giovaniemissione.it

Vita per vedere e vederci

GIM 2 Padova

 

Catechesi Gim 2, 12-13 gennaio 2013

 

 

 

 Guarigione del cieco nato

 

(Gv9,1-41)

 

Vita per vedere e vederci

 


 

Vivere è vedere la nuova creazione

 

Nel prologo si dice che la Parola,

 

vita di tutto ciò che esiste, è luce degli uomini.

 

Gesù, Parola diventata carne, si manifesta come luce.

 

Vita e luce sono intimamente connesse: venire alla luce significa nascere.

 

Si dice spesso che la fede è cieca,

 

la fede cristiana è invece essenzialmente un “vedere”,

 

non si tratta di avere visioni strane, ma semplicemente di aprire gli occhi sulla realtà

 

Guarigione del cieco nato (Gv9,1-41)

 

Canto e invocazione allo Spirito

 

La cecità e le opere di Dio (1-5)

 

Passando Gesù vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo:

 

Il peccato e la malattia

 

 "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?" Gesù rispose: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.

 

Il giorno e la "notte"

 

 Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo".

 

Racconto del miracolo 9,6-7

 

La creazione dell'uomo nuovo

 

 Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse: "Va', lavati nella vasca di Siloe" (che significa: mandato). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva

 

Il cieco interrogato dalla folla 9,8-12

 

L'identità del cieco

 

Perciò i vicini e quelli che l'avevano visto prima, perché era mendicante, dicevano: "Non è questo colui che stava seduto a chiedere l'elemosina?" Alcuni dicevano: "È lui". Altri dicevano: "No, ma gli somiglia". Egli diceva: "Sono io". Allora essi gli domandarono: "Com'è che ti sono stati aperti gli occhi?"

 

Egli rispose: "Quell'uomo che si chiama Gesù fece del fango, me ne spalmò gli occhi e mi disse: "Va' a Siloe e lavati". Io quindi sono andato, mi sono lavato e ho ricuperato la vista".Ed essi gli dissero: "Dov'è costui?" Egli rispose: "Non lo so". 

 

Primo interrogatorio da parte dei farisei 9,13-17

 

Condussero dai farisei colui che era stato cieco. Ora, era in giorno di sabato che Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi.

 

 I farisei dunque gli domandarono di nuovo come egli avesse ricuperato la vista. Ed egli disse loro: "Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo". Perciò alcuni dei farisei dicevano: "Quest'uomo non è da Dio perché non osserva il sabato". Ma altri dicevano: "Come può un peccatore fare tali miracoli?"

 

 E vi era disaccordo tra di loro. Essi dunque dissero di nuovo al cieco: "Tu, che dici di lui, poiché ti ha aperto gli occhi?" Egli rispose: "È un profeta".

 

 

 

Interrogatorio dei genitori da parte dei Giudei 9,18-23

 

 

 

 I Giudei però non credettero che lui fosse stato cieco e avesse ricuperato la vista, finché non ebbero chiamato i genitori di colui che aveva ricuperato la vista e li ebbero interrogati così:

 

"È questo vostro figlio che dite esser nato cieco? Com'è dunque che ora ci vede?" I suoi genitori risposero: "Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda, non sappiamo, né sappiamo chi gli abbia aperto gli occhi; domandatelo a lui; egli è adulto, parlerà lui di sé".

 

 Questo dissero i suoi genitori perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno riconoscesse Gesù come Cristo, fosse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: "Egli è adulto, domandatelo a lui".

 

 

 

Secondo interrogatorio dell'uomo da parte dei Giudei, tentativo di separare il cieco da Gesù 9,24-34

 

 

 

Essi dunque chiamarono per la seconda volta l'uomo che era stato cieco, e gli dissero: "Dà gloria a Dio!

 

Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore".

 

 

 

Il primato della coscienza

 

 

 

Egli rispose: "Se egli sia un peccatore, non so; una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo". Essi allora gli dissero: "Che cosa ti ha fatto? Come ti aprì gli occhi. Egli rispose loro: "Ve l'ho già detto e voi non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventar suoi discepoli anche voi?"

 

 

 

Il "vecchio" e il " nuovo"

 

 

 

Essi lo insultarono e dissero: "Sei tu discepolo di costui! Noi siamo discepoli di Mosè. Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato; ma in quanto a costui, non sappiamo di dove sia".

 

La "lezione" del cieco

 

 

 

 L'uomo rispose loro: "Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia; eppure mi ha aperto gli occhi! Si sa che Dio non esaudisce i peccatori; ma se uno è pio e fa la volontà di Dio, egli lo esaudisce. Da che mondo è mondo non si è mai udito che uno abbia aperto gli occhi a uno nato cieco.

 

Se quest'uomo non venisse da Dio, non potrebbe far nulla". Essi gli risposero: "Tu sei nato nel peccato e insegni a noi?" E lo cacciarono fuori. 

 

L’incontro di Gesù con l'uomo e  la professione di fede del cieco guarito (9,35-38)

 

 Gesù udì che lo avevano cacciato fuori; e, trovatolo, gli disse: "Credi nel Figlio dell'uomo?"

 

Quegli rispose: "Chi è, Signore, perché io creda in lui?" Gesù gli disse: "Tu l'hai già visto; è colui che parla con te, è lui".

 

Egli disse: "Signore, io credo". E gli si prostrò dinanzi.

 


Controversia con i farisei che alla fine diventano ciechi(9,39-41)

 

I veri ciechi

 

Gesù disse: "Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi".

 

 Alcuni farisei, che erano con lui, udirono queste cose e gli dissero: "Siamo ciechi anche noi?"

 

 Gesù rispose loro: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane.

 

 

 

Commento

 

 

 

Il testo inizia con un cieco che vede e termina con dei presunti vedenti che restano ciechi. E’ un cammino che porta il cieco alla conoscenza di Gesù, dapprima come “quell’uomo”, poi la sua conoscenza diventa più chiara e profonda: “è un profeta” (v.17), è da Dio (v. 33), è il Figlio dell’uomo, è il Signore che vede e adora (v. 35-38).

 

“E passando, vide”: in questo testo, Gesù sembra l’unico che ci vede, vede un cieco, uno che non conta niente, un emarginato.

 

L’iniziativa è di Gesù. Non è l’uomo che vede Dio, è Dio che vede l’uomo.“Un uomo cieco dalla nascita”: rappresenta l’umanità che non vede.

 

Subito i discepoli intraprendono un discorso moralista, su chi ha peccato. La malattia associata con il peccato. Ma se è cieco dalla nascita, come ha fatto a peccare?

 

“Affinché si manifestino le opere di Dio”: il male di qualunque tipo non è mai l’ultima parola, spesso lì si manifestano le opere di Dio.

 

Quali sono le opere di Dio? Rimettere in piedi una persona, amare, dare una mano, sfamare,... "Dobbiamo compiere le opere”… noi siamo chiamati a dargli una mano!

 

“Sputò a terra, fece del fango”: il gesto richiama la creazione (Gen.2,7). E’ una creazione nuova quella che Gesù compie con quest’uomo.

 

Dopo la discussione con i discepoli, Gesù passa all’opera. La sua azione è un libero dono che contrasta con la ben misurata legge.

 

 

 

 

 

Il coraggio di affidarsi

 

 

 

Gesù non guarisce il cieco, ma gli da un ordine: “va a lavarti alla piscina di Siloe” che significa inviato. Ora sta al cieco credere o meno alla sua Parola e obbedire, fidarsi. Il cieco obbedisce, ed è il caso di dirlo, ad occhi chiusi! Possiamo immaginare la reazione dell’uomo che adesso ci vede?

 

Il cieco adesso ci vede, è indipendente, è in piedi, non più costretto a mendicare: questo è lui adesso, questo è il suo presente.

 

Dopo la guarigione iniziano i guai, iniziano gli interrogatori, il primo fatto dai “vicini e conoscenti”. “come mai ti si sono aperti gli occhi?”

 

Com’è possibile nascere di nuovo? L’ex cieco non ha verità da dichiarare, ha una novità evidente da dimostrare. Le sue risposte sono molto precise.

 

Lo conducono dai farisei”, dai conoscitori e osservanti delle tradizioni. Loro dovrebbero essere quelli che sanno, che vedono, …, invece c’è divisione tra loro. Inizia una seconda tappa.

 

 I farisei partono dal loro punto di vista: era sabato!

 

 

 

Il coraggio di testimoniare per essere libero

 

 

 

L’ex cieco è chiamato a testimoniare in prima persona, è chiamato non più a riflettere sulla sua guarigione, ma su chi l’ha guarito!

 

Le resistenze che l’ex cieco incontra sono fuori o dentro di lui? – lo portano a scoprire la sua identità: diventa una persona libera di pensare senza pregiudizi, indipendente dalle pressioni altrui e capace di contraddire chi nega la realtà. E’ un uomo nuovo, che torna a rispecchiare il Volto di cui è immagine.

 

Dopo di lui, vengono chiamati in causa i genitori, che alla fine scaricano la responsabilità sul figlio, per paura dei Giudei. E’ la dura testimonianza che anche oggi siamo chiamati a dare: seguire Gesù non è facile, è essere cacciati fuori, è andare contro-corrente.

 

Alla fine, l’ex cieco mette in causa la loro sapienza e la loro autorità, con sarcasmo. Sembra che più vede, più acquista sicurezza e forza. Lui continua la sua coraggiosa testimonianza e rovescia le posizioni:

 

Proprio questo è strano ….”Oggi come allora, le tenebre sono da individuare in quel sistema di omologazioni che ci impedisce di vivere la libertà di essere noi stessi,“e lo espulsero fuori”…., ed è fuori che Gesù va a incontrarlo di nuovo! L’emarginato va incontro all’emarginato, a colui che il sistema mette fuori.

 

Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio Lui”: il vedere e l’ascoltare si trovano insieme.

 

La confessione nel v. 38 è la più semplice possibile: “io credo Signore” ed è accompagnata da un gesto senza precedenti in questo vangelo: “gli si prostrò innanzi”.

 

Non è la guarigione fisica che è al centro della storia, ma la nuova luce che permette all’uomo di vedere al di là delle censure della sua educazione e della sua cultura, per comprendere sia l’assurdità della sua società, sia la grandezza della misericordia di Dio che agisce per mezzo dei “peccatori”. L’umanità, nata nella cecità per ragioni che non conosciamo, è capace di imparare a vedere e di essere mandata a dare testimonianza dell’Amore di Dio. Ma c’è un prezzo da pagare! Siamo forse ciechi anche noi?

 

Nell'episodio del cieco si espone l'aspetto centrale della liberazione che Gesù conduce a compimento nell'uomo e che fonda il suo esodo.

 

Consiste nel rendergli la coscienza del proprio valore e, di conseguenza, del valore di ogni uomo. Gesù non fa questo attraverso un insegnamento dottrinale, ma attraverso la sua azione, manifestando all'uomo l'amore di Dio, espresso nel suo disegno su di lui.

 

 Sono le opere di Dio il veicolo del suo amore; esse fanno scoprire la propria dignità e libertà, e mostrano in Gesù la meta della pienezza umana. In questo consiste il vero sapere, la luce.

 

L'incontro con Gesù è un incontro con Dio nell'uomo, o con l'uomo che rende presente Dio nell'attività di amore. Questa esperienza sposta il culto dal tempio all'Uomo, che ora è il luogo della manifestazione di Dio.

 

 

 

L'illuminazione dello spirito di Gesù

 

 

 

Con questi concetti ne possono essere messi n relazione altri, incontrati in precedenza nel vangelo. Dio, il Padre, si manifesta all'interno dell'uomo con un dinamismo di amore che conduce a una risposta di amore, vale a dire, si sperimenta dal di dentro come forza che spinge verso gli altri.

 

Gv chiama Spirito questa presenza dinamica, e chi l'accetta in sé nasce da Dio, ha una nuova vita. Quando viene sperimentata, rivela all'uomo la sua profondità umana, che in lui acquista realtà e dimensione grazie a questo Dio che in lui agisce, rendendolo cosciente della propria dignità e libertà; in altre parole, della sua condizione di figlio. Vivere  allora è imparare a vedere la nuova creazione dell'uomo

 

Vita per vedere e vedersi: il cieco allora è il popolo che non ha coscienza della sua condizione di oppresso. Gesù scuote le idee religiose del potere che cerca di trasformare il fatto in frode, poi questo potere si presenta come interprete della volontà di Dio, negando l'evidente ricorre alla violenza e difendendo i privilegi emargina l'uomo.

 

 

 

La situazione concreta di oppressione:

 

le due cecità degli oppressi e degli oppressori

 

 

 

Il questo ci può aiutare la riflessione di un grande educatore Paulo Freire, che nel suo libro la Pedagogia degli oppressi, evidenzia che l'umanità ha un urgente bisogno di aprire gli occhi per vedere e sradicare le varie forme di oppressione che rendono schiavi sia gli oppressi che gli oppressori.

 

Il dramma degli oppressi

 

 

 

Gli oppressi, lui dice, accomodati ed adattati, immersi nell'ingranaggio della struttura dominante, temono la libertà, perché non si sentono capaci di correre il rischio di assumerla. E la temono anche perché lottare per essa costituisce una minaccia, non solo per gli oppressori che la

 

usano come “proprietari” esclusivi, ma anche per i compagni oppressi, che si spaventano all'idea di maggiori repressioni.

 

Quando scoprono in sé l'aspirazione a liberarsi, si accorgono che questa aspirazione diventa una situazione concreta solo quando altre aspirazioni diventano situazioni concrete.

 

Finché sono influenzati dalla paura della libertà, si rifiutano di rivolgersi ad altri e di ascoltarne l'appello, preferendo essere “aggregati” piuttosto che compagni in una convivenza autentica; preferiscono l'adattamento a cui li obbliga la loro non-libertà a una comunione creatrice, alla quale la libertà porta l'uomo, anche quando essa è solo una ricerca.

 

Subiscono un dualismo che si installa nell'intimo del loro essere. Scoprono che, non essendo liberi, non arrivano ad essere autenticamente. Vorrebbero “essere”, ma hanno paura. Sono se stessi e a un tempo sono altro, che si è introiettato in loro, come coscienza oppressiva.

 

La trama della loro lotta si delinea tra l'essere se stessi o l'essere duplici.

 

Tra l'espellere o no l'oppressore che sta dentro di loro.

 

Tra il superare l'alienazione o rimanere alienati, tra seguire prescrizioni o fare delle scelte.

 

Tra essere spettatori o attori.

 

Tra agire o avere l'illusione di agire, mentre sono gli oppressori che agiscono.

 

È questo il tragico dilemma degli oppressi, che la loro pedagogia deve affrontare.

 

Perciò la liberazione è un parto. Un parto doloroso. L'uomo che nasce da questo parto è un uomo nuovo, che diviene tale attraverso il superamento della contraddizione oppressori/oppressi, che è poi l'umanizzazione di tutti.

 

 

 

L'inganno degli oppressori

 

 

 

Nell'analizzare la situazione concreta, esistenziale, dell'oppressione, cogliamo necessariamente le sue origini in un atto di violenza cui danno inizio coloro che sono al potere.

 

Questa violenza, come un processo, si tramanda di generazione in generazione in mezzo agli oppressori, che se ne fanno o depositari legali e si formano nel clima generale che essa provoca. Questo clima crea negli oppressori una coscienza fortemente possessiva. Possessiva del mondo e degli uomini. Gli oppressori non sarebbero capaci di capire se stessi fuori di un possesso diretto, concreto, materiale, del mondo e degli uomini. Non possono “essere”. Quindi tendono a trasformare tutto ciò che li circonda in oggetti del loro dominio. In questa ansia sfrenata di possesso, si convincono a poco a poco che tutto possono trasformare perché tutto possono comprare. Viene di lì la loro concezione strettamente materialista dell'esistenza. Il denaro è la misura di tutte le cose. E il lucro è l'obiettivo principale.

 

Quindi per gli oppressori ciò che vale è “avere di più”, e sempre “di più”, anche a spese di un “avere di meno” o di un “avere niente” degli oppressi. “Essere” per loro è “avere” e avere come classe che possiede.

 

Pensano di aver il diritto di fare ciò perche “hanno conquistato con il loro sforzo, con il coraggio di rischiare”

 

Se gli altri, “questi invidiosi”, …., non possiedono, è perché sono incapaci e pigri, e a ciò si aggiunga l'ingratitudine ingiustificabile verso i “gesti generosi”. Così gli oppressi, perché sono “ingrati e invidiosi”, sono visti sempre come nemici potenziali, da tenere d'occhio e da vigilare. Non potrebbe non essere così. Se l'umanizzazione degli oppressi è sovversione, la loro libertà anche lo è. Da qui la necessità di un controllo permanente. E quanto più gli oppressi vengono controllati, tanto più sono trasformati in “cose”, in qualcosa di simile a esseri inanimati facendogli perdere una qualità essenziale: la libertà e il vero sguardo su se stessi.

 

Gli "occhi" aperti di Daniele Comboni

 

Anche Daniele Comboni ha lottato per aprire gli occhi dei suoi contemporanei, egli illuminato dal "puro raggio della fede" vedeva nel popolo dell'Africa un'umanità non solo abbandonata e lasciata nell'oscurità senza la luce del vangelo, ma anche in preda alla feroce violenza della tratta degli schiavi, dove gli oppressori opprimevano le popolazioni in modo indisturbato. Da qui vediamo il suo impegno per illuminare le coscienze e agire per una rigenerazione del popolo africano. Ciò avveniva se si aveva una vera confidenza in Dio, rara anche allora. Daniele amava dire a coloro che desideravano seguire il suo esempio:" miei cari missionari\e tenete sempre gli occhi fissi su Gesù crocefisso" per te, amandolo teneramente, per comprendere ciò che lui vuole da te. Egli sosteneva che quando il missionario\a ha caldo il cuore di puro amore di Dio e con fede guarda la sua opera...,anche la morte e il martirio non fanno paura... Nella sua vita Daniele notò che è necessario riconoscere le esperienze di luce interiori che vengono dall'alto e aprono uno sguardo nuovo su se stessi, su Dio e sul mondo. Il Comboni infatti riconosce che l'esperienza in S. Pietro in occasione di un triduo a S. Margherita A., Dio lo abbia illuminato sulla sua missione e sul suo modo di agire. Allora se Dio lo ha fatto con lui, perché non lo può fare anche con te?

 

Un messaggio che nasce dal cuore del Papa per te

 

In questi giorni il Papa davanti alla moltitudine di giovani venuti a Roma per il raduno di Taizè, con gioiosa speranza gli ha detto:" Cari giovani amici, Gesù non vi toglie dal mondo, ma vi manda dove la luce manca, parchè la portiate ad altri. Sì, siete chiamati ad essere delle piccole luci per quanti vi circondano. Con la vostra attenzione a una più equa ripartizione dei beni della terra, con l'impegno per la giustizia e per una nuova solidarietà umana, voi aiuterete quanti sono attorno a voi a comprendere meglio come il vangelo della vita ci conduca al tempo stesso verso Dio e verso gli altri". Così, con la vostra fede, contribuirete a far sorgere la fiducia sulla terra. Penso allora che con il nuovo anno c'è bisogno di lasciarsi aprire gli occhi, di sognare in grande, come la bibbia ci ha rivelato il sogno di Dio in Gesù, un sogno che si può racchiudere con queste parole di P. Ezechiele Ramin, un missionario profeta martire per il suo impegno di aprire gli occhi sul tema dell'ingiustizia che opprimeva i poveri contadini rimasti senza un pezzo di terra per coltivare e dare un pezzo di pane ai loro figli.

 

Una cosa vorrei dirvi.

 

 E’ una cosa speciale per coloro che sono sensibili alle cose belle. Abbiate un sogno. Abbiate un bel sogno. Seguite soltanto un sogno. Il sogno di tutta la vita. La vita che è un sogno è lieta. Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno. Sia il vostro un sogno che miri a rendere liete non soltanto tutte le persone, ma anche i loro discendenti.

 

E’ bello sognare di rendere felice tutta l’umanità.

 

Non è impossibile …

 

Domande

 

 

 

1 - Che immagine abbiamo di Dio e di noi stessi?

 

 

 

2- Ci sono degli aspetti della tua vita che ti sembra di non aver avuto il coraggio di lasciarti aprire gli occhi e il cuore? Quali sono?

 

 

 

3 - Al cieco si apre piano piano gli "occhi" (comincia con riconoscere l'uomo Gesù, poi il profeta, poi Gesù come il Cristo, poi Colui che viene da Dio, poi Figlio dell'Uomo e infine professa "io credo Signore". Anche per te sta avvenendo ciò?

 

 

 

4- Siamo disposti ad assumere il rischio di una fede professata pubblicamente?

 

 

 

5- L’ex cieco non ha verità da dichiarare, ma ha una novità di aver incontrato Gesù da dimostrare con la sua esperienza, lo è anche per te? Come lo dimostri?

 

 

Condividi questo articolo:

Registrati alla newsletter