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Gv 2, 1-12: Amarti è una festa

catchesi GIM 2 Padova - Novembre 2013

 

Attingete adesso!

Il primo segno di Gesù, anzi il “principio” dei suoi segni sorprende e spiazza ogni persona, leggiamo allora con attenzione e preghiamo di comprenderne il senso, perché, posto all’inizio, è come l’ingresso nel vangelo. Il brano è molto noto, parla delle nozze di Cana, note anche attraverso la pittura, questo inizio di vangelo è strano: con tutti i problemi che ci sono al mondo - alcolismo a parte - che il Signore faccia come prima azione quella di aggiungere seicento litri di vino ad una festa è davvero sorprendente ma allora cosa vuol dirci? Qual è la straordinaria novità che ci vuole rivelare Gesù?

E il terzo giorno ci fu uno sposalizio in Cana di Galilea ed era lì la madre di Gesù. Fu chiamato anche Gesù ed i suoi discepoli allo sposalizio e essendo venuto a mancare il vino dice la madre di Gesù a lui: Non hanno vino. E le dice Gesù: Che a me e a te, donna? Non è forse ancora giunta la mia ora? E sua madre dice ai servi: Quello che vi dirà, fatelo. Erano lì sei idrie di pietra poste per la purificazione dei giudei della capacità di circa due o tre misure. Dice loro Gesù: Riempite le idrie d’acqua. E le riempirono fino al colmo. E dice loro: Attingete adesso e portate al maestro di tavola. E quelli portarono. Quando il maestro di tavola gustò l’acqua diventata vino e non sapeva da dove fosse, ma i servi lo sapevano quelli che avevano attinto l’acqua, il maestro di tavola chiama lo sposo e gli dice: Ogni uomo prima serve il vino bello e quando sono bevuti il più scadente. Questo principio dei segni fece Gesù in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria e credettero in lui i suoi discepoli.

Dove sta di casa il Signore?

La volta scorsa abbiamo visto i discepoli che domandano al Signore: dove abiti? Dove stai di casa?. Oggi vediamo dove sta di casa. Noi immaginiamo subito che Dio sia nel tempio; lo troveremo, invece, ad una festa di nozze. Le due scene iniziali del vangelo di Giovanni, dove Gesù ci fa vedere dove abita, sono due scene che dal punto di vista religioso sono un po’ indecenti, almeno sconvenienti. Che il Signore abiti in una festa, per di più aggiungendo vino (più di seicento litri), che Dio abiti nella festa e nella gioia e non nella legge, nei sacrifici, nei recinti del tempio, è abbastanza innovativo, tanto più che, quando comparirà nel tempio lo farà con una frusta, arrabbiandosi. Cioè fin dall’inizio il Vangelo ci vuol presentare quel Dio che nessuno ha mai visto.

Un racconto Africano

Si racconta che un giorno Dio osservando dei bambini tristi e rimasti soli nella loro capanna per la mancanza dei genitori, che si erano attardati nel lavoro dei campi, sentì compassione e decise di scendere per dare loro conforto. I genitori poi ritornando a casa e vedendo quella presenza nella loro casa, pensarono che fosse venuto per fargli del male ai loro bambini, allora decisero di cacciarla, ma poi si accorsero della loro inganno e chi era quella visita, era Dio stesso. Così impauriti e intimoriti cominciarono a praticare riti, sacrifici e cerimonie per vedere come ammansirlo, come tenerlo buono, con sacrifici e con vari obblighi per non incorrere in punizioni severe.

Il volto che noi abbiamo dato a Dio, che non piace a Gesù

Questo racconto appena citato esprime una delle caratteristica della religione pagana, la paura della divinità, paura che si doveva esorcizzare attraverso l'osservanza meticolosa e ossessiva di pratiche, di tabù, di riti purificatori. = ne deriva un rapporto con Dio deformato e angosciante, v.S. Paolo lo chiama "carcere".

Questa religione strutturata secondo la miseria psicologica umana è riapparsa in Israele con una moltitudine di precetti umani senza alcun valore, con i riti di purificazione e precetti di ogni genere,fino ad arrivare a 613 ( Col. 2.22).

Questo ha posto fine al dialogo gioioso con il Dio padre e sposo predicato dai profeti e ha segnato l'inizio della festa di nozze senza vino = senza gioia, senza slanci d'amore, senza spontaneità, senza creativa e senza libertà.

E noi ritroviamo questo rapporto errato con Dio ogni volta che ricompare la religione dei precetti, del legalismo, dei meriti, delle minacce.

E' questa una religione che toglie il sorriso, genera ansie, angosce e scrupoli, trasforma la festa in un dovere giuridico. La festa di precetto non può ridursi a un obbligo e al timore di peccare se non vado. Può essere felice Dio essere amato da chi lo rispetta per il timore di essere castigato da Lui? Ecco allora l'urgenza di un nuovo rapporto d'amore con lui, come lo è quello di una sposa che ama il suo sposo e viceversa.

Principio dei segni (archè): " il volto nuovo di Dio"

Se poi questo testo è il principio dei segni (archè) - lo dice espressamente - vuol dire che tutti gli altri sono da leggere sotto questa luce. Quindi è la chiave di lettura di tutto il Vangelo. Qui c'è la prima presentazione che ci fa di sé il Signore - ed è questo il principio dei segni - è ad una festa di nozze, che è la cosa più bella per l’uomo: l’amore, la gioia, la trasmissione della vita, quindi la pienezza di vita. E a questa festa Lui dà un’aggiunta strepitosa di un vino diverso!

È una presentazione scandalosa che in genere ci sfugge; posta all’inizio ci dice che Dio è questo, non l’altro che si pensa. L’episodio è tutto altamente significativo: ogni parola ha un senso molto chiaro, soprattutto per un uditore della parola in Israele.

Le nozze sono simbolo anche dell’alleanza tra l’uomo e Dio, il segno più bello, quello che l’uomo sperimenta nell’amore: la reciprocità, il dono, la gioia, l’affidabilità, la compagnia, la tenerezza, l’ebbrezza; è tutto ciò che c’è di umanamente più bello, che rende la vita umana bella; ecco qui è dove abita Dio, perché Dio è amore. Addirittura qui lo sposo non viene fuori se non alla fine e qui Dio si propone all’uomo come lo sposo , dove la comunità, e tu sei il partner di Dio.

Racconto di una cronaca, di un miracolo o di un segno o rivelazione?

Leggendo il testo ci vengono alcune perplessità e domande, tra queste ci sono:

- Non si poteva fare una colletta tra gli invitati?

- Il Battista come sappiamo non beveva, forse i suoi discepoli (alcuni erano gli stessi apostoli del messia), più che credere in Gesù non si sarebbero scandalizzati nel vedere tutto quel vino?

- E' il 1° segno e i discepoli credettero. Ma sarà perché hanno visto il vino, oppure c'è qualcos'altro di più profondo e importante che hanno visto e sperimentato?

- Come mai non si spiega cosa ci fanno delle giare di purificazione in una casa privata e non nel Tempio, luogo adibito per questo?

- Come mai la sposa, non appare, non ha un nome?

- Come mai che lo sposo ha un ruolo insignificante, non parla mai?

- Perché invece sono più importanti per il racconto i capotavola, le giare i servi ?

- Perché si parla della madre di Gesù senza chiamarla per nome?

- Qual è l'ora di Gesù che lui stesso annuncia ma che non è ancora giunta in pienezza?

- Infine Gesù sembra aver dato una risposta negativa e brusca alla madre, è davvero così? O quelle parole analizzate bene possono dire altro?

- Sarà allora un semplice fatto di cronaca o miracolo? O si nasconde un messaggio più profondo?

Ricordiamo sempre che il vangelo di Giovanni è come un immenso oceano, può essere contemplato in superficie e vedi le onde le vele,i riflessi di luce e i colori, ma l'emozione più profonda è per chi si addentra e vi incontra le svariate forme di vita, pesci, coralli, alghe,...e un altro mondo sconosciuto.

E' il Terzo giorno (Resurrezione), è il sesto (creazione dell'uomo), e il settimo (della festa, della vita, della gioia di Dio)

Siamo al terzo giorno, esso richiama il giorno definitivo, quello della resurrezione, il giorno della luce. Se però ricordiamo che i giorni precedenti erano altri tre giorni, quindi siamo al sesto giorno del racconto del Vangelo e il sesto giorno richiama il giorno della creazione dell’uomo, creato al sesto giorno per raggiungere il settimo, per raggiungere il riposo. Il sesto giorno è l’uomo, il compimento del creato e l’uomo è fatto per unirsi a Dio il settimo giorno, in modo che tutto il creato sia pieno della vita e della gioia di Dio; di fatti c’è uno sposalizio.

Immagine richiamata nel Cantico dei Cantici dove c'è il più sublime rapporto tra l’uomo e Dio. Questo libro comincia subito con una richiesta da vertigine; tra l’altro è un testo che sembra scritto da una donna perché è tutto visto al femminile, è la sposa che parla, di quel che sente lei e di quel che sente l’altro per lei. Il testo comincia subito con l’espressione da vertigine: “Mi baci coi baci della sua bocca”. Questo è il desiderio assoluto dell’uomo, quello di comunione piena con Dio.

Se all’uomo o alla donna togliete questo desiderio assoluto di amore, di pienezza, di vita, gli togliete il suo essere uomo, il suo essere donna, gli togliete il senso della vita e tutta la Bibbia non è altro che il racconto dell’amore di Dio per l’uomo, per la donna.

Normalmente noi pensiamo ad un Dio come obbligo, come dovere, come precetto da non trasgredire; di fatti Dio ha dato anche un comando, delle leggi, ma tutte le leggi si sintetizzano in un comando - comandare vuol dire mandare insieme - il comando dell’amore. E tutte le leggi vorrebbero esprimere solo quell’amore.

Purtroppo però ci può essere uno che osserva tutte le leggi rigoroso, zelante, perfetto, senza trasgredire nessun precetto - e non sa amare; costui non conosce Dio; è come il fratello maggiore della parabola che non aveva trasgredito nessun precetto, ma s’arrabbia quando sente che nella casa del Padre ci sono sinfonie e danze, festa, gioia. Il presunto giusto non può tollerare che in Dio ci siano queste cose, perché se no tanto valeva fare il contrario. La stessa alleanza che fonda Israele è intesa come un patto nuziale dove l’uno è per l’altro.

Un Dio innamorato alla ricerca della sua sposa che è fuggita per paura dell'amore

Voi sapete che fin dall’inizio la fedeltà non è stata la qualità principale della sposa, del popolo di Dio. Già Adamo ed Eva, i primi, hanno pensato bene di andare altrove; il Signore alla brezza della sera passeggiava e chiese:" dove sei"? C'era un desiderio di stare in compagnia dell’uomo; e l’uomo si è nascosto da lui ed è fuggito perché ha avuto paura.

Tutta la Bibbia racconta questa fuga dell’uomo da Dio perché ha paura dell’amore, ha paura della vita e di Dio che lo cerca e termina con l’Apocalisse che è la scena delle nozze. Quindi questo tema dello sposalizio si pone all’inizio, è lì a Cana di Galilea; pure la madre è lì come saranno lì le giare di pietra.

Il popolo che ama e si dona è la sposa, è Maria e anche madre

Maria è chiamata “madre” dal cronista; Gesù la chiama “donna”. Maria è insieme “madre”, simbolo del popolo che dà la vita, ma anche “donna” che vuol dire “sposa”; è colei che ama lo Sposo, ama Dio. E i discepoli assistono allo sposalizio.

Durante quelle nozze viene a mancare il vino. Il vino è un segno preciso. Mentre il pane e l’olio sono necessari per vivere nell’area mediterranea, il vino è un di più, ma è quel di più necessario che rallegra il cuore dell’uomo, quel di più indispensabile nella vita dell’uomo perché sia umano; perché se si vive solo per mangiare si è come bestie, l’uomo vive per gioire. Quindi il vino è segno della gioia, dell’amore, della vita.

È l’esperienza che tutti proviamo: nell’esistenza, ad un certo punto ci manca l’essenziale; magari abbiamo abbondanza di pane, di olio e di tutto,..... ma manca semplicemente l’unica cosa che dà senso alla vita: l’amore, la gioia, la festa.......

Questo capita non solo ad Israele che era stato infedele all’alleanza, capita ad ogni uomo, ad ogni donna che è tanto occupato per il pane e per l’olio - si fa per dire - e non ha più vino, la sua vita ha perso la dimensione della festa, la dimensione dell’altro, la dimensione della relazione, la dimensione delle nozze, dell’amore.

Ad accorgersene c’è Maria, la madre e lo dice a Gesù: "Non hanno vino". La funzione di Maria all’interno del Vangelo la troviamo, qui all’inizio e la troviamo alla fine ai piedi della croce.

È la rappresentante dell’umanità intera che è totalmente aperta a Dio - tant’è vero che lo ha accolto e gli ha dato la vita . All’osservazione di Maria: "Non hanno più vino", Gesù la chiama “donna”. A noi sembra strano che chiami donna sua madre come fosse un’estranea; invece ha un significato profondo. Maria non solo è madre, rappresenta il popolo, ma è donna, cioè la Sposa, è l’unica che sa amare davvero Dio ed è il prototipo di quello che dovremmo essere tutti.

L 'ora dell'alleanza o delle nozze è iniziata

E Gesù le dice: Che a me e a te? È un’espressione che a noi risulta oscura. Non vuol dire: Che ce ne importa, affari loro! Lascia perdere! Non è ancora la mia ora, devo allenarmi a fare prodigi, non mi sono ancora allenato! No. “Che a me e a te”, fa parte del linguaggio diplomatico dell’epoca.

Quando due alleati si trovavano in un problema scottante, dove era in questione l’alleanza, si dicevano l’uno l’altro: Che a me e a te? Cioè: ricordiamoci che siamo alleati! Si richiamavano i reciproci doveri. Se non abbiamo vino, se non abbiamo vita, se non abbiamo gioia, non abbiamo festa, questo ti importa, perché tu sei mio alleato. Quindi Gesù le conferma che si sono alleati, che stia tranquilla, che è arrivata la sua ora.

Nella nostra Bibbia forse è tradotto in termini negativi:" Non è venuta la mia ora". Siccome però nei codici antichi non c’era l’interpunzione, si potrebbe leggere anche col punto di domanda: "Non è venuta la mia ora?" = È venuta la mia ora. Di fatti il senso del brano è che è venuta l’ora, ma quale ora?

È venuta l’ora in cui finalmente il Signore è venuto a portare il vino sulla terra, è venuto a portare la vita e la gioia di Dio, del suo papà. Quindi, Gesù dice: È venuta la mia ora. Cosa vuol dire il vangelo? Vuol dire che l’ora in cui dobbiamo vivere la pienezza di ciò che il nostro cuore desidera non è il futuro, chissà quando sarà! È qui ora, adesso, perché?

Perché la Parola si è fatta carne in Gesù, quindi l'umanità e Dio sono già uniti. Quindi si celebrano già le nozze, l’uomo, la donna sono già divini, possono già vivere una vita nell’amore, nella gioia, nella pienezza, già ora, si tratta però di attingere. Ricordiamo le prime parole di Gesù nel vangelo di Marco: “Il tempo è finito, è compiuto”.

"Fate quello che vi dirà". " Riempitele!"

La risposta di Maria fa capire che ha inteso le parole di Gesù in un senso positivo: tra te e me c’è qualcosa di preciso, c’è un’alleanza ed è giunta la mia ora, quindi passiamo all’opera. Allora Maria dice ai servi - fate ciò che vi dirà. Sono le parole che il popolo disse dopo aver ricevuto l’alleanza, la legge, noi faremo tutte queste parole, perché ormai ciò che sta facendo Gesù è la nuova alleanza. C’erano lì sei idrie di pietra per le purificazioni dei giudei.

Noi abbiamo una specie di capacità infinita, negativa però, nel senso che noi possiamo dire il nostro no e stoppare quindi l’iniziativa di Dio; d’altra parte abbiamo anche la possibilità, dicendo il nostro sì, di aprire all’azione di Dio.È importante perciò: "Ciò che vi dirà, fatelo".

Notate: la madre era lì, le idrie di pietra sono lì; c’è similitudine tra la madre e questi sei contenitori d’acqua. Sono sei, il numero dell’uomo, il giorno della creazione dell’uomo, infatti quel che avverrà ora sarà la creazione dell’uomo nuovo, poi la parola “idrie” richiama proprio l’acqua, sono i contenitori d’acqua che è l’elemento primordiale della creazione; sono di pietra e la pietra richiama le tavole della legge scolpite sulla pietra, quella parola che dà senso alla creazione, che ci manda verso la vita, verso l’amore; e poi si parla di purificazione dei giudei: sono i vari riti religiosi per tenere una vita pura, una vita che sia totalmente vita; e Gesù dice: Riempitele.

Se dice “riempitele” vuol dire una cosa semplice: che erano vuote, vuol dire che c'è una creazione, una legge religiosa e tutta un’infinità di riti, tutti senza senso e senza vita, Gesù dice: riempiteli.

Perché capita nella nostra esistenza che tutte le cose perdano senso? Perdono vita? Perché rinunciamo al desiderio, al desiderio per cui siamo fatti. Gesù dice riempitele, e si riempiono con l’acqua. L’acqua rappresenta il desiderio di vita dell’uomo. Guai a chi rinuncia ai desideri profondi che sono nel cuore dell’uomo; sarà l’acqua a diventare vino, l’acqua è l’elemento vitale, umano. Cioè tutto ciò che è umano diventerà vino bello.

In queste idrie, io vedo un’allusione alla capacità che siamo, più che alla capacità che abbiamo; la capacità che siamo noi come persone, una capacità che può essere riempita solo da Dio, in un certo senso noi siamo fatti a dismisura dell’infinito, per cui tutto quanto non è Dio non ci sazia, non ci riempie.

Noi invece siamo esperti a tramutare il vino del Vangelo in acqua. Se voi notate, ci riusciamo bene. Ogni volta che noi leggiamo il Vangelo come obbligo, dovere, legge, tristezza; cosa vuole Dio? Come se fosse l’aguzzino che sta lì ad angariarti! Credo invece che davvero il Signore, che va sull’onda dell’amore, ha la misura dell’amore che non ha misura, è smisurato.

"Attingete adesso non dopo"

Attingete adesso; “adesso” non dopo. C’è da attingere adesso da quest’acqua, da questa pienezza d’umanità che è lui stesso; ascoltate lui, lui che è la parola stessa di Dio, che è uomo e vive nella carne l’amore di Dio e vi accorgerete che attingendo da lì, la vostra vita diventa divina, diventa sensata, diventa piena, diventa nell’amore, nella gioia, attingete! Quando? Adesso! Ma è acqua! No, no non è acqua, ormai quell’acqua è vino. Quell’uomo è Dio!

Ascoltando lui, dalla sua parola attingiamo la stessa vita. Sei invitato ad attingere adesso, continuamente, in quantità smisurata perciò sempre ce ne sarà, non devi aver paura che venga a cessare, che venga a mancare.

“Fate ciò che vi dirà”; sono le prime parole; provate a fare la sua parola, che cosa dice la sua parola? “Riempite le idrie di acqua”, riempite questi contenitori che siete voi di tutti i desideri che Dio vi ha messo dentro fin dalla creazione e attingete adesso, perché c’è dentro ormai il grande dono di Dio; è Lui che vi ha messo questi desideri perché si compiano, perché non ce li ha messi semplicemente per frustarci e per renderci delusi; ce li ha messi perché abbiano il loro compimento. Se tu rinunci a questi desideri, non credi a questi, non credi alla vita, non credi a te stesso, chiaro che non credi neanche a Dio e non ha senso vivere.

Quindi, come avviene il miracolo? Proprio ascoltando quello che Lui mi dice.

Il maestro di tavola gusta questo vino, ma non sapeva da dove venisse, di fatti nessun intenditore di teologia sa da dove viene questo vino, perché non lo produce lui, lo produce solo chi ascolta la parola del Signore e la fa, allora sa cos’è. Cioè è l’esperienza. Questo maestro di tavola dice allo sposo: Ogni uomo serve prima il vino buono e poi quando sono brilli quello scadente.

È l’esperienza che tutti abbiamo nella vita, prima il vino buono, alla fine un decadimento costante fino al vuoto pieno, per questo tutti gli spot e la propaganda devono essere per forza sempre sul giovane, perché si vende non il prodotto, si vende la speranza, v. Papa Francesco:" giovani non lasciatevi rubare la speranza".

Invece ecco la grossa sorpresa: il vino bello. Ecco Gesù è venuto a portare il vino bello la proprio dove mancava il vino. È venuto a portare l’amore, la gioia, quella pienezza che l’uomo da sempre ha desiderato, ma sempre ha tenuto soffocata nel suo cuore .

Questo è il significato del vino bello: le nozze ci sono, sono tra me e te e tu diventi come me ed io come te, è questa la proposta. E questo infatti è il principio dei segni.

C'è differenza tra segno e miracolo?

Sì, la differenza tra segni e miracoli è molto grande: miracolo è un fatto strano, straordinario, riservato per pochi e che può creare una certa frustrazione perché ci sentiamo incapaci. Il segno invece, potrebbe essere la cosa più ordinaria del mondo, che significa qualcosa di importante, che tu puoi fare ogni giorno.

Cioè un messaggio che lasci è un segno, una parola è un segno, un sì è un segno, un gesto d’amore è un segno; cioè vuol dire qualcosa della persona che è compromessa dentro.

Quindi tutte le azioni di Gesù in Giovanni sono chiamate segni perché significano come il Signore si compromette nelle sue azioni nei nostri confronti.

“Segno” non della sua onnipotenza che può fare miracoli, ma di qualcosa di più interessante: che Lui è vino, che Lui è lo Sposo, cioè che Dio è gioia, è amore e viene a concedere a noi questo.

Questo non è soltanto il primo di una serie, è “l’archè”, il principio, cioè qui inizia; qui è proprio la sorgente, l’origine dei segni.

Che cos’è allora la gloria di Dio? È l’uomo che gioisce, l’uomo vivente, questa è la gloria di Dio.

Gesù, ci fa vedere dove lui abita , abita dove non pensavamo: nelle nozze, nel vino, nella gioia, nei desideri profondi, veri.

I discepoli credettero in lui. Credere in lui, unirsi a lui per diventare come lui. I discepoli credettero in lui: ecco che anche di loro si può dire che c’è un principio, un incominciare a credere; non è che folgorati da questo fatto, da questo segno sono nella pienezza della fede, ma incominciano a credere.

La spiritualità comboniana della "‘rigenerazione", del "banchetto di nozze", del "vino nuovo"

Anche la spiritualità comboniana si basa sulla rigenerazione-resurrezione dell’Africa, del vino nuovo offerto da Dio a loro.

[1425] Il Piano del Comboni è basato su questo principio: "Rigenerare l'Africa per mezzo dell'Africa stessa”.

E' da molti anni che io mi sono consacrato a quest'opera difficile e quasi disperata. Per salvare gli Africani dalla schiavitù ho deciso, con i miei valorosi compagni di fatiche, di affrontare la fame, la sete, il caldo e i pericoli della vita. Ora, Padri Eminentissimi e Reverendissimi... raccomandando a voi la causa gravissima dei neri e scongiurando la vostra protezione e misericordia in favore dei popoli dell'Africa i quali sono i più infelici di tutti e da tutti abbandonati. Si deve fare ogni sforzo perché la Nigrizia si unisca alla Chiesa…

Questo lo esige la promessa fatta dallo stesso Signore Nostro: ‘Si fará un solo ovile e un solo pastore’. A questo infine mira la speranza di questo popolo, al quale è stato detto per mezzo di Sofonia: ‘Da oltre i fiumi dell’Etiopia verranno i miei adoratori’ (Sof3,10)”.

Un’impresa quasi disperata: è un cambiamento, una trasformazione impossibile da realizzare in una prospettiva puramente umana. Comboni ha fede in questa forza irresistibile della resurrezione, del dono del vino nuovo; quella stessa forza e quel dono che attuò in Gesù adesso agisce nei suoi discepoli.

Ad occhi umani può sembrare un’impresa quasi disperata, ma si tratta di cominciare a credere in questa forza di Dio che attua nei credenti e in noi. Comboni ci credeva.Comboni si sente chiamato a una missione storica: realizzare questo antico desiderio, sogno di Dio di abbracciare i popoli africani. Molte volte noi abbiamo ridotto le profezie bibliche a ‘bella poesia’; Comboni, invece, crede in queste profezie, in questo sogno, e sente che il Signore vuol servirsi di lui per portarle a termine. E oggi di chi può servirsi Dio se non per mezzo di te, e di me?

 

Domande:

1- “Ogni segno è custode di un messaggio profondo da cogliere”. Ricorda un segno della tua vita particolarmente significativo: che messaggio e che grazia hai colto in questo segno?

2- La madre di Gesù gli mostra la carenza di cui soffre il popolo: cosa mi manca in questo momento per rendere piena la mia gioia? Quale mio atteggiamento impedisce alla forza della resurrezione di entrare nella mia vita?

3- Che immagine di Dio ho dentro di me? Di un Dio che crea la festa, la vita, la pienezza di gioia o dell'obbligo, del dovere o della frustrazione?

4- In questo momento della mia vita accetto di attingere adesso dallo sposo?

5- Nella mia vita lascio che la mia umanità si trasformi in vino? In grazia ? O mi accontento di tirare avanti, o di riempire le giare di surrogati che illudono, ma non saziano?

6- Sento che comincio a credere fermamente in Gesù? Ne vedo i segni?

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