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Gv 21 - Dall'ammirazione all'amore

MGM Puglia

… e si gettò in mare…

Simone, figlio di Giovanni,

mi ami?

Giovanni 21

Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:
Gesù continua a manifestarsi, non si nasconde mai, si dà sempre a conoscere. La porta della fede è sempre aperta. E la soglia di questa porta si varca grazie all’annuncio e a un cuore che si lascia plasmare. Gesù ritorna per ridire a quei compagni d’avventura che non c'è miseria, tradimento, delusione e amarezza che non possa essere vinta e che è giunta l'ora di rialzare la testa e di riprendere il cammino…

2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli.
E gli altri? Dove sono? Non erano 12?
I discepoli qui ricordati hanno un tratto in comune. Ognuno di loro ha manifestato dei dubbi riguardo alla sua relazione con Gesù: Pietro con il rinnegamento; Tommaso con la richiesta di una prova fisica; Natanaele con il dubbio che potesse venire “qualcosa di buono” da Nazaret. Giacomo e Giovanni cercando una posizione. La relazione di fede è un miscuglio di credenza e dubbi, coraggio e vigliaccheria. I discepoli sono persone che camminano in mezzo a dubbi e paure!

3Disse loro Simon Pietro: "Io vado a pescare". Gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
È difficile vedere in questa affermazione di Pietro qualcosa di positivo. Pietro e anche gli altri vorrebbero ritornare al passato; ritornare ad essere quei pescatori o quelle persone di una volta, come se nulla fosse accaduto. Con questa scelta si rivelano sterili, aridi, infruttiferi, improduttivi ma soprattutto incapaci di generare Vita: con la barca e le reti che erano e rimangono vuote.

4Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.
È difficile riconoscere Gesù quando nel cuore c’è il buio. Quando non ci sono orizzonti, sogni. Gesù prende l’iniziativa e si fa avanti senza titubanze.
5Gesù disse loro: "Figlioli, non avete nulla da mangiare?". Gli risposero: "No".
Si riaffaccia con profonda tenerezza ed acuta attenzione: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Permette a quegli uomini e permette a noi di ripartire dal nostro vissuto, dalle nostre esigenze, dalle nostre urgenze, dai nostri desideri, in definitiva dalla nostra condizione precaria. Il nuovo nasce dalla condivisione, dal dono e gratuità.

6Allora egli disse loro: "Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete". La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
L’atto di fiducia dei discepoli è altrettanto decisivo. Gesù si presenta come uno sconosciuto e oggi, diremmo un forestiero, una persona di chissà quale provenienza, cultura e religione.
E noi, cosa aspettiamo? perché non gettare la rete dal lato destro della barca per trovare pesce? Perché vivere sempre delle stesse convenzioni e convinzioni mentali fasulle?  Se non sei mai felice dentro, perché non provi a pescare la tua sicurezza e la tua serenità pregando un po’ e abbandonandoti nelle braccia di Dio? Perché non ci chiediamo se non ci sia un altro modo di vivere, di vendere e comprare, di far vacanza e di divertirsi, di costruire e abitare le città, di lavorare e affrontare la vita? Se per tutta la vita hai pescato emozioni, cultura, idee, convinzioni, morali, gettando la rete dalla parte dei tuoi genitori, insegnanti, educatori, amici, libri, ideologie, e non sei felici, perché non provi a pescare la vita dall’altra parte della barca, dalla parte del Signore Gesù, il vivente? Getta la rete delle emozioni, dei pensieri, dei rapporti umani dalla parte del Signore, e resterai stupito/a dall’abbondanza della pesca. Pesca da Lui la tua voglia di ricominciare, pesca da Lui le vere aspettative dell’amore. Prova a pescare la vita dalla parte di Gesù.
La pesca è abbondante! Grande è la quantità di persone che attendono ancora la buona notizia del Regno!
Grande la quantità di persone che attendono te, ciascuno di noi per nascere alla vita. Vuoi essere padre/madre del nuovo?
7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "È il Signore!". Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.
L’amore la scelta decisiva, la forza vincente: il discepolo che “ama” riconosce Gesù, lo trasmette agli altri e li coinvolge.
La sfida è di stringere ai fianchi la veste della fede, la veste nuova che il Padre ha preparato e gettarci nel mare, nel mare del mondo e della vita, mare che non fa paura perché sulla riva quel forestiero ora ha un nome: Gesù. E il nostro gettarci nel mondo è un atto d’amore verso Gesù. San Daniele Comboni scriveva che il missionario deve tenere gli occhi fissi in Gesù. È l’amore che ti fa sentire chi è l’altro!
È una scena comica e tuttavia commovente: colui che andava a pescare si getta in acqua. Il pescatore spicca il salto definitivo nel mare oscuro.

8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Solo nell’amore può esserci l’abbondanza.
I discepoli avevano fatto ciò che aveva detto loro il forestiero. Avevano avuto il coraggio di ricominciare in maniera nuova, gettando la rete dalla parte opposta…
La battuta di pesca notturna si è trasformata da un’esperienza di vuoto notturno un’esperienza di abbondanza mattutina.

9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Benché le loro reti siano ancora piene, è già stato preparato loro un pasto. È stato Gesù in persona a preparare il fuoco e il cibo? Fuoco e cibo vengono presentati lì a disposizione, in attesa dei discepoli.
Lo Spirito ci precede e ci attende…
Un giovane mi diceva: per me il Signore è colui che cammina davanti a me e fa un passo e attende che lo faccia anch’io prima di far ne un altro. In America Latina si dice: la strada si fa camminando…

10Disse loro Gesù: "Portate un po' del pesce che avete preso ora".
È bello l’invito alla condivisione. È così che l’abbondanza viene condivisa e non si accumula o immagazzina. Come avrebbero potuto accumulare tutto quel pesce? Certo con alcune tecniche si sarebbe potuto conservare (con il fumo o con il sale).
In un campo di pescatori, circa 1200 persone, c’erano due cooperative. Prima gioivano quando una delle due non aveva pesce da inscatolare. Dopo una forte evangelizzazione il pesce lo condividevano e tutti dicevano: così è più bello! Lì a Bahia Asuncion continuava quella che chiamiamo popolarmente “la moltiplicazione dei pani e dei pesci”.
Straordinaria la pedagogia di Gesù! “ Portate del vostro perché il nostro banchetto sia più bello e abbondante… perché sia più NOSTRO!!!”  Gesù non vuol fare senza di noi, e noi non possiamo fare senza di Lui. Gesù cerca dei collaboratori per continuare la sua missione nel  mondo. Invita anche te!!!

11  Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di 153 grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 
Il numero 153 non è casuale: rappresenta ogni tipo di pesci e quindi ogni popolo. La Chiesa non viene spezzata dalle diversità. Nella chiesa c’è posto per le diversità. La Chiesa è l’armonia delle diversità

12Gesù disse loro: "Venite a mangiare". E nessuno dei discepoli osava domandargli: "Chi sei?", perché sapevano bene che era il Signore.
Il tempo della morte ha lasciato il posto al tempo della vita, quello delle tenebre a quello della nuova luce. È il pasto che inizia il viaggio dei discepoli nel mondo. Nonostante l’invito a partecipare al pasto, i discepoli restano paralizzati.

13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
Tutto si conclude e riparte dal banchetto; così come all’ultima cena.
Non possiamo pensare a Gesù senza di noi e a noi senza di Lui. Gesù cerca collaboratori per la sua missione nel  mondo. Invita anche a te!
L’ultimo testo che il papa Giovanni Paolo II ha firmato è stato il messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2005, dal titolo “Missione: Pane spezzato per la vita del mondo". Tra l’altro ci dice: “La Comunità ecclesiale quando celebra l 'Eucaristia, … esperimenta il valore dell'incontro con Cristo risorto, e prende sempre più coscienza che il Sacrificio eucaristico è "per tutti" (Mt 26,28). Se ci si nutre del Corpo e del Sangue del Signore crocifisso e risorto, non si può tenere solo per se questo "dono". Occorre, al contrario, diffonderlo. L'amore appassionato per Cristo porta al coraggioso annuncio di Cristo”.

14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Gesù lo avevano già trovato nelle riunioni della comunità (20,19.26), ora è venuto il momento di trovarlo nella missione, nell’impegno di realizzare l’annuncio.
Gesù si incontra nella comunità sulla strada di Emmaus e nella missione. È proprio la missione che risveglia la fede, offre nuove motivazioni e nuovo entusiasmo.

15  Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli".
La domanda a Simone vale anche per noi. Gesù non chiede a Simone cosa sa o non sa ma se ama.

16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi ami?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pascola le mie pecore".
L’amore deve essere il condimento della nostra quotidianità. Non si dice mai un si una volta per sempre ma o il SI si rinnova ogni giorno oppure cessa di essere un SI.

17Gli disse per la terza volta: "Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: "Mi vuoi bene?", e gli disse: "Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene". Gli rispose Gesù: "Pasci le mie pecore.
Oggi, domani e dopo benedetto te se sentirai questa domanda con il tuo udito e nel tuo cuore, nella tua vita. Un amore sofferto, pieno di difficoltà, dubbi e contraddizioni, forse, ma un amore più forte della morte. È l’amore di san Daniele Comboni che grida “O Africa o morte”; è l’amore dei missionari martiri, di ogni cristiano che mette al centro della sua vita l’annuncio fatto di scelte (azioni e parole).

18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi".
Sostituisci la parola vecchio con la parola “presbitero”” o “anziano” o “maturo”. La maturità è anche lasciarsi condurre…

19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: "Seguimi".
Tu sei discepolo non nella misura in cui segui una dottrina ma nella misura in cui segui una persona: Gesù. Pietro e con lui ogni discepolo deve morire al mondo, a sé stesso, a uno stile di vita che è dominio, possesso, prestigio. Solo attraverso questa morte si manifesta in lui il potere di Dio, del Dio della vita, della vita per tutti. Il nostro Dio non vuole per te né nidi né tane. Ti chiama a nascere di nuovo. Ed ecco allora la domanda con cui ci lasciamo: Che cosa ti viene richiesto per seguire Gesù? Per essere suo discepolo e inviato? (Scrivi la tua riflessione e la tua risposta a questa domanda e a tutta la riflessione di questa mattina sulle pagine disponibili di questo opuscolo.
 
RIFLETTI
Leggi attentamente il testo e sottolinea 3 frasi più significative per te.
Qui sotto rispondi alla domanda che trovi alla fine di pg. 7. Puoi anche descrivere come tu ti immagini Pietro.
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Lettera di Lorenzo dalle Baraccopoli di Nairobi.

Così scriveva il 1°  gennaio 2012
ciao padre, ti scrivo perché ho bisogno di scrivere a qualcuno che mi capisca, e so che tu ci riesci... al momento i miei occhi stanno lacrimando e solo ora mi rendo conto del perché, perché dopo una serie di accaduti ho perso la fiducia nel prossimo e allo stesso tempo senza accorgermene anche in Dio. Vorrei pregare ma non so bene da dove iniziare... mi sono reso conto che l’idea che avevo di studiare e condividere e cercare di fare qualcosa per questi bambini che sento miei fratellini più che mai non è cosi semplice...

così scriveva pochi giorni fa:
finalmente ho ingranato la quotidianità come volevo!!e riesco a bene o male a gestire sia lo studio che le attività, anche se il tempo con i bambini non eh mai abbastanza, ma x ora si fa quello che riesco, stiamo facendo attività con un gruppo di bambini dallo slum di kawangware e si stanno preparando x aprile dove innalzeranno le loro voci a Nairobi tramite uno spettacolo teatrale dove rappresenteranno la loro vita e le difficoltà che incontrano in tutti gli ambienti dove si trovano a vivere, in questo caso casa, strada e scuola, e ci sarà interazione tramite i bambini e il pubblico e si cercherà di venire fuori con nuove idee insieme.
e se senti qualcuno compreso te ovviamente, che passa per Nairobi invitali a venire!
Ora comunque sono in Italia perché l’università chiude x 20 giorni e poi si reinizia x il secondo semestre...
Ormai viaggiare sta diventando la normalità e credo che piano piano sarà ciò che ci unirà e ci farà diventare ancora più villaggio globale! anche se a volte viaggiare senza aprirsi può essere pericoloso per tutti..!
padre grazie e a presto a meta mese vado al gim!
COMUNQUE IL PROGRAMMA RADIO PAMOJA NE HO SENTITO SOLO UN 5 MINUTI SETTIMANALI MA È VERAMENNTE BELLO E IMPORTANTE COME TANTE ALTRE COSE CHE FAI!!
CIAO PADRE!!! E GRAZIE!   - FEBBRAIO 2012
 (Lorenzo ha 22 anni – è nato a Spoleto – ha partecipato al GIM a Pesaro - conosce bene l’inglese e si è iscritto all’università di Nairobi- studia antropologia -  lavora anche con i ragazzi di strada).

La violenza è il vecchio
L’ingiustizia è il vecchio
La tristezza è il vecchio
L’accumulo è il vecchio
Il dominio è il vecchio
L’emarginazione è il vecchio.
   … e cos’è il nuovo?
IL NUOVO È IL POPOLO DELLA PACE
CHE NON È UN POPOLO DI RASSEGNATI.


INNO ALLA PACE
Asia, Africa, Europa / non importa da dove tu venga /
purché sia un luogo dove si coltivi la Pace

Bianco, nero, giallo / non importa il tuo colore /
purché il tuo volto sia dipinto di Pace.

Cristiano, ebreo, musulmano / non importa qual è la tua religione /
purché preghi per la Pace.

Tamburo, tromba, corno / non importa qual è il tuo strumento /
purché suoni musica di Pace

Palma, acacia, baobab / non importa qual è il tuo albero /
purché tu lo eregga a simbolo di Pace.

Vecchio, giovane, uomo, donna / chiunque tu sia /
purché custodisca la Pace
e di pace ovunque tu possa infiorare / la madre terra in cui vivi.

L’alternativa è quella di essere profeti, sognatori.
I veri indignados sono i santi… donne e uomini profeti e sognatori….

Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach è un romanzo in cui il protagonista è un volatile che si sente diverso dagli altri e come scopo nella vita non ha solo quello di procacciarsi il cibo, come i suoi compagni, ma desidera imparare l’arte del volo per scoprire tutti i segreti e raggiungere la perfezione.
Questa sua passione però è incompresa sia dalla famiglia, che cerca di spiegargli l’importanza di mangiare, per non ridursi penne ed ossa come sta succedendo a Jonathan, sia dagli amici, che con il tempo cominciano ad escluderlo dallo Stormo Buonappetito.
Il gabbiano per quanto si sforzi di sembrare simile agli altri e provare a dedicarsi solo alla ricerca del cibo, non riesce ad accontentarsi e continua a desiderare la perfezione del volo, riuscendo sempre di più a fare acrobazie fuori dal comune. Questo amore per il volo lo porta all’esilio, il Consiglio degli Anziani, infatti, lo bolla come reietto e il gabbiano viene allontanato dallo Stormo Buonappetito.
Fuori dal gruppo, Jonathan non può fare altro che continuare nella sua impresa e trascorre tutto il tempo che ha ad esercitarsi, ed è proprio durante una delle sue esercitazioni che incontra due gabbiani dalle piume splendenti che volteggiano nell’aria e lo convincono ad andare con loro nel Paradiso dei Gabbiani, dove c’è molto da imparare sul volo per raggiungere la perfezione. Lì incontra Sullivan, che lo aiuta a carpire i segreti del volo e della vita.
Jonathan impara velocemente, ma sente sempre il suo corpo come un limite per raggiungere il suo scopo, ed è per questo che chiede al gabbiano più anziano, Chang, di insegnargli a volare alla velocità del pensiero, per riuscire a oltrepassare la soglia del “qui ed ora”.
Il gabbiano ci riesce, ma nel frattempo Chang passa al Paradiso superiore lasciandogli un testamento in cui gli spiega che l’importante per raggiungere la perfezione non sta nel volo, ma nel cogliere il segreto dell’amore.
Jonathan decide di ritornare a casa, per insegnare ai suoi vecchi amici dello Stormo Buonappetito ciò che lui ha imparato Finalmente a casa, tutti apprezzano le doti, considerate ormai divine di Jonathan, ne restano affascinati, e lui capisce quale sia la sua vera strada, quella da seguire.

Gandhi diceva: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

San Daniele Comboni – il padre dell’Africa – ci dice che i poveri e l’Africa si sono impadroniti del suo cuore …

e don Lorenzo Milani aggiunge:
 "A COSA SARA' SERVITO AVERE LE MANI PULITE, SE LE ABBIAMO TENUTE IN TASCA?” ...

Leggi: DIO E IL MONDO IN UN UNICO ABBRACCIO - € 3,50

  LELE – CREARE PRIMAVERA - € 5,00

CRISTO E’ VERAMENTE RISORTO DAI MORTI!
CRISTO E’ PANE DI VITA
CHE CI IMMERGE NELLE SITUAZIONI DEL MONDO
PER SPRIGIONARE LA NUOVA VITA INSIEME!
LA SUA VITA DA RISORTI!

p. Ottavio Raimondo – Comboniani – 348-2991393 –  oraimondo@emi.it

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