che glielo ha donato. Non rimane con il pane, con il dono, ma con il donatore, con il Papà. Un pane frutto del ringraziamento è più pane, sazia per la vita, diventa memoria di una modalità più che di una cosa.

Spunti per la riflessione:

1. In  quali aspetti di Gesù, dei discepoli o della folla ti riconosci?

2. Le folle sono affamate: tu di quale cibo senti fame? Cosa cerchi nella vita?

3. Come vivi la mentalità del calcolo, del accumulo, dell’individualismo, del mercato che ti propone oggi il sistema? Trovi qualche alternativa nel modo di vivere e di relazionarsi di Gesù? Come?

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