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GIM Venegono (marzo 2005): Vivere è vedere la nuova creazione


Vivere è vedere la nuova creazione

III GIM, Venegono, marzo 2005

 

In cammino verso Gerusalemme, accompagnati da Gesù, viviamo questo tempo di Quaresima con il desiderio autentico di incontrare il Dio della vita, che ci rida la vista e che ci chiama alla sequela, testimoniando ciò che opera nella nostra vita.

 

La guarigione del cieco nato

Introduzione al testo.

Il tema centrale di questo brano di Giovanni, è la Luce: “Io sono la luce del mondo”, dice Gesù (9,5). Cioè si sottolinea che il Figlio dell’uomo è venuto per aprire gli occhi a coloro che non vedono, che non sanno riconoscere la presenza della VITA nel mondo. La realtà delle tenebre si associa al mondo del male. Gesù è la luce che guarisce dal male, dal peccato. Ed il peccato più grande è proprio quello di non volerlo riconoscere (vedi il comportamento dei farisei: v.16). Solo chi si affida a lui potrà veramente vedere con gli occhi nuovi del discepolo. Il discepolo, rinasce a vita nuova, immergendosi in quell’acqua fonte di vita e che richiama l’esperienza del battesimo.

Il cieco è il popolo che non ha coscienza della sua condizione di oppresso (v. 26). Gesù scuote le idee religiose del potere che cerca di trasformare il fatto in frode, e poi si presenta come “interprete” della volontà di Dio, negando l’evidente ricorre alla violenza, e difendendo i privilegi emargina l’uomo.

 

Entriamo nel testo, percorrendone i tratti più significativi…

1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita.

Gesù, il Figlio di Dio, si accorge della sofferenza del suo popolo. Lo sguardo di Dio sull’umanità è del Padre misericordioso che vuole liberarlo dall’afflizione. È lo stesso sguardo che Dio ha posato sul suo popolo oppresso in Egitto (Es 3, 7)

2 e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco? ”.

Come i discepoli, a volte, anche noi siamo tentati di associare il male/sofferenza ad un castigo divino. Lo “tsunami” quale peccato ha purificato? Il cancro di quel giovane da dove viene, che cosa ha fatto di male? È possibile che possiamo immaginare un dio tanto crudele da mandarci il male/sofferenza come conseguenza del nostro agire? Eppure il vangelo dice apertamente chi è il Padre di Gesù: Lc 15,11ss. Il Figlio di Dio, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, il Dio della bibbia, è venuto perché tutti abbiano la vita in abbondanza, sollevando i miseri dal fango, curando gli infermi, saziando gli affamati, consolando gli afflitti. (Mt 5, 3ss).

3 Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.

In che cosa consiste la realizzazione delle opere di Dio? Che cosa significa che il Regno è in mezzo a noi?

 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.

È il compito del discepolo: seguire il Maestro e vivere secondo l’insegnamento che gli è stato trasmesso. La guarigione è uscire dal nostro mondo, individualista e egoista, per aprirsi alle necessità di chi ci sta attorno, soprattutto coloro che vengono esclusi dal sistema di potere politico e religioso. È il sistema che rifiuta l’evidenza dei segni di Gesù, che non accetta di lasciarsi aprire gli occhi, perché accecato dai suoi interessi.

5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. 6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: “Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

L’esperienza del discepolo è vivere una nuova creazione. L’incontro con Gesù lo rende “creatura nuova”. L’iniziativa è tutta di Gesù che agisce per dare gloria al Padre: Dio agisce nella storia dell’umanità gratuitamente. Ora finalmente ci vede, è un uomo a cui viene restituita la dignità, la piena appartenenza alla società che non aveva mai visto. Ora gli è possibile distinguere i volti, i colori, la natura. Finalmente, dopo tanti anni ha la possibilità di riconquistare la sua indipendenza. Il cieco è “stato inviato” alla piscina; l’incontro con Gesù ci guarisce dall’infermità, ci restituisce la pienezza della nostra esistenza. Da questo nasce l’invio, la missione. Chi incontra Gesù e ne fa l’esperienza liberante vede il mondo in modo nuovo e diventa testimone. Siamo stati creati dalla terra, ed ora con della terra Gesù ridà la vista al cieco. Gesù ci restituisce la vista per entrare nuovamente a far parte della creazione come protagonisti.

8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: “Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina? ”. 9 Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io! ”. 10 Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi? ”. 11 Egli rispose: “Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”. 12 Gli dissero: “Dov’è questo tale? ”. Rispose: “Non lo so” 

La guarigione del cieco suscita reazioni diverse. Alcuni colgono che qualcosa di importante è successo. Vi riconoscono la presenza di Dio. Altri non si lasciano interpellare dai “segni” che Gesù realizza. Il loro cuore è oscurato dalla tenebra dell’orgoglio, dallo schematismo della Legge (Gesù non ha forse compiuto la guarigione in giorno di sabato?). Non accettano che Gesù sia colui che può restituire la vista all’umanità. Riconoscendo che il cieco risanato è lo stesso che chiedeva l’elemosina, dovrebbero ammettere che anch’essi hanno bisogno di ricuperare la vista, accecati dal loro orgoglio e chiusi nella religiosità opprimente del legalismo. La polemica è forte, perché viene messo in crisi un sistema che si basa sull’oppressione, sul sopruso, sul potere della forza. Gesù con il suo gesto, riponendo al centro della scena il cieco guarito, rimette in discussione tale potere. Gesù ha il potere di farmi rinascere come persona nuova, restituendomi la mia dignità; solo con lui posso vedere veramente!

13 Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.

La preoccupazione è la stessa di sempre: come è possibile che non si rispettino le norme della Legge? Se Gesù fosse un uomo di Dio saprebbe benissimo che di sabato non si deve operare in quel modo. Ma che razza di dio hanno nel cuore le persone che si fossilizzano attorno ai riti, alle norme, e non lasciano spazio alla misericordia, all’amore capace di ridare vita?

24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Dá gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25 Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. 26 Allora gli dissero di nuovo: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi? ”. 27 Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli? ”.

Già, perché non vogliono credergli? Eppure il segno è davanti a loro, la verità è posta di fronte al giudizio dei loro occhi, occhi di “sapienti e dottori”… Ma di quale saggezza si fanno testimoni? Quella dell’ipocrisia e della menzogna. Di queste menzogne ne è piena la società. Vogliamo anche noi aprire definitivamente i nostri occhi?

28 Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30 Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”.

I farisei non hanno il coraggio e l’umiltà di riconoscere che davanti a sé c’è una novità assoluta per l’umanità: il Figlio dell’uomo è venuto per sanare le loro infermità, eppure non lo riconoscono. (cfr. Gv 1,9-11)

34 Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi? ”. E lo cacciarono fuori.

La polemica è tanto accesa che presto degenera in aperto conflitto. La paura dell’intervento delle autorità aveva posto in imbarazzo perfino i genitori del cieco (cfr. vv 18-23). Hanno paura di perdere la loro “appartenenza” alla sinagoga, i loro diritti. La stessa comunità di Giovanni avrà dovuto confrontarsi con l’ostinato rifiuto dei farisei davanti alla persona di Gesù. Così come la comunità cristiana che resta fedele alla proposta di Gesù deve scontrarsi con l’opposizione e l’astio di chi non accetta le posizioni del vangelo. In molte occasioni, rimanendo fedeli al decalogo delle Beatitudini, saremo scacciati dalle sinagoghe della storia!

35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo? ”. 36 Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui? ”. 37 Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. 38 Ed egli disse: “Io credo, Signore! ”. E gli si prostrò innanzi. 39 Gesù allora disse: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. 40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo forse ciechi anche noi? ”. 41 Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”. (Gv 9,1-41)

Al termine del percorso di fede del discepolo arriva il momento di riconoscere chi è Colui che mi salva, che mi libera dalla mia angoscia, dalla mia solitudine. Costui ha un nome (Gesù, il prediletto del Padre). Ha un volto (lo stesso volto del Padre, perché chi lo vede il Padre). È la PAROLA rivolta all’umanità: TU vuoi guarire? Anche noi, oggi, dobbiamo porci di fronte alla PAROLA, fattasi carne e rispondere alla domanda fondamentale: Tu credi nel Figlio dell’uomo?

Solo cercando di rispondere a questa domanda potremo soddisfare il bisogno di una vita piena, adesso non domani, attenta a vedere il mondo con gli occhi di Dio, cioè i nostri stessi occhi!

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