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VIVI DA RISORTO!!! La comunità si organizza per re-esistere

GIM Venegono - aprile 2006

Dal Vangelo secondo Luca

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: "Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?". Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: "Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Domandò: "Che cosa?". Gli risposero: "Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l`hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l`hanno visto". Ed egli disse loro: "Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?". E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino". Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l`un l`altro: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?". E partirono senz`indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone". Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l`avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(24,13-35)

 

 

Siamo davanti ad un brano che spesso ricordiamo come “icona” del cammino del discepolo, che smarrito dopo gli avvenimenti della Pasqua si ritrova sul cammino di casa con molte domande nel cuore.

L’ambiente è quello delle prime ore dopo la Risurrezione, nella periferia di Gerusalemme: “in quello stesso giorno, due di loro erano in cammino per un villaggio, distante sette miglia da Gerusalemme”. Al rientro dalla città lo stupore e la meraviglia accompagnano i discepoli. Infatti avevamo lasciato le donne, in Mt 28, 1-10, che smarrite per quanto avevano visto (il sepolcro era stato trovato vuoto!), erano corse ad annunciare agli apostoli quello che avevano sperimentato. Ma la sorpresa era tale, che gli stessi discepoli facevano fatica a credere che quanto avvenuto fosse veramente reale (cfr. Lc 24, 12).

In questo contesto, Luca ci racconta questo episodio. Si tratta di un testo di risurrezione, non soltanto perché il racconto è situato la sera stessa della Pasqua, ma perché la comunità di Luca vuole riportare al cuore di coloro che leggono il brano  il fatto determinante che ora  Cristo risorto è vivo e in mezzo ai suoi (cfr. v. 15). Si tratta di un percorso che prevede un atto di fede, che anche noi oggi dobbiamo compiere e rinnovare ogni giorno.

La nostra riflessione può cominciare con una domanda che è presente come panno di fondo in tutto il testo: ma se Gesù è veramente risorto e vivo, perché è così difficile riconoscerlo? Perché i discepoli di Emmaus, pur avendolo al fianco e conversando con lui, non lo riconoscono? A questa domanda, Luca chiarisce subito che c’è una condizione iniziale dei discepoli (v. 16) che impedisce loro di “vedere” il Signore: “il loro cuore era chiuso ed era impossibile che lo riconoscessero” (v. 25). Senza questa docilità del cuore, non è possibile “riconoscere” il Signore. Nonostante questo atteggiamento, i discepoli si lasciano avvicinare e interrogare da Gesù. Anche noi allora ci mettiamo in cammino con loro, forse accompagnati dalle stesse domande e dubbi!

 

Il contesto

È la sera stessa della risurrezione. I discepoli tornano verso casa con la delusione nel cuore, con molte domande e poche risposte. Persino la testimonianza delle donne (cfr. v. 22-23) non era riuscita a dare pace alla loro inquietudine. In effetti, se Gesù fosse stato veramente il messia, non sarebbe potuto cadere così miseramente (v. 21). Ma per quanto ne sappiamo, tutta la comunità dei discepoli vive questo momento con molte perplessità (v. 12).

Dobbiamo anche ricordarci che lo scandalo della sofferenza della croce deve leggersi alla luce della novità assoluta della risurrezione. Ed è questo messaggio che la comunità di Luca vuole trasmetterci.

È interessante notare ancora una volta, che è proprio in un momento come questo che il Risorto si avvicina e comincia il cammino con i suoi. Questo è il primo atteggiamento dei protagonisti. Sia i discepoli come Gesù continuano il loro cammino verso le rispettive mete. È il primo invito a continuare il cammino anche quando tutto sembra fallito e terminato. E cominciano a raccontarsi quello che è avvenuto. Fanno memoria della storia e cercano di capirla alla luce della fede. Nonostante tutto non si fermano. Il cammino si fa camminando.

 

Il testo

Possiamo leggere il brano di Luca  alla luce di alcune situazioni chiave:

  • la delusione iniziale dei discepoli e il cammino sconsolato verso casa;

  • non riconoscere Gesù per la durezza del cuore;

  • l’ascolto e la condivisione della Parola per ricordare chi è veramente Gesù di Nazaret;

  • la passione e l’ardore che rinasce nel cuore per la presenza del Signore Risorto;

  • lo spezzare del pane e la condivisione permettono di riconoscere il Risorto;

  • l’esperienza nuova dell’incontro con il risorto rimanda alla missione, al raccontare nella comunità quanto vissuto.

Fino al v. 24, il brano è segnato dalla sfiducia e mancanza di speranza, perché secondo i discepoli le loro aspettative sono state deluse. E così condividono gli stessi dubbi della comunità che non crede all’annuncio delle donne.

  • I loro occhi erano incapaci a riconoscerlo

Spesso capita di essere delusi dal fatto che le nostre aspettative non siano confermate dalla realtà. I discepoli di Gesù rivelano che anche loro hanno dovuto compiere un cammino, di ricordo e di memoria, di condivisione e di ascolto, di docilità del cuore, per comprendere fino in fondo il messaggio e la novità di Gesù.

Proprio quando Gesù, la stessa parola vivente, si fa vicino e racconta ciò che realmente è accaduto, allora i discepoli cominciano a cambiare la loro prospettiva, cominciano a sciogliere il cuore, cominciano a ritornare alla vita. Ma c’è bisogno che il Signore si faccia prossimo della nostra delusione, dei nostri dubbi, della fatica e incapacità di uscire dalla mediocrità di una fede che vuole sempre imporre la propria volontà a Dio (cfr. v. 21).

E queste stesse difficoltà sono condivise da tutti coloro che avevano visto e incontrato Gesù nella sua attività, che lo avevano visto soffrire, che lo avevano riconosciuto morto sulla croce e che avevano visto il sepolcro vuoto (cfr. v. 23-24). Tutta la comunità passa attraverso questa esperienza.

  • Gesù si avvicina ai discepoli

v. 15: Gesù in persona si accostò e cominciò a camminare con loro. Ecco che allora giunge inaspettatamente l’iniziativa del risorto: farsi vicino, riscaldare il cuore, rendersi compagno del cammino, aiutare nello scoraggiamento, riportare alla memoria quanto le scritture, la storia, avevano rivelato dell’azione liberatrice di Dio. Gesù, il Figlio dell’uomo, il nazareno che ha camminato sulle strade della Galilea , che ha amato i suoi fino alla fine, è veramente li “Dio con noi”.

Gesù si avvicina da “forestiero” (v. 18), da estraneo ai fatti. Cioè, si presenta in modo del tutto inaspettato, nella forma imprevedibile che ciascuno di noi può sperimentare nella sua quotidianità. È la ferialità della nostra fede, che ci riconduce all’esperienza di Gesù che sceglie di camminare sulla strada della storia della gente. È la strada, fatta di incontri e episodi, di ripetitività ma anche di straordinarietà non prevedibile, che ci rivela la presenza del Cristo vero uomo e per questo vero Dio.

Si rivela nei volti dei giovani che incontriamo nella nostra vita. Si rivela nei volti dei piccoli bambini che affollano le “vielas” della favela di Sao Paulo. Si rivela nel sorriso dei piccoli rom che abitano la periferia delle nostre città. Si rivela laddove il tuo cuore è disposto ad incontrarlo come uomo e donna della storia.

  • Lo riconobbero allo spezzare del pane

“Se Gesù non si vede, non si rivela in mezzo a noi come il vivente, è perché i nostri occhi sono incapaci a vederlo, perché i nostri cuori sono pigri e lenti a credere (v. 16; 25). Egli cammina accanto a noi come uno straniero uno sconosciuto, ma per riconoscerlo bisogna lasciarsi guidare da lui nel rileggere la Parola di Dio, l’antica promessa dell’alleanza; bisogna condividere la mensa, spezzare il pane  con lui.”

Ed ora, con l’evento clamoroso della risurrezione, finalmente tutta la storia dell’umanità e la sua ricerca di vita piena ha un senso: la fatica e la sofferenza che si manifestano nella nostra fragile umanità, vengono assunte e “glorificate” dall’amore di Dio che ci conduce alla pienezza di vita nel Figlio.

Soltanto facendo questo cammino personale e comunitario, dentro la storia, al servizio della giustizia, nell’attenzione misericordiosa per i più deboli e i più poveri, accompagnati dalla presenza viva del risorto che cammina con noi, è possibile che i discepoli abbandonino la delusione e lo sconforto per aprirsi nuovamente alla speranza e alla passione di annunciare quanto vissuto (cfr. v. 32-33).

Ciò che conta è percorrere fino in fondo il cammino che conduce al riconoscimento di Gesù: l’ascolto della parola che cambia il cuore e lo spezzare il pane insieme. A questo punto gli occhi si aprono per riconoscere la presenza del risorto.

La dimensione privilegiata per vivere in pienezza questa scoperta e riconoscimento del risorto è quindi l’ambito comunitario. Perché nella comunità camminiamo con i nostri fratelli e sorelle scoprendoci compagni di cammino, discepoli in ricerca, piccolo gruppo che si fa annuncio di quello che ha vissuto (cfr. 24, 33-35). E’ importante l’ascolto della parola; è importante spezzare il pane e condividerlo (fare eucaristia con il popolo), ma è altrettanto importante che la nostra fede sia vissuta e condivisa con tutta la comunità che cammina con noi, per cercare progetti e percorsi condivisi, come segno della presenza del risorto tra noi.

 

Per riflettere

1. Quale durezza di cuore ti impedisce di vedere e riconoscere il Signore risorto?

2. Quale Parola senti oggi rivolta a te che ti riporta all’esperienza del Signore risorto nella tua vita, per vivere anche tu da risorto?

3. La comunità a cui appartieni, quale segno di resistenza e speranza vive?

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