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Mt 5,1-16: Beatitudini, Adrenalina pura!

GIM Pesaro, Novembre 2010

ADRENALINA PURA

Le beatitudini (Mt 5,3-10; Lc 6,20-26)

3 Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
5 Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Ambientazione

Mi immagino Gesù raggiante per tutta la folla che aveva attorno, entusiasta cammina con loro e va su, su per quella montagna o collina.
Non so se lo pensasse nella sua testa e nel suo cuore o se lo abbia detto anche con la bocca: oggi vi voglio stupire. Vi dirò qualcosa che nessuno mai vi ha detto. Voglio indicarvi la strada per fare della vostra vita il non plus ultra!
Me lo immagino mentre sale su quella montagna e si guarda attorno, il suo cuore cantava e, parlando con il Padre, gli diceva: vedrai Padre come sarà bello questo momento, sarà proprio uno sposalizio, una festa di nozze, sarà l’inizio del nuovo per tutti, per l’intera creazione.
Sarà il momento in cui dirò a tutti chi sei tu.

Trova un piccolo spazio e lascia che Gesù si accorga di te e ti parli: non dimenticare che Gesù non parla mai a tutti ma parla sempre a ciascuno.

Gesù ti dice: Sai chi è il mio Padre,  il tuo Padre? Vuoi conoscerlo? Vuoi essere come lui? Sai che il Padre ti vuole felice e io che sempre contemplo il suo volto ti indico oggi il cammino della tua felicità?
Proprio per questo oggi non voglio fare con te uno studio sulla povertà, sulle difficoltà, sulla mitezza, … e neppure ti parlerò di chi vive situazioni di povertà, di contrarietà, di mitezza...
Oggi ti presenterò il Padre Dio e presentandoti lui ti presento la mia carta d’identità, la mia fotografia.
Non dimenticare che le beatitudini sono per la nostra vita adrenalina pura.
E allora siediti anche tu accanto a me, ti dice ancora Gesù, il Signore, e ascolta bene ogni parola che esce dalla mia bocca.

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Traduciamo: beato chi si prende cura del bene e del benessere dell’umanità.
Il Padre è colui che si prende cura del bene e del benessere dell’umanità. Gesù, grazie allo Spirito con il quale sono stato consacrato è il povero inviato a portare buone notizie ai poveri, libertà ai prigionieri, vista ai ciechi e a proclamare l’anno (il tempo) di grazia del Signore.
E io chi sono? Non posso mai dimenticare che se accolgo la prima beatitudine vivo poi tutte le altre: saprò piangere in un mondo i cui mali sembra non finiscano mai; avrò fame e sete di giustizia; sarò mite;  misericordioso;  puro di cuore,  operatore di pace; perseguitato a causa della giustizia.
Io povero, che sono povero per lo Spirito, sono un pugno nello stomaco di una società che non sa piangere, che non ha fame e sete di giustizia, che non conosce la mitezza, la misericordia, la purezza di cuore, e tanto meno sa essere operatrice di pace e accettare di pagare per costruire giustizia.
Se sono povero per lo Spirito dico a chiare lettere che si possiede solo ciò che si dona mentre ciò che si trattiene ci possiede.
Gesù inaugura la strada, vorrei dire, il sentiero della felicità.
L’infelicità è accumulare; è non piangere, non avere fame e sete di giustizia, non conoscere la mitezza né la misericordia; non vivere con purezza di cuore né essere operatori di pace, né saper essere giusti.
Il Dio Trinità è felicità perché è DONO.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Traduciamo: beato chi è nell’afflizione, colui che sembra che i suoi mali non finiranno mai.
Quelli che sono nel pianto sono coloro che non hanno nulla di cui rallegrarsi.
Viviamo in un oceano di sofferenze e diciamo: non finirà mai.
La storia dell’umanità è storia di sofferenza, scriveva Johann Metz.
I libri di storia narrano di vittorie e conquiste e ignorano la sofferenza che le ha accompagnate.
La storia della rivoluzione industriale è la storia del dolore e povertà degli operai nelle fabbriche e nelle miniere. La storia della globalizzazione è la storia di miliardi di persone emarginate o rinchiuse nelle baraccopoli; è la storia della dipendenza dalle droghe, internet, consumismo…
Il mio Padre è colui che si piega su coloro che piangono; io sono colui che si piega  su coloro che sono nel pianto, nell’afflizione, …

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra
Traduciamo: beato chi è “nonviolento”.
Sono coloro che sono umiliati e soffrono la violenza senza ricambiare il male con il male. Agli occhi del mondo sono deboli, indifesi e senza potere. Quel che importa è creare e non distruggere; la violenza non crea, non genera ma distrugge. Ricambiare l’odio con l’odio moltiplica l’odio, aggiungendo così più oscurità a una notte senza stelle!
Forte non è il violento ma il nonviolento. E tu non prendere decisioni, non parlare finché sei agitato.
Il mio Padre è colui che si piega sui nonviolenti, sui miti, e dice loro: il futuro è vostro! Io faccio lo stesso. Fallo anche tu.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Traduciamo “fame e sete della giustizia” con “coloro che si fanno voce del diritto di ogni persona a godere dei frutti della terra”
Isaia 5,1-7 canta il poema della vigna e termina con queste parole:
“Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, rettitudine ed ecco grida di oppressi”.
Diritto e giustizia sono il vitigno pregiato con cui il Signore ha piantato il suo popolo, ma esso, vigna del Signore, ha rovesciato la giustizia in sangue, la rettitudine in grida di oppressi.
La violenza è un istinto cieco che tende all’affermazione di sé sopprimendo la presenza dell’altro. La giustizia è sapienza.
Il mio Padre è colui che si piega su chi ha fame e sete di giustizia è dice loro, dice a te e a me: sarete saziati, la vostra fame e sete non rimarrà senza risposta.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia
Traduciamo “misericordiosi” con “coloro che danno il cuore al povero”
Misericordia è l’amore viscerale e quindi incondizionato fondato:
- sulla voce del sangue. Osea 11,9; Lc.15,20
- sul fatto che l’altro mi somiglia. Luca 10,37 (Samaritano) Matteo 9,35-36 (Gesù e le folle).
(Giacomo 1,27 ci dice qualcosa di rivoluzionario. Leggilo e scrivilo).
La misericordia:      - davanti alla sofferenza si chiama: compassione;
- davanti al male (peccato) si chiama: perdono.
La mancanza di misericordia è il “cuore di pietra”  Romani 1,31.
Una persona senza misericordia è insensibile, stoica, cinica, brutale, crudele (lo stesso vale per una comunità, una società, la chiesa). Il nostro Dio, il Padre, è Dio di misericordia. Il Dio che dà il cuore al povero.
E tu a chi lo dai il cuore?
È l’unica beatitudine in cui la promessa coincide con la beatitudine stessa: la misericordia ha per paga la misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
Traduciamo “puri di cuore” con “cuori trasparenti” e “vedranno Dio” con “faranno esperienza di Dio”
Nel Primo Testamento purità di cuore è rispetto della legge e delle prescrizioni: Salmo 24. I poveri non erano mai puri di cuore. Nel secondo libro delle Cronache 30,18-20 c’è una perla preziosa… Possiamo leggere anche Amos 5,21-25 oppure 4,1-5 oppure Isaia 1,10-17
Puro di cuore vuol dire anche: Felice colui il cui cuore cerca Dio, chi è limpido, sincero, trasparente verso sé stesso, le persone e le cose.
Ai puri di cuore Gesù promette che vedranno Dio: che avranno un’esperienza diretta di lui..
Il puro di cuore sa che è imperfetto, soggetto a contraddizioni e a limiti; le sue verità sono fragili, non impone nulla a nessuno. Sente il dolore degli altri e si carica sulle spalle i pesanti fardelli che la vita impone.
Il mio Padre è colui che si piega su chi è puro di cuore e gli manifesta il suo volto guancia a guancia. Ricordi come io, ti dice Gesù, frequento sofferenti, lebbrosi, paralitici, pubblicani, prostitute, schiavi, stranieri…?

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Traduciamo “operatori” con “artigiani” (non siamo industriali ma artigiani).
La Pace non si costruisce “in serie”! Traduciamo “pace” con “armonia”, con “bello”. Così: Beati gli artigiani di armonia, perché saranno chiamati figli di Dio.
Artigiani di pace oggi quando il 20% più ricco ha l’86% dei beni; il 20% più povero l’1%; e il 64% il 14%. Oggi quando l’1% della popolazione mondiale adulta detiene più della metà della ricchezza mondiale e la metà più povera deve spartirsi soltanto l’1% della ricchezza globale!
Artigiani di pace oggi in un mondo escludente. La guerra ce l’hanno insegnata e continuano a insegnarcela. Ho trovato un libro che elencava 20 tipi di guerre ma un solo tipo di pace! La nostra è la storia delle guerre e dei condottieri. E siamo la parte del pianeta che si ispira al Vangelo!
Gesù è il seminatore di pace (Gv 20,19-21). che invia i discepoli a portare pace (Mt 9,35-38).
È artigiano di pace chi accoglie, vive e annuncia il vangelo: Atti 10,36-38.
Il mio Padre è l’artigiano di pace e riconosce in me, dice Gesù, riconosce in te un figlio, un figlio amato. Lui non si stanca di essere Padre.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Traduciamo “giustizia” con “fedeltà”; “regno di Dio” con “sogno di Dio”, con “ progetto di Dio”. Così: Beati i perseguitati per la fedeltà, perché realizzano il sogno (progetto) di Dio
È la beatitudine conseguenza della prima e come per la prima la promessa è al presente non al futuro.
“Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia…”:
i discepoli, la gente di Gesù, deve considerare la giustizia come il fine di ogni loro desiderio, di ogni loro gesto, del loro amore.
La giustizia di cui ci parla Gesù è un’adesione totale e senza riserve alla volontà e al Volto di Dio.
Solo praticando la giustizia diventiamo “perfetti, come il Padre celeste è perfetto”
La giustizia di cui Gesù ci parla va più in là di quella umana che giudica e cura il fatto commesso. Gesù vuole curare proprio al livello della radice: dell’intenzione.
Gesù vede nel disprezzo, nel giudizio negativo, l’origine dell’odio e nell’odio la fonte della violenza che può portare ad uccidere Quando si dice che un popolo o una razza non valgono niente già si è posta una tacita legittimazione per eliminarli...
Fare la volontà del Padre è “fare la giustizia”. È perfetto chi è giusto; è vero (autentico) chi è giusto.
Il cuore delle beatitudini di Matteo e del suo vangelo è la giustizia (fedeltà).
Dio vuole giustizia (fedeltà) per la sua casa: domestica (famiglia), comunitaria (comunità), nazionale (paese), planetaria (pianeta)..
Già nell’Antico testamento, nei profeti: “Conoscere Yahvé” è “fare giustizia”.  Geremia 22,15-16
Fare giustizia è non togliere a nessuno il diritto di vivere una vita degna.
Chi vuole giustizia/fedeltà troverà sempre ostacoli: sarà perseguito…
L’impegno per la giustizia si paga a caro prezzo.
Questa beatitudine va connessa con il “beati voi”… voi che siete sale, luce, lievito… Matteo 5,11-16

Per la riflessione

Quattro sottolineature o passi:

  • a) La nostra vocazione è cercare la felicità. La strada che Gesù ci indica è l’opposto di quanto il mondo di propone. Le beatitudini sono la sintesi di tutte le promesse che troviamo nella Bibbia.. Da chi saranno consolati gli afflitti, da chi saranno saziati coloro che hanno fame e sete di giustizia, …,? Chi consola e sazia,,, è Dio che si piega su coloro che hanno piangono o sono misericordiosi non perché sono migliori degli altri ma perché non accetta che continuino a soffrire. La vocazione dell’uomo/ella donna è la felicità! E la felicità è non essere orfani, sentire la presenza del Padre/Madre che ti abbraccia e sempre ti accoglie.
  • b) Non possiamo essere idropici (Lc 14,1-6) ovvero, pieni e “grassi di sé stessi”, (imbocchiamo la strada della purificazione e liberazione)
  • c) Abbiamo bisogno di agilità spirituale – che chiamiamo povertà - indispensabile per poter passare per la porta stretta (Lc 13,22-30).
  • d) La nostra povertà non è fine a sé stessa, ma porta all’invio in missione dei settantadue discepoli (Lc 10,1-12). Una povertà che comprende:  - libertà davanti alle varie opportunità di possesso dei beni, - distacco dai propri progetti-programmi strettamente individuali, - abbandono pienamente fiducioso (non ingenuo o sempliciotto) tra le braccia di Dio che è Padre-Madre.

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