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Mt 19,16-26: Oltre il sistema

Catechesi e condivisione GIM1 Venegono - Maggio 2014

“OLTRE IL SISTEMA” (Mt19,16-26 )

Gesù e stato un educatore straordinario, è stato fedele alla verità e al Padre, sempre capace di farsi vicino, senza offendere, senza irrigidire chi stava commettendo uno sbaglio, portandolo lentamente alla conversione.” (Papa Francesco)

 


La conversione chiede di, avere la libertà di lasciarsi educare dallo spirito, rinunciando a voler calcolare e controllare tutto. Permettendo che Egli ci illumini, guidi, orienti e ci conduca dove lui desidera perché sa bene ciò di cui abbiamo bisogno in ogni momento della nostra vita.

Il testo di oggi si struttura su tre parti:
a) vv.16-22: viene narrato il racconto del giovane ricco, che ha rifiutato l'impegnativa e nuova proposta di Gesù a motivo del suo attaccamento alle ricchezze. L'intero racconto ruota attorno a tre domande del giovane e alle relative risposte di Gesù
b) vv.23-26: riflessione sul comportamento del giovane ricco e le conseguenze del suo rifiuto;
c) vv.27-29: la proposta di Gesù, rifiutata dal giovane ricco, è stata invece accolta dai discepoli. Conseguenze di questa loro accettazione.

L'intento di Matteo, qui, è quello di presentare alla sua comunità costituita da giudeocristiani che godevano di una certa agiatezza economica, la via della perfezione, attraverso la spogliazione dei propri averi per abbracciare in modo incondizionato la sequela di Gesù. Davanti a questa ardita proposta si aprono due vie: quella del rifiuto, dettato dall'attaccamento ai propri vecchi schemi mentali, che porta alla perdizione vv.23-26); e l'accettazione, che fa partecipare alla vita stessa di Dio (vv.27-29).

Il vangelo di Matteo presenta,una persona che si avvicina a Gesù,e gli rivolge una domanda:“maestro che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?”
Viene messa in evidenza la ricerca del bene come perfezione dell'uomo. La religione ebraica, infatti, è concepita come una sorta di prassi religiosa, fondata sull’esecuzione di ordini e comandi divini. Dentro questa logica si comprende la richiesta del giovane “cosa devo fare per avere”. Siamo dentro la logica contrattuale, quella del fare per avere, ma nell’insieme si intuisce anche il desiderio profondo di questo giovane di aprirsi ad un nuovo rapporto con Dio, capace di superare i vecchi schemi ad essere.
Anche se l’appello di Gesù l’aveva colpito nel più profondo del suo essere, questo giovane non ha avuto la forza per rispondere nel mondo giusto. La ricchezza, il potere e l’avere hanno la meglio in lui. Resta avvolto dalla tristezza. Questa tristezza è il contrario della grande gioia di chi ha trovato il tesoro per il quale vende tutto. (Mt 13,44) . Purtroppo questo giovane ha rifiutato di andare fine infondo, non è stato capace di rispondere alle esigenze che la sequela del maestro richiede, rinunciando alla vera felicità e pienezza di vita che cercava e desiderava.

Papa Francesco dice: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza,dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.” In
questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio,mediante la preghiera filiale e al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri,per chiedere aiuto, per chiedere una mano”.
vv.23-26: presentano una considerazione sul rifiuto del giovane ricco, una sorta di “morale della favola”, che vuole dimostrare come i ricchi o, meglio, coloro che fondano le loro sicurezze sui propri averi e, quindi, su se stessi, non sono idonei al Regno dei cieli. Difficilmente, infatti, un ricco entrerà nel Regno dei cieli. E ai discepoli sconcertati, Gesù aggiunge: presso Dio, comunque niente è impossibile.

PER LA RIFLESSIONE:
La Parola di Gesù mette radicalmente in discussione l’immagine che il giovane ricco ha di se stesso invitandolo ad aprirsi alla novità al di più che Gesù rappresenta.
 Quale immagine ho di me stesso/a?
 Cosa/chi cerco? Cosa desidero perché la mia vita raggiunga il suo “compimento”?
 Come mi sento sfidato/a dalla proposta che Gesù fa anche a me : “và vendi tutto, vieni e seguimi” per la mia vita?
 L’incontro con Gesù mi porta gioia o tristezza, sono disposto/a a mettermi in gioco per lui?

CONDIVISIONE NEI GRUPPI

Riflettendo su queste domande, ci siamo resi conto di come molti di noi vivano una forte contraddizione tra il modello di “vita realizzata” che si vedono proporre quasi ossessivamente dalla società in cui vivono, a volte dagli stessi amici e conoscenti, e le proprie reali aspirazioni.
Molti di noi stanno finendo l'università, sono in cerca di lavoro, stanno facendo scelte importanti, sulla loro vita, e rifiutano di pensare che quel che conta sia innanzitutto il fare carriera, l'avere ricchezza e potere (o invidiare chi li ha), il soddisfare immediatamente tutta una serie di necessità materiali spesso indotte. Tutto questo ci sembra privo di significato. Quando pensiamo alla nostra idea di vita piena e realizzata pensiamo innanzitutto alle relazioni autentiche, alla famiglia, al lavoro 
inteso come semplici sostentamento e possibilità di rendersi utili, a ritmi che lascino spazio alle nostre esigenze spirituali, all'impegno verso il prossimo. 

Questa discrepanza porta alcuni di noi a sentirsi fuori luogo, a volte quasi in colpa, quando ricercano uno stile di vita in linea con il proprio sentire e con l'esempio del Vangelo. 
A volte poi ci accontentiamo e ci troviamo travolti nella logica della precarietà ( economica e spirituale) ci accontentiamo del poco e non cerchiamo il molto. Siamo ancorati al poco/tanto che abbiamo e abbiamo paura di lasciare le nostre cose e le nostre logiche.

L'immagine che abbiamo di noi stessi, insomma è spesso determinata  dall'ambiente e da come ci vogliono gli altri: in questi casi non ci sentiamo migliori del giovane ricco 

Il brano di vangelo del giovane ricco ci ha aiutati a ragionare su diverse questioni. Il vangelo ci indica la strada da percorrere: cercare la Verità.
Tre parole semplici che il personaggio del brano poteva scegliere di mettere in campo, invece di fermarsi prima di arrivare alla meta della sequela di Gesù: ascoltare, decidere, agire.

Ascoltare: la verità.
“Amare la verità più dell’amore stesso”. Cercare di vivere e cercare la Verità in noi grazie all’ascolto della Parola di Dio e la partecipazione all’Eucarestia, per qualcuno giornaliera. Cercare non solo di ascoltare la parola, ma anche nello stesso tempo di confrontarci con essa, di vivere un percorso di ascolto di noi stessi, delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti. 

Decidere: il cammino.
La decisione di iniziare un percorso di spiritualità missionaria deriva anche dall'aver approfondito la conoscenza di noi attraverso l’ascolto della parola. Pur provenendo da situazioni diverse abbiamo tutti deciso di cominciare un percorso che cipermettesse di approfondire un ambito che mi ha sempre interrogato: la missionarietà e l’annuncio della gioia di aver incontrato Gesù. 

Agire: la scelta per sempre
Nessuno di noi è già arrivato a fare scelte definitive nella propria vita. Il desiderio c’è ed è tanto. Scegliere di vivere la missionarietà deve diventare uno stile di vita qui o dovunque saremo nel mondo in futuro. Dato che si tratta di stile di vita questa scelta deve essere una scelta definitiva, maturata e sperimentata. Solo così si può sperimentare da vicino la Verità dell’amore di Dio. 

In conclusione, riteniamo che “vieni e seguimi” sia per noi un invito ad avere una vita di pienezza nel quotidiano, piuttosto che essere eroi per una volta. Donare la vita pezzo a pezzo, saper riconoscere ciò che serve per seguire la volontà del Padre tagliando il superfluo. Non restare definiti da ciò che si ha ma da ciò che si è. Tendere sempre verso Dio e non lasciarsi travolgere dagli eventi della vita. Seguire Gesù anche nelle piccole cose, accettare la sfida è un si dopo l'altro, non arrabbiarsi e perdonare chi ti ha fatto un torto. Essere fedeli verso quello che ci porta al bene.

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