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Mt 6,5-15: Insegnaci a pregare

Gim Padova

INSEGNACI A PREGARE

Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:
il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.
 
E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:
 
ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.
 
Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l’umile gente
abbia ancora chi l’ascolta,
e trovino udienza le preghiere.
 
E non chiedere nulla.
 
(David Maria Turoldo, E non chiedere nulla).


Mt 6,5-15:

«Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole. Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano; rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno." Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe".


Come Mosè, dopo aver stabilito l’alleanza tra il popolo e il Signore attraverso il decalogo (Dt 5,6-21), aveva formulato l’accettazione dei dieci comandamenti attraverso l’“Ascolta Israele” (Dt 6,4-10), ugualmente Gesù formula nel Pater l’accettazione delle beatitudini.
La prima beatitudine, riguarda la scelta della povertà, ovvero la scelta della condivisione generosa che permette a Dio di manifestarsi come re, colui che si prende cura dei poveri (Mt 5,3). Questo impegno permette ai suoi figli di invocarlo come Padre, l’unico che è nei cieli (Mt 6,9), il solo che avendo condizione divina può governare gli uomini.
Al tempo di Gesù i cieli erano molto affollati, non c’era solo il Signore nei cieli, ma chiunque deteneva un potere risiedeva “nei cieli”, perché era al di sopra di tutti, e si riteneva alla pari degli dèi (Is 14,12-13; 2 Mac 9,8). Venivano infatti considerati quali dèi, o figli degli dèi, imperatori e faraoni, i re e i principi, gli astri e tutto quel che era connesso al potere, dai troni alle dominazioni, dai principati alle potestà (Col 1,16).
In un’epoca in cui, se non si riconosceva la natura divina dell’imperatore, si perdeva la propria testa (Ap 13,15; Dn 3,1-6.15), Gesù proclama come colui che è nei cieli, solo il Padre, e inviterà a non riconoscere a nessun altro il ruolo di padre (Non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo”, Mt 23,9).

Dopo l’accettazione della prima beatitudine, quella che permette al regno di diventare realtà (di essi è il regno dei cieli”, Mt 5,3), Gesù annuncia gli effetti di questo regno, con la fine dell’oppressione per gli afflitti, la restituzione della dignità ai diseredati e l’eliminazione di ogni forma di giustizia (Mt 5,4-6). Ciò è anche oggetto delle prime tre richieste del Pater, che riguardano gli effetti sull’umanità dell’attività di quanti hanno accolto le beatitudini.
1.Per questo si chiede che il nome del Signore sia santificato (Mt 6,9), vale a dire sia riconosciuto come Padre, come colui che non solo si prende cura dei suoi figli, ma ne precede i bisogni.
2.Poi Gesù invita a chiedere che il regno del Padre si estenda (Mt 6,10). Questo regno non deve venire, c’è già. Dal momento che i discepoli hanno accolto la prima beatitudine, il regno non è più promessa ma realtà. Ora però la comunità chiede che questa loro esperienza del regno si allarghi, per portarne i benefici vitali a ogni uomo.
3.Per questo chiede anche che la volontà del Padre si compia, realizzando il suo progetto d’amore sull’umanità: che ogni uomo possa diventare suo figlio (Ef 1,5).

La seconda parte delle beatitudini (Mt 5,7-9) riguarda gli effetti dell’accettazione delle stesse sui discepoli, con la loro progressiva trasformazione in individui sempre pronti ad aiutare (misericordiosi), trasparenti (puri di cuore), e responsabili della felicità altrui (costruttori di pace).
Ugualmente le successive tre richieste del Pater riguardano la comunità.
1.Al centro, la più importante, quella che concerne la richiesta del pane, è formulata con un vocabolo inesistente nella lingua greca “Dacci oggi il nostro pane epiousion…” (Mt 6,11). Girolamo, il traduttore della Bibbia, si trovò in imbarazzo di fronte a questo termine sconosciuto che indica comunque un pane speciale, e decise di tradurre lo stesso termine in due modi differenti: con supersubstantialem in Matteo, e con cotidianum in Luca. La Chiesa poi preferì per la versione liturgica il Pater di Matteo, considerato più completo di quello di Luca, ma con la sostituzione del complicato (e impronunciabile) supersostanziale con il più facile quotidiano. Questa scelta non solo fuorviò il significato della richiesta di Gesù, ma contraddisse il suo stesso insegnamento (“Non preoccupatevi dunque dicendo: Cosa mangeremo?”, Mt 6,31). Il pane che alimenta e sostiene la vita degli uomini non va richiesto a Dio, ma è compito degli uomini produrlo e condividerlo generosamente con chi non ne ha, come da sempre veniva insegnato (“Da’ del tuo pane a chi ha fame…”, Tb 4,16; Is 58,7). Il fatto che questo particolare pane sia richiesto al Padre, significa che si tratta di un alimento che può essere solo dono del Signore, e non prodotto dall’uomo: questo pane è Gesù stesso come fonte di vita e alimento per la comunità (Mt 4,4; 26,26). Gesù, il Figlio di Dio, si fa pane per gli uomini perché quanti lo accolgono, e sono capaci a loro volta di farsi pane per gli altri, diventino figli dello stesso Padre.
2.È questo pane-Gesù quello che comunica la forza di condividere generosamente la propria esistenza e i propri beni, arrivando a cancellare i debiti altrui. Una comunità che ha scelto la beatitudine della povertà, e che ha sperimentato che “si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35), non può infatti essere composta da creditori e da debitori (Mt 6,12), ma saprà fare del dono generoso il proprio distintivo.
3.Le beatitudini si chiudevano con l’assicurazione della protezione divina anche nel momento della persecuzione (Mt 5,10). Similmente la fedeltà a  Gesù darà la forza alla comunità di rimanere salda anche nel momento della prova suprema (Mt 6,13), quella della morte infamante del suo maestro e della persecuzione che si scatenerà contro i suoi discepoli.  
Il Pater si chiude con la richiesta della comunità di essere preservata dalla presenza del maligno, immagine nella quale l’evangelista individua situazioni e persone che ripropongono alla comunità le tentazioni alle quali il diavolo, il maligno per eccellenza (Mt 13,19), ha sottoposto il Cristo nel deserto. Finché Gesù rimane al centro della vita della comunità come unico maestro, unico capo e sola guida, e la sua parola e il suo corpo, come pane, alimentano e fanno crescere i suoi componenti, è esclusa da questa la presenza del maligno.

Per la riflessione:

1.“Senti” Dio come padre/madre? O ci “pensi” ogni tanto?
2.Chiamare Dio Padre/Madre significa accogliere il dono della fraternità universale, con l'umanità, con la natura, con l'universo: ti indignano i “brandelli di umanità ferita” (A. Tonelli)? O ci passi sopra, con indifferenza? Ti indigna lo scempio ecologico causato dalla smania di profitto, o lo assumi come “prezzo da pagare” per essere moderno?
3.Come è la tua preghiera? Ne senti l'esigenza? Come essere uomini e donne di preghiera oggi? Perché esserlo?

David Maria Turoldo: LA PREGHIERA COME LOTTA

LE BEATITUDINI

(Mt 5,2-12)

PADRE NOSTRO

(Mt 6,9,13)


Condizione per essere FELICI, “Beati” è la scelta preferenziale dei poveri


Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.







Condizione per essere FELICI, “Beati” è essere FIGLI


Padre nostro che sei nei cieli


L'unico Dio che è nei cieli è il PADRE, il suo Sogno per l'umanità è l'unico Regno.

Il “povero per lo Spirito”, lo riconosce come Padre, diventa FIGLIO, partecipa al suo Sogno



EFFETTI del Regno (sogno di Dio) per chi lo assume come Progetto


Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti (= diseredati),
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.


EFFETTI del Regno (sogno di Dio) per chi lo assume come Progetto


sia santificato il tuo nome;

venga il tuo regno;

sia fatta la tua volontà

anche in terra come è fatta in cielo.



Dio è riconosciuto come Padre

il Regno si estende; per chi accoglie Dio come Padre il Regno è già presente.

Che ogni persona possa diventare figlia!



EFFETTI sulla comunità, STILE DI VITA


Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.

 Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

 


EFFETTI sulla comunità, STILE DI VITA


Dacci oggi il nostro pane quotidiano

rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;

e non ci esporre alla tentazione (=fedeltà nella persecuzione)


Da Dio viene la forza per realizzare la FELICITÀ (=liberazione dal male)


Beati voi quando vi insulteranno,

vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male

contro di voi per causa mia.

Rallegratevi ed esultate,

perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.


Da Dio viene la forza per realizzare la FELICITÀ (=liberazione dal male)




ma liberaci dal maligno.



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