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Gv 1,35-42

Che Cercate?

Il giorno dopo Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!... Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ‘Ecco l'agnello di Dio!’. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: ‘Che cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì (che significa maestro), dove vivi?’. Disse loro: ‘Venite e vedrete’. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: ‘Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)’ e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: ‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)’ ” (Gv 1.29.35-42).

IL CONTESTO STORICO


Gesù èl’agnello che toglie il peccato del mondo”. Il ‘mondo’ è la creazione di Dio, una realtà che Dio ama e vuole salvare (Gv3,16-17). Ma questa realtà è ferita e si trova in una situazione di schiavitù, esposta ad una logica di violenza che domina la vita degli uomini nei vari ambiti. Bisogna liberare il mondo da questo ‘peccato’.

In quell’epoca il mondo viveva una crisi profonda. Quello che l’Impero chiama pax romana, Paolo la chiama “ingiustizia degli uomini” (Rm 1,18), cioè un sistema basato “su ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di spirito di accumulazione, di malizia,…di omicidio, di rivalità, di frodi” (Rm 1,29). Quando Paolo parla di spirito di accumulazione e di omicidio, si riferisce a un sistema caratterizzato da strutture di oppressione e di esclusione sociale, e che si manteneva in piedi grazie alla schiavitù, alla guerra e alla repressione violenta. Di fronte a ciò il popolo aspettava un intervento di Dio.

Il Regno di Dio non é altro che “vita piena” (Gv 10,10) per tutti. Cristo-Messia viene per liberarci dal ‘peccato del mondo’, da tutto ciò che – a livello personale, sociale, politico, economico, religioso – ostacola questa vita bella che Dio ha previsto per noi. Uno dei requisiti per mettersi alla ricerca di Gesù è la coscienza di questo peccato, è l’indignazione di fronte al peccato del mondo, che è un ‘peccato strutturale’. Chi non si indigna o chi si è rassegnato a questa situazione di oppressione non può essere discepolo di Cristo.


Abbiamo trovato il Messia. Cristiani significa ‘messianici’. Secondo il messianismo biblico Dio avrebbe mandato il suo Inviato per cambiare la situazione dei poveri e degli oppressi, istaurando un Regno di pace e di giustizia. I “cieli nuovi e la terra nuova” profetizzati da Isaia (Is 65,17) si riferivano a una vita terrena completamente rinnovata; si riferivano a una società in cui, bandita “la violenza e la rapina”, governerà “il diritto e la giustizia” (Ez 45,9). Noi siamo messianici perché crediamo in questo sogno che Dio ha fatto nascere in mezzo al suo popolo. Ma poi abbiamo trasformato il titolo ‘Messia’ – con tutte le sue implicazioni anche sociali e politiche – in un innocuo nome proprio, come se ‘Cristo’ fosse semplicemente il cognome di Gesù: Gesucristo. Così abbiamo de-messianizzato il cristianesimo, perdendo il significato e il senso del nostro nome e della nostra fede.

Il Cristo è colui che toglie il peccato del mondo e ricrea l’umanità. E’ questo che intendeva Andrea: ‘Ho incontrato colui che ricrea l’umanità, che darà un nuovo inizio alla storia’. E’ un sogno grande. Dobbiamo ri-messianizzare le nostre comunità, risvegliare il sogno di Dio per riproporlo a tutta la società.

Così dovrebbero essere i cristiani: sognatori, entusiasti propulsori dei tempi messianici. Comboni:“Oh, se tanti sacerdoti bravi della Diocesi di Brescia, che ora stan neghittosi ed oziando fra le domestiche mura, vedessero milioni di anime che siedono nelle tenebre; se potessero con un volo trasportarsi qui nelle regioni incognite, sarei sicuro che diverrebbero tanti apostoli dell’Africa!... Ma per far questo ci vorrebbe una scintilla!” (340). I cristiani – che dovrebbero essere sognatori entusiasti, spesso si riducono ad una vita ‘neghittosa ed oziosa’. C’è bisogno di una scintilla per risvegliare i cristiani, e per risvegliare i giovani, anche oggi! Una vita senza scintilla non è una vita cristiana, e non è una vita umana, è una vita senza senso.

Regno di Dio è... reintrodurre questa scintilla nella nostra vita! Cosa dovrebbero sognare i cristiani’ oggi? Qual è il peccato del mondo oggi?


     

  1. LA CULTURA CHE SI RESPIRA OGGI. 

    • la libertà individuale e la privacy (sinonimo di protezione di privilegi) come spa­zio privilegiato della realizzazione umana.

    • la professionalità orientata unicamente al trionfo e al successo individuale.

     

    • l’insensibilità davanti alle assurde differenze sociali ed economiche. Parole come condivisione, parteci­pazione, e solidarietà sem­brano scomparire dal vo­cabolario. Il profitto diventa il filtro dei nostri rapporti, di tutto quello che realizziamo.

     

    • vivere in un modo accelerato perdendo una delle dimensioni fon­damentali della realtà e di se stesso: la profondità.

     

     

     

    • il lavoro precario che ci rende difficile programmare il futuro e ci porta a procrastinare la vita nella famiglia paterna, deludendoci nel nostro bisogno di autonomia e di libertà d’esperienza;

     

    • la precarietà che ci spinge a volare basso e a non trovare spazio per esprimere e liberare le nostre potenzialità. Una precarietà che non ci permette di avere fiducia in noi stessi/e e nelle possibilità di realizzarci pienamente.

     

    Questo produce un  vissuto superficiale per non avere ancora trovato il vero senso della vita, le ragioni per cui vale la pena vivere. (P.Domenico-Sr Betty).



  1. TURBARE L’UNIVERSO. “La globalizzazione ha raggiunto un livello tale che l’umanità è in grado, per la prima volta nella storia, di ‘turbare l’Universo’. Ciascuna della grandi superpotenze è in grado di turbare l’universo per conto proprio. Per la prima volta nella storia l’uomo-la donna è in grado di distruggere la vita del Pianeta Terra” (G.Chiesa).


INCONTRARE CRISTO: UN’ESPERIENZA CHE CI TRASFORMA

Di fronte a tutto questo Andrea, Filippo, Pietro erano alla ricerca di qualcosa, di un incontro: i discepoli di Giovanni erano insofferenti verso la realtà politica, sociale e religiosa del loro tempo, erano dei sognatori, aspettavano grandi cambiamenti: Giovanni diceva che il Regno dei cieli è vicino (Mt 3,2) e che “ogni albero che non produce frutti buoni verrà tagliato” (Mt 3,10), cioè che le forze del male saranno distrutte.

Per cercare il Regno – e Gesù – il primo requisito è interrogarci sullo stato attuale del mondo, e sul peccato del mondo. I due discepoli seguono Gesù perchè il Battista dice loro che è colui che toglie questa situazione di male e di ingiustizia.

L’incontro con Gesù passa attraverso la mediazione di un testimone. I discepoli del Battista si convincono a seguire Gesù sentendo il Battista parlare così, cioè con amore, di Lui. Solo persone innamorate di Gesù possono contagiare gli altri. Il Vangelo si trasmette per contagio.

Gesù si volge: Quando lo cerchiamo con cuore sincero Gesù volge verso di noi il suo volto, perché desidera incontrarci. Cosa significa ‘incontrare’? Durante la giornata incrociamo tante persone, ma quante persone incontriamo davvero? L’incontro autentico ti trasforma: uno esce sempre trasformato da un incontro autentico. Facebook ha tanti lati positivi, ma non potrà mai sostituire la bellezza e la profondità di un incontro autentico. Solo l’incontro autentico può dare spessore, pienezza e bellezza alla nostra vita.

Cosa cercate? Gesù ci fa una domanda: non vuole insegnare ma dialogare con noi per indurci alla ricerca: ci invita a incontrarlo, ad entrare in comunione con Lui.

Cosa vuole dire ‘incontrare’?

Cercare: I discepoli cercavano Bellezza e pienezza di Vita, e trovano Gesù in questa ricerca. Altro requisito per cercare il Regno e per incontrarci con Gesù: essere assetati di Bellezza e di Vita.

Il cercare è strettamente collegato al cammino, al viaggio, alla strada. Di fatto, i cristiani erano chiamati “quelli del cammino”, “quelli della strada” (At 24,14). “Quelli che non stanno fermi. I cristiani sono i non immobili, quelli che vanno più in là” (E. Ronchi). Lo scopo del cammino non è arrivare al termine, ma è gustare, assaporare gli incontri e le scoperte che Dio ci fa fare lungo il cammino, e in questi incontri e scoperte trovare vita piena. Non è che il cammino serve per arrivare, un giorno, a incontrarci con Dio. “Io sono il cammino”, dice Gesù (Gv 14,6), Dio è il cammino, cioè, è Lui che mette nel tuo cuore questo desiderio di metterti in viaggio, in ricerca: nel momento stesso in cui tu ti metti in cammino alla ricerca di Vita e Bellezza stai già facendo spazio a Dio nel tuo cuore. Il nostro Dio è un Dio che passa, è il cammino, la strada, anche Lui in ricerca. Dio incontra i primi discepoli, e incontra la maggior parte della gente che guarisce, sulla strada. Dobbiamo far ritornare Dio sulla strada, e cercarlo sulla strada mentre passa. 

Cercare implica camminare, lavorare, lottare, riflettere, faticare. Due atteggiamenti del ‘ricercatore’: la disponibilità a faticare e la disponibilità a lasciarsi sorprendere (la capacità di stupore). Don Milani: “Finchè c’è fatica c’è speranza”. Uno è disposto a faticare solo per ciò che ha valore. Per un sogno e una speranza siamo disposti a faticare.

Quando ci mettiamo in ricerca non sappiamo in anticipo cosa troveremo lungo il cammino: il viaggio può scombussolare e smentire le nostre aspettative. Essere in ricerca significa essere aperti alla novità, alla sorpresa che Dio ci farà incontrare, sprogrammarci.

Che cercate? Gesù ci obbliga a guardarci dentro, nelle nostre motivazioni più profonde. Il sistema dominante vuole convinverci che non c’è niente da cercare: il mondo va così e non può andare diversamente. Il sistema cerca di addormentarci, e attraverso i mass-media mette in atto varie tecniche di intontimento, cercando di soffocare la nostra creatività e la nostra capacità di riflessione critica. Il modello ideale dell’uomo secondo il sistema imperiale è ‘il bello addormentato’, lo spensierato che accetta tutto quello che gli dicono e non si pone domande, e non ha neanche voglia di immaginare un mondo alternativo. Per questo il principale nemico del cristiano, secondo san Paolo, è il sonno: “Non dormiamo come tutti gli altri, ma restate svegli e siate sobri” (1 Ts 5,6).

Il dormire, il vivere senza aver coscienza di chi siamo e cosa vogliamo, è presentato dalla cultura dominante come ideale di vita e felicità. Ecco la proposta ‘imperiale’: Non preoccuparti, non sforzarti, non c’è nessun motivo di metterti in ricerca, non c’è nessuna speranza di cambiamento, e inoltre non c’è niente da cambiare, e poi tu non potresti fare nulla.

La domanda ‘che cercate?’ ne presuppone un’altra: State cercando qualcosa? O vi accontentate di quello che vi propina l’ideologia imperiale? In quest’epoca cercare richiede una presa di coscienza molto forte. La sfida è saper intraprendere, e poi saper mantenere il cammino e la ricerca, contro tutte le ideologie che ci dicono che non c’è più niente da cercare.

Incompatibilità tra due modelli di uomo: l’uomo dormiente e l’uomo cercatore. L’Impero non vuole che tu ti ponga delle domande, mentre il cercatore continua a porsele. L’uomo dormiente è colui che ha smesso di cercare e di camminare, l’uomo in qualche maniera soddisfatto o rassegnato che non ha più sogni da realizzare, un uomo che non è più capace di riscaldarsi il cuore alla ricerca di un mondo diverso. Il cercatore, invece, è un uomo cui continua a battere il cuore. Eduardo:“Anche stasera mi batte il cuore. E continuerà a battermi…”

Dove vivi? I discepoli cercano un rapporto personale con Gesù. Quello che cerchiamo tutti è uno spazio dove poter vivere una vita piena: non un vicolo cieco, ma un vero spazio di vita. Per trovare questa vita non è sufficiente un contatto superficiale con Gesù, ma dobbiamo dimorare nella sua stessa casa, condividere la sua vita.

Venite: Gesù ci invita a muoverci, lasciare la nostra casa e fare un’esperienza che ci trasforma: non saremo più gli stessi dopo essere andati da lui. Non è una vera risposta, è un invito alla ricerca. Gesù ti indica un cammino, ma poi il cammino sarà nuovo e diverso per ciascuno di noi.

Vedete: E’ un vedere in profondità: è entrare nel mistero di una persona. Ogni persona è un mistero che non si può descrivere a parole.

Andarono, videro e rimasero con Lui: andarono, lasciarono la loro casa per andare a vivere con Gesù; videro, con gli occhi e il cuore, cioè sperimentarono la presenza e l’amore del Maestro; e rimasero con Gesù anche in mezzo alle difficoltà. Questi tre elementi sono indispensabili per la realizzazione del Regno. 

Rimasero con Lui: senza fretta! Rimaniamo in questo spazio di incontro così ricco e bello!

Lo condusse a Gesù: L’incontro con la Bellezza ci scalda il cuore, non possiamo tenerla per noi, dobbiamo condividerla, annunciarla. Andrea vuole che suo fratello sperimenti la stessa pienezza che ha sperimentato lui: l’incontro autentico con la Bellezza ci rende automaticamente missionari, vogliamo che anche altri la sperimentino. 

Erano le quattro del pomeriggio: i discepoli ricordano l’ora esatta dell’avvenimento: l’incontro con Gesù li ha segnati per sempre. Il discepolato (e il Regno) nasce da un’esperienza forte che rimane impressa nel nostro cuore. Ricordare è parte importante della realizzazione del Regno: non si può realizzare il Regno se non portiamo e non custodiamo nel cuore la bellezza degli incontri che Dio ci fa fare.

Ti chiamerai: Mutare il nome a una persona significa dare un cammino nuovo ad una vita. Gesù penetra nel cuore di Pietro e lo trasforma in uomo nuovo, al servizio dei fratelli. Chi si mette in ricerca è disposto a lasciarsi ‘mutare’, a trasformarsi. Non c’è costruzione del Regno senza disponibilità a lasciarsi trasformare. Andarono: Questi uomini sono disposti a cambiare, a lasciare le loro case, a iniziare un nuovo viaggio, sono disposti a ‘turbare il loro universo’. Paradossalmente, se vuoi lottare contro un sistema che è disposto a turbare – nel senso di distruggere - l’universo, devi essere prima disposto tu a turbare il tuo universo, cioè a scombussolare il tuo mondo interiore, la tua routine, a cambiare la tua scala di priorità e “cercare prima di tutto il regno di Dio”: a mettere questa ricerca e quest’incontro con Gesù al primo posto nella tua vita.


Oserò turbare il mio universo?

Strano come solitamente siano i dolori vecchi, arcaici,

quelli che sembravano esserci scivolati addosso

a portarci nelle nostre notti più scure...

e proprio in una di queste notti

riesci a turbare il tuo universo,

e scopri che in quel dolore antico c’era una chiamata,

e adesso puoi camminare al suo fianco,

e riscoprirne la scintilla,

perché sai che puoi venirne fuori, ricominciare a vivere.

Oserai turbare il tuo universo?


E lasciarti insegnare dal dolore

che ci sono migliaia di oceani in cui puoi nuotare

e che per la maggior parte del tempo non si è mai da soli.

E allora cominci a camminare, anche se non sai bene

dove andare.

E quando ti sembra che il dolore ti tolga qualcosa,

tu impari a dare, una due tre volte, il doppio ogni volta... allora sì che turbi il tuo universo.

E aprirai quella porta che fa così paura solo per il senso

di smarrimento nel non sapere

cosa troverai una volta varcata …

Oserò turbare il mio universo?


Accogliere Qualcuno che è dentro di noi,

camminare con Lui su ogni periferia

della nostra piccola anima,

e con Lui entrare nelle periferie della storia.

Innamorarsi, esserne ancora indubitabilmente capaci,

e smettere di chiederci come si fa,

guardando un cielo che ora non è più vuoto.


Ed essere sempre ingorda dei piccoli e semplici miracoli,

ed aspettandomi da me stessa qualcosa

di veramente  grande,

senza aver più paura di sognare e di lottare per il sogno.

Con uno sforzo prepotente avere la sfrontatezza

di essere ancora umani, di abbracciare i miei fratelli

e le mie sorelle, soprattutto i più poveri,

con una dolcezza disarmante, con una forza tenera,

con una poesia…

Oserò turbare il mio universo?”  (elfodeiboschi) . 

Domande:  

  • Qual è stato l’incontro più autentico della mia vita?
  • Ho incontrato davvero Gesù nella mia vita? Dove?
  • Cosa sto cercando in questo momento della mia vita?
  • Mi preoccupo di conoscere e di combattere il ‘peccato del mondo’?
  • E’ entrata la scintilla nella mia vita? Sono una cristiana ‘scintillante’ o un cristiano ‘’ozioso’?
  • Oserai turbare il tuo universo? Ti metterai alla ricerca di Gesù?

     

     

     

     


 

 

 

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