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Cammino di Discernimento GIM2 - Il cammino della conversione

Gim2 Venegono - gennaio 2007

 II GIM Venegono, gennaio 2007

L’amore di Dio è capace di trasformare la vita!

Il fariseo e la peccatrice: Lc 7,36-50.

 

Contesto

Ci troviamo nella porzione del Vangelo di Luca (4,13-9,50) dedicato alla predicazione di Gesù in Galilea. Il Maestro si mette al servizio della sua gente, soprattutto dei più emarginati: predica, annuncia il regno, sana e guarisce.

In particolare, la sezione che c’interessa è inserita tra Lc 6,12 e 7,50, dove si parla della scelta dei dodici (la vocazione personale e comunitaria), delle beatitudini (il nuovo decalogo del regno), della misericordia e della guarigione (il Maestro restituisce piena dignità a chi l’ha perduta). Di questo testo ci interessa trovare noi stessi nella peccatrice, per vivere la stessa esperienza di contatto e di ritorno al Signore. Il peccato non diventa motivo di condanna, ma opportunità di farsi accogliere dal Signore misericordioso.


Lo stile di Gesù è “scandaloso, rivoluzionario, sconcertante”: non brucia la pula ma la chiama a conversione! Invece di cacciare via i peccatori e di maledirli, va loro incontro, parla con loro, sta con loro, pranza con loro, li frequenta. Farsi toccare da una peccatrice, equivaleva diventare impuro e condividere la stessa condizione di peccato.


Il testo esprime atteggiamenti di rifiuto molto forti: il rifiuto del messaggio del Maestro, che non rappresenta il messia “giudice” che l’elite farisaica si aspettava. E il rifiuto della sua misericordia che mette al centro l’amore e non l’osservanza cieca e ipocrita della legge. Gesù prospetta una via nuova: egli mette al centro l’uomo e la sua vita. Gesù distingue tra la realtà del peccato e la vita dell’uomo che è al centro della sua missione. Ecco perché frequenta e accoglie persone considerate impure. Anzi il giorno del giudizio di Dio non è visto come il giorno dell’ira di Dio ma come il giorno del perdono, della grazia e della vita da parte di Dio per tutti gli uomini e donne. Comunque, Gesù accetta l’invito del fariseo Simone. Gesù è libero sia nei confronti dei peccatori che dei giusti perché egli supera molte convinzioni della religiosità tradizionale.


Alcune sottolineature…

Lo invitò: è l’occasione propizia per ciascuno di accogliere l’invito del maestro: voglio venire a casa tua e desidero stare con te!

Un fariseo: Gesù non ha ancora pronunciato il suo nome, non si conosce chi sia. Chi è quest’uomo che invita il maestro? Che intenzioni ha?

Egli entrò: quando invitato, in qualunque occasione, il maestro si rende disponibile all’incontro.

Ed ecco una donna: anche qui manca il nome. Forse per dirci che sia il fariseo come la prostituta, sono uomini e donne come noi, che di fronte al maestro si pongono in atteggiamenti molto diversi. C’è bisogno dell’incontro con il maestro per recuperare la piena dignità, a condizione che ci smascheriamo delle nostre ipocrisie, del nostro peccato (la volontà di non fare ciò che Dio ci chiede!).


Alcune relazioni significative…

La donna e Gesù (37-38); la donna e il fariseo (39); Gesù e il fariseo (40-43); il dialogo tra i tre (44-48); Gesù e i commensali “la gente perbene, il popolo, noi…”(49).

Sono atteggiamenti completamenti diversi secondo il punto di vista (conversione o giudizio) da cui si guardano. Chi amerà di più? Perché l’unica forza capace di cambiare veramente la vita di una persona è la straordinaria efficacia dell’AMORE.


E tu, da quale punto di vista guardi la tua vita e la persona di Gesù?

Anche noi, in questo momento, dovremmo chiederci come vogliamo incontrare il Signore: con l’atteggiamento critico e sprezzante di chi si sente a posto perché serio osservante della legge?

Oppure, con l’atteggiamento umile e silenzioso di chi, consapevole delle proprie fragilità, si affida all’unico cammino possibile per riconquistare la propria dignità perduta, cioè la via dell’amore e della misericordia?


Significato del testo

In quel villaggio vi era una prostituta” (v. 37). Le prostitute allora stavano in casa, non uscivano e spesso vivevano da sole. Non uscivano perché portavano abiti sgargianti che le rendevano riconoscibili. Erano emarginate, vilipese per la loro situazione di peccato e di impurità in cui vivevano.

Eppure, Gesù nel Vangelo distingue il loro stato di peccato dalla loro realtà personale. Da un lato riconosce che sono donne dedite solo a donare piacere sessuale e mai il dono dell’amore; e dall’altro riconosce che esse insieme ai pubblicani hanno accolto l’invito alla conversione del Battista (“I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio…E’ venuto Giovanni…e non gli avete creduto; i pubblicani invece e le prostitute gli hanno creduto…” Mt 21,31-32). C’è una possibilità di perdono e di salvezza anche per loro!!!


È quest’attenzione per il ferito, per l’escluso, per chi non si sente “parte” che dobbiamo sottolineare. Gesù accoglie proprio coloro che sono già giudicati ed esclusi.


Questo atteggiamento di Gesù è straordinario (confronta l’atteggiamento del padre misericordioso nel c. 15 di Luca): nel rispettoso silenzio della dignità della donna la lascia avvicinare e “ascolta” ciò che lei ha da dirgli: “Maestro, ho bisogno del tuo amore per ritornare a vivere!”.

È importante rilevare in questo incontro tutti i tratti umani che sono accolti e riconosciuti da Gesù come segni di grande amore.

Questa donna col vasetto di olio, che spesso nella Bibbia è espressione dell’amore, va da Gesù. E va con questo dono d’amore. Che rappresenta il dono di se stessa. E’ desiderosa d’amore: di essere veramente amata. Noi tutti siamo desiderosi di essere amati e d’amare, ma non sappiamo amare!!!

Oggi, che cosa porto nel mio vasetto d’alabastro?

Quale essenza preziosa posso offrire al Signore in questo momento della mia vita?

È interessante notare questa sottolineatura: la donna porta una cosa preziosa per incontrare il Maestro. Questo gesto è segno già di un radicale cambiamento nella sua vita. Lei sa benissimo chi ha davanti. Non è come il fariseo che ha bisogno di “prove”. Avendo già capito chi le sta davanti, forte di un cuore disponibile al cambiamento, si dispone a lasciare che l’amore di Gesù le entri nel cuore e le cambi la vita. Anche per noi oggi è fondamentale guardare al comportamento della donna: nessun peccato e fragilità può impedirmi di portare un profumo prezioso al mio Signore.

La mia stessa vita può diventare questo profumo stupendo!


Il coraggio di guardare la propria immagine

Questa donna con grande coraggio, esce di casa portando il profumo. E’ profumo straordinario, unico, che rimane rendendo la persona accetta. Senza chiedere permesso entra in casa del fariseo: “Si fermò dietro” (v. 38). “Stare dietro” a Gesù indica la sequela. Questa donna vuole diventare discepola di Gesù: sta dietro a tutti quelli che si sentono i primi. Si mette dietro a Gesù che è sdraiato verso gli altri. Si rannicchia ai suoi piedi comportandosi come una prostituta. Non vuole nascondere la propria immagine, non vuole dire sono diversa. Si accetta per quella che è, e come tale vuole essere amata da qualcuno in maniera nuova, senza nascondere, ipocritamente, la sua situazione.


Il pianto di questa donna è il pianto di una situazione che non è più sopportabile. Questa donna non vuole più fare la prostituta. Vuole cambiare vita, essere diversa. Ha bisogno che qualcuno la riconosca, che le dia una mano, che la tiri fuori dal peso della sua storia personale. Questa donna esprime l’amore più totale. Non dice nulla, ma è come se parlasse con i suoi gesti e dicesse: “sono una prostituta, perdonami, ho tanto peccato, voglio cambiare”. Gesù è la prima persona che la riconosce e l’accoglie; che comprende il suo dolore, il suo sentimento, la sua voglia di rinascere. E Gesù l’accoglie in una nuova dimensione di vita.


Simone, ho una cosa da dirti” (v. 40). Gesù non è arrabbiato; sa cosa pensa Simone, gli altri, e sa chi è questa donna. Gesù, però, ha uno sguardo diverso, ha lo sguardo di Dio nei confronti di questa persona e della sua situazione. Ecco un altro servizio di Gesù per il fariseo, per i puri, per i giusti, per quelli che pensano di essere già arrivati a Dio e non sono ancora arrivati da nessuna parte.


Ho una cosa ho da dirti”. E’ un po’ come nella parabola del figlio prodigo, dove il padre esce due volte, prima per il figlio che ritorna e poi per il figlio maggiore che non ha capito niente del padre pur essendo rimasto “fedele” al padre. Quante volte ci costruiamo le nostre gabbie senza esserne coscienti! Simone si costruisce la sua gabbia etichettando le persone: “Questi non è il Messia, quella è una prostituta del villaggio, io sono il fariseo puro ed osservante”.

Simone non ha capito, come il figlio maggiore della parabola, nulla di come Dio agisce nella vita di un peccatore.

Allora è vero che il Signore ha sempre qualcosa da dirci, come a Simone: che dobbiamo cambiare la nostra ottica di vedere cose e persone e il nostro orientamento di vita.


Una sconvolgente esperienza d’amore

Questa donna già quando viene a sapere dell’arrivo di Gesù, già quando comincia a pensare come raggiungerlo, quando già coltiva il sentimento di cambiare stile di vita, già allora si sente “perdonata”, perché comprende il suo stato di peccato e vuole, a tutti i costi, abbandonarlo. Per riuscirvi ha bisogno che qualcuno l’accolga. Questo è l’amore riconoscente. La donna va da Gesù con fiducia perché sa di essere perdonata. Simone no! Egli si sente giusto, senza peccato, l’invito per Gesù è solo curiosità e non altro. Questa donna invece, arrivata per ultima, indegna per l’opinione corrente, è perdonata. A questa donna basta, per sentirsi perdonata e salvata, che Gesù si sia fermato nel villaggio e diventa segno del perdono da parte di Dio. La donna vuole cambiare vita. Simone, invece, deve cambiare modo di vedere la realtà.


Fondamentale non è dirsi che non abbiamo trasgredito la legge! Ma si tratta semplicemente di riconoscere che siamo nel peccato ed è per questo che Dio ci accoglie. Quasi per paradosso, il peccato è la “via più diretta” per giungere al maestro, e allo stesso tempo il perdono e la misericordia che invochiamo ci rendono più vicine a Dio.


Il testo rivela due esperienze d’umanità diversa nell’accesso a Dio: l’uno (Simone) è sicuro di sé davanti a Dio, l’altra (la donna) ha passato le tenebre, il pianto, il dolore, le umiliazioni, ha toccato il fondo della propria umanità e si presenta così com’è.

Tuttavia Gesù rivela il grande amore di Dio accogliendo e perdonando la peccatrice, ma, nel contempo, invita Simone alla conversione di un amore riconoscente.


Oggi sta a noi accogliere l’invito del maestro: lasciare che l’amore renda il perdono straordinariamente efficace nella nostra vita in modo da aprirci ad un cammino nuovo di sequela del Signore. Non perché capaci di cose straordinarie, ma perché accolti/e dalla sua misericordia. Una misericordia capace di liberarci totalmente dalle nostre paure e dalla nostra incapacità di accettare che il progetto di Dio è un progetto di vita piena, di gioia, di piena libertà nella verità di riconoscerci figli perché il Figlio ci mostra il cammino.


Allora, coraggio, porta anche tu il piccolo vasetto di profumo prezioso al Signore. Cospargigli i piedi, mettiti dietro e ascolta quello che oggi ti offre e aprigli la tua vita. Fidati e mettiti in gioco. Diventa colui/colei che da sempre è nel cuore di Dio.


Era in ergastolo perché aveva ucciso una bambina di 9 anni dopo averla violentata. Tutti lo evitavano perché il suo è un tipo di delitto che anche i più "duri" tra noi condannavano, inorriditi. Erano già 18 anni che si trovava in prigione: le cose più dure, le davano a lui; i lavori più umilianti erano suoi.

A Natale le bambine della scuola del paese avevano scritto delle "letterine" per tutti noi. Lui non aveva mai ricevuto posta da nessuno e quando si vide tra le mani una lettera con il suo nome, si commosse: si nascose per leggerla meglio per conto suo.

C'era scritto: "Io non so chi sei. Io sono una bambina di 9 anni: qualunque cosa tu abbia fatto, a nome di tutte le bambine di tutto il mondo, ti perdono!"

Cadde in ginocchio, in lacrime: le prime dopo 18 anni.


(un ex-ergastolano tratto da "Anche i figli di puttana sono figli di Dio")


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