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Mt 4,12-25: nelle tenebre una luce

GIM Padova, ottobre 2010

Gim Padova, 30 ottobre 2010

“Nelle tenebre una luce”
Mt 4,12-25

Anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento,
eroe è colui che non si arrende,
che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio,
incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta.
Invincibili sono tutti coloro che hanno ereditato l'ostinazione di Donchisciotte. Invincibili sono, per esempio, i migranti,
uomini e donne che attraversano il mondo a piedi
per raggiungerci e non si fanno fermare da nessun campo di prigionia,
da nessuna espulsione, da nessuna legge, da nessun annegamento,
perché li muove la disperazione e vanno a piedi.

(Erri De Luca)


Anche noi che condividiamo uno Spirito missionario siamo chiamati ad assumere la stessa ostinazione, imparando dalla storia, dalla vita di queste persone che ricercano Vita, non solo a titolo personale, ma a nome di tutto un Popolo.
Tre parole chiave per l'OGGI:
  1. Rassegnazione: “ormai” è inutile impegnarsi; è il sentimento di chi ha la pancia piena, di chi può permetterselo perché vada come vada ha le spalle coperte (una casa, un lavoro, una università, un mare di hobbies, la possibilità di organizzare viaggi, vacanze, una pensione)
  2. Disperazione: è il sentimento di chi le spalle coperte non ce le ha più o non le hai mai avute; sprigiona una forza enorme che può distruggere la propria vita, ma può trascinare anche la Storia. Ha come motore la rabbia. Parte da una lettura molto lucida della realtà, ma non vede sbocchi, se non dirompenti. Può scegliere la violenza.
  3. Speranza: ha la stessa forza della disperazione, anche lei nasce dalle viscere del nostro naturale attaccamento alla vita, ma veicola un Progetto, una scelta, parte dalla Fiducia ed ha come motore l'amore. È “lucidità critica” e sceglie la nonviolenza.

Gesù è mosso dalla “speranza”.
Giovanni il battista nel deserto aveva visto giusto, aveva lucidamente interpretato la realtà cogliendola in tutta la sua crudezza, e si era appartato dal male, scegliendo il deserto e provocando ad una conversione. Un grido disperato che sale a Dio, e promette vendetta divina verso tutti i prevaricatori che distruggono la Vita.
Gesù attinge a questa lucidità critica, ascolta il grido del suo popolo, e sceglie la speranza, facendone PROGETTO DI VITA.

Il testo: Mt 4,12-25

“Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato”; Gesù sceglie di uscire allo scoperto dopo l'arresto di Giovanni Battista. Non è casuale: l'itineranza di Gesù per tutta la sua terra e l'annuncio della Buona Notizia del Regno parte da questo evento propulsore.

“Gesù si ritirò nella Galilea”: da questa zona, la Galilea, Gesù vede il miglior punto di partenza per iniziare il rinnovamento di tutto il popolo. In questi villaggi della Galilea si trova il popolo più povero e diseredato, spogliato del suo diritto di godere della terra donata da Dio; qui come in nessun altro luogo Gesù incontra l'Israele più ammalato e vessato dai potenti; è qui che Israele patisce con maggior rigore gli effetti dell'oppressione. Nelle città vivono invece coloro che detengono il potere, insieme con i loro diversi collaboratori: dirigenti, grandi proprietari terrieri, esattori idi imposte. Costoro non sono i rappresentanti del popolo di dio bensì i suoi oppressori, coloro che causano la miseria e la fame di queste famiglie. Il regno di Dio deve cominciare a instaurarsi là dove il popolo è più umiliato; questa gente povera, affamata, afflitta costituisce le “pecore perdute” che meglio rappresentano tutte le persone avvilite di Israele. Per Gesù ciò è ben chiaro. Il Regno di Dio può essere annunciato soltanto partendo dal contatto stretto e diretto con le persone più bisognose di sollievo e di liberazione. La buona notizia di Dio non può provenire dallo splendido palazzo di Antipa a Tiberiade, e neppure dalle sontuose ville di Sefforis né dal lussuoso quartiere residenziale delle élite sacerdotali di Gerusalemme; il seme del Regno può trovare terra buona solo fra i poveri della Galilea.

“e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali”:  non va nel DESERTO, come Giovanni Battista, ma si immerge DENTRO la storia del suo popolo.

“perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti”: viene in mente De Andrè e la sua canzone, Creuza de ma, “mulattiera di mare”: con una canzone in genovese, per raccogliere fonemi provenienti da tutte le lingue del mare, utilizzando tutti gli strumenti del bacino mediterraneo, De Andrè vuole cantare gli ultimi, quelli che non contano. È quello che fa Gesù: canta la vita di quelli che non contano entrando in relazione con loro, facendo “piazza”, stabilendo relazioni umane autentiche, non annunciando distruzione ma RELAZIONE.

“il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce;su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata”. Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».: il Regno di Dio è a portata di mano, dipende da voi, Dio si fida di voi e ve ne da dimostrazione camminando al vostro fianco, dando dignità alla vostra vita, al vostro lavoro, anche il più umile. Questa è la LUCE che illumina la tenebre.

“Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli”: Gesù si com-muove! E' l'ingiustizia, le tenebre/ombre di morte del suo popolo che lo spingono a muoversi, a vedere la realtà dell'altro e accettare la sfida di creare un incontro. Ogni incontro vero da VITA. Da quell'incontro sulla spiaggia del lago, partirà una piccola comunità.

“Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori”: come entrare in relazione con le persone? Chiamandole per nome. L'anonimato costruisce la paura, il sospetto, la falsa percezione di essere a posto perché non “esposti” agli altri. Noi vogliamo rompere l'anonimato ed imparare ad essere in ogni situazione noi stessi, presentandoci per quello che siamo, non per quello che abbiamo o facciamo.

E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»: Gesù è in movimento, ma non sta girovagando per poi ritornarsene a casa alla fine della vacanza. Da quando Gesù inizia a percorrere la Galilea, segna un PUNTO DI NON RITORNO, sceglie una modalità di esistenza, “vive per gli altri”, “vive per il regno di Dio”, non vuole dire belle parole ai poveri, ma vuole ESSERE BUONA NOTIZIA per loro.
Forse sembra un gesto irrazionale quello di Gesù! Chiama persone che stanno lavorando, che sono sistemate, che hanno già messo su famiglia. È il “Sistema” che mette in discussione la razionalità dell'alternativa, di chi vuole un mondo diverso possibile. Gesù da due risposte:
  • formiamo comunità, vale la pena vivere assieme oggi
  • pescatori di umanità: sia la vostra principale preoccupazione l'umanità, ma non in futuro, “subito!”, e non solamente perché c'è tanto da fare, ma semplicemente perché una vita donata, una vita al servizio dell'uomo/donna, è una vita profondamente BELLA.

Cosa richiede la scelta di Gesù? Richiede di lasciare Nazareth, di lasciare le reti del lavoro, di lasciare la barca con padre e garzoni. Non c'è nessuna scelta che non preveda dei NO. Gesù però non presta l'attenzione a ciò che si lascia, ma a ciò che si trova
.

Guarda un po' i primi passaggi che si realizzano nel cuore di Gesù:
  1. lascia Nazareth: è la “culla”, dove era stato allevato (cfr. Lc)
  2. va a Cafarnao: la scelta dell'autonomia, prende in mano tutta la sua vita dandole una svolta
  3. È il mio tempo!”: Gesù assume tutta la storia del suo popolo attualizzando la profezia e continuandola. Il regno di Dio si avvicina perché io mi avvicino a voi.
  4. Percorre la Galilea: una scelta  di vita non è accomodamento, tranquillità, ma continua crescita, che destabilizza, ma non toglie né grinta né felicità.

Per la riflessione:
  • Gesù non dice “VAI” … prima di tutto dice “SEGUI ME”; cosa ti provoca dentro questa parola di Gesù?
  • Cosa devi lasciare per alleggerire il tuo cammino sulle orme di Gesù?
  • Comunità: cosa vuol dire concretamente la parola “comunità”? A cosa la associ? Qual è oggi la tua comunità? Ti inibisce oppure sprigiona tutte le tue potenzialità?
  • Ci sono delle “tenebre” che ci avvolgono, che ci vogliono spenti e rassegnati. Ma una voce dentro di noi  - voce dello Spirito – grida “non prevarranno”. Dai credito a questa voce?

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La responsabilità ci chiede invece di stare presso di noi,
di vivere dentro la realtà senza fuggire, di non cercare alibi,
di non scaricare la colpe.
“Questa terra è santa e io non lo sapevo”.
La responsabilità è l'attenzione a dove metti i piedi,
a portare un po' più in alto di noi ciò che vive.
La responsabilità richiede il coraggio di spezzare
il cerchio del disordine che è in me,
di liberarmi dallo sterile andazzo di una vita banale,
di ritrovare la dignità di lottare contro la mia istintività.
La responsabilità mi chiede di camminare contro corrente quando serve
e di spezzare i legami quando è il momento.
Devo sentire la responsabilità di quante persone faccio soffrire per il mio rancore,
il mio odio, quante per la mia sofferenza

che non partorisce altro che amarezza e malinconia.
La responsabilità si fa amore
quando raggiunto il dominio di noi stessi
riusciamo a stare diritti in piedi nelle contrarietà
e quando riusciamo a restituire all'altro
il governo di sé stesso senza approfittare della sua debolezza.
(Vedi qui il testo completo)

(Luigi Verdi)

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