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Mt 5,20.6,19-34: Non Accumulate

GIM Padova

 Catechesi GIM, 20 Marzo 2011

“Non accumulate”

Matteo 5 [20]Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Matteo 6 [19]Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; [20]accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. [21]Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. [22]La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; [23]ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra! [24]Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona. [25]Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? [26]Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? [27]E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? [28]E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. [29]Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. [30]Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? [31]Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? [32]Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. [33]Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. [34]Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

Commento:
Seguendo il Vangelo di Marco ci accorgiamo quanto Gesù stia investendo nella formazione di poche, ma essenziali attitudini di vita del discepolo/a:
Camminare dietro a Gesù.
Scegliere volontariamente la povertà per prendersi a cuore, come comunità, il bene e la felicità degli emarginati, di coloro che sono esclusi da un sistema che li elimina. (Queste attitudini non nascono automaticamente), bisogna..
Coltivare una profonda relazione Personale con l’Abbà, conoscere la sua “logica”, entrare nel suo “Regno”, capire e sentire quale lingua parla il Suo cuore. Allora sarà possibile…
Scegliere Lui, cercare per primo Lui, fargli spazio affinché occupi il primo posto nella nostra vita, nel nostro cuore,  sognare il Suo sogno per l’umanità. Assumere su di noi il suo progetto di giustizia e di benessere per tutti, senza riserve, TOTALMENTE, donando tutto … la vita stessa.
Affinché tutto questo succeda nella vita del discepolo, bisogna che ASCOLTI e colga le conseguenze della novità dell’insegnamento di Gesù. Bisogna che faccia esperienza di cosa vuol dire “uscire dalla mentalità omologata” e ritenuta “normale”, per abbracciare un modo totalmente nuovo di vivere. Questo non lo si vive, senza pagare il prezzo di essere ritenuti “pazzi” o semplicemente “perdenti”.  

Ascoltiamo la sconcertante novità delle Sue Parole: “io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei
In questo brano ci sono molti opposti: terra e cielo, accumulare e non accumulare, occhio chiaro e occhio malato, corpo luce e corpo tenebre, odiare e amare, preferire e disprezzare, vita-cibo, corpo-vestito.
Gli uccelli del cielo non ammassano nei granai (non accumulano) e il Padre li nutre, voi contate molto più di loro e tuttavia accumulate e vivete più affannati ancora.
Questa è la mentalità pagana, di questo si preoccupa chi non conosce l’Abbà, chi non si sente custodito, protetto, amato, cullato dallo sguardo di Dio, chi non sa di stare a cuore a Qualcuno, chi basta a se stesso e si vuole mettere al sicuro per non avere bisogno degli altri.
Voi no!  voi avete un Padre, per il quale valete più di tutto il resto, perché con voi ha iniziato una storia d’amore, con voi sogna il Suo sogno, su di voi conta per realizzare un’umanità nuova. Lui sa di cosa avete bisogno, perciò cercate prima di tutto LUI, il suo sogno di giustizia, poi tutto il resto: bere, mangiare, vestire viene di conseguenza, Lui sa che Anche quello è importante, ma non per prima cosa.  
chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?”... “Non affannatevi per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”.
Gesù conosce il rischio della vita umana, il cuore umano è anche sede di desideri di sicurezza. La vita umana spesso è minacciata dalla paura, da un senso d’insicurezza, dal rimanere senza, dal rimanere soli. Questo genera quella tendenza quasi innata all’accumulo, accumulo di cose, di ricchezze, di affetti, di esperienze, di certezze, di dubbi.
Non contate voi forse più di loro?” la nostra vita per il Padre vale più di tutto il resto, molto di più. Ma una vita chiusa nelle paure, nell’affanno e nell’ansia dell’accumulo è come una vita “consumata”, sciupata da tarmi o ruggine e anche minacciata da ladri. Né si ha pace interiore per gustare la preziosità del tesoro della vita, né si prova la gioia di investirlo nel servizio degli altri perché si sente minacciata dai ladri. Direbbe il proverbio: “né vive, ne lascia vivere”.
Una vita investita nella difesa di qualcosa, nella paura, è una vita corruttibile, destinata a perdersi: “chi vuole salvare la propria vita, la perderà”. Ci sono invece vite incorruttibili, per secoli vengono ricordate perché hanno “perso” la vita per mettersi al servizio della comunità, hanno fatto propria la causa dei poveri, hanno generato vita e giustizia, condivisione e speranza.
Anche i “tesori della terra” si possono facilmente perdere,  non possono costituire la base dell’esistenza umana. L’accumulo dei beni poiché porta la persona a vivere in uno stato d‟ansia continuo; non si è mai sicuri che le ricchezze siano abbastanza. Non accumulare “tesori in terra”, è finalizzato ad accumulare “tesori in cielo”. Chi investe la propria vita nel fare proprio il Sogno di Dio per l’umanità, fidandosi del Padre, usando i beni terreni per promuovere la vita di tutti, specialmente dei più poveri, condividendo ciò che c’è a disposizione, non affannandosi, ma VIVENDO il giorno presente, vive già il Regno.
Ognuno investe il suo cuore e la sua intelligenza, dietro al proprio “tesoro”, un “tesoro” bisogna sempre averlo, è necessario però saperlo scegliere. Come la lampada è utile solo se illumina, così l’occhio dà valore alla persona solo se funziona bene. Il valore della persona non dipende da ciò che possiede ma dalla sua capacità di dare; la generosità è la luce dell’uomo che s’irradia, l’avarizia è oscurità. L‟occhio è al tempo stesso sede della generosità e dell’illuminazione.

“non potete servire a Dio e a mammona” il termine siriaco “Mammona”, indica “ciò in cui si pone la fiducia, in cui si crede”. Denaro e Regno di Dio sono incompatibili; ciò che è in gioco è la fedeltà a Dio, o il valore della persona dipende dal suo atteggiamento nei confronti del denaro.
Nel Primo Testamento, il termine “Mammona” è sempre legato all’ingiusta ricchezza e indica il “mio” patrimonio, tutto ciò che “mi” dà garanzia e sicurezza, ma che mette in opposizione a un altro signore che è Dio. Una delle tentazioni costanti della religione sarà sempre quello di mettere insieme Dio e Mammona, la devozione e il denaro.
Dio e “Mammona” sono due padroni assoluti. Essi chiedono di assorbire tutta la persona, le sue preoccupazioni, il suo tempo. Non si può quindi contemporaneamente servire l’uno e l’altro.
Il problema era molto sentito nelle prime comunità cristiane: La comunità è stata inviata a non essere preda dell’affanno dell’accumulo; il Regno di Dio in chi compie tale scelta.

“ad ogni giorno basta la sua difficoltà” ogni giorno ha i suoi guai. Se in passato si è sperimentata la generosità Dio, nel presente si sta sperimentando, non vi sono motivi per cui non si debba sperimentare anche nel futuro.
È inutile preoccuparsi del domani, poiché anche il domani si preoccuperà di se stesso, e non mancherà la sollecitudine da parte di Dio. Anche da un punto di vista umano, non è saggio caricarsi in anticipo dei pesi del domani, che per natura è imprevedibile.

 “Cercate prima il Regno di Dio”  è solo questo che bisogna fare, il resto è tutto fatica inutile. Di questo si occupa (non si preoccupa) il discepolo. Le altre preoccupazioni sono da pagani, non da discepoli.

Riflessioni:
“Vorrei che ci fosse ancora la capacità di scandalizzarsi per il vergognoso compromesso tra Dio e Mammona, che la Chiesa cattolica ha accettato e praticato nel corso dei secoli. E invece i cattolici anagrafici e, peggio ancora, i fedeli bigotti non si stupiscono affatto degli scandali dello Ior, delle vendite truffaldine di palazzi di proprietà dei dicasteri vaticani, degli investimenti borsistici a carattere speculativo, del riciclaggio di denaro da chissà dove proveniente.
“Non potete servire a due padroni, a Dio e Mammona (Lc. 16,13). Se leggiamo e ascoltiamo il vangelo non possiamo non capire quale è stato l’invito più pressante di Gesù ai suoi discepoli: il distacco dai beni e dalle preoccupazioni di questo mondo per amare Dio e realizzare il suo Regno di amore e fraternità”. La Chiesa che si richiama a Gesù Cristo, e anzi spesso pretende di essere la vera e unica interprete del suo messaggio, non vuole recidere il legame che la rende serva del denaro e della preoccupazione di aumentare i beni propri per mantenersi soprattutto nell’apparato gerarchico. Scandaloso è avere una banca in vaticano; scandaloso è fare speculazioni immobiliari vendendo e costruendo case e palazzi; scandaloso è investire le offerte dei fedeli in borsa; scandaloso è utilizzare l’8 per mille nel mantenimento del clero anziché nell’aiuto dei poveri; scandaloso è fare mercimonio di santi, madonne e luoghi di culto per incamerare denaro; scandaloso è evadere le tasse dello Stato.  Come può essere credibile la predicazione di una Chiesa che fa il contrario di quanto dice il suo fondatore? Per fortuna lo Spirito che guida il cammino dei credenti in Gesù nel corso della storia, nonostante il potere e l’opulenza ecclesiastica, ha saputo suscitare testimoni della fedeltà al vangelo, del distacco da Mammona. Anche in questi anni c’è una Chiesa povera e distaccata dai beni e dal potere che rende credibile il messaggio di Gesù. Penso alle comunità cristiane del terzo mondo, dove è possibile predicare “beati voi poveri” essendo come loro, senza doversi vergognare; penso ai tanti cristiani, anche nel nostro ricco mondo del Nord del pianeta, che praticano il distacco dai beni e utilizzano il denaro e le proprietà a servizio di chi ha bisogno.  Sono questi i testimoni della contemporaneità del messaggio proclamato duemila anni fa da Gesù”…
Lucio Eicher Clere

La Quaresima: dalla testa ai piedi
(da un'omelia di Mons. Tonino Bello)
Una volta, nello scrivere una lettera alla mia Diocesi, decisi di darle proprio questo titolo, la Quaresima: dalla testa ai piedi. "Dalla testa", per lo shampoo di cenere che ci viene fatto il Mercoledì santo, "ai piedi" perché dopo la lavanda dei piedi finisce la Quaresima e comincia il triduo pasquale. "Dalla testa ai piedi": un cammino abbastanza lungo. Non si tratta di percorrere il metro e mezzo o i due metri della nostra altezza, ma di andare dalla testa propria ai piedi degli altri. Un cammino lungo, molto lungo! Cenere e acqua, inoltre, sono gli ingredienti del bucato di una volta, simboli di penitenza e di servizio. Gesù ha compiuto proprio questo gesto.
La sera del Giovedì santo, si è alzato, è andato verso gli Apostoli e ha preso loro i piedi per lavarli, anche i piedi di Pietro, che non voleva. Poi Gesù è andato da Giovanni e da Giuda. Ha lavato anche i piedi di Giuda, quei piedi che non sono riusciti ad entrare nell'immaginario della gente. Eppure sono stati anch'essi lavati da Gesù, e sono stati lavati per noi, per la gente che sbaglia, per la gente che pecca, per la gente che torna...
San Giovanni dice che Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, si cinse l'asciugatoio, lavò i piedi e riprese le vesti. Nel testo greco sono adoperati gli stessi verbi che pronuncia Gesù quando dice: "Io lascio la mia vita per riprenderla di nuovo". Questa è una spia, ci fa capire che questo gesto non è un gesto emotivo, ma è proprio la descrizione in formula breve della Passione, e quindi dell'Eucaristia. Questo gesto spiega la logica dell'Eucaristia: Gesù dice che la nostra signoria, la nostra affermazione, sta nel servizio.  
Si alzò da tavola Che cosa significa si alzò da tavola? Prima di tutto che l'Eucaristia, quindi la Messa, non sopporta la sedentarietà, non tollera la siesta, non permette l'assopimento della digestione. Tante volte, stando a Messa, ci sentiamo gratificati: che importa di tutto quello che succede nel mondo, dei problemi della giustizia: Bangladesh, Sri Lanka, dove si trovano?
Che importa dell'Amazzonia, Burundi, che importa di tutta questa roba? Si alzò da tavola: non possiamo rimanere in chiesa; la Messa è una forza che spinge fuori! La Messa obbliga ad abbandonare la tavola, sollecita all'azione, spinge a lasciare le nostre cadenze residenziali. Ci stimola ad investire il fuoco che abbiamo ricevuto in gestualità dinamiche e missionarie. Questo è il guaio delle nostre Eucaristie: spesso ci si fiacca nel tepore del cenacolo. E' bello rimanere dove ti fanno indugiare le cadenze dei canti, l'atmosfera di solidarietà e il trasporto dell'amicizia...Se non ci si alza da tavola, l'Eucaristia rimane un sacramento incompiuto.
Depose le vesti Chi si alza da tavola, infatti, deve deporre le vesti, non può andar via con il bagaglio. Quali vesti? Le vesti del tornaconto, del calcolo, dell'interesse personale. Se smaniate per diventare ricchi, se smaniate per le carriere rampanti, per scavalcare gli altri nel fare strada, se smaniate per avere il doppio, il triplo stipendio, usciamo da questa Chiesa! Se in casa vostra permettete che vadano avanti la logica dell'accumulo, del lusso, dello spreco, della mentalità borghese, del prendersi una, due, tre o quattro macchine, usciamo dà questa chiesa!
Deporre le vesti del dominio, dell'arroganza...A volte siamo arroganti anche quando presentiamo Gesù Cristo...Quando, ad esempio, lo presentiamo con faccia arcigna, con rabbia, con fare riottoso, e, così, siamo intolleranti. Deporre le vesti dell'egemonia, della prevaricazione, dell'accaparramento....
Deporre le vesti significa ricusare il potere! Non possiamo amoreggiare col potere, non possiamo coltivare intese... sottobanco offendendo la giustizia! Magari col pretesto di aiutare la gente!...  Avere potere significa salire sulle spalle degli altri per elevarsi. Deporre le vesti significa questo: rimanere nudi. La Chiesa deve perdere i segni del potere e conservare, invece, il potere dei segni: il potere di porre dei segni che siano scrupolo, spina nel fianco del mondo.
Si cinse l'asciugatoio: la Chiesa del grembiule
Parlo spesso della Chiesa del grembiule. Il grembiule è l'asciugatoio, l'unico dei paramenti sacri che viene ricordato nel Vangelo.
Gesù non mise né la pianeta, né la casula, né il camice...si cinse l'asciugatoio. Ma quando si parla di questo non ci si scalda tanto, fa più immagine la Chiesa del lezionario, la Chiesa del rito. Immaginate un dibattito in televisione e un vescovo che vi partecipa con il grembiule!... solo se avremo servito potremo parlare e saremo creduti...
L'unica porta che ci introduce oggi nella casa della credibilità è la porta del servizio.
Leggiamo ancora il Vangelo di Giovanni: "Dopo che ebbe finito di lavare i piedi ai suoi discepoli riprese le vesti, sedette di nuovo e parlò". Dovremmo agire proprio come Gesù. Egli parlò soltanto dopo aver servito. Altrimenti la gente non crederà alle nostre parole. Se esse, infatti, non sono sorrette da una esemplarità forte, non producono nulla.

Domande:
  1. Dove senti che sta il tuo “tesoro”? per cosa realmente vivi, cosa veramente t’interessa più di tutto?
  2. Che posto occupa per te il bene degli altri, lo spenderti per altro che non sia te stesso, il benessere tuo e soltanto tuo?
  3. Quale logica senti che ti appartiene di più, la logica dell’accumulo? O quella della condivisione?
  4. Che tipo di chiesa sogni tu? E quale stai costruendo? Come?

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