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Felici voi...

GIM1 di Venegono Febbraio 2007

Felici voi!

Catechesi su Lc 6, 17-26

Introduzione.

Abbiamo lasciato Gesù che ha guarito il paralitico (cf. Lc 5, 17-26) intimandogli: ALZATI. Ora siamo in grado di seguirlo, di camminare speditamente perché ci ha sanato. Ci ha permesso di metterci alla sua sequela. Ora che ci ha preso per mano non dobbiamo più temere.

Gesù prende l’iniziativa: dopo la nostra guarigione, dopo il “segno” evidente, c’è la CHIAMATA. Gesù costituisce il piccolo gruppo degli APOSTOLI, piccola comunità in cammino con LUI. Essi sono chiamati per ciò che sono e si riuniscono attorno a LUI che li chiama per NOME. Non si tratta di una scelta perché speciali ma per un AMORE che chiama per nome, in modo unico e personale. Rispondono si perché si sentono AMATI. Si tratta di un amore non egoista e narcisista, ma che mette al centro servizio e disponibilità. Si tratta di un amore MISSIONARIO (apostoli significa “inviati”).

Questo amore permette di vedere “cose prodigiose” (Lc 5, 26). Gesù non si accontenta di mostrare il cammino. Ne chiama alcuni perché stiano con LUI e perché ne diventino testimoni (6,12-16). Ora è tutto pronto per annunciare la buona notizia: è il tempo (kairòs) opportuno. Ora, la PICCOLA COMUNITA’ scende in strada, incontra la gente laddove vive. Percorre le periferie della storia, si fa solidale con il popolo, con la gente che aspetta la PAROLA che salva.

Il contesto.

Il brano di Luca inizia con un riferimento chiaro: il messaggio di Gesù è per TUTTI. Tutti sono venuti per ascoltarlo e per guarire. Ascoltare la PAROLA/GESU’ ci guarisce dal male e dalla sofferenza che ci portiamo dentro. Perché la sua parola è LUI stesso. Gesù è l’uomo che fa sintesi tra azione e parola, tra il dire e il fare. Lui è ciò che dice. E la sua PAROLA è già realizzata nella storia (Lc 4, 21).

Questo Gesù ha lo stile tipico dei PROFETI, degli uomini scelti da Dio per ANNUNCIARE/DENUNCIARE. Gesù annuncia la stessa parola del Padre. E ascoltando la voce del Padre la mette in pratica (Es 3, 10). Non esita a criticare il sistema d’oppressione del suo tempo con parole dure e forti. È la denuncia di chi, consapevole di proclamare la buona notizia della liberazione, vuole smascherare i sistemi che ne impediscono la realizzazione. Smaschera le ingiuste ricchezze, i piaceri egoistici, le false verità (cf. Is 61, 1ss). Il vero profeta (colui che parla con il volto rivolto a Dio, e vede la storia con gli occhi di Dio) non esita a ricercare l’unico BENE POSSIBILE, che è il bene per tutti e non per pochi: il “bene comune”. La beatitudine è condizione alla quale tutti devono avere accesso. Non c’è felicità senza casa, senza lavoro, senza dignità.

All'origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali. (Benedetto XVI.)

Riconoscere l’azione di Dio nella storia, sapere leggere i segni, è essere solidale con l’umanità al modo di Gesù che si pre-occupa e com-patisce con la gente le sue sofferenze.

Il testo.

Disceso con loro. Gesù “scende” insieme ai discepoli, alla folla. È il “Dio con noi”. Il mistero dell’INCARNAZIONE ha reso possibile l’impossibile: Dio cammina al fianco dell’umanità. Non se ne sta sul monte a giudicare e punire, a guardare con fare sprezzante le sofferenze dell’uomo. Scende in luogo pianeggiante perché sul monte sale a pregare e a incontrare nel silenzio il Padre. Ma poi SCENDE per camminare insieme (cf. Lc 9, 28-36).

Scende insieme agli apostoli per mostrare loro che la missione, la fede, è ESPERIENZA COMUNITARIA. Gesù l’incontro dentro la comunità. Non posso ritenermi così autosufficiente da non avere bisogno della piccola comunità di resistenza per conoscere sempre meglio il Dio della vita.

C’era gran folla. Ora tutti, da qualunque parte e di qualunque origine, vogliono incontrare colui che compie cose straordinarie. È il senso universale della missione di Gesù. Non è venuto solo per i giudei. La sua PAROLA va annunciata a tutta l’umanità. Dentro questa moltitudine ciascuno è chiamato a svolgere compiti differenti: apostoli, discepoli, la gente…

Erano venuti per ascoltare e per essere guariti. Sono venuti per GUARIRE! E TU per cosa sei venuto ad ascoltare la PAROLA di Gesù? Da Gesù si va per permettere che la sua parola penetri e trasformi la vita. È una parola viva perché LUI è vivo: “Io sono con voi fino alla fine dei tempi”. Il RISORTO cammina con me e con te, con tutti e ci chiama alla piena guarigione/liberazione dei nostri mali (tutto ciò che ci impedisce di essere felici-beati secondo la logica del Vangelo).

Tutta la folla cercava di toccarlo. È l’esperienza dell’incontro con chi si ama. Si abbraccia, si condivide, si vuole “stare”. È anche esperienza di chi si sente indegno e inadeguato. È l’atteggiamento degli umili (perché hanno fatto esperienza dell’umiliazione, dell’esclusione) che si avvicinano con discrezione perché non si sentono degni.

Tutti vorrebbero toccare la ricchezza del mondo occidentale, opulento e sprecone di beni. Tutti, da tutti i luoghi della terra, vogliono venire per “toccare” il “ben di Dio” che abbiamo. Quando sono nella disperazione forse non mi appello a qualunque cosa pur di sottrarmi al mio destino?

Chi vuole toccare Gesù è guarito dalla cecità, dalla mano inaridita, dall’incapacità di camminare. Gli è offerta la dignità di chi può essere protagonista della storia, di questa storia. Non secondo la mentalità del mondo che sperpera il bene comune a vantaggio di pochi e non condivide con la maggioranza assoluta! Ma secondo la logica del Vangelo: si tratta di una “economia di condivisione”, dove si condivide non solo l’essenziale per vivere, ma uno stile fatto di accoglienza, rispetto, comunione, solidarietà. Solo Gesù è in grado di guarirci dal male della SOLITUDINE del nostro tempo.

Quando Gesù guarisce ci rende capaci di andare e annunciare ciò che abbiamo incontrato.

Alzati gli occhi… Gesù sta “sotto” i suoi. La discesa in pianura ha un doppio significato. La discesa per stare con la gente laddove vive e soffre. Ma è anche la manifestazione della povertà di Dio che ha deciso, per il mistero dell’incarnazione, di farsi umile tra gli umili, povero tra i poveri, debole tra i deboli. Per questo è capace di guardare dal basso verso l’alto. È così che Dio ci guarda. Ci considera la cosa più bella e preziosa e per questo ha il grande rispetto di porsi in basso. Soltanto chi si umilia e sta sotto ha l’autorità di dire quello che ora Gesù proclamerà: BEATI!. La sua autorità viene dal fatto di vivere la stessa condizione di chi ascolta la sua parola. Il valore delle cose che dice si percepisce nella passione che ha per l’umanità, in particolare quella ferità e spaventata. Quando Dio alza lo sguardo è per accogliere e perdonare, amare e guarire. È lo sguardo del padre misericordioso che “da lontano” intravede il proprio figlio smarrito ritornare verso casa.

Beati voi… Gesù pronuncia le “nuove parole”. Nell’Esodo Dio aveva parlato all’umanità attraverso le dieci parole rivolte a Mosè. Erano scritte sulla pietra. Ora Dio parla nel Figlio e pronuncia parole scritte nella carne. La vera beatitudine è la consapevolezza che Gesù sta veramente con noi, con me, con te. È uomo tra gli uomini. Pronunciare: “Beati voi, poveri, affamati, che piangete, vuol dire beati perché ora avete me con voi!” Non si tratta di una promessa da realizzarsi nel futuro. Con Gesù ora la presenza di Dio è definitiva: il Regno è qui in mezzo a noi.

La beatitudine che porta con sé la felicita e la gioia del cuore sta nel sapere e averne fatto l’esperienza che Gesù mi ha preso con sé e mi sta accanto. Quel “disceso con loro” significa che ora mi sta sempre accanto.

Beati voi quando gli uomini vi odieranno… Dentro la prospettiva della sequela non manca anche l’esperienza della persecuzione e del rifiuto. È stato così per Gesù lo sarà per chi lo vuole seguire. La verità ha bisogno di sacrificio per emergere. La colpa di Gesù è quella di aver smascherato le ipocrisie di chi si nasconde dietro le ideologie, le ipocrisie, le falsità. Le azioni saranno giudicate dai risultati. Il sistema economico attuale basato sullo sfruttamento incondizionato delle risorse, sull’industria delle armi, sulla speculazione finanziaria e sull’iniqua distribuzione delle ricchezze è destinato a crollare su se stesso. Eppure si continua a negare che è questa l’idolatria che guida molte persone: profitto e consumo senza nessun rispetto per le masse impoverite e escluse. Chi si dimentica di Dio si scorda anche della sua immagine e somiglianza: “uomo e donna li creò; a sua immagine li creò!”

Lo stesso Comboni ce lo ricorda, che non esiste Regno di Dio senza croce. “L’opera di Dio nasce e cresce ai piedi della croce!”.

Si formeranno questa disposizione essenzialissima col tener sempre gli occhi fissi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando di intendere ognora meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza delle anime. (…)Io non so più in qual mondo oggi si vive. Io sono qui esposto alla morte a servire il mio Gesù fra le pene e le croci contento di morire per salvare i poveri neri, e per essere fedele alla mia vocazione ardua, difficile e santa. (…)

Ma guai a voi ricchi… Gesù non esita a denunciare le cause della sofferenza della sua gente. Ricchezze accumulate senza rispetto dei più deboli; assoluto dispregio degli orfani, delle vedove, degli stranieri; l’uso distorto del potere per difendere privilegi invece di favorire lo sviluppo del popolo. La ricerca del consenso per ottenere privilegi e opportunità che rendono ancora più stridente il divario tra i chi ha molto e i tanti che non hanno nulla. La ricchezza e il potere sono doni di Dio che li mette a disposizione perché siano condivisi nella solidarietà e nel servizio. Chi ne fa u uso improprio sarà chiamato a renderne conto.

22. «Riempite la terra e assoggettatela» (Gn 1,28): la Bibbia, fin dalla prima pagina, ci insegna che la creazione intera è per l'uomo, cui è demandato il compito d'applicare il suo sforzo intelligente nel metterla in valore e, col suo lavoro, portarla a compimento, per così dire, sottomettendola al suo servizio. Se la terra è fatta per fornire a ciascuno i mezzi della sua sussistenza e gli strumenti del suo progresso, ogni uomo ha dunque il diritto di trovarvi ciò che gli è necessario. Il recente concilio l'ha ricordato: «Dio ha destinato la terra e tutto ciò che contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, dimodoché i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, ch'è inseparabile dalla carità».(17) Tutti gli altri diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della proprietà e del libero commercio, sono subordinati ad essa: non devono quindi intralciarne, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione, ed è un dovere sociale grave e urgente restituirli alla loro finalità originaria. (Populorum Progressio)


Alcune riflessioni…

  1. Sono disposto/a a fermarmi laddove la gente si ferma e si dispone ad ascoltare la PAROLA di Dio che io testimonio?

  2. Quale beatitudine mi sento chiamato/a a condividere in questo momento della mia vita?

  3. Su che cosa devo prestare più attenzione per non correre il rischio di “sciupare” il dono di Dio che scopro in me?


VERSO LA GIOIA

Una leggenda racconta che un giardiniere aveva tre semi di un fiore bellissimo.

Chiese al primo: "Tu dove vuoi essere piantato?" E il seme rispose: "Voglio crescere in cima a una collina, perché tutti mi vedano". Chiese al secondo: "E tu?" "Io voglio crescere nella casa di un ricco signore, perché molta gente importante possa ammirarmi". Chiese al terzo: "E tu?" "Piantami dove c'è qualcuno che soffre, voglio crescere per farlo felice". Mentre il giardiniere si occupava dei primi due semi, il terzo fu spazzato via dal vento che lo portò lontano, al di là di monti e colline. Il povero seme, roteando fu scaraventato contro una vecchia casa, isolata e diroccata. Si fermò dentro una grossa crepa nel muro, al buio. Dopo un periodo di assestamento si domandò: "Dove sono capitato? Voglio vedere". Si ruppe, allungò le sue radici con l'aiuto delle piogge, raggiunse un po' di terra e incominciò a crescere. Si arrampicò sul muro, raggiunse una finestra e si affacciò tutto incuriosito e sentì il gemito di un ragazzo che soffriva. Allora capì perché era capitato proprio in quella crepa. Crebbe con più entusiasmo, circondò tutta la finestra e la riempì di bellissimi e profumati fiori. Il ragazzo sollevò gli occhi e... sorrise.

 

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di: Luca M.

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