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Catechesi 12 ottobre : Immersi nella storia

echesi pa Marco, 1, 1-13. 

1 Principio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio. 2 Come sta scritto in Isaia profeta: “Ecco, io mando il mio angelo davanti al tuo volto, che preparerà la tua via. 3 Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, fate diritti i suoi sentieri”, 4 venne Giovanni a battezzare nel deserto e a proclamare un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5 E usciva verso di lui tutta la regione giudea, e tutti quelli di Gerusalemme, ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano confessando i loro peccati. 6 Giovanni era vestito di peli di cammello, una cinta di pelle ai fianchi, mangiava locuste miele selvatico. 7 E proclamava dicendo: Viene dietro di me quello più forte di me, del quale io non sono sufficiente a inchinarmi e sciogliere il laccio dei suoi sandali. 8 Io vi battezzai con acqua,ma lui vi battezzerà in Spirito Santo. 9 E avvenne in quei giorni: venne Gesù da Nazaret della Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.10 E subito, salendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito come colomba scendere su di lui. 11 E venne una voce dai cieli: Tu sei il Figlio mio, 12 E subito lo Spirito lo getta fuori nel deserto. 13 Ed era nel deserto per quaranta giorni tentato da satana; ed era con le fiere, e gli angeli lo servivano.

Viene dietro di me quello più forte di me”, E' ciò che proclama Giovanni alle folle, aprendole all'attesa di colui che chiamerà tutti ad andare dietro di lui. Così “la voce” prepara la via alla Parola, annunciando colui che “battezzerà nello Spirito Santo”. L'uomo che non schiude il cuore ai desideri che Dio vi ha immesso e all'attesa di ciò che lui ha promesso, non può comprendere Gesù. JHWH ha impiegato due millenni - che lunga educazione! - per condurre un popolo a scoprire due verità. - La prima è che l'uomo è desiderio di Dio, perché, fatto a immagine e somiglianza sua, trova in lui la propria realtà. - La seconda è che Dio stesso è desiderio di darsi a lui, perché, attraverso tutti i suoi doni, altro non vuole che fargli il dono di sé somma di tutti i doni e sommo dono oltre ogni desiderio. - La prima condizione necessaria per accogliere il Signore che viene, è la sete di giustizia. L'uomo trova uno scarto irriducibile tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere. Ma guai se si rassegna: è una situazione che Dio non vuole. Lui in persona ha promesso di venire a compiere il suo giudizio, che pone fine a ogni ingiustizia (v. 2 = Ml 3,1 ss). L'indifferenza e la rassegnazione perpetuano l'ingiustizia Padre Alex alcuni giorni fa ci ha mandato una lettera che ci fa riflettere sul dovere di non rimanere indifferenti, sulla necessità di non sentirsi già a posto (giusti), oppure rassegnati davanti a tanti drammi umani, tra cui quello che si perpetua continuamente nel mediterraneo, vediamo alcuni passaggi della sua provocazione: .... ” E’ inaccettabile che la vita di un essere umano abbia meno valore di una presunta sicurezza e impermeabilità delle frontiere di uno Stato. E’ inaccettabile che una decisione politica vada riempiendo di tombe il cammino che i poveri percorrono con la forza di una speranza. E’ inaccettabile che merci e capitali godano di più diritti dei poveri per entrare in un Paese. E’ inacettabile che si rivendichino frontiere impermeabili per i pacifici della terra e si tollerino frontiere permeabili al denaro, alla corruzione, al turismo sessuale, alla tratta delle persone, al commercio delle armi.” Proprio per questo, come missionari, vogliamo lanciare un appello a tutte le istituzioni perché trovino una soluzione a questa tragedia,.... - La seconda condizione per accogliere il Signore è la sete di libertà vera che ci deve esserci in noi. L'uomo è intrappolato in molte forme di schiavitù interna ed esterna. Vede il bene, ma è incapace di attuarlo; intuisce la felicità, ma è impotente a conseguirla; si sente impedito dentro e fuori di raggiungere ciò per cui è fatto. A chi teme che la libertà sia impossibile, c'è una “voce” che grida di aprire nel deserto la strada che porta dalla terra di schiavitù alla patria del desiderio. Altrove l'uomo è in esilio. Solo qui può abitare, perché qui è la sua casa, che Dio gli ha donato e ha promesso di ridonargli. Il messaggero di una ostinata speranza - Giovanni è l'angelo (= annunciatore), cioè il profeta che, denunciando il peccato e annunciando il perdono, dispone l'uomo a convertirsi alla giustizia di Dio. - Egli è insieme anche la voce di incoraggiamento, che prepara per il nuovo esodo verso la libertà. Ultimo dei profeti, è tratteggiato con i lineamenti del primo, di cui ribadisce e chiude l'insegnamento. Elia, che viene a convertire i cuori (Ml 3,23), perché si aprano al Signore. - È il profeta per eccellenza, il dito puntato su Gesù, colui che deve venire. La sua prima caratteristica è quella di vivere ciò che annuncia. Infatti sta nel deserto, già fuori dall'ingiustizia e in marcia verso la libertà. Insoddisfatto di tutto ciò che è vecchio, è in attesa del nuovo. L'uomo è qualificato da ciò che attende. “Troppo grande per bastare a se stesso” (Pascal), è sempre sbilanciato, col peso della propria verità davanti a sé. Per questo è nostalgia del futuro, con il cuore punto dal dolore di ciò che ancora non c'è. Di natura “eccentrico”, con il suo centro fuori di sé, è necessariamente viator, in cammino verso il suo “luogo naturale”, che gli sta sempre un po' più avanti. Come l'albero cresce verso l'alto e il sasso cade verso il basso, così l'uomo è misteriosamente attirato verso il suo volto nascosto. Il Battista è l'uomo dei desideri, e ne dichiara prossimo il compimento: colui che viene dietro di lui sarà il baciarsi di ogni attesa dell'uomo e di ogni promessa di Dio. Infatti ci battezzerà (= immergerà) nello Spirito Santo (= vita di Dio). L'immersione di Dio in Gesù In Gesù, Dio si immerge nella realtà umana e così l'uomo si immerge nella vita di Dio. Gesù è l'atteso: è il Signore che viene a immergerci nel suo Spirito, compiendo così la sua giustizia e guidandoci nel ritorno dall'esilio a casa. Il discepolo deve coltivare in sé quei desideri che Dio ha suscitato in Israele con la sua parola e che il Battista testimonia esemplarmente: la sete di fraternità e di libertà, il coraggio di uscire, la forza di affrontare il deserto, la conoscenza del peccato e del perdono, la volontà di conversione, l'attesa del “più forte” che viene e del dono del suo Spirito. Tutto ciò che Gesù farà e dirà nel seguito del vangelo, sarà progressivamente capito e sperimentato da chi ha queste disposizioni. Vediamo ora alcuni passaggi significativi del testo Principio del Vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio. v. 1 Principio. In questa parola echeggia l'inizio della Bibbia, quando Dio creò l'universo (Gn 1,1). Egli non è antagonista, bensì sorgente della sua creatura. Gesù è il principio di un mondo nuovo, con cieli nuovi e terra nuova, dimora dell'uomo nuovo. Vangelo. Significa “buona notizia”, che dà gioia. Si capisce meglio la parola “vangelo” se la si confronta con “legge”. Questa fa conoscere il limite del bene, vieta e denuncia il male, giudica e condanna chi lo compie. Ma fin dall'inizio l'uomo ha confuso Dio con la legge. Il “vangelo” è la buona notizia che Dio non è il padre-padrone, giudice onniveggente e spietato. Egli non è il divieto supremo, ma la possibilità ultima dell'uomo. La coscienza giustamente ci stimola, ci giudica e ci condanna. Ma è una menzogna mortale travestirla da Dio. Egli infatti è padre in quanto madre, che perdona e accoglie sempre, con un amore proporzionale al bisogno del figlio. Più il male ci allontana da lui, più lui ci si fa vicino. La nostra miseria è l'unica misura della sua misericordia. Solo la croce rivelerà chi è Dio per noi e chi siamo noi per lui: lui è amore senza limiti e noi siamo suoi figli, amati in proporzione al nostro peccato. Gesù ci manifesta un Dio sorprendente, totalmente altro rispetto a quello di ogni religione e di ogni ateismo. Ciò che lui fa e dice è una continua smentita di ogni nostra ovvietà e la sua croce sarà la distanza infinita che Dio ha posto tra se stesso e l'idolo (Bonhoeffer). L'uomo, in genere, più che ateo, è idolatra. Si fa di Dio l'idea che può, e l'accetta o rifiuta secondo la propria convenienza, ponendo il proprio assoluto in lui o nella negazione di lui. La storia di Gesù è la critica più radicale di ogni religione e di ogni ateismo: spiazza tutti, giusti ed empi, presentando l'umanità di un Dio ucciso dai giusti e morto in croce per gli empi - e quindi salvezza per tutti. Il vangelo vuole illuminarci su chi è Gesù. “Chi è costui ? Il vangelo è tutto un'educazione del desiderio. Cristo. Questa parola era quasi diventata il cognome di Gesù. Marco le ridà il suo significato originario, usandola solo qui e a metà vangelo (8,29). Le azioni che lui fa mostrano e realizzano chi è il Cristo. Egli è il compimento di ogni attesa dell’uomo, finalmente restituito a se stesso nella sua integrità interna ed esterna: il lebbroso è mondato, lo zoppo cammina, la mano pietrificata si apre, cessa il dominio del male, della malattia e della morte, c'è un pane misterioso che nutre una vita nuova, guarendo orecchio, lingua e occhio, perché l'uomo ascolti, comunichi e veda. Figlio di Dio. L'assenza dell'articolo davanti a “Figlio” e “Dio” equivale all'articolo indeterminato: indica che ci si presenta un modo di essere Figlio e di essere Dio diverso da quello a noi noto. La giustizia di Dio è creare fraternità Ecco, io mando il mio angelo, ecc. Echeggia Es 23,20, dove Dio promette a Israele un angelo che lo difenda e lo conduca nella terra promessa ristabilendo ogni giustizia. La giustizia di Dio, secondo la Bibbia, è diversa dalla nostra che, nella migliore delle ipotesi, “dà a ciascuno il suo”. Essa invece capovolge la situazione esistente, togliendo a chi ha e dando a chi non ha (cf il Magnificat). Infatti parte dal presupposto che Dio è Padre e noi siamo fratelli, quindi uguali e liberi. Nelle nostre esperienze storiche la giustizia è sempre zoppa: quando c'è uguaglianza manca la libertà, quando c'è libertà manca l'uguaglianza. E questo necessariamente, perché manca l'origine di ambedue: la fraternità. Questa però resterà sempre ideologia, e non sarà mai realtà, se non c'è un Padre comune. Il dramma dell'umanesimo ateo è quello di una contraddizione in termini, perché chi perde Dio, perde anche l'uomo, che è sua immagine. Eguaglianza e libertà possono scaturire - anche se lentamente e imperfettamente - solo come volto concreto di una paternità comune Voce di uno che grida nel deserto. Giovanni è la voce” e Gesù sarà la “parola” e come la voce senza parola è priva di senso, così ogni nostro desiderio senza Gesù rimane privo del suo vero senso. Il deserto è un luogo importante, perché in esso Dio rivela se stesso e la sua fedeltà, formandosi ed educandosi pazientemente un popolo. La nudità del deserto, alternativa allo stordimento della schiavitù e alla nostalgia dell'esilio, insegna a conoscere se stessi e Dio. Proclamare un battesimo. Il battesimo è un gesto insieme di immersione e di emersione dall'acqua, due movimenti opposti, che indicano rispettivamente morte e rinascita, esprimono il desiderio di una vita che non finisce inevitabilmente nel suo contrario. In natura c'è prima la nascita e poi la morte che uccide la vita; qui c'è prima la morte che uccide una vita per la morte e poi la nascita a una vita nuova oltre la stessa morte. Questa scelta di Gesù viene portata avanti in tutto il Vangelo che è la spiegazione di questa scelta che alla fine si realizza pienamente sulla croce. Il nostro stesso Comboni si è immerso con il suo popolo dell'Africa fino ad essere un tutt'uno con loro (far causa comune, nella certezza che Dio in Gesù ha aperto il cielo per il popolo africano e non lo chiuderà mai più). Daniele era cosciente che il popolo africano era chiamato a rinascere (rigenerazione dell'Africa) per non morire più, perché questa è la promessa di Gesù. Amava spesso dire: "questa è opera di Dio , io muoio ma quest'opera non morirà ". Il coraggio di riorientarsi sulla promessa di Dio In ebraico la parola conversione., come in italiano, indica un cambiamento di direzione, un girarsi di 180'. In greco significa mutar testa, cambiare modo di pensare. È l'appello costante dei profeti. Convertirsi significa riorientare la vita, indirizzandola su Dio e la sua promessa. In questo volgersi a lui l'uomo torna ad essere se stesso, riflettendo colui di cui è immagine. Per il perdono dei peccati. Non è che Dio perdoni perché ci siamo convertiti; egli da sempre perdona e per questo possiamo convertirci. Il suo perdono precede la nostra conversione, e la rende salvifica. Perdonare è l'opera di Dio per eccellenza, in cui rivela la sua essenza intima, altrimenti ignota: la misericordia. Peccare in ebraico significa “fallire il bersaglio”. il peccato è l'incapacità di amare, che taglia all'uomo le sue relazioni e lo chiude in una solitudine infernale. E usciva verso di lui tutta la regione, ecc. La Giudea e Gerusalemme non sono più il luogo verso cui andare, ma da cui uscire. Ognuno deve uscire dai suoi “luoghi santi”, dalle sue immagini di Dio, per incontrare colui che viene, confessando i loro peccati. Ognuno riconosce il proprio peccato, lavando le proprie impurità nel Giordano, dove subito dopo si immergerà Gesù. Il “vangelo di Gesù” (= la buona notizia di Dio che salva) è destinata a chi si sa perduto; ne è escluso solo chi si ritiene giusto e non sa o non osa confessarsi peccatore. Il Battista è vestito di peli di cammello. È la divisa di Elia, padre dei profeti (2Re 1,7s; 2,8), di cui Giovanni è l'ultimo figlio. Il cammello, che porta i pesi altrui e attraversa il deserto, è un'immagine di Cristo. Giovanni ne è già come rivestito. secondo le parole di Paolo ai cristiani di Roma: “Rivestitevi di Cristo” (Rm 13,14). Egli ha una cinta di pelle ai fianchi. Questo modo di porsi, fa parte della divisa del profeta e del pellegrino. I “fianchi cinti” (Lc 12,35) indicano simbolicamente la continenza, la sobrietà, la padronanza di sé e la disponibilità al cammino. Egli mangiava locuste. Secondo una tradizione antica, le cavallette, che combattono e uccidono i serpenti, sono un'immagine della parola di Dio, nutrimento dell'uomo (Dt 8,3), verità che vince il serpente e la sua menzogna; e miele selvatico: altro cibo da deserto, anch'esso è figura della parola di Dio, più dolce di un favo di miele (Sal 19,11; 119,103; Ez 3,3) Viene dietro di me, lui vi battezzerà in Spirito Santo Questo è il dono che Gesù ci farà con il suo battesimo, quando affogherà nella nostra morte per darci la sua vita.“Tu sei il Figlio mio, il diletto”, dice il Padre a Gesù, che si è immerso nel Giordano, affogato nel peccato delle folle che accorrono alla predicazione del Battista. Dio ha avuto tutta l'eternità per riflettere. Eppure, per presentarsi a noi e salvarci, non ha trovato altro modo che questo scandaloso: mettersi in fila coi peccatori. Gesù si rivela il Figlio andando coi fratelli più bisognosi; e il Padre lo approva solennemente. Il battesimo di Gesù è la porta d'ingresso nel vangelo. Il battesimo rappresenta la scelta fondamentale di Gesù: la solidarietà. Questa scaturisce dalla sua natura di Figlio. Conoscendo l'amore del Padre, vuol manifestarlo a tutti attraverso la sua fraternità. Chi non passa da qui, rimane intrappolato nelle proprie attese religiose e non conosce Dio e il suo dono. Il Battista ci ha appena parlato di colui che battezzerà in Spirito Santo. Ma questi, sorprendendo tutti, si fa battezzare da lui nell'acqua, e proprio così ci darà il suo Spirito. Lui ci ama, e desidera unirsi a noi. Non potendo noi salire a lui, è sceso lui verso di noi. In questo modo Gesù inizia il suo ministero. Invece di grandi discorsi programmatici, fa un'azione vera, compiendo una scelta e assumendo uno stile che guiderà tutta la sua vita. Questo quadro iniziale infatti anticipa già quello finale (15,27-39): qui lo vediamo in fila coi peccatori, là lo vedremo in croce in mezzo a loro; qui inizia il suo servizio regale, là lo vedremo definitivamente sul trono; qui si immerge nell'acqua da cui noi tutti nasciamo, là affogherà nella morte da malfattore di cui tutti moriamo; qui si squarciano i cieli, là il velo del tempio; qui scende lo Spirito, là “spirò”; qui una voce dal cielo lo proclama Figlio, là una voce dalla terra lo riconosce tale. Il battesimo ha un carattere “passionale”. Rivela quella passione di Dio per noi che si fa compassione e non ci abbandona mai. Il battesimo è come un seme, che già contiene il grande albero del Regno, la croce. È una miniatura accuratissima, che cesella quei lineamenti del “Figlio”, dei quali il seguito del vangelo sarà come un ingrandimento. Se è vero che il Figlio è come il Padre, allora anche Dio è totalmente diverso da quello che ogni religione afferma e ogni ateismo nega: chi avrebbe pensato un Dio in fila coi peccatori, umile e solidale con noi? E l'immagine più potente di un Dio che nessuno mai ha visto, e che ora ci fa vedere il suo vero volto. Gesù è il “più forte” che attendiamo. Ma viene con la forza di Dio che, essendo amore, è debolezza estrema. L'amore infatti si spoglia e dona tutto, fino al dono di sé. Il discepolo, battezzato nel suo stesso battesimo, riceve il suo stesso Spirito di figlio che lo rende fratello di tutti. E avvenne "in quei giorni",.... E avvenne in quei giorni. Nel vangelo si racconta una storia, qualcosa che è avvenuto una volta per sempre, e avviene sempre ogni volta che si ascolta. Gesù = “Dio salva”. Il suo nome corrisponde a ciò che lui è e fa. Quelli che lo conoscono sanno che è carpentiere (6,3). È un mestiere di poco conto, fatto da chi, non avendo terra per vivere, si adatta a quel lavoretti che in genere i contadini si fanno da sé! da Nazaret della Galilea. È un paese piccolo, senza gloriose tradizioni. “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” (Gv 1,46). Lì dimorò circa trent'anni - tutta una vita! Questi lunghi anni di silenzio e lavoro sono un grande mistero. Dio ha scelto di condividere con noi la quotidianità, la fatica del mestiere di vivere. La galilea poi è una regione squalificata dal punto di vista religioso. Zona di confine, lontana dal centro, piena di contaminazioni pagane, è la Galilea delle genti (Is 8,23 = Mt 4,15). fu battezzato. Gesù, uomo qualunque e sconosciuto. anzi squalificato per chi conosce il suo lavoro, il suo paese e la sua regione, si mette in fila coi peccatori, e si fa battezzare. È scandaloso! Nessuno avrebbe mai pensato un Dio così. La sua “simpatia” per noi, che qui contempliamo, lo porterà lontano, molto lontano, fino a “patire con” noi e per noi la nostra morte. Egli è l'Emmanuele, il Dio amore che non può non essere il “Dio con noi”. Gesù ha scelto di stare con l'uomo da una parte precisa, là dove lui stesso si divide e desolidarizza da sé e dagli altri: nel suo limite e nel suo peccato, nel suo male e nella sua morte. Lui è “con noi” proprio dove noi siamo soli e perduti. La contemplazione di Gesù in fila coi peccatori, che si immerge nell'acqua, ha il potere di svelenarci dalla menzogna del serpente; ci corregge la falsa immagine di un Dio onnipotente, giudice tremendo, e ci presenta la potenza di un amore che si spoglia di tutto e si fa servo, portando su di sé il peso del nostro male. L'incontro con lui avviene dove pensiamo che lui sia massimamente assente: nella nostra parte negativa, nella nostra e nella sua debolezza. Se la sua potenza ci ha creati, la sua impotenza ci ha salvati. da Giovanni. Immaginate la sua sorpresa (cf Mt 3,14)! La sua attesa di uno più forte di lui è totalmente spiazzata. Senza la rivelazione dello Spirito, nessuno può cogliere il mistero della debolezza di Dio. Salendo dall'acqua vide squarciarsi i cieli L'immersione simboleggia la morte, l'emersione la vita nuova, oltre la morte. La sua scelta di immersione contiene già l’emersione: infatti esprime un amore più forte della morte. L'apertura del cielo, chiuso sopra l'uomo, è la grande attesa messianica: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Is 63,19). La scelta di Gesù toglie ogni separazione tra Dio e uomo: la sua solidarietà rende Dio presente ovunque. lo Spirito scendere come colomba. La vita (Spirito) di Dio (Santo) scende sulla terra e la abita, restituendo all'uomo il suo volto di figlio. Lo Spirito di Dio, che è solidarietà, amore, umiltà e servizio, in Gesù è ormai presente tra di noi. Egli fa nuove tutte le cose: dà un cuore nuovo e fa rivivere le ossa aride (Ez 36,26: 37,1 ss). La colomba poi richiama l'arca di Noè (Gn 8,8 ss), figura del battesimo. Inoltre la colomba, che incessantemente tuba, si adatta bene a raffigurare lo Spirito di Dio, che da sempre canta all'uomo il suo amore, in attesa di risposta. Venne una voce dai cieli. Dio non ha volto, ma voce. Il suo volto è quello di chi ne ascolta la parola. Questi è suo figlio, a sua immagine e somiglianza. Sentirsi amati “Tu sei il mio Figlio amato, nel quale mi diletto”, Lettera di Elena Gaboardi, giovane laica in Mozambico Ho ricevuto da poco una bella lettera di una giovane italiana di nome Elena da poco incontrata in Mozambico. Lei era partita da sola qualche anno fa, sebbene ora è accolta in una missione dove vivono una bella comunità di sorelle. Elena porta avanti un progetto di micro-credito per dare speranza al popolo agricolo spesso privo di minime condizioni per progettare un piccolo lavoro. Lei dopo una riflessione ha scelto di rimanere in Mozambico per immergersi più profondamente con il popolo a lei affidato. Leggendo una parte della sua lettera si scorge che come discepola è stata immersa nell'acqua del battesimo ( nel popolo mozambicano), ed ora nel momento di risalire dall'acqua (ritornare a casa) , ha percepito la voce dello spirito che "squarciò il cielo " ed è sceso nel suo cuore facendole una dichiarazione d'amore:" tu sei l'amata, in te ho posto il mio compiacimento". Ora questo amore conosciuto e riconosciuto come dono del Padre e del Figlio, lo vuole condividere con questo popolo che giorno dopo giorno ha imparato ad amare, così ha deciso di restare, per rimanere immersa da questa passione d'amore di Dio per questa umanità, spesso non amata. Lei sembra proprio che abbia accolto quel canto della colomba (Spirito), che da sempre canta il suo amore per lei e per coloro che gli sono accanto. Ecco ora alcuni passaggi della sua lettera: Carissimi amici, qualche tempo fa una cara amica mi ha scritto che con l’età non si fa altro che peggiorare… si riferiva a certe attitudini che ciascuno di noi ha e mantiene col passare degli anni! Mi associo a questa affermazione quasi per giustificare l’anno di silenzio e, nello stesso tempo, per contare sulla vostra comprensione!!...... Ecco, scendendo invece più nel piccolo, ossia nelle nostre attività del microcredito il lavoro fatto sta continuando con un buon ritmo ed i gruppi di contadini che ormai sono otto (circa 240 persone) accompagnano, pur con qualche difficoltà, il programma che ci siamo dati. In novembre si concluderà la terza annualità di prestiti e al momento siamo circa all’80% dei rimborsi. Quei gruppi che han ricevuto il prestito di capre (in due gruppi il prestito si è già concluso e ulteriori due gruppi le riceveranno entro fine anno) hanno già iniziato a restituire i piccoli; dove invece si son realizzati i pozzi per l’irrigazione (al momento 2 conclusi, 3 in costruzione) è iniziata anche la produzione di ortaggi e verdure! ..... Scendendo ancor più nel piccolo vi confesso che l’aver maturato la scelta di non porre un limite prestabilito a questa esperienza africana, ha comportato automaticamente un cambio di prospettiva notevole: la tua persona non è più al centro, al centro ci sono gli altri! E’ un po’ difficile da spiegare, ma quando sai che la tua esperienza finirà tra qualche pugno di mesi, senza volere e senza nulla togliere alla bontà del servizio prestato, si ha la tendenza a concentrarsi di più sulla propria esperienza, su ciò che si vuol portare a casa (certo, anche per trasmetterlo agli altri), sui “risultati” che si vogliono raggiungere ecc. e a volte si può rischiare di perdere di vista il fine, la meta. Ora, mentirei se dicessi che a me non interessino i risultati o che a volte, cocciuta e un po’ precisina come sono, mi indispettisco se tutte le cose non vanno esattamente al loro posto secondo i miei desideri e progetti, però l’esercizio di mettere davanti l’altro diventa più costante, più presente, più necessario ed aiuta chi, come me, ha ancora bisogno di credere che sia l’unico modo per essere felici qui in Mozambico come nel resto della terra! Vi abbraccio con tanto affetto. Alla prossima! Elena “Lo Spirito lo getta fuori nel deserto”, Il suo battesimo, come il passaggio del mar Rosso, segna la fine della schiavitù. Ora rimane però da attraversare il deserto, insidiato dal nemico che vuol perderci, bloccandoci o facendoci tornare indietro. Compiuta la scelta, si pagano i costi per mantenerla fino alla fine. Le sue tentazioni ci fanno vedere un Dio solidale con la nostra fatica di vivere in libertà. Il discepolo è colui che, unito a lui nel battesimo, vive la stessa scelta e la stessa difficoltà di mantenerla. Ha il suo medesimo Spirito di solidarietà coi fratelli, e vi resta fedele nonostante gli inganni del nemico. Spesso ha difficoltà a riconoscerli; e, quando li riconosce, si abbatte. Bisogna tener presente che il nemico dà tanta buona volontà a chi manca di intelligenza; a chi ha intelligenza, cerca di togliere la buona volontà, scoraggiandolo. Il Signore invece dà discernimento a chi ha zelo, perché non faccia il male credendo di fare il bene; e dà zelo a chi ha discernimento, perché non si scoraggi nel fare il bene. Sappiamo comunque che in ogni tentazione non siamo soli e abbandonati. Siamo “consolati” dalla presenza di lui, che per questo ha voluto essere tentato con noi e come noi. lo Spirito lo getta fuori nel deserto. È lo Spirito dei Figlio, che si è manifestato visibilmente nella scelta di solidarietà coi fratelli. Anche noi, ricevuto il battesimo, dal suo Spirito siamo spinti fuori dall'Egitto e condotti per il deserto, in cammino verso la piena libertà dei figli. Era nel deserto per quaranta giorni. I quaranta giorni richiamano la rivelazione di Mosè e il cammino di Elia (Es 34,28; 1 Re 19,1-8). Anche Israele stette nel deserto per quarant'anni, l'arco di una generazione, il tempo di una vita. Ciò significa che l'esistenza intera di Gesù fu deserto e prova, tentazione e lotta, dal principio alla fine. Anche noi, in forza del battesimo, passiamo dalla sudditanza al male alla lotta contro di esso, che dura tutta la vita. Essere tentati è un buon segno. tentato da satana. È il nemico dell'uomo. In Marco è il ladro della Parola (4,15). Con la sua menzogna sta all'origine di ogni male, perché l'uomo diventa la parola che ascolta. Se ascolta Dio, diventa come lui, padre della verità e amante della vita (Sap 11,26); se ascolta satana, diventa come lui, padre della menzogna e omicida fin da principio (Gv 8,44).Questa tentazione generale si articola in tentazioni particolari, tipiche di ogni uomo. La tentazione maggiore di chi ha il fine buono e usa i mezzi adeguati, è di scoraggiarsi, costatando che il male riesce bene e con facilità, mentre il bene riesce male e con difficoltà - e, alla fine, è sconfitto. È lo scandalo della croce - inefficacia e fallimento del bene. Diceva Marco l'Asceta: “Come le notti seguono i giorni, così i mali seguono le buone azioni”. Sembra proprio che nessuna buona azione resti impunita! Ma non c'è da preoccuparsi. Essere tentati è un buon segno. Significa che si sta lottando. Solo chi è già a terra, non cade più. Chi sta in piedi è sempre esposto a cadere ( 1Cor 10,12). Sostenere queste prove è “la” prova che siamo figli di Dio. Inoltre è da notare che Dio è fedele e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze; ma con la tentazione ci darà anche la via di uscita e la forza per sopportarla ( 1Cor 10,13). era con le fiere e gli angeli lo servivano. Gesù, fedele alla parola del Padre, è la nuova umanità, che vive quell'armonia con il creato che era all'inizio. La corte celeste, ora sta al servizio di Gesù (cf 13,27). La presenza angelica rivela la sua identità: egli è il Figlio di Dio, proprio in quanto mantiene la sua scelta di servo. Il cielo è definitivamente aperto sulla terra, e si realizza il sogno di Giacobbe. Lui stesso è la scala che congiunge stabilmente Dio e uomo (Gn 28,12). Come lui, ogni battezzato che si trova nel deserto, non è mai solo: sperimenta l'aiuto del Signore nel servizio dei suoi angeli (Sal 91,11s). “Servire” nel NT è espressione concreta dell'amore. Chi serve e ama Dio e i fratelli, è amato e servito dagli angeli, anzi, da Dio stesso, che è amore e servizio.

Domande:

1- Accetto come Gesù di lasciarmi immergere nella vita degli ultimi per sentirmi parte di loro?

2- Hai il coraggio di fare il bene anche quando ti senti perseguitato o stai ricevendo il male? (racconta un fatto)

3- Ti senti anche tu figlio\a amato\a dal Padre ? Quando lo percepisci meglio?

4- Leggendola lettera di Elena cosa ti nasce nel cuore?

5-Lo Spirito spinge nel deserto Gesù. E tu dove ti senti che lo Spirito ti sta spingendo ?

 

 Padre Davide De Guidi  

di: Padre Davide - edit fmarchese

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