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Gesù inizia il suo ministero dicendo il suo programma come tempo giubilare.

I poveri saltano di gioia Lc 4, 14-30

 

Introduzione:

 

Questo brano del Vangelo di Luca è il primo discorso di Gesù, il discorso inaugurale a Nazareth. È un discorso dove spiega il senso di tutta la sua azione. Avviene dopo aver compiuto la scelta fondamentale che fa nel battesimo di essere solidale con i fratelli e sorelle; ora ha in pienezza lo Spirito del Figlio perché si fa fratello. Nella potenza dello Spirito comincia il suo ministero e inaugura l’anno giubilare in cui si vive la paternità di Dio nella fraternità umana. Poi nelle tentazioni, vediamo i mezzi che lui non usarà nella sua azione, che sono esattamente i mezzi privilegiati nella nostra società: avere, potere, piacere. In questo brano vediamo i mezzi che usarà per realizzare la salvezza.

Vedete che il racconto inizia con Gesù che insegna di sabato e termina con Gesù che insegna di sabato. Ma in mezzo c’è il suo insegnamento che poi si conclude dicendo che la sua parola colpiva tutti perché aveva un potere enorme, un potere tale, come vedremo dal racconto, che gli stessi nemici compiono la parola che Lui sta dicendo.

Questo brano è importante perché ci dà le coordinate di tutta l’azione di Gesù. Ci dice cosa fa, come lo fa, dove lo fa, quando lo fa, quali sono le reazioni. Ed è una predica inaugurale un po’ sfortunata perché finisce con il lancio del predicatore dalla roccia, però lui se n’è andato. È l’anticipo del finale quando in realtà Lui verrà ucciso fuori dalla città, ma Lui se ne andrà, risorgerà – quindi è già preludio della morte e resurrezione –. In mezzo c’è la spiegazione di ciò che Gesù è venuto a fare al mondo e di come lo fa. È la chiave di lettura di tutto il Vangelo che Gesù stesso dà.

 

14-15: “14 E ritornò Gesù nella potenza dello Spirito nella Galilea; e la fama su di lui uscì per tutta la regione. 15 Ed egli insegnava nelle loro sinagoghe glorificato da tutti.

 

Gesù ritorna dal Giordano, dove è stato battezzato, dal deserto, dove è stato tentato, e torna nella potenza dello Spirito, quello Spirito che ha ricevuto in pienezza nel battesimo, che è lo Spirito del Figlio, che lo rende solidale con i fratelli e sorelle– in fila con i peccatori –; quello Spirito che non cede anche alle tentazioni e alle prospettive e alle lusinghe del diavolo – se sei figlio fai questo, quest’altro –. Gesù mantiene sempre lo Spirito che ha manifestato nel battesimo ed è in questo Spirito che Lui inizia il suo ministero in Galilea.

La sua attività principale è insegnare. In Luca, Gesù è raffigurato come medico e tutto il Vangelo, soprattutto la prima parte, è una logoterapia: la parola che ci guarisce, perché la malattia dell’uomo è soprattutto la menzogna, perché l’uomo vive secondo la parola che ha nella testa e nel cuore, cioè capisce, sente e agisce. Quindi se la parola è sbagliata, questo è il massimo male per l’uomo. Rovina la relazione che ha con sé, con gli altri, con la natura e allora il Vangelo è una terapia dell’insegnamento, della Parola. La Verità fa come la luce, dissipa le tenebre, dissipa la menzogna. Nella seconda parte del Vangelo questa Parola non solo ti guarisce, ma ti ristruttura, ti dà il volto del Figlio.

Dove va Gesù a insegnare? A Nazareth nella sinagoga. A Nazareth nella Galilea. Sottolineo semplicemente che lì si realizza quella che è la sua emersione, il suo battesimo: nel suo quotidiano, banale, forse anche poco religioso – com’era la Galilea.

 

16 E venne a Nazareth, dove era stato allevato, ed entrò, secondo la sua usanza nel giorno dei sabati, nella sinagoga e si levò per leggere.

 

16: Gesù ha già fatto qualcosa altrove: veniamo a saperlo dopo. E tutti lo guardano per vedere chi è questo prodigio che conoscono bene.

Viene a Nazareth, appunto il luogo della sua vita quotidiana, dove ha vissuto trent’anni, cioè tutta la sua esistenza: è quello il luogo dove si realizza il Vangelo, il luogo della vita quotidiana. Entra nella sinagoga con l’emozione di chi è tornato dove aveva imparato a conoscere la Parola, dove aveva imparato a leggere, quella che era stata il centro della sua vita, dove aveva ascoltato per trent’anni la Parola di Dio.

Lì entra nel giorno di sabato, cioè il giorno della festa, il giorno in cui si celebra il compimento della creazione, il giorno dove ognuno desidera arrivare, a una compiutezza di vita, a una vita piena. Il sabato è come il gusto in anticipo della festa, della gioia, del riposo. Di sabato non si lavora. Si mangia, si beve, si fa festa e si ascolta la Parola. L’essere umano è fatto per questo.

Nella sinagoga il brano inizia con Gesù che si leva, apre il libro e termina con Gesù che chiude il libro e si siede e in mezzo c’è il brano che viene letto. Innanzitutto facciamo notare Gesù che si leva per leggere. Leggere in greco si dice riconoscere – perché leggere vuol dire riconoscere le parole che hai già imparato a leggere, ma puoi anche riconoscere dietro le parole la realtà –. E la parola si levò è la stessa della resurrezione. Il Gesù che si leva è come il Gesù risorto, il Gesù che legge è come il Gesù risorto che interpreta la scrittura, cioè fa riconoscere che in Lui si compie tutta la scrittura.

 

17 E gli fu consegnato il libro del profeta Isaia; e, aperto il libro, trovò il luogo dove era scritto:

 

17: Gli danno il rotolo del profeta Isaia. Egli lo apre. Aprire il libro e leggere non è semplicemente come dire per leggere è necessario aprirlo. Se ricordate Isaia 29 dice che c’è un libro tutto scritto e lo si dà a uno da leggere, e questo dice "non so leggere, non so riconoscere" – quante volte non sappiamo leggere –. Poi lo si dà a un altro che sa leggere, ma dice: “è sigillato, non posso aprirlo” – tante volte la Verità ci è sigillata, non possiamo aprirla –. Quindi il fatto di leggere e di aprire è importante. Ricordate anche nell’Apocalisse, dove si dice che c’è un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli e tutti piangono perché nessuno è in grado di aprirlo. Questo libro sigillato è tutto scritto e pieno di senso dentro e fuori: è la nostra esistenza che nessuno sa leggere. E per questo viviamo nell’insensatezza e nella sofferenza. E questo libro solo l’agnello ritto e immolato è in grado di leggerlo, cioè il mistero di Gesù che dà la vita ed è pienezza di vita è in grado di aprirci questo libro.

18 Lo Spirito del Signore (è) su di me:

per questo mi unse,

per annunziare la buona notizia ai poveri;

mi ha inviato per proclamare ai prigionieri la liberazione

e ai ciechi la vista,

per inviare gli affranti in remissione,

 

18: E poi vediamo cosa sta scritto nel libro. Con queste parole Gesù interpreta tutta la sua missione. Sono prese dal profeta Isaia 61, dove si parla del Cristo, del Messia, che è la pienezza dello Spirito, il Messia che libererà il suo popolo. Gesù il brano di Isaia che annuncia l’anno giubilare definitivo in cui la terra, dono del Padre ai suoi figli, è ridistribuita tra i fratelli e sorelle. Questa è la condizione per restare nella promessa. Tutta la sua attività è presentata alla luce di questo testo. E allora Gesù dice lo Spirito del Signore è su di me, quello Spirito che ho ricevuto nel battesimo. Lo Spirito di Gesù è lo Spirito del Figlio. Lo Spirito del Figlio è esattamente vivere in concreto la fraternità: questo è lo Spirito che è su di Lui.

Tutto il Vangelo ci rivelerà come Lui vive la fraternità fino alla fine. Per questo è il Figlio, perché il Figlio è quello che sa farsi fratelli e sorelle degli altri, di tutti, sennò non è figlio. E per questo Lui è l’unto del Signore, perché è fratello di tutti. L’unto è il Messia.

E cosa fa? Annuncia il Vangelo ai poveri. I destinatari privilegiati dell’annuncio evangelico sono i poveri, i piccoli, gli infermi, i ciechi, gli ammalatti, coloro che sono spesso disprezzati e dimenticati, coloro che non hanno da ricambiarti. L’evangelizzazione rivolta preferenzialmente ai poveri è segno del Regno che Gesù è venuto a portare. Da cui nasce il titolo della catechesi, da questo amore preferenziale di Gesù per i poveri che gli fa saltare di gioia!!!!

Papa Francesco ci dice: “Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli” (EG, 48). Povero definito come uno che quasi non ha volto, perché vive di dono, di dipendenza, quindi quelli che in fondo non hanno da vivere. Il principio fondamentale del giubileo era: “Non vi sia tra voi alcun bisognoso” (Dt 15). Il Papa Francesco ha proclamato il “Giubileo straordinario della misericordia” (8 dicembre 2015 – 20 novembre 2016) ed scrive nella Bolla Misericordiae Vultus: “Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo.”

Sostanzialmente nelle cose fondamentali siamo tutti poveri, perché la vita non ce la siamo dati da soli, né l’intelligenza, né l’amore, né la cura che gli altri hanno di noi. Tutte le cose che ci fanno vivere ci vengono date gratuitamente come dono. Se non sono dono costano troppo care e non arrivano.

La buona notizia. E la buona notizia prima qual è? Mandare gli schiavi in libertà. Proclamare la libertà degli schiavi. La Bibbia più che di libertà parla di liberazione e in greco viene utilizzata una parola che ha il significato di mandar via, ossia quello che è schiavo viene finalmente licenziato dalla schiavitù, ne esce, è in uscita. Me ne vado via dalla schiavitù.
“Oggi sono ridotte in schiavitù più persone che in qualunque altro momento della storia umana: tra i dodici e i ventisette milioni di persone con una vita di lavoro forzato o di sfruttamento sessuale,” afferma il religioso Daniel Groody (USA). Inoltre, mentre il prezzo medio di uno schiavo negli USA del sud nel 1850 era l’equivalente di 40.000 dollari odierni, oggi una persona può essere venduta per una cifra media di cento dollari. Ogni anno circa ottocentomila persone cadono vittime della tratta: l’80% di loro sono donne e il 50% sono minori. Più di un milione di minori ogni anno vengono sfruttati per il commercio mondiale del sesso. La globalizzazione ha aggravato la tratta degli esseri umani, dando ai trafficanti la possibilità di mirare ai deboli e disperati, specilamente ai migranti. Costoro vengono costretti a lavorare nell’agricoltura e nell’edilizia, come colf o come ‘badanti’ o nella prostituzione. Con i trafficanti che realizzano 32 miliardi di dollari l’anno. La tratta è diventata l’attività criminale in più rapida espansione al mondo.

Con questo Giubileo della misericordia, i cristiani devono gridare al mondo con forza :”Libertà agli schiavi e a tutti gli esseri umani schiavizzati!” Ma nell’onda giubilare deve nascere una nuova ondata di misericordia nella vecchia Europa per accogliere i ‘naufraghi dello sviluppo’. Le chiese devono aprire i loro battenti per accogliere la ‘carne di Cristo’! E sia Giubileo anche per i nostri fratelli e sorelle Rom.

 

La seconda cosa è la vista ai ciechi. Siamo forse ciechi pure noi è la domanda dei farisei a Gesù. Giovanni 9,51 dice "se foste ciechi poco male, tanto i ciechi li guarisco; ma siccome dite di vedere il
vostro peccato rimane". E il peccato è la falsa lettura della realtà che facciamo, una lettura delirante, che è il vero male. Il Vangelo ci vuole aprire gli occhi: questa è l’illuminazione. Non è qualcosa di strano. E aprire gli occhi sulla realtà è uscire dai deliri per vedere la verità. La verità è che Dio è Padre e noi siamo figli e quindi fratelli e vivere tutto questo. Questa è la condizione per abitare la terra.

 

E poi vengono inviati gli oppressi in libertà. Tutti gli oppressi raggiungono la libertà e sono inviati – la stessa parola che Gesù usa quando envia degli apostoli.
Rimettere in libertà gli oppressi, ma chi sono gli oppressi? Oggi, che “l’economia uccide ed è escludente”, ha affermato Papa Francesco in Bolivia, dobbiamo iniziare a chiedere con forza la remissione dei debiti, prima di tutto dei debiti dei paesi impoveriti: si tratta di oltre tremila miliardi di dollari che quei paesi hanno già strapagato con gli interessi. Come missionari abbiamo sempre sostenuto, che è immorale per i paesi poveri pagare i debiti ‘odiosi’, perché non sono pagati dai governi, ma dai poveri con mancanza di scuole, ospedali…Ma questo vale anche per i debiti del Nord del mondo, come il debito greco. Per questi debiti, chiediamo prima di tutto una moratoria per il pagamento, secondo un’indagine popolare (audit) su come si è formato il debito pubblico, allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’. Come ha fatto l’Ecuador nel 2007.

 

 

 

 

 

19 per proclamare un anno di grazia del Signore.

 

19: E questo è l’anno di grazia del Signore, detto anche l’anno santo, l’anno giubilare, l’anno accetto a Dio e riporta il Levitico 25 che indica quali sono le condizioni per rimanere nella terra promessa, che sono le condizioni per abitare la terra ancora oggi.

L’intuizione del Giubileo biblico parte dal concetto fondamentale del Sabato che significa in ebraico riposare. L’uomo non è uno schiavo o una macchina per produrre : ha sei giorni per faticare, ma un giorno, il settimo , per riposare. E non solo l’uomo, ma anche le bestie e la Terra hanno diritto a riposare (Genesi, 1). E sempre partendo dal concetto del Sabato e contro la tendenza all’accumulo dei beni, in Israele, nelle mani di pochi a spese di molti morti di fame, venne lanciato un Giubileo di sette anni di Sabati che esigeva la remissione dei debiti, la libertà agli schiavi e la restituzione delle terre a chi le aveva perdute (Deuteronomio, 15).

E più tardi i sacerdoti di Gerusalemme lanciarono un giubileo ancora più radicale ogni 50 anni. Il tutto costruito sul concetto sabbatico: sette anni di sabati per 7 = 49. “Il cinquantesimo anno sarà per voi un Giubileo.” (Lev.,25) Un Giubileo sabbatico allo scopo di riequilibrare la società ebraica che veniva sempre più strutturandosi nella disuguaglianza. “Le Terre non si potranno vendere per sempre, la Terra è mia”, dice il Signore.”(Lev.,25). Sempre seguendo questa tradizione, Gesù proclamerà in questo testo, al suo popolo impoverito, indebitato, schiavizzato sotto il tallone dell’imperialismo romano, “l’anno di grazia del Signore,” un Giubileo. Il ministero di Gesù in Galilea ha proprio una tonalità giubilare, partendo proprio dalla misericordia, parola centrale di Gesù. Una tonalità quella, giubilare, mantenuta e vissuta nelle prime comunità cristiane, soprattutto paoline (2Cor.8-9).

Quindi Gesù è venuto a far si che avvenga quest’anno e la comunità cristiana primitiva è come l’Israele che osserva l’anno santo. Se leggete i sommari della vita comunitaria cristiana nel capitolo secondo degli Atti versetti 42 e seguenti e il capitolo quarto versetto 32, si descrive la comunità cristiana come la comunità dove tutto è in comune, nessuno considera niente suo, tutti hanno secondo i bisogni e nessuno è in miseria, cioè dove tutto è oggetto di condivisione: realizzano l’anno giubilare. I modi poi saranno tanti, saranno diversi. Chiaramente Gesù è venuto a portare sulla terra le condizioni per cui possiamo vivere da uomini e vivere da uomo vuol dire vivere da figlio e da fratello, riconoscendo l’uguale identità a tutti. Se disprezzo uno, disprezzo Dio, che l’ha fatto come suo figlio e disprezzo me perché sono uguale a lui.

Qualche stralcio del sommario di Atti 2. “Erano perseveranti nell’ascolto e nell’insegnamento degli Apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane, nelle preghiere. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune. Chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e faceva parte a tutti secondo il bisogno di ciascuno”.

E pensate cosa può diventare la terra se invece di litigare e distruggerci gli uni e gli altri, impiegando le massime energie in questo, cominciassimo ad andare d’accordo e a mettere in comune gli sforzi per costruire un mondo di solidarietà, di benessere, di condivisione, di qualità di vita. Sarebbe ciò per cui siamo fatti. Ed è bene ricordarselo sempre.

 

Con altrettanto coraggio Papa Francesco lancia oggi il Giubileo della misericordia in un mondo dove pochi hanno quasi tutto a spese dei molti morti di fame e dello stesso Pianeta. E’ lo stesso Papa Francesco che nella sua enciclica Laudato Si’ ci invita “ad ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.”(n.49)

Infatti il genere umano è imprigionato dentro un Sistema economico-finanziario che permette al 20% della popolazione mondiale di consumare il 90% dei beni prodotti, immiserendo così oltre tre miliardi di persone e affamandone un miliardo. Questo può avvenire perché i ricchi sono protetti da potentissime armi che ci costano quasi cinque miliardi di dollari al giorno. Questo Sistema economico-finanziario militarizzato è talmente energivoro (soprattutto petrolio e carbone) che il Pianeta Terra sopporta sempre meno la presenza di Homo Sapiens. Vi è oggi infatti una profonda crisi antropologica. In questo momento critico della storia umana, l’appello a fare Giubileo diventa imperativo se vogliamo salvarci non solo a livello personale, ma anche sociale e strutturale. Vorrei soprattutto, come missionario, sottolineare l’aspetto sociale del Giubileo biblico, la remissione delle terre e infine far riposare la Terra perché ”quest’economia distrugge la Terra”, ha scritto Papa Francesco.

 

Questo programma e la grande promessa di Isaia, sono le condizioni del Levitico per abitare la terra che comprendono anche la restituzione delle terre e il riposo della terra:

La restituzione delle Terre: Uno dei fenomeni più odiosi del nostro tempo è il cosidetto land-grabbing ossia l’accaparramento di terre tolte alle popolazioni locali. Tra il 2001 e il 2011 le terre occupate nel Sud del mondo da imprese estere hanno totalizzato 227 milioni di ettari, una superficie grande sette volte l’Italia, sfruttata non solo per per la produzione di cibo da esportare, ma anche di biocarburanti. Come nel giubileo biblico, dobbiamo chiedere con forza che queste terre vengano restituite ai loro originali detentori. Così come le terre tolte alle comunità indigene dell’America del Nord come nell’America Latina nonchè dell’Australia. “La terre non si potranno vendere per sempre, la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini.”(Lev.25, 23)

 

Il riposo della Terra

In questo Giubileo, dobbiamo ascoltare l’immenso grido della Terra, prigioniera di un Sistema di morte. “Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizie- scrive Papa Francesco in Laudato Si’. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del Pianeta, in maniera tale che, lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi.”(16) Nel Giubileo biblico era fondamentale il riposo, non solo dell’uomo, ma anche degli animali e della Terra. Il Giubileo deve portarci a tradurre in pratica i suggerimenti di Papa Francesco in Laudato Sì e il più fondamentale è la nascita di una nuova relazione tra gli esseri umani e il creato. E come cristiani opulenti d’Occidente dobbiamo impegnarci a vivere più sobriamente, per permettere a miliardi di impoveriti semplicemente di vivere e alla Terra di respirare. Senza dimenticare quanto afferma Papa Francesco in Laudato Si’: “Il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma la stessa cosa non accade con il debito ecologico.”(52) L’Occidente deve pagare il debito ecologico ai paesi del Sud del mondo, perché il nostro cosidetto ’sviluppo’ ha prodotto questa crisi ecologica che verrà pagata dai paesi impoveriti, in particolare dall’Africa che avrà milioni di ‘rifugiati climatici’.

Come famiglia comboniana avevamo lanciato nel 2000 il “Giubileo degli Oppressi”, proprio per sottolineare con forza la dimensione sociale del Giubileo ed eravamo riusciti, insieme a tante altre forze ecclesiali, ad arrivare a una legge in Parlamento per la remissione dei debiti nei confronti dei paesi del Sud del mondo.

Con quello stesso spirito, tutte le forze missionarie devono lanciare oggi con forza il Giubileo dei poveri e della Terra, per far sì che riparta forte un movimento unitario, di credenti e non, che ascolti il grido dei poveri e faccia riposare la Terra.

 

20 E chiuso il libro, restituitolo all’inserviente, sedette; e gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui. 21 Ora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi.

 

20-21: Gesù chiude il libro. Lo restituisce, si siede come maestro. Tutti son lì fissi che lo guardano e

vediamo cosa dice. È una Parola strana. “Oggi si è compiuta” questa Parola “nei vostri orecchi”. Cosa vuol dire? Tenete presente che nel Vangelo di Luca ci sono sei o sette “oggi” – dipende da quanti se ne mette –, noi viviamo oggi e l’ultimo oggi lo vedremo quando dirà “sarai con me in paradiso”, cioè nel giardino. Tutto punta a farci tornare nel giardino e a uscire dal deserto. Questo è il primo “oggi”. L’oggi è determinante nella nostra vita perché viviamo solo oggi. Nel salmo 95 dice: “Se oggi ascoltate la voce, entrerete nella terra promessa”. Se oggi non ascoltate non entrate. Per cui tutto dipende: se oggi ascoltiamo o non ascoltiamo. Tutto dipende da quale parola oggi mettiamo dentro. Noi diventiamo contemporanei alla parola che ascoltiamo. Se io oggi ascolto questa Parola, essa diventa la mia verità oggi, il mio modo di capire, il mio modo di sentire, il mio modo di agire: son contemporaneo all’oggi eterno di Dio. E vivo. Se oggi non vivo questo, vivo esattamente il contrario: l’oppressione, la schiavitù, la disgrazia. Quindi l’oggi dipende ormai dal nostro ascolto.

E Gesù cosa dice? “Oggi questa scrittura è compiuta”. Da chi? Lui l’ha compiuta. È l’anticipo di tutta la sua vita, che è il compimento di questa Parola. Ma il compimento avviene negli orecchi. Dice “si è compiuta anche nei vostri orecchi” perché l’ascoltate. Dice “Io l’ho ascoltata” e ho compiuto questa Parola mettendomi in fila con tutti i fratelli e sorelle nel battesimo e ho compiuto la Parola di solidarietà oggi. Oggi è compiuta anche per voi se l’ascoltate. È compiuta nei vostri orecchi. Vi resta da capirla e da metterla in pratica. E dirà al capitolo 9, 44 “ficcatevi nell’orecchio questa Parola”. È come quando si mette il seme nella terra, ficcando giù un ficcone e mettendo il seme di mais. Una volta coperto vedrai che germinerà. Perché la Parola è un seme che ci genera secondo la sua specie. E la Parola di verità ci genera liberi. La parola di menzogna ci fa schiavi. Non ci genera, ci uccide.

Sull’oggi spendo una parola per dire che la fede urge sul presente, sul qui e adesso. Un certo tipo di religiosità può attardarsi sul passato – l’età dell’oro è sempre alle spalle – o puntare innanzi – fare una fuga in avanti –. Sono forme di religiosità. La fede urge sul presente, qui e adesso.

 

Allora vediamo un po’ le coordinate di tutta l’azione di Gesù. Prima il contenuto: è l’anno giubilare, cioè la realizzazione della giustizia e della libertà sulla terra. Secondo: come avviene?. Avviene nella forza dello Spirito, cioè nella forza della Parola. Dove avviene? A Nazareth. Quando? Oggi. E vorrei sottolineare l’importanza della Parola ancora, perché noi lo sappiamo bene oggi quanto è importante la parola: governa il mondo. Tutto è Parola. Anche la più grossa menzogna può governare benissimo il mondo, poi sarà sbugiardata, poi produrrà disastri, però governa il mondo nel bene e nel male. E Dio stesso usa la Parola, perché la Parola è comunicazione, comunione, amore se dona se stessa. Sennò la parola è semplicemente il modo per imbrogliare e possedere l’altro. È mediante la parola che possiedi, o ti doni, quindi che uccidi o che dai la vita. E Dio stesso è solo Parola, perché la parola vera è pura comunicazione di sé. Se è vera dice tutto se stesso e si dona, se è falsa imbroglia l’altro, lo possiede e lo uccide. Per questo si dice che la Parola di Dio è viva ed efficace. Ogni parola è efficace, ma qualcuna è viva e dà la vita, altra è morta e dà la morte. E anche la parola che dice Paolo in Romani 1,16 “non mi vergogno del Vangelo, dell’annuncio, perché è proprio questo annuncio la salvezza, l’annuncio della Verità se uno lo ascolta. È estremamente debole l’annuncio. Non dà niente, però ti dà quella Parola che se tu l’accogli, riscontri che è vera nel tuo cuore e la metti in pratica libera in te tutta la tua energia umana e divina.

E il Vangelo è fatto per liberare queste parole buone che già abbiamo dentro, quelle parole che sono già scritte nel nostro cuore, come desiderio profondo. Ed è su queste parole che avvengono tutti gli inganni – tutta la pubblicità per esempio –. Perciò l’importanza dell’informazione critica!

"Si compie oggi nei vostri orecchi”. Ogni volta che noi ascoltiamo un racconto per sé, siamo contemporanei alla cosa raccontata, se c’interessa. E ogni cosa la si racconta perché oggi è significativa e la si possa vivere oggi, quindi quella cosa vive oggi: ci attualizza. Quella parola stessa ci fa essere in atto. Quindi non è che noi dobbiamo realizzare quella parola e attualizzarla; è la parola che ci realizza e ci attualizza: il problema è quale parola. Quando si dice che la Parola di Dio è eterna non vuol dire che ha una staticità, per cui è là atemporale. Si realizza, si attualizza e ci attualizza.

 

22 E tutti testimoniavano per lui e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è costui figlio di Giuseppe? 23 E disse loro: Certamente direte a me questa parabola: Medico, cura te stesso! Quanto udimmo avvenuto a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! 24 Ora disse: Amen vi dico: Nessun profeta è accolto nella sua patria! 25 Ora in verità vi dico: molte vedove c’erano in Israele nei giorni di Elia, quando fu chiuso il cielo per tre anni e sei mesi, quando fu carestia grande su tutta la terra; 26 ma a nessuna di loro fu mandato Elia, se non in Sarepta di Sidone a una donna vedova; 27 e molti lebbrosi c’erano in Israele al tempo di Eliseo profeta; ma nessuno di loro fu mondato, se non Naaman il Siro.

 

 

22-27: Quindi no ha fatto una lunga predica Gesù. Ha detto “Oggi si è compiuta questa Parola nei vostri orecchi” e stop. “E si meravigliavano delle parole piene di grazia”. Non ha fatto grandi commenti, ma queste parole sono piene di grazie e suscitano meraviglia. Quindi la prima reazione è positiva, perché il grande sogno dell’uomo è esattamente quel testo di Isaia che abbiamo visto: da ciechi diventiamo persone che ci vedono – vuol dire venire alla luce, esistere finalmente in libertà, uscire dalle tenebre, da schiavi diventiamo liberi e da oppressi usciamo finalmente –. Dicono  "che bello questo".

È bella la proposta, ma c’è una cosa scandalosa. Questo qui non è l’unto. Se fosse l’unto non abiterebbe a Nazareth in quella grotta che vediamo, non sarebbe figlio di Giuseppe e avrebbe un altro nome suo padre – almeno un Cesare Augusto – o chi per lui. Lo scandalo è che questa Parola, che questo disegno di Dio si realizzi nella carne di quell’uomo, che è un uomo qualunque.

C’è uno scarto tra quello stupore e quella meraviglia e le attese che loro hanno, che noi abbiamo.

Invece Gesù è un falegname – ha fatto anche a me dei mobili, ma non sono granché, non sono proprio da Dio –. Lo scandalo è innanzitutto della carne e della carne simile alla nostra. Lui ha assunto il nostro limite e la nostra fragilità, in modo che il nostro limite e la nostra fragilità sia il luogo della libertà e della comunione, non invece della schiavitù e dell’oppressione. Quindi questo è per loro lo scandalo e sarà lo scandalo della croce: la sapienza e la potenza di Dio è nella carne, nella debolezza del limite, perché è nel limite che si stabilisce comunione e amore ed è questa la sapienza e potenza di Dio – l’Amore –, non il dominio sugli altri, quella è imbecillità.

E allora Gesù, mentre loro dicevano “Lui è figlio di Giuseppe, non può essere la salvezza da lì”, dice “voi sapete quello che ho fatto altrove e dite perché non lo fai anche qui in casa tua. Pretendete che vi dia delle prove.” Si scandalizzano e poi vogliono, pretendono. Avete mai provato quando uno pretende cose da voi, soprattutto se pretende affetto, cosa fate? Non si può pretendere. Dà fastidio.

Assomiglia, ma è diversa la pretesa, dalla attesa. È un dono. Distruggi con la pretesa ciò che vien dato. I figli che pretendono, e pretendono sempre di più, non riconoscono assolutamente ciò che viene dato, che è dono e amore. Quindi è la distruzione dell’amore, della fiducia, cioè del principio della vita, questa pretesa.

E allora dice “vedete, non ve lo posso dare, perché avete solo pretese, come già ai tempi di Elia profeta e di Eliseo fu guarita una vedova pagana, non una ebrea – fu resuscitato il figlio della vedova – e guarito un lebbroso pagano e non uno di noi perché quelli non si aspettavano nulla". La salvezza è un dono. È Amore e l’amore non può essere che dono. E davanti alla pretesa Dio non sa più cosa fare. Fin dal principio ha donato ad Adamo di essere a sua immagine e somiglianza, cioè di essere uguale a Lui e Adamo pretende di essere quello che già è come dono. Non puoi esserlo come pretesa. Distruggi il dono, distruggi l’amore.

 

28 E tutti furono pieni di collera nella sinagoga udendo tali cose; 29 e, levatisi, lo scacciarono fuori della città e lo condussero fino sul ciglio del monte, su cui la loro città era stata edificata, per buttarlo giù. 30 Ora egli, passato in mezzo a loro, se ne andò.

 

28-30: Gesù era pieno di Spirito, di vita e di amore, questi son pieni di collera e d’ira, che è lo spirito di morte. Lo scacciano fuori dalla città” – verrà ucciso fuori dalla città – “lo condussero” – lo condurranno – sul monte. Vogliono precipitarlo – là lo innalzeranno sulla croce –, ma egli passando in mezzo a loro camminava, se ne andò.

Il Vangelo sarà tutto in cammino. Fin dall’inizio si intravede già la fine. Gli vogliono fare questo bel servizio. Lui comunque cammina. E cammina anche oltre la fine che gli decretano. Proprio quando lo butteranno giù, cioè quando lo innalzeranno, Lui sarà davvero il Messia, il re che ci aprirà gli occhi perché ci rivelerà effettivamente ciò che ci dona. Quindi paradossalmente anche rifiutandolo non fanno che realizzare il dono che Lui oggi viene a portare, cioè il dono della libertà per tutti e dell’apertura degli occhi sulla Verità.

Gesu camminava, vuol dire che niente lo ferma, prosegue. Non lo fermerà la morte. Non lo fermerà nessuno. Sa attendere, sa camminare, sa seguirci.

 

31E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; 32ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua parola era con potere.”

31-32: Si termina ancora dicendo che Lui insegnava e si sottolinea il sabato perché la sua Parola ci fa passare nel sabato, cioè nel compimento della creazione. L’uomo è creato al sesto giorno, depositario della Parola, perché mediante la Parola l’uomo partecipa all’attività di Dio, che crea il mondo e lo porta al settimo giorno.

E la sua Parola era con potere. E sappiate che ogni parola ha potere, dipende da quale: potere di vita o di morte. Quella di Gesù è potere di vita.

 

Conclusione:

Questo testo ci presenta in sintesi tutto il cammino del Vangelo. Siamo all’inizio. Gesù inizia il suo ministero dicendo il suo programma come tempo giubilare: quale è il fine – l’essere figli / figlie del Padre nell’essere fratelli e sorelle tra di noi – come agire – nella forza dell’amore, che è lo Spirito di Dio - dove lo realizza – nella vita quotidiana – quando – il sabato – quando viene la festa, con che mezzo – l’ascolto della Parola – quando – Oggi –, quando ascoltiamo la Parola.

Gesù ci appare fin dall’inizio più che scriba e profeta; non solo spiega la parola di Dio, ma l’attualizza con la sua vita.

 

Domande per la riflessione personale:

Quale esperienze positive di opzione per i poveri conosciamo?
Quali disagi e difficoltà sperimentiamo nel vivere l’opzione preferenziale per i poveri?
Quale conversione dobbiamo attuare alla luce del Vangelo in relazione con l’anno giubilare?
Cosa possiamo fare concretamente per ridurre la schiavitù di oggi?
Cosa possiamo fare per avere cura del riposo della madre terra?

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